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Cecilia Seghizzi Campolieti

Cultura e Spettacolo
05 settembre 2018

Auguri, professoressa

di Vanni Feresin
La musicista e pittrice goriziana taglia il traguardo dei 110 anni. Figlia del compositore Augusto Cesare Seghizzi, è l’ultima profuga vivente del campo di Wagna
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(© Collezione Renzo Crobe)
Cultura e Spettacolo
05 settembre 2018 di Vanni Feresin

Sono passati 10 anni da quando Cecilia Seghizzi ha compiuto i suoi primi 100 anni. Il 5 settembre 2018 segna infatti il traguardo dei 110 anni. Possiamo affermare che la professoressa non ci lascia mai indifferenti. La sua indole curiosa e serena l’ha accompagnata durante tutta la sua straordinaria esistenza e ciò si riflette negli spartiti e sulle tele: con tratto nitido e leggero si è dedicata all’acquerello (oggi anche all’olio) e sia nella musica che nella pittura vengono alla luce la sua voglia di esprimersi e di improvvisare, la ricerca di effetti luministici e l’agilità del tratto. Musica e pittura, scrive Alessandro Arbo, in

Musicisti di frontiera, “sembrano convergere in un fuoco virtuale, dove si compone l’immagine di una realtà dalle tinte trasparenti e leggere: un’opera che conserva nella destrezza del tratto il senso di un’unica improvvisazione, che nella sua estemporaneità si fa specchio di un’esuberanza, della capacità di conservare intatti lo stupore e l’entusiasmo. Questo specchio non si limita a restituire l’immagine: è una scommessa che cambia il nostro modo di vedere le cose, ridisegnando i contorni della realtà. Le composizioni di Cecilia Seghizzi, come i suoi acquerelli, sono una lente limpida: promettono un mondo migliore, più ricco di colore, di leggerezza, di fantasia. E restano così nella memoria”.

Cecilia Seghizzi è figlia del grande e mai dimenticato organista, compositore e direttore di coro e d’orchestra Augusto Cesare Seghizzi (1873-1933). Al rientro da Wagna di Leibnitz, Augusto Cesare iscrisse la figlia alla scuola di musica nella classe di violino del prof. Lucarini, una decina di anni dopo si sarebbe brillantemente diplomata al Conservatorio “G. Verdi” di Milano; ormai è rimasta l’ultima profuga vivente del campo di Wagna.

Si è dedicata fin da subito all’insegnamento, prima alla scuola di musica, poi all’Istituto magistrale e infine alla scuola media. Nella sua continua ricerca e crescita culturale decise di continuare gli studi e si diplomò anche in composizione al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste sotto la guida del prof. Vito Levi. A lei si deve la fondazione del Complesso Polifonico Goriziano, che oggi porta il suo nome, e con il quale vinse già nel 1953 il primo premio al Concorso Polifonico Nazionale di Brescia e negli anni successivi tenne prestigiosi concerti e registrazioni a Milano, Venezia, Trieste e Udine.

Nel campo della composizione lo stile ineguagliabile di Cecilia Seghizzi è già ben presente in Luna del 1948; l’indole curiosa, a tratti bizzarra e stravagante, ma sempre poetica, domina infatti la struttura; come nella tecnica pittorica dell’acquerello così nella musica lei abbozza con rapidità sul pentagramma l’idea che le è apparsa per la prima volta e successivamente vi adatta le forme e i colori. Le sue composizioni sono destinate sia alla musica strumentale, di ascolto complesso, Quartetto del 1961, Divertimento per violino e pianoforte del 1982, Concertino per archi, flauto e clarinetto del 1981 e Valzer per violino o flauto e pianoforte del 1984, sia alla musica vocale nella quale prevale la scelta di testi di autori gradesi, friulani e triestini, ma senza mai legare lo stile musicale a particolari cadenze popolari. Un sodalizio che durerà per oltre cinquant’anni è quello con il poeta Biagio Marin; da ricordare: Due barcarole del 1952, El gno canto del 1955, Te vogio ben del 1955, I to basi del 1956, Novembre del 1957, Solo le stele intorno del 1990 e Mar fermo del 1991.

Per la poesia friulana è certamente da richiamare alla memoria Lejenda del 1996, scritto per il centenario della Cassa Rurale di Capriva, nel quale interpreta con assoluta sensibilità l’intensa espressione dei versi di Celso Macor. Si dedicherà anche alla musica sacra ma in modo assai circoscritto: la Messe cul popul del 1988, il Pari Nestri del 1989, l’Ave Maria e la Messa breve del 1990. In ogni caso si tratta di composizioni adatte per usi parrocchiali, confacenti al raccoglimento spirituale delle piccole cappelle di campagna piuttosto che alle grandi cattedrali.

Per quanto concerne il suo dipingere, Cecilia Seghizzi compare sulla scena goriziana già nel 1975, con alcune mostre personali che si susseguono con regolarità nei decenni successivi anche a Venezia, Klagenfurt e Padova. Allieva, tra il 1965 e il 1977, del maestro pittore Tonci Fantoni (1898-1983) ha saputo sviluppare un proprio carattere e una maturazione compiuta e libera; gli insegnamenti di Fantoni trovano infatti ideale prosecuzione proprio nella Seghizzi che sviluppa però ulteriormente le proprie riflessioni, sfiorando l’informale ma con il tratto totalmente autonomo e inconfondibilmente etereo. Scrive Sergio Tavano, in Pittrici a Gorizia e nella Regione: “Le visioni di Cecilia Seghizzi sono familiari in molte case goriziane e  sorridono sulle copertine delle sue edizioni musicali: fanno ormai parte di quella che si dice immagine quotidiana o sono riflesso e introduzione d’un modo d’essere, anzitutto goriziano, fatto di eleganza riservata ma sapiente, di festevolezza aperta e comunicativa”.

Il tratto leggero, la volontà di esprimersi, la continua ricerca volta all’allargamento dell’orizzonte, la voglia di differenziare, di conoscere e approfondire, sono caratteristiche presenti nell’opus di Cecilia Seghizzi. Per sua stessa asserzione Cecilia quando dipinge “pensa in musica” in quanto è certa che “la musica nasconda in sé un atto creativo più grande e sempre diverso che si rinnova a ogni esecuzione: un brano musicale è sempre nuovo a ogni interpretazione, mentre la pittura giunge a definizione e tale rimane”.

Il frutto del suo continuo, costante e attento impegno è un’armonia che unisce all’incanto per la bellezza del mondo e della vita una visione soggettiva, impulsiva e vivace, ma sempre serena e garbata. Ancora auguri professoressa!

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