<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>units &#8211; imagazine.it</title>
	<atom:link href="https://imagazine.it/home_desk/tag/units/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://imagazine.it/home_desk</link>
	<description>imagazine la voce autentica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Aug 2026 09:58:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.3</generator>

<image>
	<url>https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/02/cropped-imagazine_icona-150x150.png</url>
	<title>units &#8211; imagazine.it</title>
	<link>https://imagazine.it/home_desk</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Cancro: da Trieste nuovi scenari su prognosi e metastasi</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/cancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 11:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75851</guid>

					<description><![CDATA[<p>Strumento di analisi computazionale per estrarre più informazioni dai test molecolari già utilizzati in oncologia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/incommon.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/cancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi/">Cancro: da Trieste nuovi scenari su prognosi e metastasi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Da sinistra Calonaci, Caravagna e Krasniqi</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Capire se in un tumore un gene è mutato può non essere sufficiente.</p>
<p>In molti casi, infatti, conta anche sapere quante copie di tale gene mutato sono presenti nelle cellule tumorali e quanto questa alterazione incida sul comportamento della malattia.</p>
<p>È questo il punto di partenza dello studio coordinato da <strong>Giulio Caravagna</strong>, docente di Informatica dell’<strong>Università di Trieste </strong>e responsabile del Cancer Data Science Laboratory, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://Gene mutant dosage is associated with prognosis and metastatic tropism in 60,000 clinical cancer samples">pubblicato su <strong><em>Nature Genetics</em></strong></a></span>.</p>
<p>Nel corso dello studio i ricercatori hanno proposto un nuovo modo di leggere il DNA tumorale, più vicino alla complessità reale del cancro, in cui le mutazioni non vengono considerate soltanto in quanto presenti o assenti, ma anche in relazione all’assetto genomico complessivo del tumore.</p>
<p>Nelle cellule tumorali le <strong>mutazioni somatiche</strong>, ovvero quelle che compaiono nel corso della vita in cellule diverse da quelle germinali, possono combinarsi con alterazioni del numero di copie del DNA.</p>
<p>Anche per questo alcune regioni del genoma possono essere amplificate e altre perse. Dall’insieme di mutazioni, amplificazioni e perdite di regioni del genoma nasce il concetto di “dosaggio mutazionale di un gene” (in inglese <em>gene mutant dosage</em>).</p>
<p>Il fine è dunque stimare quante copie mutate di un gene siano effettivamente presenti in un tumore e di valutare se questa informazione abbia un peso sulla prognosi e sulla diffusione di metastasi.</p>
<p>Per affrontare il problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato <strong>INCOMMON</strong> – INference of COpy number and Mutation Multiplicity in ONcology –, un metodo computazionale “<em>open source</em>” che consente di stimare il numero di copie mutate di un gene e la molteplicità delle mutazioni a partire dai pannelli di sequenziamento mirato comunemente utilizzati nella pratica clinica oncologica.</p>
<p>Uno degli aspetti più rilevanti è proprio la possibilità di ricavare nuove informazioni da dati già prodotti nei percorsi diagnostici. INCOMMON utilizza modelli avanzati di inferenza statistica e <em>machine learning</em> per interpretare i risultati dei test molecolari clinici alla luce di grandi collezioni di tumori sequenziati a livello di genoma intero.</p>
<p><em>“INCOMMON – </em>spiega <strong>Giulio Caravagna</strong><em> – rappresenta un nuovo approccio per ottenere analisi a risoluzione superiore rispetto allo standard, anche senza modificare la tipologia di dato generato. Questa nuova opportunità svela alcune peculiarità dei processi oncogenici che possono rivelarsi interessanti dal punto di vista prognostico e predittivo”.</em></p>
<p>Nello studio, sostenuto anche da <strong>Fondazione AIRC</strong>, i ricercatori hanno analizzato oltre 60.000 campioni clinici di pazienti, relativi a 39 diversi tipi di tumore e più di 500.000 mutazioni.</p>
<p>Stratificando oltre 20.000 pazienti in base al dosaggio mutazionale di diversi oncogeni e geni oncosoppressori, i ricercatori hanno individuato 46 biomarcatori specifici per tumore e associati alla sopravvivenza complessiva.</p>
<p>Il dato più significativo è che 13 di questi biomarcatori, distribuiti in 12 tipi di tumore, non sarebbero stati rilevati con i modelli tradizionali basati sulla sola distinzione tra gene mutato e gene non mutato.</p>
<p>Il dosaggio mutazionale permette quindi di far emergere segnali prognostici che una lettura più semplice del DNA tumorale può non intercettare.</p>
<p>I risultati ottenuti offrono inoltre nuove indicazioni sul comportamento metastatico dei tumori. I ricercatori hanno in particolare identificato 26 biomarcatori associati in maniera ricorrente alla diffusione metastatica in 10 tipi di cancro e 20 biomarcatori la cui presenza permette di predire la tendenza del tumore a diffondersi verso specifici organi in cinque tipi di tumore.</p>
<p><em>“I dati raccolti in questo studio – </em>afferma <strong>Nicola Calonaci</strong>, postdoc sostenuto da AIRC all’Università di Trieste e primo autore dell’articolo<em> – mostrano come informazioni genomiche già presenti nelle analisi molecolari regolarmente svolte in clinica possano essere reinterpretate con molta maggiore precisione grazie a sistemi avanzati di inferenza statistica e di ‘machine learning’”. </em></p>
