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Nico Gaddi

Cultura e Spettacolo
20 luglio 2018

L'arte del revoco

di Claudio Pizzin
Pittore, grafico, fotografo, scultore: l’artista gradese spazia con maestria tra tecniche svariate. Mantenendo sempre un legame indissolubile con la sua terra e la sua gente
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Nico Gaddi nella laguna di Grado
Cultura e Spettacolo
20 luglio 2018 di Claudio Pizzin Image

Nicolò Gaddi, quando è nata la sua passione per l’arte?

«Alle medie la professoressa di educazione artistica, Lucia Gaddi, aveva già notato la mia propensione all’arte, ma io, allora, non ero consapevole delle mie capacità. Solo più avanti ho sentito l’esigenza di iniziare a dipingere…»

I suoi esordi ufficiali sono dedicati alla pittura: nel 1979 ha fondato assieme ad altri il gruppo “Pittori Gradesi”. Come mai questa scelta?

«Eravamo un gruppo di amici con la stessa passione: pittura, grafica, scultura e, per farci conoscere, organizzavamo mostre di gruppo».

Cosa significa per lei la pittura?

«La pittura mi dà la possibilità di veder realizzato un sogno, un’idea che passa nella mia testa in maniera fantastica. E io cerco di renderla visiva dipingendola».

Quali sono i pittori a cui si è ispirato durante il suo percorso artistico?

«Primo fra tutti il grande Michelangelo per la plasticità dei corpi, quindi Caravaggio, Rembrandt, Van Gogh… Successivamente c’è stata la svolta con la pittura moderna: Picasso, Pollock, Mondrian e Alberto Burri, mia grande passione».

Oltre alla pittura si è dedicato anche alla grafica. Tra le due forme espressive in quale si trova più a suo agio?

«Mi piace diversificare il mio lavoro a seconda delle idee. Non concepisco di fermarmi a una sola tecnica».

E a conferma nel 1985 iniziò anche l’attività di fotografo: cosa la spinse verso questa direzione?

«Ero stufo di fare il cuoco e lavorare artisticamente solo nel tempo libero. Il mio amico Giuseppe Assirelli mi ha aiutato con lo studio fotografico: assieme abbiamo frequentato i più grandi corsi di fotografia per imparare questa tecnica».

Quali sono i soggetti prediletti per le sue fotografie?

«Il territorio in cui vivo, la laguna e il ritratto. Ma sarebbe giusto dire che i miei fotografi preferiti sono Adams per i paesaggi e la tecnica di stampa, Mario Giacomelli per la sua poetica e poi i ritrattisti come Avedon, Sieff, Irving, Penn».

La leggenda narra che grazie all’incontro con l’incisore Massimo Scifoni riemerse la sua passione per la grafica. Andò proprio così?

«Ho conosciuto Massimo che mi portò nello studio dove lavorava con la Melisenda e Gianfranco Mellison, professori d’arte, pittori e scultori. Un’altra persona importante per la mia crescita è stata Federico Santini, con la sua stamperia, dove ho potuto conoscere importanti artisti come Vedova, Zigaina, Colò, Ciussi, Zec. Ho anche frequentato la scuola di Incisione Artistica di Urbino con il professor Calavalle».

Pittore, grafico, fotografo, scultore... Nicolò Gaddi come si definirebbe?

«Mi sento un artigiano creativo, non mi pongo limiti con le tecniche e con le materie che conosco».

Qual è il suo rapporto con Grado e i gradesi?

«Grado e i gradesi sono sempre stati la mia fonte d’ispirazione».

E quello dei gradesi con la sua arte?

«I gradesi apprezzano il mio lavoro e m’incoraggiano».

Oltre che quella artistica, tutti le riconoscono una grande capacità manuale in genere: da cosa nasce questa abilità?

«Ho lavorato sulle barche con mio nonno e aiutato mio padre che era un artigiano. Mi sono costruito tre barche, mi sono fatto lo studio e gli interni della casa da solo: mi piace trasformare la materia e plasmarla con le mani».

Nella sua carriera ha avuto modo di collaborare con numerosi artisti: a chi è più legato?

«A Massimo Scifoni, perché mi ha insegnato l’umiltà e il sacrificio, e la ricerca continua».

Dalla pittura alla grafica, alla fotografia e scultura: quali sono i messaggi che Nicolò Gaddi desidera trasmettere con la propria arte?

«Io chiamo il mio lavoro “L’arte del revoco”. Grado è un paese di mare. Le parole del vivere quotidiano sono legate agli elementi primordiali: il sole, i venti e le maree. Revoco porta in sé vari significati: i mulinelli delle correnti marine, ma anche i vortici creati dai venti, tutti elementi della natura che tornano indietro. Ma tornano indietro anche i ricordi, le persone amate, l’infanzia. L’arte del revoco è il ritorno di quegli elementi restituiti dal mare alla spiaggia: legni, conchiglie, pietre calcari… ma anche visi, voci e odori oramai passati».

Tra le sue opere a quale è maggiormente legato?

«La scultura Nives, angelo del mare, situata in diga a Grado. È dedicata a mia madre».

Dal passato al futuro: quali sono le prossime opere che desidera realizzare?

«Dei grandi quadri che rappresentano le isole della laguna di Grado viste dall’alto e delle grandi sculture di pesci e uccelli palustri».

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