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Ruda, Tarcisio Burgnich e la classe del ’39

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Il ricordo di Lucio Urban

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Venerdì 25 giugno, alle ore 19, presso la chiesa parrocchiale di Ruda dedicata a Santo Stefano, don Gianpietro Facchinetti celebrerà una messa solenne per il trigesimo di Tarcisio Burgnich, rudese di nascita e scomparso a Forte dei Marmi il 26 maggio 2021.

Dal giorno della sua scomparsa i media hanno ricordato le gesta del difensore rudese, che ha militato principalmente nell'Internazionale di Milano e nella Nazionale.

Attraverso il racconto di Lucio Urban, l'amico di una vita, abbiamo invece conosciuto la persona Tarcisio Burgnich al di fuori del mondo del calcio.

Quarto dei cinque figli di Ermenegildo Burgnich e Maria Fabbro – gli altri erano Onofrio, che diventerà sacerdote, Mario, Anita e Luisa – Lucio ricorda che lo conobbe in prima elementare. La classe del 1939 era numerosa e molto gioiosa, ma Tarcisio è sempre stato una persona taciturna e molto razionale: di poche parole e sempre ben ponderate, ma quando c'era da lavorare si applicava, dando dimostrazione di essere una persona molto preparata e intelligente.

Conclusi i cinque anni di elementari, Lucio andò all'avviamento agrario ad Aiello mentre Burgnich frequentò le professionali a Gorizia. Tarcisio divenne pittore (con la ditta De Marchi), Lucio un muratore (con la ditta Barbuia), e visto che le due ditte collaboravano a vicenda, alla fine si ritrovavano spesso assieme per completare l'uno il lavoro dell'altro.

Nel frattempo Tarcisio si faceva notare nel calcio, passando dal Romans all'Udinese, per poi andare alla Juventus.

Nel 1959, precisamente il 19 maggio, a Ruda si ritrovarono tutti i ragazzi della “leva '39” per quella che una volta era una grande festa: da ragazzi si diventava adulti, si passava un solco, si diventava maturi.

“In quell'occasione – racconta Lucio – abbiamo festeggiato tutta la notte, le nostre madri erano preoccupate e fu un sollievo per loro quando ci videro, alle prime luci dell'alba, ritornare a casa in bicicletta”.

Arrivò il momento della partenza per il C.A.R. (Centro Addestramento Reclute) a Orvieto: “Tarcisio – ricorda Lucio – fu assegnato al gruppo sportivo con giocatori che poi divennero epici: Sarti, Trapattoni, Trebbi, Albertosi, Tumburus di Aquileia, e molti altri. Anche noi eravamo nel campo ma nel gruppo degli atleti: io correvo i 400 e 1500 metri. Quando mi beccai una bella influenza e dovetti essere ricoverato infermeria, Tarcisio ogni giorno veniva a trovarmi e a farmi compagnia: cose che non si dimenticano”.

Arrivò proprio a Orvieto la comunicazione che Bugnich era stato scaricato dalla Juventus. “Ricordo – confida Lucio – che disse testualmente: «Con il calcio ho concluso, ritorno a fare il pittore». Fortuna volle che un giocatore del Palermo si infortunò e Tarcisio venne chiamato a sostituirlo. Da qui nacque la leggenda calcistica del difensore per eccellenza”.

E, inevitabilmente, una nuova vita. “Le nostre vie della vita si sono allontanate – continua a raccontare Urban – ma non interrotte, ogni qualvolta andava in trasferta ci mandava una cartolina del luogo. Quando è diventato papà ci mandava le foto dei figli: Simonetta, Patrizia e Gualtiero, insomma in qualche modo tramite la mia persona si teneva legato alla sua terra d'origine. Era un uomo molto religioso anche se, come nel suo carattere, non esternava mai le sue idee e il suo pensiero. A Ruda lo si vedeva poco, abitava in Versilia ma ogni tanto veniva a festeggiare, come è usanza qua nei piccoli paesi del Friuli, le feste di classe”.

Anche per questo il suo paese non si dimenticherà di lui: il giorno dei funerali è stato proclamato il lutto cittadino e nel prossimo futuro saranno organizzate manifestazioni per ricordare una persona che con il suo talento ha dato una grande notorietà a Ruda.