<p><em>“Un aspetto particolarmente interessante è che il dosaggio mutazionale sembra catturare proprietà biologiche dei tumori che non emergono quando le mutazioni vengono considerate solo come presenti o assenti”, a</em>ggiunge <strong>Eriseld Krasniqi</strong>, medico oncologo presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, dottorando UniTS e anch’esso primo autore dell’articolo. <em> “Questo è particolarmente rilevante nello studio delle metastasi, in cui è storicamente molto difficile identificare caratteristiche genomiche che distinguano i tumori primari da quelli metastatici”. </em></p>
<p><em>“La ricerca rappresenta un bell’esempio di come la collaborazione tra centri clinici di alta specializzazione e gruppi di ricerca computazionale possa tradursi in conoscenza utile per il paziente oncologico – </em>sostiene <strong>Giovanni Blandino</strong>, direttore scientifico <strong>dell’IRRCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena</strong> (IRE) di Roma<em> –. La partecipazione dell’IRE a un lavoro di questa portata testimonia la nostra vocazione a presidiare la frontiera della ricerca traslazionale, dove le competenze cliniche incontrano le tecnologie più avanzate di analisi dei dati genomici. Estrarre nuova informazione da test molecolari già disponibili nella pratica clinica è una delle direzioni più promettenti per la medicina oncologica di precisione, e un terreno su cui intendiamo continuare a investire”.</em></p>
<p>Il lavoro apre inoltre la strada a studi futuri in cui integrare le informazioni sui trattamenti ricevuti dai pazienti, per capire se il dosaggio mutazionale possa avere non solo valore prognostico, ma anche valore predittivo della risposta alle terapie specifiche.</p>
<p>Prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari ulteriori passaggi di validazione. La prospettiva indicata dalla ricerca è però chiara: usare meglio le informazioni già disponibili nei dati molecolari per comprendere l’evoluzione della malattia e contribuire allo sviluppo di nuovi biomarcatori per la medicina oncologica di precisione.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fcancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi%2F&amp;linkname=Cancro%3A%20da%20Trieste%20nuovi%20scenari%20su%20prognosi%20e%20metastasi" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fcancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi%2F&amp;linkname=Cancro%3A%20da%20Trieste%20nuovi%20scenari%20su%20prognosi%20e%20metastasi" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fcancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi%2F&amp;linkname=Cancro%3A%20da%20Trieste%20nuovi%20scenari%20su%20prognosi%20e%20metastasi" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fcancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi%2F&amp;linkname=Cancro%3A%20da%20Trieste%20nuovi%20scenari%20su%20prognosi%20e%20metastasi" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fcancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi%2F&amp;linkname=Cancro%3A%20da%20Trieste%20nuovi%20scenari%20su%20prognosi%20e%20metastasi" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fcancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi%2F&#038;title=Cancro%3A%20da%20Trieste%20nuovi%20scenari%20su%20prognosi%20e%20metastasi" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/cancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi/" data-a2a-title="Cancro: da Trieste nuovi scenari su prognosi e metastasi"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/incommon.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/cancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi/">Cancro: da Trieste nuovi scenari su prognosi e metastasi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dai fondali del mare la risposta alla siccità</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/dai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[ogs]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75686</guid>

					<description><![CDATA[<p>Conclusa la missione in Adriatico legata al progetto europeo RESCUE che punta alla ricerca di lenti di acqua dolce nelle profondità marine</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/team_Missione_RESCUE.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/dai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita/">Dai fondali del mare la risposta alla siccità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il team della missione RESCUE</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – <strong>Mappare gli acquiferi a oltre 400 metri sotto il fondale marino</strong> nell’area costiera tra Jesolo e Lignano.</p>
<p>È quanto realizzato nella missione appena conclusa grazie al progetto <em>RESCUE</em> e svoltasi a bordo della nave da ricerca “Laura Bassi” dell’<strong>Istituto</strong> <strong>Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale &#8211; OGS</strong>.</p>
<p><em>RESCUE</em>, progetto coordinato dall’<strong>Università</strong> <strong>degli Studi di Trieste</strong> e di cui l’OGS è partner, mira infatti a rafforzare la sicurezza idrica attraverso la ricerca e l&#8217;innovazione per localizzare l&#8217;acqua dolce in acquiferi costieri e offshore inesplorati.</p>
<p>Sulla base di recenti scoperte scientifiche, il progetto sta mappando acquiferi profondi (oltre 400 metri) a bassa salinità, sia a terra che in mare, che in un contesto come quello attuale in cui le risorse idriche dolci nelle regioni costiere sono sottoposte a una crescente pressione dovuta alla crescita demografica, all&#8217;inquinamento e al cambiamento climatico, potrebbero integrare le forniture di acqua potabile, per l&#8217;agricoltura e per l&#8217;industria, contribuendo al contempo a ridurre i costi della desalinizzazione.</p>
<p>A bordo della “Laura Bassi” erano presenti ricercatori e studenti dell’OGS, dell’Università di Trieste, dell’Università di Pisa, del CNR-ISMAR di Bologna, dell’Università di Malta e del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), in California.</p>
<p>Durante la campagna sono state condotte indagini geofisiche di sismica a riflessione per ottenere immagini ecografiche del sottosuolo marino e di mappatura del fondale.</p>
