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Nutrie in Friuli Venezia Giulia

Attualità
31 luglio 2019

Specie aliena

di Massimo Ventulini
Oltre 11 milioni e 500 mila euro: a tanto ammontano i costi per riparare i danni arrecati da questi animali su canali e argini della bassa pianura friulana. Come fare per prevenirli in futuro?
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Esemplare di nutria. Da adulte, le nutrie raggiungono una lunghezza che sfiora 1,20 m (fino a 64 cm per il corpo e fino a 46 cm per la coda) e un peso di circa 9 kg
Attualità
31 luglio 2019 di Massimo Ventulini

Sebbene il titolo possa farlo pensare, non stiamo parlando di extraterrestri. In natura, infatti, specie aliena è sinonimo di non nativa in un determinato ambiente. Nel caso specifico, l’ambiente è il Friuli Venezia Giulia, mentre la specie è quella delle nutrie.

Animale erbivoro originario del Sudamerica, è stato introdotto in Italia negli anni Venti del secolo scorso per allevamento e produzione di pellicce. Nei decenni seguenti, tuttavia, l’attività si rivelò poco remunerativa e fu gradualmente abbandonata. Esattamente come abbandonati in libertà furono diversi esemplari di nutrie, che col passare del tempo si sono riprodotti ed espansi. Secondo i dati più recenti, si stima che in Europa l’intera popolazione naturalizzata di nutrie sia costituita da circa 1,4 milioni di esemplari, di cui oltre 63 mila in Friuli Venezia Giulia. Una presenza maggiormente condensata nelle aree di laguna e pianura, dove le nutrie trovano un habitat ideale.

Questo animale predilige infatti ambienti acquatici come paludi, laghi, canali di drenaggio, fiumi ed estuari. La presenza nelle vicinanze di campi coltivati (mais, barbabietole, ortaggi) costituisce una condizione preferenziale per la specie.

I grossi danni, tuttavia, le nutrie li provocano agli argini dei canali, dove scavano tane e tunnel lunghi fino a due metri. Per comprendere l’entità del problema è sufficiente prendere in considerazione la stima dei lavori per la sistemazione dei canali e argini danneggiati della bassa pianura friulana, resa nota dall’omonimo Consorzio di bonifica. Nella Bassa occidentale andranno sistemati 14.500 metri lineari per due sponde (costo di 2.900.000 euro); nella Bassa centrale 20.300 metri lineari per due sponde (4.060.000 euro); nella Bassa Orientale 23.000 metri lineari per due sponde (4.600.000 euro). Il costo complessivo degli interventi riparatori a causa dei danni arrecati dalle nutrie ammonta quindi a complessivi 11.560.000 euro di lavori.

Nono bisogna inoltre scordare anche i danni provocati all’agricoltura, agli ecosistemi e alla fauna, con una riduzione di specie vegetali naturali, con danno diretto a determinate specie floristiche e animali (dovuto allo schiacciamento di uova e nidi).

Per fronteggiare questa emergenza, diversi enti regionali hanno aperto un tavolo sul quale sono emerse differenti tipologie di intervento, suddivise principalmente in due filoni: intervenire tramite metodi ecologici o tramite metodi cruenti. Nel primo caso, attraverso sostanze ormonali si punterebbe al controllo e sterilizzazione degli esemplari, ma anche all’utilizzo di tecniche di allontanamento attraverso l’uso di sostanze repellenti. Il metodo cruento, invece, prevedrebbe l’abbattimento diretto o la cattura e successiva soppressione degli animali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo contesto, secondo un questionario elaborato dall’Università di Udine e rivolto a un campione rappresentativo della popolazione, la maggioranza degli intervistati si dice non disposta a tollerare la presenza delle nutrie nel proprio comune di residenza, ma al tempo stesso il 51% degli intervistati non è concorde all’eradicazione attraverso metodi cruenti. Percentuale che raggiunge invece il 75% di favorevoli a una soluzione non cruenta attraverso la diminuzione della fertilità. Qualunque sarà la scelta, diventa fondamentale agire in fretta.

 

Nutrie e comportamento sociale

Specie crepuscolare-notturna, con massimo di attività al tramonto e all’alba. Condizioni climatiche e disturbo possono influire sui ritmi circadiani. Animale semiacquatico, rimane in apnea sott’acqua fino a 10 minuti. Costruisce piattaforme con materiale vegetale dove gli animali si raggruppano per nutrirsi e pulirsi il mantello. Le tane sotterranee sono utilizzate come riparo e per l’allevamento della prole.

Specie gregaria, colonie di 2-13 individui a struttura matriarcale, o con un maschio e una femmina dominanti. Collaborazione tra gli individui, ad esempio nella cura della prole. Generalmente gruppo formato da femmine adulte imparentate e un maschio adulto. I maschi giovani sono prevalentemente solitari. Da adulte, le nutrie non si spostano molto dal territorio natale, soprattutto le femmine. Sembra che anche gli individui maschi si allontanino per distanze di 0,4-1,25 km.

 

Massimo Ventulini è Capo Ufficio Settore Manutenzione e Gestione del Territorio del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana

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