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Franco Bulian e il CATAS di San Giovanni al Natisone

Attualità
09 giugno 2012

I segreti del mobile

di Andrea Doncovio
Nel “Distretto della sedia” opera il più grande istituto italiano per ricerca e prove nel settore del legno-arredo. Un punto di riferimento a livello mondiale: il suo vicedirettore ha aperto le porte a iMagazine.
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Franco Bulian
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09 giugno 2012 di Andrea Doncovio Image

Un centro d’eccellenza a pochi passi da casa nostra. È sufficiente questa introduzione per delineare in poche parole la realtà del CATAS Spa di San Giovanni al Natisone, considerato oggi il più grande istituto italiano per ricerca e prove nel settore legno-arredo, punto di riferimento nel Paese e nel mondo.

«Quella del CATAS è essenzialmente un’attività di prova», spiega Franco Bulian, 52 anni il prossimo 29 maggio, laurea in chimica e vicedirettore della struttura di San Giovanni.

Cosa intende per “attività di prova”?

«All’interno del CATAS vengono svolte prove meccaniche, fisiche e chimiche allo scopo di verificare i prodotti nell’ambito della sicurezza e della prestazione».

Quali prodotti vengono testati?

«Passiamo dai singoli materiali (come ad esempio il legno o la plastica) ai semilavorati, per giungere fino ai prodotti finiti nell’ambito del settore legno e arredo (come ad esempio mobili, tendaggi, materassi e quant’altro)».

Entriamo un po’ più nello specifico.

«Un prodotto, sia esso un serramento, un pavimento, una sedia o qualunque altra cosa, non deve solo risultare bello ma deve rispondere a delle prestazioni: durare nel tempo, resistere a determinati sforzi, essere sicuro. Per verificare tutto questo, attraverso specifici macchinari, nei nostri laboratori attiviamo simulazioni di quello che avviene nella realtà».

Il CATAS esegue questi test per conto di chi?

«Il nostro è un mercato molto variegato: dagli enti pubblici e società private, passando per istituzioni come le banche o altre realtà che per esigenze normative richiedono determinati standard di conformità dei prodotti. Gli stessi produttori, che per poter vendere devono essere certi che i loro mobili rispettino gli obblighi di legge, richiedono i nostri test».

Test che, tuttavia, non risultano obbligatori...

«Infatti i risultati delle nostre prove restano un segreto condiviso tra il CATAS e il committente: noi comunichiamo se il prodotto ha superato o meno i test. Le conclusioni da trarre in base a questi risultati spettano poi ad altri».

Nei vostri laboratori analizzate quotidianamente mobili provenienti da tutto il mondo. Partiamo da casa nostra: com’è lo stato di salute del settore del mobile in Italia?

«Nel nostro Paese è un settore ancora molto forte, anche se caratterizzato prevalentemente da aziende medio/piccole. Anche per questo motivo negli anni il CATAS si è sempre più sviluppato».

In che senso?

«Partendo dal Friuli Venezia Giulia, per poi espandersi nel Veneto e nel resto d’Italia, abbiamo avviato un percorso di crescita assieme a tutte queste aziende, fornendo supporto e consulenza esterni, consentendo di migliorare i loro prodotti. Modalità operativa che in altri Paesi risulterebbe difficile».

Perché?

«Nei principali Stati europei le aziende del settore sono molto più grandi di quelle italiane, potendo così contare già al loro interno delle strutture necessarie per eseguire prove e test. Operando in modo sinergico con le realtà del territorio, invece, il CATAS ha contribuito alla crescita “culturale” delle aziende italiane, tanto che i nostri interventi nell’ambito della formazione sono sempre più richiesti».

Siamo partiti da casa nostra, proseguiamo con l’estero...

«In realtà anche nell’Europa dell’Est e in Asia stanno iniziando a richiedere il nostro know how per poter sviluppare il loro percorso di crescita».

Con il mercato straniero in evoluzione, come si prospetta il futuro del settore?

«Per rispondere è necessario analizzare il presente: attualmente si registra una crisi del mercato del mobile “medio”, mentre il prodotto a basso costo tutto sommato regge. Una situazione figlia anche dei mutamenti sociali».

Cosa intende?

«Oggi sempre più giovani si spostano continuamente per motivi di lavoro: si riducono i numeri dei matrimoni, acquistare casa e mobili di qualità che durino tutta la vita non è più una priorità. Di conseguenza si predilige puntare su mobili a basso costo per arredare un’abitazione che fra qualche anno potrebbe già essere cambiata».

Ha citato i produttori dell’Est europeo: com’è la qualità dei loro mobili?

«In questi casi parliamo di aziende che lavorano per realtà più grandi e rinomate a livello internazionale: sono queste ultime a decidere il tipo di prodotto da realizzare e i materiali da utilizzare. Anche tale aspetto aiuta la crescita di questi produttori emergenti. Anche se...».

Anche se...

«La loro difficoltà più grande è l’organizzazione aziendale che rende queste nuove realtà poco pronte a fornire risposte adeguate al mercato internazionale».

Torniamo al CATAS. La sua fondazione risale al 1969: da allora ad oggi è cambiato il rapporto con il Friuli?

«Più che cambiato, direi rinsaldato. Abbiamo un legame profondo con le aziende del territorio, con le quali ci confrontiamo regolarmente, scambiandoci le rispettive esperienze e cercando di fornire buoni consigli».

Dal 1969 al futuro: Franco Bulian come si immagina il CATAS fra cinque anni?

«È una domanda che mi pongo spesso, perché ritengo fondamentale per un’azienda ipotizzare il proprio futuro per poter decidere come muoversi allo scopo di concretizzarlo. Credo che sarà sempre più importante la sicurezza chimica (e quindi la salubrità) dei prodotti con cui entriamo in contatto ogni giorno: sarà un ambito destinato a crescere profondamente».

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