<p>Inoltre, per la prima volta sono state eseguite indagini di tipo elettromagnetico con lo scopo di identificare la presenza di acquiferi di acqua dolce nel sottosuolo marino. Le indagini, che non hanno coinvolto attività di campionamento del fondale, hanno interessato un’area a circa 10 km dalla costa dalla città di Jesolo in provincia di Venezia, fino al delta del Tagliamento, al largo di Lignano.</p>
<p>“Le indagini sono state eseguite in ottime condizioni ambientali e tutto si è svolto secondo i piani. I dati sono di ottima qualità ma richiederanno molti mesi di elaborazione in laboratorio a terra prima di poter confermare la presenza degli acquiferi nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico”, spiega <strong>Cristina Corradin</strong>, ricercatrice dell’OGS e coordinatrice scientifica della spedizione.</p>
<p><em> </em>“Le operazioni hanno richiesto l’integrazione di diverse strumentazioni geofisiche e una stretta collaborazione tra i diversi gruppi di ricerca, personale tecnico-scientifico ed equipaggio della nave”, sottolinea <strong>Daniela Accettella</strong> dell’OGS e capomissione a bordo della “Laura Bassi”.</p>
<p><em>“Dopo due anni di attività scientifica, il team RESCUE ha applicato i metodi geofisici integrati innovativi per lo studio delle falde acquifere profonde offshore ad una delle aree di studio più promettenti: i fondali dell’Alto Adriatico e del Friuli Venezia Giulia in particolare. La raccolta di nuovi dati migliorerà la comprensione delle risorse idriche nella regione e contribuirà ad affrontare le carenze d&#8217;acqua associate al cambiamento climatico e agli eventi estremi, come l&#8217;ondata di caldo e la siccità che attualmente colpiscono l&#8217;Europa&#8221;, </em>conclude il professor <strong>Michele Pipan</strong> dell’Università di Trieste, coordinatore del progetto RESCUE.</p>
<p>Questa spedizione oceanografica ha posto le basi per un secondo progetto finanziato dall’associazione intergovernativa europea JPI Oceans che su iniziativa di Malta e Italia ha finanziato un progetto di ricerca che porterà alla conferma della presenza di acqua dolce nel sottosuolo dell’Alto Adriatico tramite un sondaggio del sottosuolo in mare, il primo in Europa.</p>
<p>Il progetto, coordinato dall’Università di Malta, con la partecipazione di OGS, Università di Trieste, Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico e di altri istituti tedeschi e greci, beneficia di un finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e della Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita%2F&amp;linkname=Dai%20fondali%20del%20mare%20la%20risposta%20alla%20siccit%C3%A0" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita%2F&amp;linkname=Dai%20fondali%20del%20mare%20la%20risposta%20alla%20siccit%C3%A0" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita%2F&amp;linkname=Dai%20fondali%20del%20mare%20la%20risposta%20alla%20siccit%C3%A0" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita%2F&amp;linkname=Dai%20fondali%20del%20mare%20la%20risposta%20alla%20siccit%C3%A0" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita%2F&amp;linkname=Dai%20fondali%20del%20mare%20la%20risposta%20alla%20siccit%C3%A0" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita%2F&#038;title=Dai%20fondali%20del%20mare%20la%20risposta%20alla%20siccit%C3%A0" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/dai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita/" data-a2a-title="Dai fondali del mare la risposta alla siccità"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/team_Missione_RESCUE.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/dai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita/">Dai fondali del mare la risposta alla siccità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75443</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra essere il gatto selvatico e la rarissima puzzola. L’Università rende pubblici i risultati del primo studio con metodi all’avanguardia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/puzzola.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/">Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Esemplare di puzzola</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Quali mammiferi vivono nel territorio comunale di Trieste? Dove si concentrano? Quanto sono numerosi?</p>
<p>Per la prima volta è possibile rispondere a queste domande grazie a una ricerca coordinata da <strong>Alessio Mortelliti</strong>, docente di Ecologia al Dipartimento di Scienze della Vita dell&#8217;Università di Trieste.</p>
<p>Lo studio rappresenta la <strong>prima indagine sistematica mai condotta nel Comune di Trieste sulla presenza, la distribuzione e l&#8217;abbondanza dei mammiferi di media e grande taglia</strong>.</p>
<p>Un lavoro che colma una significativa lacuna nelle conoscenze del patrimonio naturale cittadino e mette a disposizione dati fondamentali per la tutela della biodiversità e la pianificazione del territorio.</p>
<p><strong>La ricerca è stata realizzata tra novembre 2025 e febbraio 2026</strong> utilizzando una metodologia completamente non invasiva basata sul fototrappolaggio.</p>
<p>Sono state installate <strong>156 fototrappole</strong>, organizzate in <strong>78 siti di monitoraggio</strong> distribuiti negli habitat naturali e periurbani del Comune, per un totale di oltre <strong>2.300 notti di osservazione</strong>.</p>
<p>Le telecamere, attivate automaticamente dal passaggio degli animali, hanno consentito di documentare la presenza della fauna senza interferire con il suo comportamento.</p>
<p>Complessivamente sono state rilevate <strong>18 specie di mammiferi</strong>, confermando l&#8217;elevato valore naturalistico del territorio triestino.</p>
<p>Tra le specie più diffuse il <strong>capriolo</strong>, il <strong>cinghiale </strong>e lo <strong>sciacallo dorato</strong>. Di particolare interesse i rilevamenti di <strong>gatto selvatico</strong> e <strong>puzzola</strong>, specie di rilevanza conservazionistica la cui presenza in un contesto così vicino alla città rappresenta un dato di grande valore scientifico.</p>
<p>Oltre a effettuare una <em>checklist</em> delle specie presenti, i ricercatori hanno elaborato, attraverso modelli statistici avanzati, le prime <strong>mappe della probabilità di presenza e dell&#8217;abbondanza delle diverse specie nei vari ambienti del territorio comunale</strong>, dalle aree forestali agli ambienti carsici, fino alle zone agricole e periurbane.</p>
