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Chei dai taps

Società
02 ottobre 2019

Riciclo e solidarietà

di Livio Nonis
Da 15 anni a Ruda è attivo un gruppo di volontari che recupera tappi di plastica da tutta la regione per avviarli al riciclo, destinando i fondi in beneficenza. Ecco come lavorano
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I volontari di Chei dai Taps (ph. Livio Nonis)
Società
02 ottobre 2019 di Livio Nonis Image

Un semplice tappo svitato dalla bottiglia di plastica, fino a non molti anni fa, veniva gettato nell’immondizia senza nessun riguardo o attenzione. Poi, di punto in bianco, è diventato un oggetto da custodire. Cos’è successo? Un gruppo di lavoro (così piace essere definito), Chei dai Taps di Ruda (Quelli dei tappi di Ruda), ha iniziato una raccolta, a scopi benefici, e fatto diventare importante questo piccolo, minuscolo oggetto, tant’è che attorno a esso è nata una e vera e propria organizzazione.

Andiamo per gradi e vediamo come è nato questo gruppo. Era il 2004 (quest’anno si festeggiano i 15 anni di “lavoro”, se fosse un matrimonio si festeggerebbero le nozze di cristallo) quando un alpino di Torviscosa, Ottorino Sguazzin, fece conoscere a due esplosivi coniugi rudesi, Bruno e Vanilla Lugano, alcuni volontari che raccoglievano tappi di plastica che poi consegnavano a una fabbrica di Chions di Pordenone per la trasformazione. Il ricavato ottenuto per la consegna dei tappi veniva destinato a opere di beneficenza.

“Perché non portare anche nella Bassa Friulana questa iniziativa?”, si sono detti i signori Lugano. Dopo un attimo di riflessione decisero di recarsi dai responsabili della Protezione civile di Ruda per spiegare il loro progetto. L’iniziativa venne accolta in modo positivo, soprattutto dall’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Alfonso Marcellino Sgubin, che concesse una vecchia casa nell’Amideria Chiozza.

Grazie a Mario Lenarduzzi, Mario Gratton e Beppino Carlet partì quest’avventura. Altre persone si sarebbero unite successivamente, una ventina in tutto. Raccontato come nacque il gruppo Chei dai Taps, ora analizziamo la filiera produttiva, da quando il tappo viene svitato a quando diventa un prodotto di nuovo consumo, ricordando che, alla fine, il ricavato di questo lavoro viene devoluto alla “Casa Via di Natale” Franco Gallini di Aviano che sostiene, donando vitto e alloggio, i famigliari dei malati del vicino CRO (Centro Regionale Oncologico).

Il sacchetto di tappi: il suo percorso

Solitamente il tappo viene depositato in un sacchetto di nylon, quindi, a discrezione dell’organizzazione del comune in cui viene effettuata la raccolta (tutto il Friuli Venezia Giulia è interessato, e parzialmente anche le vicine Slovenia e Austria) viene portato o in parrocchia o presso le sedi dei donatori di sangue, degli alpini, delle protezioni civili o di singoli privati cittadini. Quando il numero di sacchetti è cospicuo, la Protezione civile, con i propri mezzi, li trasporta nella sede principale a Ruda, in località La Fredda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Selezione e preparazione per il trasporto

Arrivati alla prima destinazione, i sacchi contenenti i tappi passano un minuzioso controllo; i volontari hanno creato un sistema di semplici calamite per verificare che i tappi si ano di plastica: se inavvertitamente qualcuno avesse messo nel sacchetto tappi di metallo, il magnete li scoprirebbe e verrebbero gettati nei contenitori di solo ferro. Un’operazione importante al fine di non rovinare i macchinari della ditta che poi riceverà il materiale. Questa cernita permette poi di preparare dei grandi sacchi, dal peso di circa 3 quintali l’uno, che verranno poi sistemati su dei camion, con destinazione la ditta Imbal Nord di Tombelle di Vigonovo, in provincia di Venezia. Pur all’apparenza semplice, il controllo dei tappi è faticoso: i volontari hanno l’occhio vigile e riescono a trovare altre impurità che la calamita non può conoscere come l’alluminio, la plastica non conforme e altro. La sede di Ruda è meta di visite d’istruzione da parte delle scuole e, in quelle occasioni, anche i bambini, muniti di guanti, si divertono a compiere questa operazione.

Trasporto e utilizzo nella sede finale

Quello di Tombelle di Vigonovo è uno stabilimento dedicato alla raccolta e alla lavorazione di materiale plastico, dove mediante l’utilizzo di compattatori, container e macchinari tecnologicamente all’avanguardia, viene eliminata ogni piccola impurità, assicurando risultati altamente professionali. Finito questo procedimento, il materiale plastico viene lavato e macinato, divenendo pronto per essere rilavorato. Alla fine si avranno nuovi pallet o cassette per la frutta, o altro ancora.

Alcuni numeri

Per scoprire quanti tappi sono stati controllati finora, bisogna affidarsi alla matematica, quella semplice, ma efficace, delle elementari. Il questi 15 anni, con la raccolta dei tappi, sono stati devoluti 130.000 euro alla “Casa Via di Natale”. Tenendo presente che un chilogrammo di tappi viene remunerato con 0,20 euro e che ce ne vogliono 500 per fare un chilogrammo, calcolatrice alla mano: 130.000 euro/0,20 equivale a 650.000 chilogrammi. Questo dato (650.000) moltiplicato per 500 dà un risultato sorprendente: 325 milioni (325.000.000) di tappi controllati.

Tenendo presente che ogni anno per questo scopo vengono erogati a tutti i “tappisti” d’Italia un totale di 38.000 euro e che Ruda ne riceve mediamente 8.500 euro, si desume che un quarto della produzione italiana passa per questo paese della Bassa Friulana. Il gruppo di lavoro, una quindicina di persone, tutte assolutamente volontarie, si ritrova ogni martedì, dalle 13 alle 17, nella vecchia casetta in località “La Fredda”, nell’interno dell’Amideria Chiozza, con qualsiasi temperatura, con il caldo afoso dell’estate o nel freddo inverno: muniti di guanti e grande volontà controllano tutto il materiale arrivato dalle varie parti della regione.

Ognuno sa quello che deve fare e lo fa con grande passione. Unico neo è l’età avanzata dei componenti della squadra: si va dai 60 agli 84 anni. Ci vorrebbe anche qualche giovane che li affiancasse per dare continuità a questo lavoro. L’amministrazione comunale, nel 2005, ha conferito loro “La Croce di Malta”, un riconoscimento per il lavoro volontario e di solidarietà svolto, e chissà che, forse, vista la costanza e l’impegno, per queste nozze di cristallo possa concedere il bis.

 

I nomi dei primi volontari:

Ennio e Sonia Antonelli, Lidio Virgolin, Donata e Franco Quargnal, Rina Cocetta, Luisa Dominato, Franca Lena, Luciano Snidero, Solidea Spanghero, Francesco Gratton, Enio Scarabelli, Alessandro Paparoni, Edi e Elena Piovesan, Lucio Fuart, Alfredo Visintin, Giovanna Patti, Enio e Alida Scarpin, Adriano e Franca Quargnal.

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