Imoney tab white
Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni

Soprusi e denunce

Psicologia
11 gennaio 2018

Un silenzio assordante

di Andrea Fiore
Le vittime di violenze fisiche e psicologiche spesso non raccontano a nessuno quanto accaduto. Dalla vergona al senso di colpa: ecco i motivi di una scelta dolorosa
CONDIVIDI
23109
(ph. pixabay)
Psicologia
11 gennaio 2018 di Andrea Fiore Image

Nelle ultime settimane si sono moltiplicati i casi di attrici e di altre donne dello spettacolo che hanno denunciato di essere state molestate in passato da colleghi di lavoro o altre persone. Questi avvenimenti, pur nelle loro diverse sfaccettature, diventano improvvisamente cassa di risonanza di un fenomeno ben più ampio e complesso: quello dell’incapacità spesso delle vittime di violenza di riuscire a denunciare quanto subito.

È colpa sua. O forse no?

Nella ricerca di una spiegazione a tale comportamento si scopre che i motivi che spingono a questo genere di reazioni sono diversi e coinvolgono alla stessa maniera sia soggetti giovani che adulti. Il grande punto dolente è rappresentato dalla vergogna, collegata al senso di colpa: per quanto possa sembrare incomprensibile, infatti, nella vittima talvolta si insinua l’idea di aver causato o in qualche modo provocato la violenza. Da un punto di vista meramente tecnico, infatti, in questo drammatico contesto ci sono in gioco due attori: chi perpetra la violenza e chi la subisce. E quest’ultimo soggetto tende ad attivare dentro di sé un percorso di riflessione molto doloroso sul perché il fatto sia accaduto. Scatta così un meccanismo psicologico che spinge la mente a indagare su atteggiamenti che possano aver stimolato o contribuito al sopruso, dando il la a un marasma di sentimenti che segnano profondamente l’animo della vittima.

Outing liberatorio

Proprio per questo motivo, riuscire a raccontare quanto subito ha un effetto liberatorio nella psiche della vittima. In questi casi diventa indispensabile l’avvio di un percorso psicoterapeutico: l’aiuto e il sostegno di professionisti sanitari è fondamentale per evitare che la vittima sprofondi in pericolose depressioni con pesanti sbalzi di umore nella quotidianità. In base all’esperienza sanitaria, è infatti confermato che le vittime incapaci di denunciare i soprusi subiti avranno serie difficoltà a raggiungere la piena realizzazione fisica di sé: si tratti di piacere sessuale o semplicemente di serenità e divertimento nel vivere la propria esistenza.

In altre parole, se la vittima non riesce ad affrontare il problema e raccontare l’accaduto, dentro di lei resterà per sempre una cicatrice indelebile impossibile da rimarginare.

Dramma senza fine?

L’importanza di trovare la forza di esprimere il proprio dolore e di avviare un percorso psicoterapeutico diventa ancor più fondamentale analizzando un altro genere di dati. Quelli che spiegano come le vittime di soprusi possano a loro volta trasformarsi in carnefici.

Una conseguenza che trova una facilitazione involontaria anche dal mancato senso di giustizia provato dalla vittima. Un esempio concreto è rappresentato dai casi un cui la vittima, dopo aver trovato la forza di denunciare  l’accaduto alle autorità giudiziarie, non riceve invece una reale giustizia nelle sentenze dei tribunali o nello sconto della pena del proprio carnefice.

Ecco perché di fronte ai casi di soprusi è indispensabili che l’intero sistema (sanitario, giuridico, sociale) operi in maniera coerente ed efficiente. Perché in mancanza di risposte verso le sofferenze dei soggetti fragili, la loro reazione non potrà che essere un silenzio assordante. Con tutte le conseguenze che abbiamo analizzato.

Commenti (0)
Comment