<p>Queste informazioni permetteranno di comprendere meglio il rapporto tra fauna e <em>habitat</em> e di individuare le aree dove alcune specie risultano maggiormente concentrate.</p>
<p>&#8220;I risultati mostrano che Trieste ospita una comunità di mammiferi particolarmente ricca e diversificata&#8221;, spiega Alessio Mortelliti. &#8220;Non si tratta di un fenomeno legato ai cambiamenti climatici, ma della particolare posizione del territorio triestino, strettamente connesso dal punto di vista ecologico con il Carso e con le aree naturali della Slovenia. Questa continuità ambientale, insieme all&#8217;espansione dei boschi sul Carso negli ultimi decenni, ha favorito la presenza di numerose specie selvatiche anche vicino alla città&#8221;.</p>
<p>I dati raccolti costituiscono uno strumento prezioso per aggiornare le conoscenze sulla fauna del territorio comunale e potranno supportare le <strong>future attività di conservazione della biodiversità, la gestione faunistica e la pianificazione urbanistica e ambientale</strong> del Comune di Trieste.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Ffauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste%2F&amp;linkname=Fauna%20selvatica%3A%20individuate%2018%20specie%20a%20Trieste" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Ffauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste%2F&amp;linkname=Fauna%20selvatica%3A%20individuate%2018%20specie%20a%20Trieste" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Ffauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste%2F&amp;linkname=Fauna%20selvatica%3A%20individuate%2018%20specie%20a%20Trieste" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Ffauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste%2F&amp;linkname=Fauna%20selvatica%3A%20individuate%2018%20specie%20a%20Trieste" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Ffauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste%2F&amp;linkname=Fauna%20selvatica%3A%20individuate%2018%20specie%20a%20Trieste" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Ffauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste%2F&#038;title=Fauna%20selvatica%3A%20individuate%2018%20specie%20a%20Trieste" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/" data-a2a-title="Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/puzzola.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/">Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il movimento ritmico cambia lo stato emotivo dei pulcini</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74910</guid>

					<description><![CDATA[<p>Università di Trieste e Udine protagoniste della ricerca pubblicata su "Annals of the News York Academy of Sciences"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Cinzia_Chiandetti.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini/">Il movimento ritmico cambia lo stato emotivo dei pulcini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Cinzia Chiandetti</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Uno studio pubblicato su <strong><em>Annals of the New York Academy of Sciences</em></strong> ha rilevato, in modo inatteso, che <strong>i movimenti ritmici passivi</strong>, come il dondolio o le oscillazioni simili al trasporto, <strong>possono modificare lo stato emotivo dei pulcini domestici, inducendo sia risposte di calma sia risposte piacevoli</strong>.</p>
<p>La ricerca, condotta da <strong>Cinzia Chiandetti</strong>, <strong>Andrea Dissegna</strong> e <strong>Paolo Gallina</strong> <strong>dell’Università di Trieste</strong> e <strong>Lorenzo Scalera</strong> <strong>dell’Università di Udine</strong>, indaga gli effetti del movimento ritmico in animali non appartenenti alla classe dei mammiferi.</p>
<p>Nei mammiferi, il movimento passivo ritmico lento è da tempo riconosciuto come una componente rilevante delle cure parentali: può ridurre il pianto, abbassare la frequenza cardiaca e favorire l’addormentamento.</p>
<p>Nell’essere umano, inoltre, osservazioni di carattere aneddotico suggeriscono che movimenti ritmici più rapidi nei neonati e nei bambini piccoli, come il lancio giocoso in aria, il dondolio sull’altalena o le giostre come le montagne russe, possano suscitare piacere ed eccitazione.</p>
<p>Per verificare se questi effetti siano presenti anche al di fuori dei mammiferi, e per comprendere quando il movimento passi da una funzione prevalentemente calmante a una potenzialmente piacevole, il gruppo di ricerca ha osservato pulcini domestici mentre venivano sottoposti a dondolio.</p>
<p><strong>L’impiego dei pulcini per studiare questo fenomeno rappresenta un elemento inedito</strong>: questi animali, infatti, sono in grado di camminare subito dopo la schiusa e, a differenza dei piccoli dei mammiferi, non vengono trasportati dalla madre.</p>
<p>Nel corso dell’esperimento, i singoli pulcini sono stati collocati all’interno di una scatola opaca collegata a un braccio robotico di precisione, programmato per riprodurre movimenti di dondolio e oscillazioni simili al trasporto, variandone frequenza – lenta o rapida – e direzione – orizzontale o verticale.</p>
<p>Lo stato emotivo degli animali è stato monitorato in modo non invasivo attraverso la registrazione delle vocalizzazioni.</p>
<p>I risultati mostrano che il dondolio lento e i movimenti lenti simili al trasporto determinano una riduzione dei cosiddetti “richiami di contatto”, vocalizzazioni associate a condizioni di disagio, isolamento o separazione. Questo dato richiama gli effetti calmanti del trasporto materno già documentati nei mammiferi.</p>
<p>Un risultato particolarmente significativo riguarda però la <strong>possibilità che specifiche forme di movimento ritmico inducano anche una risposta positiva</strong>.</p>
<p>Quando i pulcini venivano esposti a un dondolio orizzontale rapido o a movimenti rapidi simili al trasporto, emettevano infatti un <strong>numero significativamente maggiore di vocalizzazioni affiliative</strong> — i cosiddetti <em>brood calls</em> — normalmente prodotte in contesti sicuri e socialmente favorevoli, e considerate <strong>indicatori di uno stato piacevole</strong>.</p>
