Un segreto tutto per te

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Andrea Doncovio

8 Febbraio 2023
Reading Time: 6 minutes

L’autrice palmarina ha pubblicato il suo primo romanzo scritto in solitaria. Una nuova tappa del suo percorso letterario, che all’orizzonte presenta già nuove sfide

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Dopo una vita dedicata all’insegnamento, Maria Renata Sasso continua a essere protagonista attiva sia nel mondo dell’associazionismo della sua Palmanova sia in quello culturale e letterario. Autrice di saggi e racconti brevi, di pubblicazioni didattiche e turistiche, ha da poco pubblicato il suo primo romanzo scritto in solitaria, edito da Tabula Fati.

In questa intervista ripercorre la genesi del libro e, soprattutto, il suo percorso culturale da cittadina del mondo.

Maria Renata Sasso, partiamo dalla fine: “Un segreto tutto per te” è il suo primo romanzo scritto in solitaria. La sua stesura che esperienza è stata?

«La scrittura solitaria di un romanzo si è rivelata un’esperienza coinvolgente, in primo luogo perché mi ha permesso di ritrovarmi a tu per tu con me stessa, in uno spazio a cui avevo accesso solo io. Una “stanza letteraria”, fisica e mentale, quella “stanza tutta per sé”, auspicata da Virginia Woolf nel suo celebre saggio a cui, fra l’altro, allude anche il titolo del mio libro. In secondo luogo, perché scrivere un romanzo tutto mio è stato gratificante dal punto di vista “tecnico”, perché ho messo alla prova la mia abilità sulla lunga distanza, dando vita e anima a una storia distesa nel tempo e nello spazio. Rispetto ai racconti, ho potuto dispiegare l’intreccio dandogli una struttura non lineare, utilizzando un montaggio alternato di scene, punti di vista, situazioni, tempi. Ho potuto disseminare anticipazioni e flashback con maggiore ampiezza ed efficacia, al fine di impegnare il lettore in una lettura attenta e favorire così la sua immedesimazione in personaggi e vicende narrate».

Quanto c’è di autobiografico nella vicenda di Chiara e Mattia, protagonisti del romanzo?

«Un segreto tutto per te narra la storia di una donna della mia generazione. Quindi userò la frase con cui risponde, ad analoga domanda, Chiara Ferraro, la protagonista: “Ogni romanzo contiene frammenti della vita di chi scrive quindi anche il mio non sfugge a questa regola”. Sono partita da un episodio realmente accaduto, un incontro in treno che, al contrario di quanto accade nel romanzo, non ha avuto alcuna importanza nella mia vita personale. Quando mi è tornato alla mente però ho ritenuto che potesse diventare lo spunto giusto per trattare un aspetto della vita che mi interessa molto, ossia il ruolo giocato dal caso nello spingerci verso percorsi inattesi o mai immaginati prima. Oltre all’aspetto generazionale, è presente un altro spunto autobiografico. La città di Napoli fa da sfondo all’episodio centrale del romanzo. Napoli è la mia città del cuore per molti motivi e, grazie alla sua complessità e bellezza, era il posto più adatto ad ambientare proprio lì il momento decisivo della storia».

Lei è nata a Bari ma vive a Palmanova: qual è il suo rapporto con la città e, più in generale, con il Friuli Venezia Giulia?

«Un rapporto saldo e profondo visto che dura da oltre cinquant’anni. Il Friuli Venezia Giulia costituisce per me una meravigliosa mescolanza di paesaggi, culture, genti e lingue forgiata dal tempo e dalla storia. Così come ha accolto tante genti, il FVG è stata una regione capace di accogliere e di integrare anche me, a mia volta frutto di combinazioni di vita provenienti da molte parti d’Italia. La complessità è la cifra del nostro mondo e per me il FVG è una terra magnificamente complessa in cui tradizione e innovazione vengono coniugate spesso in modo sapiente e non provinciale. Il mio legame con questa terra inoltre è stato determinato da altri fattori fondamentali».

Quali?

«Primo fra tutti il fatto di vivere con la mia famiglia a Palmanova, un luogo storico e architettonico di cui non potevo non approfondire origine, crescita, evoluzione fino ai nostri giorni. Vivere nella città-fortezza ha determinato la mia volontà d’integrazione piena con la comunità di cui faccio parte fin dal 1972 e quindi studi specifici, articoli, saggi e opere letterarie. Un secondo fattore di interconnessione con il Friuli è stato l’insegnamento per 38 anni nelle scuole primarie della Bassa, motivo per cui ho ritenuto doveroso conoscere bene la lingua e il territorio di cui erano parte integrante i miei alunni. In ultimo devo ringraziare cari amici e colleghe per avermi introdotto nel mondo della montagna: la Carnia è entrata nella mia vita e non ne è più uscita, tanto che da più di trent’anni è lì che passo le mie estati».

