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Associazione Aldebaran

Società
27 dicembre 2017

Un mare di storia

di Andrea Doncovio
Da oltre 65 anni è attiva a Trieste una realtà impegnata nella diffusione della cultura marinara. Un gioiello unico in FVG, apprezzato dagli stranieri ma che molti triestini nemmeno conoscono
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Da sinistra Sergio Deponte, vicepresidente di Aldebaran, Dario Tedeschi, il direttore di sede Alessandro Skerlj
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27 dicembre 2017 di Andrea Doncovio Image

Fin dall’antichità i navigatori utilizzavano le stelle per orientarsi in mare aperto, affidando a loro le certezza della propria rotta da seguire per raggiungere la meta. E proprio il nome di una stella, Aldebaran, venne scelto nel 1951 da un gruppo di appassionati di mare e di navigazione per intitolare un’associazione fondata con lo scopo di diffondere nel tempo la cultura marinara nella città di Trieste e non solo.

Una realtà che negli anni, grazie alla passione dei suoi soci, ha saputo sviluppare e potenziare un patrimonio documentale e modellistico unico nel suo genere. Una parte sostanziosa è custodita nella sede di Molo Fratelli Bandiera a Trieste.

«Ogni giorno – spiega il presidente del sodalizio, Dario Tedeschi – alcuni soci garantiscono l’apertura al pubblico dalle 18 alle 19.30, festivi esclusi. Chiunque può accedere gratuitamente sia per vedere dal vivo il patrimonio presente sia per richiedere informazioni o prendere visione dei documenti».

Tra questi, ad esempio, i “Quaderni Aldebaran”: oltre cento ricerche non pubblicate ufficialmente, ma consultabili liberamente in sede e dedicate a svariati temi di ambito marinaresco. «Oltre a questi quaderni – sottolinea Tedeschi – i nostri soci hanno anche pubblicato monografie specifiche sui cantieri navali di Trieste e di Monfalcone, o su determinate navi costruite in città».

L’ingresso nell’ampia sala espositiva dell’associazione, invece, toglie letteralmente il fiato. In teche di vetro sono infatti esposti alcuni degli oltre 600 modelli di navi realizzati negli anni dai soci di Aldebaran. «Ognuno di loro – specifica il presidente – è un pezzo unico e irriproducibile. Sono tutte riproduzioni fedeli frutto di studi approfonditi e realizzate in scala costante (1:200 o 1:500) a seconda della tipologia di modello. Diversi sono i filoni seguiti: uno riguarda le navi di Trieste (intese come quelle costruite in città, appartenenti ad armatori triestini o facenti servizio commerciale su Trieste); un altro riguarda le navi della Marina Italiana dal 1861 ai giorni nostri, con un approfondimento specifico per le navi del secondo dopoguerra; un terzo filone riguarda tutte le imbarcazioni di lavoro e di pesca dell’alto Adriatico. Infine lasciamo anche un “filone libero”, con la possibilità di realizzare, ad esempio, modelli di navi che hanno fatto una visita a Trieste o navi particolarmente famose, come quelle della marina statunitense o russa. Inoltre un nostro socio ha la peculiarità di riprodurre modelli di imbarcazioni da regata o da diporto. Anch’essi hanno comunque un riferimento a Trieste, trattandosi dei primi motoscafi in vetroresina realizzati dal CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico, ndr), poi diventata Fincantieri».

Non solo imbarcazioni. Un’altra piccola nicchia è infatti costituita dalla raccolta di modelli di idrovolanti, ugualmente collegati alla storia e alla cultura del territorio, visto che la gran parte di loro veniva prodotta nei cantieri di Monfalcone, precisamente nelle officine aeronautiche. Attigua alla sala espositiva c’è poi la biblioteca dell’associazione che conta oltre seimila titoli inerenti la cultura navale e marinara. «Inoltre – aggiunge Tedeschi – possediamo un archivio di disegni e di progetti delle navi originali che abbiamo raccolto direttamente dai cantieri, dall’Ufficio storico della Marina Militare o da altri enti. Senza scordare i disegni prodotti dai nostri stessi soci, in seguito ad appositi studi finalizzati alla realizzazione dei modelli».

A completare un patrimonio dal valore inestimabile, in parte custodito anche nelle abitazioni dei singoli soci, c’è un archivio fotografico in continua evoluzione, nel quale si aggiungono sempre nuovi soggetti con la conseguente necessità di una costante attività di riordino per renderlo meglio fruibile ai ricercatori che si rivolgono alla Aldebaran. Attualmente l’archivio conta circa 24.000 fotografie di navi mercantili italiane, 12.000 fotografie di navi militari (sia italiane che estere) e altre 20.000 fotografie salvate dagli archivi CRDA, che consentono di osservare l’evoluzione di una nave dal momento della costruzione a quello della consegna all’armatore.

«Le navi – spiega con un sorriso Tedeschi – sono come le donne: cambiano nel tempo. Una donna oggi può essere bionda, domani mora e poi rossa… Dal momento in cui sono finite in un cantiere fino alla loro demolizione le navi possono cambiare numerosi particolari. Ecco spiegata l’importanza determinante della documentazione fotografica: oltre a scegliere quale nave riprodurre, infatti, dobbiamo sempre decidere anche il preciso momento storico di riferimento. Perché la stessa nave, in anni diversi, potrà presentare differenze più o meno sostanziali».

Ma quanto tempo viene impiegato per realizzare un modello? «Impossibile stabilirlo. Tutti noi soci siamo volontari – conclude il presidente – e eseguiamo i lavori nel tempo libero: invece di guardare la tv o fare una passeggiata, ci mettiamo all’opera nella propria officina. Per completare un modello ci possono volere mesi o anni. Forse anche per questo, rispetto al passato, sono pochi i giovani che si avvicinano alla nostra realtà».

 

L’associazione Aldebaran ha sede a Trieste in Molo Fratelli Bandiera 17/b. È visitabile gratuitamente ogni giorno – festivi esclusi – dalle 18 alle 19.30. Tra le diverse attività del sodalizio c’è anche l’organizzazione di conferenze e l’allestimento di mostre dedicate alla cultura marinara triestina: dalla cantieristica al modellismo. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito internet www.associazionealdebaran.org/wp

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