<p>Nel loro insieme, i risultati suggeriscono che gli effetti calmanti del trasporto e del dondolio osservati nei mammiferi possano derivare da una <strong>sensibilità diffusa degli animali al ritmo e al movimento</strong>.</p>
<p>Come osservano gli autori dello studio: “<em>I nostri risultati ampliano l’ambito funzionale della stimolazione ritmica, configurandola come un regolatore dello stato affettivo, capace di produrre sia effetti calmanti sia esperienze piacevoli lungo diverse linee evolutive dei vertebrati</em>”.</p>
<p>Poiché, nella loro storia naturale, i <strong>pulcini</strong> non sperimentano il trasporto materno, la loro sensibilità al movimento ritmico sembra riflettere un meccanismo profondamente conservato nei vertebrati, più che una risposta a specifiche strategie di cura parentale.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini%2F&amp;linkname=Il%20movimento%20ritmico%20cambia%20lo%20stato%20emotivo%20dei%20pulcini" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini%2F&amp;linkname=Il%20movimento%20ritmico%20cambia%20lo%20stato%20emotivo%20dei%20pulcini" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini%2F&amp;linkname=Il%20movimento%20ritmico%20cambia%20lo%20stato%20emotivo%20dei%20pulcini" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini%2F&amp;linkname=Il%20movimento%20ritmico%20cambia%20lo%20stato%20emotivo%20dei%20pulcini" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini%2F&amp;linkname=Il%20movimento%20ritmico%20cambia%20lo%20stato%20emotivo%20dei%20pulcini" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini%2F&#038;title=Il%20movimento%20ritmico%20cambia%20lo%20stato%20emotivo%20dei%20pulcini" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/il-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini/" data-a2a-title="Il movimento ritmico cambia lo stato emotivo dei pulcini"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Cinzia_Chiandetti.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini/">Il movimento ritmico cambia lo stato emotivo dei pulcini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 12:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[mamme]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74562</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo studio pubblicato su “Science”, firmato da Università di Trieste, World Bank e University of California, Berkeley analizza oltre 40 anni di ricerche internazionali</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/LOBUE_PEROVA_REYNOLDS.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli/">Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Lo Bue, Perova e Reynolds</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Il contributo scientifico dell’<strong>Università</strong> <strong>di Trieste</strong> porta nuove evidenze sugli effetti del lavoro materno sullo sviluppo dei figli.</p>
<p>La professoressa <strong>Maria Lo Bue</strong>, docente di Microeconomics e Development Economics a UniTS, è infatti coautrice insieme a <strong>Elizaveta Perova</strong> della World Bank e <strong>Sarah Reynolds</strong> della University of California, Berkeley, dello studio pubblicato sulla rivista <strong><em>Science</em> <em>“Maternal work and children’s development: A review&#8221;</em></strong>.</p>
<p>La ricerca analizza <strong>l’impatto dell’occupazione materna su apprendimento, risultati scolastici, salute, sviluppo cognitivo e benessere socio-emotivo di bambini e adolescenti</strong>.</p>
<p>Partendo da oltre mille studi provenienti da economia, psicologia, medicina e altre scienze sociali, la ricerca ha selezionato <strong>61 lavori scientifici pubblicati tra il 1980 e il 2023</strong> che utilizzano metodi statistici in grado di identificare in modo credibile relazioni causali tra occupazione materna e sviluppo dei figli.</p>
<p>Le autrici hanno quindi analizzato complessivamente 884 stime statistiche relative agli effetti del lavoro materno sui figli.</p>
<p>I risultati mostrano che, dopo le correzioni per test multipli — oggi considerate una <em>best practice </em>nella ricerca scientifica — <strong>nell’87% dei casi gli effetti non sono statisticamente differenti da zero e che, nella maggior parte dei casi, gli eventuali effetti rilevati risultano di entità molto contenuta</strong>.</p>
<p>Lo studio evidenzia inoltre che <strong>non emergono differenze sistematiche legate all’età dei bambini</strong>: gli effetti risultano prevalentemente nulli sia nella prima infanzia sia durante gli anni scolastici e l’adolescenza.</p>
<p>Dalle analisi emerge però anche un elemento importante: <strong>nei contesti socioeconomici più fragili, l’occupazione materna tende più frequentemente ad avere effetti positivi, soprattutto sugli esiti cognitivi ed educativi dei figli</strong>. Benefici maggiori emergono inoltre quando il <strong>lavoro è stabile, flessibile e compatibile con i tempi di cura familiare</strong>.</p>
<p>«Questo studio – commenta la professoressa Lo Bue – mostra come il dibattito sul lavoro materno e sul benessere dei figli debba essere affrontato superando stereotipi e semplificazioni. Le evidenze scientifiche, raccolte in oltre quarant’anni di ricerca, indicano che il lavoro delle madri, soprattutto in presenza di occupazioni di qualità e adeguati sistemi di supporto, non rappresenta un ostacolo allo sviluppo dei figli e può anzi contribuire a migliorare le opportunità delle famiglie più fragili. È fondamentale continuare a investire in politiche che favoriscano conciliazione, inclusione e pari opportunità».</p>
