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Progetto "Agenda del Futuro"

Società
09 giugno 2015

Udine laboratorio di crescita del FVG

a cura della redazione
Presentate le linee guida del piano di sviluppo del capoluogo friulano, sotto il coordinamento dell'OCSE.
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I relatori dell'incontro di Udine (ph. Petrussi Photo Press)
Società
09 giugno 2015 della redazione

L’“Agenda del Futuro – Udine 2024” è un progetto di scenario, promosso per la prima volta in Italia da una Camera di Commercio, quella di Udine (nell’ambito del suo programma d’innovazione Friuli Future Forum - Fff), con il Comune di Udine, in collaborazione con l’Università e la Regione, e con il coordinamento generale e l’elaborazione diretta da parte dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Programma Leed, che si occupa specificamente dello sviluppo delle economie locali).  Proprio all’Ocse un anno fa è stata commissionata dalla Cciaa udinese e dagli altri partner la stesura di una relazione sui possibili scenari di sviluppo della città nel prossimo decennio e ne è risultato il documento presentato nel dettaglio stamani in Sala Valduga a Udine da Debra Mountford e Mike Emmerich, che hanno guidato il team di analisti dell’Organizzazione internazionale. Con loro, in Cciaa, c’erano il presidente Giovanni Da Pozzo, il sindaco Furio Honsell, l’assessore alle attività produttive della Regione Sergio Bolzonello, la presidente di Civibank (che ha sostenuto l’evento) Michela Del Piero e il project manager di Fff Renato Quaglia.

IL METODO. Il documento, hanno spiegato gli analisti Ocse, raccoglie un’analisi sulla città e il suo territorio, le direttrici, le prime azioni da svolgere per affrontare la prossima decade. Il lavoro è frutto di una commistione di azioni che si sono susseguite nel corso dell’ultimo anno: le numerose visite degli esperti Ocse in città per confronti con istituzioni, referenti dell’economia e delle imprese e cittadini, lo studio dei materiali di ricerca e dati statistici raccolti dai partner locali sulla città e il territorio, nonché l’impegno di circa 200 cittadini, rappresentanti di aziende e categorie produttive, ma anche della scuola, del sociale, della cultura, che hanno partecipato attivamente ai tavoli organizzati nell’autunno del 2014 nella sede di Friuli Future Forum.

L’“Agenda del Futuro – Udine 2024” risulta quindi un lavoro condiviso e partecipato, che si articola su diverse linee d’azione, in una visione della città legata a un territorio e a una regione, legata anche all’evolversi delle situazioni nazionali e internazionali.

LINEE GUIDA. L’Ocse, in questa Agenda, indica ai friulani alcune strade e possibilità. L’invito più forte è che la regione e la città abbiano il coraggio di cambiare ancora, non fermarsi né accettare lo sconforto della crisi.

Alcuni punti principali dell’analisi:

Rischio declinismo. L’Ocse sostiene, dati alla mano, che la situazione del Friuli è migliore di quella di altri territori simili in Europa; i dati confermano che il Friuli ha affrontato la crisi in maniera molto più solida di altre regioni e territori italiani; L’Ocse ci avverte di stare attenti al pessimismo. La teoria economica e sociologica definisce questo fenomeno “declinismo”:  credere che le cose vadano peggio di quanto invece stanno andando. Il rischio è che quanto si percepisce diventi realtà a forza di convincersene;

Potenzialità ancora inespresse. Certo, non va tutto al meglio. Ci sono cose da migliorare e altre su cui lavorare con decisione. La capacità di reagire alle avversità da parte dei friulani è un tratto che si è confermato vincente in passato e che va rilanciato. Il turismo e l’attrattività storico-culturale di Udine e del suo territorio sono indicati come vere e proprie potenzialità inespresse.

Spingere su una vera innovazione. Una innovazione che sia tale da produrre risultati spendibili, collegando meglio Ateneo, centri di ricerca e imprese, anche con una serie di misure in grado di spingere l’innovazione nell’impresa e nei contesti pubblici.

Verso una città più interconnessa. Soprattutto, la ricerca Ocse indica per Udine la necessità di orientarsi verso un’area metropolitana, invece di chiudersi nei propri confini; invita quindi anche il territorio a relazionarsi a Udine per costruire un’unica area interrelata. È un indirizzo molto chiaro nell’analisi Ocse, che invita a cambiare radicalmente atteggiamenti solipsistici o di isolamento. Le sfida internazionali non consentono più la frammentazione. L’unione é una strategia dove tutti vincono e nessuno perde. La frammentazione corrisponde a crisi, di fronte a cui ognuno si dovrà poi assumere le proprie responsabilità.

