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Fabio Strinati

Cultura e Spettacolo
08 agosto 2018

Cartolina da Udine

a cura della redazione
Vive nelle sue Marche, ma il Friuli occupa un posto privilegiato nel suo cuore. Tanto da dedicargli una poesia. Una delle diverse forme d'arte attraverso cui si esprime
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Fabio Strinati, classe 1983, vive nella provincia di Macerata
Cultura e Spettacolo
08 agosto 2018 della redazione

Fabio Strinati, un marchigiano che scrive una poesia su Udine: come mai?

«Udine è una città che ho avuto la fortuna di visitare tantissimi anni fa. Una città in grado di fermare il tempo, come se tutto andasse a una velocità diversa. Tutto si restringe e tutto si dilata come una fisarmonica in grado di distoglierti dal suo suono per poi attirarti in una trappola visiva; un percorso che si deforma, perfettamente in grado di condurti oltre la sua reale forma. Poi, nel corso degli anni sono ritornato a Udine in diverse occasioni e attraverso una sensibilità più matura ho cercato di esternare le mie sensazioni... e ho cercato di farlo con naturalezza e genuinità».

La sua passione per la poesia quando è nata?

«Credo di essere sempre stato un appassionato della poesia ma non in maniera maniacale. Per me rappresenta una valvola di sfogo e con tutta sincerità, non sono totalmente coinvolto nel linguaggio poetico. Preferisco le arti visive, la fotografia, i romanzi celtici».

Cosa significa per lei la poesia?

«Personalmente vedo la poesia come un luogo di passaggio. Un posto fatto di tante belle cose ma anche un posto a tratti languido, insipido e sgradevole. Nonostante questo sono una persona che quando intraprende una strada cerca di arrivare fino in fondo proprio perché sono più attratto dall’imprevisto, dal pericolo, dall’errore, piuttosto che da un patetico e noioso equilibrio».

Quando ha iniziato a scrivere i suoi primi componimenti?

«Credo di aver iniziato intorno al 2010, durante l’estate. Ricordo che mi trovavo in camper ed era una giornata veramente afosa. Avevo una penna e un foglio di carta tutto stropicciato. Poi anche da ragazzino amavo scrivere, principalmente sui muri, ma quella è tutta un’altra storia».

A quale tra i suoi componimenti è maggiormente legato?

«Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo. Si tratta del mio primo libro e lo trovo veramente coerente con il mio essere. Solitamente cerco di distrarmi da una certa lucidità pericolosa e stagnante ma in quell’occasione, sono riuscito a rimanere sobrio per tutto il libro».

Ci sono dei poeti a cui si ispira?

«Credo che il più grande poeta della storia sia Reno Bromuro e vorrei tanto ispirarmi a lui ma purtroppo non ci riesco. Ho letto e studiato centinaia di poeti, sia italiani che stranieri ma poi alla fine sento il bisogno di scrivere nel mio modo, che con tutta sincerità, a me non piace. Non mi piace quasi nulla del mio modo di scrivere ma la realtà è che mi fa stare tremendamente bene».

Quali temi affronta nelle sue poesie?

«Io sono molto attratto dalla morte, ma questo è dovuto dal fatto che amo tantissimo la vita. Mi piace parlare di chi vive ai margini della società, della solitudine, ma più intesa come “luogo” che come condizione o sentimento umano. Poi mi piace inventare storie e affibbiare situazioni nuove a personaggi o persone a me estranee. A volte vedo un’immagine dentro di me e cerco di darle una forma tutta sua».

Solitamente, quando compone le sue poesie?

«Io adoro fare le cose al mattino e di conseguenza mi piace scrivere intorno alle 5.00. Di pomeriggio adoro andare in campagna e scambiare qualche sana chiacchiera con la natura mentre la sera solitamente mi dedico al giuoco degli scacchi e alle varie strategie. Un giuoco da tavolo di altissimo livello è una buona palestra per la mente».

Qual è il complimento più bello che ha ricevuto per un suo componimento?

«Quando mi hanno detto di essere “un matto/visionario della poesia”. Un complimento che non dimenticherò mai».

Qual è a suo avviso lo stato di salute dell’arte poetica in Italia?

«Credo che la poesia abbia bisogno di sperimentare altre dimensioni, di staccarsi da certe etichette e soprattutto, la poesia italiana ha bisogno di aria, di luoghi diversi dove potersi esprimere senza fibbie né catene. Non mi reputo un poeta e, sinceramente, amo più definirmi un “praticante di arte”. Ma quando il tempo me lo concede, amo cercare autori sconosciuti per poter vedere cosa combinano e devo ammettere che in alcuni casi mi diverto da matti».

Ora a cosa sta lavorando ora?

«Dopo Periodo di transizione dello scorso anno, sono usciti altri due libri, uno di aforismi dal titolo Aforismi scelti Vol.2 e un libro di poesia scritto a quattro mani con Michela Zanarella che s’intitola L’esigenza del silenzio. Due esperienze molto significative, molto energetiche. Invece  a settembre  dovrebbe uscire il mio ultimo libro di poesia che s’intitola Nel bosco e di preghiere, con testi dedicati a diverse vittime della criminalità organizzata. Vittime di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. La prefazione è curata dal compositore e direttore d’orchestra Stefano Burbi, la copertina originale di Stella Alberti e la casa editrice, Edizioni Ex Libris di Palermo».

Chiudiamo da dove abbiamo iniziato: qual è il suo rapporto con Udine e il Friuli?

«Io ho un rapporto splendido col Friuli proprio perché ho vissuto sensazioni uniche e indimenticabili. Un terra incontaminata, una natura che parla, che danza, che ti accoglie con eleganza innata. Le montagne, la gastronomia, le donne! Poi la letteratura, con Novella Aurora Cantarutti, Ugo Pellis, Pierluigi Cappello e tanti altri ancora. Udine poi è una città dove il tempo si ferma dentro a una giostra immobile che gira la sua vita senza interruzione».

 

 

CARTOLINA DA UDINE

Da un colle isolato ricordo

quel pensiero denso

che verso l’orizzonte cresceva

negli spazi della mente

come quella scampagnata

in alta pianura, assorbita dall’istante

sidèreo ché di rara bellezza ti circonda

quando pure nell’acqua del torrente Cormor

si riconcilia alla natura l’estro sferzante

delle Ninfe undine. Ricordo il tuo aspetto

perché sul mio sguardo attònito

sembrava così delicato e di ammirazione

quel tremore che mi assaliva

sulla spina dorsale

dinanzi la Loggia del Lionello;

penso al Castello, che nella villotta

canta tutto il suo splendore rinascimentale

e quella giovinezza che traspare,

ad ogni via, e lungo quel tragitto

dove si respira del Friùli la sua fremente aria.

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