<p>«Il nostro Paese – aggiunge Lo Bue – continua ad avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa, soprattutto tra le donne con figli piccoli. La ricerca suggerisce che il tema centrale non sia se le madri lavorino oppure no, ma piuttosto la qualità del lavoro, la disponibilità di servizi e le condizioni che permettono alle famiglie di conciliare occupazione e cura».</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli%2F&amp;linkname=Il%20lavoro%20materno%20non%20compromette%20il%20benessere%20dei%20figli" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli%2F&amp;linkname=Il%20lavoro%20materno%20non%20compromette%20il%20benessere%20dei%20figli" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli%2F&amp;linkname=Il%20lavoro%20materno%20non%20compromette%20il%20benessere%20dei%20figli" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli%2F&amp;linkname=Il%20lavoro%20materno%20non%20compromette%20il%20benessere%20dei%20figli" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli%2F&amp;linkname=Il%20lavoro%20materno%20non%20compromette%20il%20benessere%20dei%20figli" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fil-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli%2F&#038;title=Il%20lavoro%20materno%20non%20compromette%20il%20benessere%20dei%20figli" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/il-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli/" data-a2a-title="Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/LOBUE_PEROVA_REYNOLDS.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli/">Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Campionati Nazionali Universitari assegnati al FVG</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/i-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:32:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[paralimico]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74462</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il progetto congiunto dei CUS di Trieste e Udine si aggiudica l'edizione 2027. La prima aperta anche a discipline paralimpiche</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/CUS_TRIESTE.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/i-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg/">I Campionati Nazionali Universitari assegnati al FVG</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE / UDINE – I <strong>Campionati Nazionali Universitari</strong> (CNU) del 2027 si svolgeranno in Friuli Venezia Giulia grazie al <strong>progetto congiunto</strong> presentato dai <strong>Centri Universitari Sportivi (CUS) di Trieste e di Udine</strong>.</p>
<p>L’assegnazione è stata deliberata dal Consiglio Federale della FederCUSI – Federazione Italiana dello Sport Universitario – al termine di un iter di valutazione che vedeva la candidatura dei CUS della nostra regione in competizione con quella del CUS Torino.</p>
<p>Il progetto dei CUS di Trieste e di Udine nasce dalla collaborazione del CONI regionale e delle Università di Trieste e di Udine e ha avuto il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<h3><strong>I primi passi verso il 2027</strong></h3>
<p>I Campionati si svolgeranno tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate del prossimo anno. Il centro della manifestazione sarà il Bella Italia Efa Village di <strong>Lignano Sabbiadoro</strong>.</p>
<p>Le diverse discipline in programma si svolgeranno negli impianti di Lignano Sabbiadoro, Trieste, Udine e in altre località della regione, individuate in base alle esigenze di ciascuno sport.</p>
<p>Al riguardo fondamentale sarà il contributo che gli enti locali, le associazioni e i referenti del movimento sportivo regionale potranno fornire a supporto della manifestazione.</p>
<p>I campionati proporranno un ventaglio particolarmente ricco di sport integrativi in aggiunta alle discipline obbligatorie.</p>
<p>L’obiettivo è valorizzare le specificità del territorio e la vocazione sportiva della regione proponendo, <strong>per la prima volta</strong> nell’ambito dei CNU, anche alcune <strong>competizioni dedicate alle discipline paralimpiche</strong>.</p>
<p>La volontà degli organizzatori è, infatti, quella di proporre dei Campionati Nazionali Universitari inclusivi e aperti a tutte le studentesse e a tutti gli studenti universitari italiani.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fi-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg%2F&amp;linkname=I%20Campionati%20Nazionali%20Universitari%20assegnati%20al%20FVG" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fi-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg%2F&amp;linkname=I%20Campionati%20Nazionali%20Universitari%20assegnati%20al%20FVG" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fi-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg%2F&amp;linkname=I%20Campionati%20Nazionali%20Universitari%20assegnati%20al%20FVG" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fi-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg%2F&amp;linkname=I%20Campionati%20Nazionali%20Universitari%20assegnati%20al%20FVG" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fi-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg%2F&amp;linkname=I%20Campionati%20Nazionali%20Universitari%20assegnati%20al%20FVG" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fi-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg%2F&#038;title=I%20Campionati%20Nazionali%20Universitari%20assegnati%20al%20FVG" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/i-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg/" data-a2a-title="I Campionati Nazionali Universitari assegnati al FVG"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/CUS_TRIESTE.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/i-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg/">I Campionati Nazionali Universitari assegnati al FVG</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Gorizia la nuova Galleria Ducaton</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/a-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 16:51:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74371</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella sede dell'Università di Trieste in città: una mostra permanente espone le 28 tele del ciclo “La donna del mare”</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/ducaton.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/a-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton/">A Gorizia la nuova Galleria Ducaton</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;inaugurazione della Galleria Ducaton</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>GORIZIA – L’<strong>Università di Trieste, </strong>grazie all’impegno di conservazione e divulgazione culturale del<strong> Sistema Museale di Ateneo (SmaTS),</strong> inaugura la <strong>Galleria Ducaton</strong>, un nuovo spazio permanente al I° piano dell&#8217;ala destra della sede di Gorizia di via Alviano 18, dedicato al ciclo pittorico <em>La donna del mare</em> di <strong>Annamaria Ducaton</strong> (1936-2026).</p>