 

I SUGGERIMENTI. L’Ocse propone alcune idee-guida, con quattro principali suggerimenti:

-  Articolare e creare un’area metropolitana, tra Udine e i centri territoriali;

-  Investire con convinzione su un sistema che ponga in fortissima relazione Università, centri di innovazione e imprese (è il sistema cosiddetto della “tripla elica”);

- Rivedere strutturalmente il sistema della burocrazia risolvendo le sovrapposizioni di competenze tra enti e normative regionali; semplificare l’apparato e la pressione amministrativa e regolamentare sul sistema produttivo

-  Rivedere strutturalmente il sistema dell’istruzione, della formazione e dei servizi sociali (questo dovrebbe avere importanti effetti sulle capacità occupazionali e della produttività).

 

UN NUOVO RUOLO ALLA SPECIALITÀ REGIONALE. Tutto questo, all’interno di un quadro in cui la Regione non richieda devoluzione e ulteriori competenze per aumentare la propria autonomia, ma per sperimentare nuovi modelli di sviluppo a favore del Paese e in relazione con esso – non in autonomia da esso. Il Fvg, quindi, come regione le cui caratteristiche produttive, capacità di gestione della cosa pubblica (capacità che l'Ocse riconosce nella storia regionale, citando anche l’esempio positivo di reazione dato dalla ricostruzione post terremoto), dimensioni geo-demografiche, consentirebbero di farne un laboratorio nazionale, cui il potere centrale potrebbe assegnare alcune competenze nazionali per verificarne l'impatto e l'efficacia nell’ambito locale.

GLI SCENARI OCSE. Sono infatti quattro gli scenari che l’Ocse prospetta per Udine, a seconda di come reagirà ai differenti cambiamenti della situazione nazionale (e internazionale). Uno “scenario negativo”, in cui l’Italia non riesca a concretizzare le riforme e il Friuli non riesca a percorrere una strada diversa. Uno “scenario deriva” in cui l’Italia riesca a portare a compimento alcune importanti riforme ma la città e la regione non sappiano cogliere le opportunità di miglioramento. Quindi uno scenario “laboratorio di crescita” in cui anche in una situazione italiana non in grado di completare appieno le riforme veda il Fvg forte e convinto, impegnato nel massimo sforzo per invertire la tendenza e anzi diventare luogo di sperimentazione, di sviluppo, e quindi modello. E infine lo scenario più idilliaco, quello definito da Ocse “cambiamento positivo”, in cui situazione italiana e locale collimino e siano entrambe rosee. Ecco, lo scenario che Ocse definisce ideale o comunque immagina come strada importante per il nostro territorio è il terzo, quello del “laboratorio di crescita”. Tra i quattro scenari, è quello che offre a Udine e al Friuli la possibilità di sperimentare nuovi modelli di riforma dei sistemi del lavoro, della burocrazia, del welfare. Non è uno scenario facile: non è facile pensare che - in un Paese dove alcune Regioni non comprendono più le ragioni della nostra specialità e dove il trasferimento delle competenze dal centro alle Regioni non è corrisposto, generalmente, a un miglioramento dell’efficienza – il Friuli Venezia Giulia possa ottenere ulteriori responsabilità particolari. Ma è molto interessante l’ipotesi, e i casi europei a cui far riferimento ci invitano a considerare i margini di possibilità di questo scenario. Ancora più interessante è che l’Ocse ci dica che se Udine diventasse un laboratorio di crescita, questo potrebbe essere nell’interesse dell’Italia, non solo di Udine. È una prospettiva diversa da quella che ha alimentato in altri anni il dibattito sulla specialità. L’Ocse ci dice che il Friuli può aiutare l’Italia sulla strada delle riforme e della crescita.

Che questa Regione torni ad essere laboratorio di crescita è una opportunità che potrebbe dare una diversa prospettiva a molte delle questioni aperte. Del resto, sulla strategia S3 la Regione sta riponendo molte aspettative rispetto al prossimo quinquennio. E il tema della specialità reale del Fvg è forse una questione che non ci dovrebbe impegnare solo a difendere risultati acquisiti, ma potrebbe invece spingerci a rivendicare altre competenze, in virtù della buona gestione e dell’unicità di un territorio così particolare.

POLITICA DI RETE E PROSPETTIVA INTERNAZIONALE. «Oggi i tre piani su cui contemporaneamente valutare scelte e decisioni sono locale, nazionale e internazionale – commenta il presidente camerale Giovanni Da Pozzo –. Le scelte esclusivamente localistiche non hanno perciò più senso, perché in ogni decisione partecipiamo, siamo influenzati o in qualche modo influenziamo anche il disegno nazionale e in una certa dimensione quello internazionale. Non c’è più da tempo l’”isola felice” o per lo meno: quell’isola è parte di un arcipelago da cui non può isolarsi e da cui dipende. Le riforme nazionali influiranno sulle nostre prospettive e anche noi dobbiamo fare la nostra parte: i nostri risultati influiranno anche sulle prospettive nazionali. Le strategie nazionali e regionali stanno in rapporto dialettico con quelle europee».

