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Ivan Bidoli

Cultura e Spettacolo
27 novembre 2018

L'innovatore dell'arte

di Claudio Pizzin
Con i suoi disegni stregò Max Fabiani. Il pittore Lajos Markos gli propose di seguirlo in Florida. Lui invece scelse di restare a Fiumicello. Dove ancora oggi trae ispirazioni per le sue opere
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Ivan Bidoli all'interno del suo studio (ph. C. Pizzin)
Cultura e Spettacolo
27 novembre 2018 di Claudio Pizzin Image

Arredatore, architetto, pittore… Ripercorrendo la propria carriera, oggi Ivan Bidoli come si definirebbe?

«La natura è stata generosa con me, donandomi i talenti per svariare su più fronti: nel mio percorso di vita ho avuto modo di operare in tutti e tre i campi con successo. Come architetto ho progettato nella mia Fiumicello la struttura dello storico locale L’Arenella, del bar e del ristorante, ma anche il supermercato (oggi negozio di elettrodomestici) e il monumento ai Caduti eretto nella zona scolastico-sportiva. Di notevole interesse l’opera da me realizzata e donata al Comune di Fiumicello   collocata nella sala consigliare, dal titolo Cent’anni di evoluzioni. Come arredatore ho progettato l’arredamento per pizzerie, ristoranti e bar sia in Friuli Venezia Giulia che all’estero. Come pittore sono ancora in attività: ho da poco concluso un’esposizione a Trieste nell’ambito della Barcolana, con quattro opere dedicate proprio all’evento. Per il futuro ci sono in programma ancora altre mostre».

All’età di 85 anni è ancora in fervente produzione artistica: era un predestinato per l’arte?

«Negli anni ‘60 capitò a Grado un grandissimo artista americano: Lajos Markos. Quando vide i miei lavori mi propose di andare con lui in Florida, dove possedeva una grande tenuta con cavalli. Disse che mi avrebbe fatto diventare milionario».

E lei cosa rispose?

«Dovetti rifiutare perché avevo appena aperto L’Arenella…»

Ciononostante lei ha esposto in quasi tutto il mondo. Continua a vivere e a operare a Fiumicello, dov’è anche nato: il legame con il suo paese quanto ha influito nell’arte di Ivan Bidoli?

«Ritengo i miei lavori unici, con un’impronta molto personale caratterizzata dall’ambiente in cui vivo e da cui traggo ispirazione. Il mio territorio è fondamentale per la mia arte e a Fiumicello vivo stimato e rispettato».

Nel suo percorso artistico è stato decisivo l’incontro con il grande architetto Max Fabiani. Come lo ricorda?

«Fu un farmacista che ne era amico a presentarci. Fabiani vide i miei progetti di architettura che avevo realizzato a Venezia e ne rimase impressionato. Si propose di darmi lezioni precisando che lui mi avrebbe accompagnato fino alla laurea: Fabiani  non aveva avuto mai un allievo e io sarei diventato suo discepolo. All’epoca era in pensione dopo l’esperienza di Vienna; finita la docenza si era ritirato a Gorizia».

Qual è l’insegnamento più prezioso che le diede?

«Fabiani era un personaggio molto simpatico e dolce, era un incanto ascoltarlo. Mi raccomandò di mantenere sempre la mia originalità: la fantasia e la creatività erano le mie doti uniche. La mia frequentazione al corso con Max durò quasi due anni».

Dopo cosa successe?

«Inaspettatamente fui chiamato a fare il militare: ero convinto che sarei stato esentato in quanto mio fratello Glauco era volontario in aviazione. Finita la leva i miei genitori mi informarono che non intendevano più pagare le lezioni con Fabiani, perché dovevano sistemare anche gli altri fratelli. E a tal proposito avevano acquistato i “Ledamars di Ghesparut”, siti alla fine di via Gramsci a Fiumicello».

E in quel luogo lei inventò un locale destinato a fare storia…

«Prima progettai un bar che iniziai a gestire e che ebbe subito successo perché arredato in modo singolare. Poi progettai un vero e proprio locale. Non ero né geometra né architetto e i miei disegni dovevano essere firmati da uno di loro. Tuttavia  erano troppo strani e originali e infatti nessuno voleva firmarli. Quando finalmente trovai un architetto disposto a concedere la firma, nacque finalmente L’Arenella. Un locale “unico, bello e originale” a detta degli artisti che vennero a fare serate di cabaret e spettacolo; per citare i più famosi: Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Silvan, Jerry Calà...»

Nel 1985 lasciò il locale per tornare a dedicarsi alla pittura e alle progettazioni: attraverso i suoi dipinti cosa desidera trasmettere?

«La mia pittura, già come tecnica, è unica e materica, molto elaborata. Traggo ispirazione da problemi e fatti di vita quotidiana che tratto in maniera singolare, spesso in modo ironico e con grande fantasia. Dovunque ho esposto ho riscosso successo perché le mie opere stuzzicano la sensibilità del pubblico».

A quale tra le sue opere è maggiormente legato?

«L’ultima opera prodotta è sempre quella a cui sono più legato, perché il tema trattato è ancora fresco nella mia memoria. Assieme a quell’emozione che è sempre stimolo a creare nuovi lavori».

In una vita lunga e densa di emozioni come la sua, c’è spazio anche per qualche rimpianto?

«Non sempre la vita dà tutto quello che vogliamo, ma io sono soddisfatto di aver prodotto opere che hanno successo e soddisfano il mio amor proprio. Non penso mai di aver dato il massimo, ritenendo invece di dover sempre fare meglio nel futuro».

L’attività di Ivan Bidoli non conosce pause: quali sono le prossime sfide che la attendono?

«Le date sono ancora da definire, ma a breve esporrò le mie opere in una mostra a Montebelluna, in provincia di Treviso, in permanenza a Trieste e, in seguito, nella mia Fiumicello».

 

Lo studio di Ivan Bidoli si trova a Fiumicello, in via Dante 1. Info: 333 6569779 info@ivanbidoli.it

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