<p>Si tratta di 28 tele che la pittrice triestina ha donato all’Ateneo nel 2024 in occasione dei cento anni dalla sua fondazione.</p>
<p>Realizzato tra il 1984 e il 1985, il ciclo è ispirato all’omonimo dramma di Henrik Ibsen del 1889.</p>
<p>L’opera rappresenta un percorso affettivo e artistico in cui Ducaton entra in dialogo con la madre, l’attrice Giannina Herman Macknig, e con Ellida, protagonista del lavoro ibseniano.</p>
<p>La nuova galleria permanente nasce come omaggio e segno di gratitudine verso l’artista recentemente scomparsa e valorizza il legame tra arte, memoria personale, teatro e patrimonio culturale di UniTS.</p>
<p><strong>Per il pubblico esterno la galleria sarà prossimamente visitabile su prenotazione. </strong></p>
<h3><strong>Annamaria Ducaton (1936 – 2026) </strong></h3>
<p>Respira da subito l’atmosfera artistica della famiglia. Da bambina inizia lo studio del pianoforte e dopo cinque anni lo abbandona per dedicarsi alla pittura.</p>
<p>Artista “immaginaria”, ha all’attivo un’ottantina di mostre personali a Trieste, Duino, Lignano, Udine, Gorizia, Maniago, Brunico, Dobbiaco, Steinhaus, S. Bonifacio di Verona, Trento, Roma, Torino, Milano, Isola d’Istria, Lubiana, Dobrovo, Salisburgo, Graz, Helsinki, Basilea, Terezin (Repubblica Ceca), Venezuela, California.</p>
<p>Ha partecipato a oltre un centinaio di esposizioni collettive in Italia e all’estero. Lavora sviluppando vari temi che le consentono di approfondire gli argomenti prescelti in modo dettagliato, ricavandone un importante apporto culturale a livello non solo personale.</p>
<p>La musica e la letteratura camminano sempre assieme al suo lavoro pittorico.</p>
<h3><strong>Ciclo pittorico “La donna del mare” (1984-1985)</strong></h3>
<p>La serie di opere a tecnica mista di Annamaria Ducaton trae ispirazione dal dramma di Ibsen <em>La donna del mare</em>, intrecciando in modo poetico immagini personali e simboli universali. Ducaton utilizza fotografie di sé stessa e di sua madre, collocandole in un contesto visivo astratto, caratterizzato da forme fluide e colori suggestivi. Ogni opera diventa così una riflessione visiva e testuale sul tema dell’identità, del legame e del bisogno di libertà. Sopravvivono 28 opere delle 29 originarie e vanno lette secondo un ordine stabilito dalla stessa autrice.</p>
<p>La tensione tra appartenenza e desiderio di evasione è al centro di queste opere dove il mare, evocato da forme ondulate e colori cangianti, rappresenta il mondo interiore e le forze sotterranee che accompagnano il viaggio della scoperta di sé.</p>
<p>Ducaton sovrappone simboli e immagini. La stratificazione visiva esprime la complessità della memoria, in cui passato e presente si fondono, mentre il volto della madre si alterna a quello dell’artista, in un dialogo che evoca il legame generazionale ma anche il conflitto tra ciò che si eredita e ciò che si vuole superare.</p>
<p>Citazioni tratte da La donna del mare accompagnano le immagini e intensificano il senso di introspezione e di minaccia invisibile.</p>
<p>I contorni delle figure si fondono in uno sfondo surreale, dove forme marine e creature immaginarie sembrano avvolgere e osservare i personaggi, incarnando paure interiori e desideri inespressi.</p>
<p>La presenza del mare, con il suo richiamo alla libertà e al pericolo, diventa una metafora della profondità psichica in cui si muovono le protagoniste. Alla base di queste opere vi è anche una riflessione sull’identità femminile e sull’autonomia.</p>
<p>Le parole di Ellida esprimono il desiderio di rompere i vincoli e di affermare la propria autenticità. Anche visivamente, le figure femminili appaiono isolate, immerse in paesaggi astratti che le rendono al contempo parte ed estranee all’ambiente che le circonda, suggerendo la dualità di chi cerca di scoprire e affermare sé stessa al di fuori dei ruoli imposti.</p>
<p>In sintesi, la serie di Ducaton è un’esplorazione intima e complessa delle relazioni familiari e dell’identità, radicata nella poetica del mare simbolico di Ibsen.</p>
<p>La fusione tra fotografia e astrazione genera un’immagine stratificata e vibrante, che invita a riflettere su come i legami, siano essi familiari o esistenziali, possano essere allo stesso tempo rifugio e limite da superare.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fa-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton%2F&amp;linkname=A%20Gorizia%20la%20nuova%20Galleria%20Ducaton" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fa-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton%2F&amp;linkname=A%20Gorizia%20la%20nuova%20Galleria%20Ducaton" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fa-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton%2F&amp;linkname=A%20Gorizia%20la%20nuova%20Galleria%20Ducaton" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fa-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton%2F&amp;linkname=A%20Gorizia%20la%20nuova%20Galleria%20Ducaton" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fa-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton%2F&amp;linkname=A%20Gorizia%20la%20nuova%20Galleria%20Ducaton" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fa-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton%2F&#038;title=A%20Gorizia%20la%20nuova%20Galleria%20Ducaton" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/a-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton/" data-a2a-title="A Gorizia la nuova Galleria Ducaton"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/ducaton.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/a-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton/">A Gorizia la nuova Galleria Ducaton</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Varata Neverina, l’imbarcazione sostenibile dell’Ateneo triestino</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/varata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 13:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[vela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74095</guid>