«Produrre scenari per il nostro futuro – conferma Da Pozzo –  è importante poiché le scelte di policy pubbliche devono trovare un indirizzo: il presente e le sue emergenze vanno affrontate seguendo un disegno, di rinnovamento e orientato allo sviluppo. Perciò è importante scegliere interlocutori di livello internazionale per la produzione degli scenari futuri, come l’Ocse. Al tempo stesso dobbiamo rafforzare e investire sulle competenze regionali e sulla conoscenza diretta dei fenomeni territoriali.  Dovremmo cercare di rendere strutturale questo dialogo con l’Ocse non delegando, ma facendolo partecipare alle elaborazioni che le nostre Università e i nostri esperti possono produrre – come è stato fatto per l’Agenda di Udine, facendo collaborare le nostre competenze regionali con quelle internazionali».

Il sindaco Honsell ha evidenziato innanzitutto «l’ampia partecipazione “dal basso” a questo progetto, di “portatori di interesse”, cittadini, studenti, rappresentanti dell’economia ma più ad ampio raggio della nostra comunità: circa 200 persone – ha rimarcato – che hanno aderito con entusiasmo e si sono sentiti coinvolti in prima persona nell’elaborazione di idee e strategie per il futuro di questo territorio. L’Agenda del futuro rappresenta anche un atto di coraggio dell'amministrazione, che si è messa in gioco e ha accettato la sfida. Ocse ci lancia messaggi forti ed evidenzia un tratto importante, ossia che sappiamo risorgere bene dalle situazioni di crisi. Ci dice però che soffriamo un po’ di “declinismo”, ossia la deriva del pessimismo: pensiamo che tutto vada male e peggio di quanto i dati non dimostrino. Più ci convinciamo di ciò, più rischiamo che questa situazione negativa si autoavveri: una tendenza che dobbiamo combattere. Ocse ci invita poi a superare le parcellizzazioni e a lavorare insieme, in una strategia comune. E poi ci responsabilizza: noi tutti, ciascuno di noi. Nessuno è spettatore, siamo tutti attori in questa realtà e artefici, ciascuno e insieme, del nostro futuro».

VISIONE DI SISTEMA. «Gli scenari devono essere prodotti in maniera partecipata e inclusiva – aggiunge il project manager Renato Quaglia –. Questa Agenda è costruita su dati prodotti dagli studi territoriali e dall’ascolto dei cittadini invitati a dialogare innanzitutto tra loro (per comprendere ognuno gli interessi degli altri) e poi insieme per tracciare un disegno delle loro idee di futuro, cui l’Ocse ha dato poi forma, in relazione agli studi, alle ricerche, ai dati scientifici e statistici sulla recente storia di Udine e della regione. Definire il disegno e gli obiettivi è dunque responsabilità di chi deve assumere decisioni, ma il modo in cui giungere alla definizione di quegli obiettivi deve essere partecipativo e inclusivo. Serve un coordinamento tra le diverse policy, perché lo viluppo sia di sistema e non riguardi un settore in particolare; serve anche superare la visione soggettiva che ogni settore o ogni portatore di interessi ha di sé stesso e dei propri interessi: il successo è di tutto il sistema, dobbiamo essere consapevoli che il cambiamento riguarda tutti e che solo comprendendo ognuno le caratteristiche, le domande, le potenzialità degli altri, possiamo formulare un progetto di sviluppo e di cambiamento del Friuli».

È  un lavoro, prosegue Quaglia, «che non è mai stato fatto nella nostra regione, e che solo la città di Torino ha impostato in maniera analoga in questi anni. E la Camera di Commercio di Udine è la prima Cciaa in Italia ad aver commissionato un progetto di scenario. È un segnale significativo anche rispetto alla capacità del Friuli di anticipare il rinnovamento di ruoli e funzioni, che a livello nazionale sono in discussione e oggetto di riforma. Sono solo 44 le città in Italia che hanno prodotto degli scenari per disegnare il proprio futuro. 44 su 942 capoluoghi comunali. Il 5%. La nostra regione ha quattro capoluoghi, forse questa ricerca potrebbe essere applicata anche agli altri. Consentirebbe di stabilire delle reciprocità su scala regionale, delle azioni-guida che interessino territori più ampi. La divisione provinciale, o quella comunale, sappiamo che da tempo non rispondono più alla divisione delle aree produttive o funzionali. Non a caso le Camere di Commercio di Udine e Pordenone stanno insieme lavorando a un progetto che interessa la nuova manifattura, su un territorio che è a cavallo tra le due ex-province».

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