A proposito di territorio: ha pubblicato diversi materiali divulgativi per promuoverne il patrimonio culturale. A che punto siamo, a suo avviso, nella promozione dei nostri “tesori”?

«Molta strada è stata percorsa sulla via del recupero e della valorizzazione dei beni storici, artistici, architettonici e paesaggistici della regione, basti pensare ai cinque siti UNESCO che il FVG può vantare e, quel che più conta, al loro sapersi mettere in relazione per sfruttarne le potenzialità di sviluppo. Un buon lancio turistico va a mio avviso coniugato a una pubblicizzazione mirata per ogni sito, possibilmente volta a evitare il “mordi e fuggi” per favorire soggiorni più rilassati e in grado di far apprezzare davvero le peculiarità dei nostri “tesori” artistici, storici, naturali ed enogastronomici».

La sua produzione varia tra romanzi storici, racconti per bambini e raccolte di racconti. Ora questo romanzo. In quale genere si trova più a suo agio come scrittrice?

«Non ho preferenze precostituite, mi piace cambiare e spaziare in più direzioni. Mi piacciono le nuove sfide, di solito è la storia che intendo scrivere a far pendere la bilancia verso un genere o un altro o verso una commistione di generi. Mi è molto piaciuto scrivere due romanzi storici, anche se appartengono a una categoria letteraria impegnativa che richiede non solo competenze narrative, ma anche profonda conoscenza del periodo in cui si vuole ambientare la vicenda da narrare, spesso tratta da documenti custoditi in archivio. Esige quindi una grande ricerca preliminare non solo documentale ma anche bibliografica. Avendoli scritti con un’altra autrice, l’arduo lavoro è stato meno gravoso ma ha pur sempre richiesto molti anni per giungere alle stesure definitive. Il racconto ha costituito per me una dimensione narrativa nuova che ha messo a dura prova la mia capacità di scrittura, perché una storia compiuta deve essere completata in un determinato numero di battute. Il racconto esige un ritmo rapido, che impone coerenza, sintesi e quindi capacità di rinuncia. Ancor maggiore abilità è necessaria per la letteratura per l’infanzia perché il linguaggio deve essere semplice, chiaro, accattivante per i bambini senza rinunciare al rigore linguistico».

Oltre che sui libri, lei pubblica i suoi racconti anche sui social: com’è il confronto con il pubblico della rete?

«La rete offre sicuramente rapide opportunità di diffusione di contenuti ma anche di grande superficialità, ragion per cui frequento i social con la maggiore prudenza possibile. Seguo solo le pagine letterarie più interessanti e in cui gli scambi di opinioni sui libri sono davvero intelligenti e utili, con proposte e discussioni proficue e senza colpi bassi. In un paio di pagine di facebook ho pubblicato due racconti. Sono state esperienze sporadiche che, sebbene lusinghiere per me, non possono sostituire a mio avviso la scrittura tradizionale».

Torniamo all’ultimo romanzo: qual è stato il complimento più bello che ha ricevuto da parte dei lettori?

«Chi l’ha letto sostiene che si tratta di una storia ricca di passione e di passioni, avvincente, ben scritta, ricca di spunti di riflessione… mi fermo qui».

Nella stesura dei suoi testi ci sono autori da cui prende ispirazione?

«Nel mio Pantheon letterario ci sono tutti gli autori dei classici appartenenti alle grandi letterature europee e americane, del passato e contemporanee. Con il gruppo di lettura di LiberMente abbiamo approfondito anche le letterature asiatiche, cinese e giapponese, e l’opera di molte scrittrici e scrittori stranieri, italiani e friulani. Le scrittrici e gli scrittori che amo sono davvero troppi per citarli tutti, mi limito a citare nuovamente solo il nome della scrittrice a cui mi sono ispirata per dare il titolo al mio romanzo, Virginia Woolf, che nel 1929 pubblicò Una stanza tutta per sé. Il del mio Un segreto tutto per te racconta come la protagonista coltivi un segreto in una stanza della mente in cui entra ogni volta che desidera per trarre forza utile alla realizzazione del proprio percorso di vita; alla fine deciderà di svelare il segreto usando un modo insolito, un altro tipo di stanza che potrei definire “letteraria”».

Quali sono i progetti letterari che Maria Renata Sasso ha per il futuro?

«Attualmente sto seguendo due percorsi. Una raccolta di racconti incentrati su un unico tema che ho già in mente, ma che devo ancora ben definire, e un romanzo ambientato a Bari nella prima metà del Novecento in cui sono coinvolti personaggi realmente vissuti. In questo modo, dopo aver dedicato il primo romanzo storico scritto assieme a Daniela Galeazzi, Marietta olim Galla, a una vicenda iniziata nella città fortezza di Palmanova, il mio prossimo romanzo renderà omaggio alla mia città natale in cui ho vissuto solo sedici anni, ma anni determinanti della mia formazione personale e culturale prima di trasferirmi in Friuli».

 

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