					<description><![CDATA[<p>Progettata e realizzata dall’Audace Sailing Team. Un concentrato di ricerca, innovazione e sostenibilità pronto a sfidare la SuMoth Challenge 2026</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/audace_neverina.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/varata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino/">Varata Neverina, l’imbarcazione sostenibile dell’Ateneo triestino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE <em>– </em>A Trieste il “neverin” arriva improvviso dal mare, scuote il Golfo con vento e pioggia e cambia nel giro di pochi minuti il volto della città.</p>
<p>È proprio da questo fenomeno tipico che nasce <strong><em>Neverina</em></strong>, il nuovo <em>foiling Moth</em> progettato e realizzato dall’<strong>Audace Sailing Team</strong>.</p>
<p>Un nome che richiama il territorio e il mare, ma anche l’energia improvvisa e dinamica del “neverin”: un’immagine che il team ha voluto trasferire nella nuova imbarcazione varata allo <strong>Yacht Club Adriaco di Trieste</strong>.</p>
<p>Il progetto ha coinvolto <strong>oltre 70 studenti e studentesse</strong> provenienti da sei differenti dipartimenti dell’Ateneo.</p>
<p>Nel corso dell’evento sono state presentate le principali innovazioni introdotte nella nuova imbarcazione, sviluppata seguendo il principio <strong><em>“Sustainable, Reliable, Commerciable”.</em></strong></p>
<p><em>Neverina</em> rappresenterà ora l’<strong>Università</strong> <strong>di Trieste</strong> alla <strong><em>SuMoth Challenge 2026</em></strong>, competizione internazionale universitaria dedicata ai <em>foiling Moth</em>.</p>
<p>A guidare l’imbarcazione saranno <strong>Leonardo Centuori</strong>, <strong>Anastasia Mutti</strong> e <strong>Carlotta Rizzardi</strong>, tre studenti-atleti che, oltre all’attività agonistica, contribuiscono attivamente anche allo sviluppo del progetto all’interno del team.</p>
<p>Centuori ha già timonato i Moth di Audace nelle edizioni 2024 e 2025 della competizione ed è attivo da anni nella classe Waszp con risultati nazionali e internazionali; Mutti ha conquistato nel 2025 il titolo mondiale giovanile classe 420 in Turchia; Rizzardi, già parte del team Under 21 e sviluppo della Nazionale ILCA, ha ottenuto nel 2023 il terzo posto ai Mondiali Under 21 in Marocco.</p>
<p>Prima della <em>SuMoth Challenge</em>, Audace Sailing Team prenderà parte al <em>Salone Nautico di Venezia</em>, in programma dal 27 al 31 maggio, per poi partecipare al <em>MetsTrade</em> di Amsterdam dal 17 al 19 novembre.</p>
<p>La nuova imbarcazione raccoglie l’eredità dei progetti sviluppati negli anni dal team, tra cui <strong>Dedalo, Lina, BAI-Lina Rossa, BAI-Flying Lina e BAI-Flax Bandit</strong>, consolidando il percorso di ricerca sulla sostenibilità applicata alla vela <em>foiling</em>.</p>
<p>Centrale anche in questo progetto resta l’attenzione alla sostenibilità. Audace Sailing Team integra infatti l’analisi LCA (<em>Life-Cycle Assessment</em>) attraverso la piattaforma <em>MarineShift360</em>, che consente di monitorare in tempo reale l’impatto ambientale delle scelte progettuali e costruttive.</p>
<p>Per la realizzazione della barca sono stati utilizzati materiali circolari e a ridotto impatto ambientale, tra cui PET riciclato da bottiglie, resine <em>bio-based</em> al 30% e fibre naturali di lino e basalto.</p>
<p>La costruzione di tuga e scafo tramite un unico stampo ha inoltre permesso di ridurre significativamente i rifiuti prodotti e l’impatto ambientale complessivo.</p>
<p>Il nuovo <em>Moth</em> è stato perfezionato attraverso simulazioni CFD e FEM, che hanno consentito di migliorare affidabilità e prestazioni rispetto ai modelli precedenti. L’ottimizzazione degli stampi dei <em>foil</em>, le appendici che permettono all’imbarcazione di “volare” sull’acqua, ha inoltre consentito un risparmio stimato di oltre 3.000 chilogrammi di CO2 equivalente.</p>
<p>L’evento si è aperto con i saluti del vicepresidente dello Yacht Club Adriaco, <strong>Giovanni Battista Bellis</strong>, seguiti dagli interventi del sindaco di Trieste, <strong>Roberto Dipiazza</strong>, del comandante della Capitaneria di Porto di Trieste, <strong>Luciano del Prete</strong>, della prorettrice all’Impegno pubblico e sociale UniTS, <strong>Caterina Falbo</strong>, e del responsabile scientifico di Audace Sailing Team, <strong>Rodolfo Taccani</strong>.</p>
<p>A presentare il progetto sono stati <strong>Pietro Miani</strong>, presidente di Audace Sailing Team, e la timoniera <strong>Carlotta Rizzardi</strong>, che hanno illustrato le innovazioni e gli obiettivi della nuova imbarcazione.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fvarata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino%2F&amp;linkname=Varata%20Neverina%2C%20l%E2%80%99imbarcazione%20sostenibile%20dell%E2%80%99Ateneo%20triestino" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fvarata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino%2F&amp;linkname=Varata%20Neverina%2C%20l%E2%80%99imbarcazione%20sostenibile%20dell%E2%80%99Ateneo%20triestino" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fvarata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino%2F&amp;linkname=Varata%20Neverina%2C%20l%E2%80%99imbarcazione%20sostenibile%20dell%E2%80%99Ateneo%20triestino" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fvarata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino%2F&amp;linkname=Varata%20Neverina%2C%20l%E2%80%99imbarcazione%20sostenibile%20dell%E2%80%99Ateneo%20triestino" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fvarata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino%2F&amp;linkname=Varata%20Neverina%2C%20l%E2%80%99imbarcazione%20sostenibile%20dell%E2%80%99Ateneo%20triestino" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fvarata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino%2F&#038;title=Varata%20Neverina%2C%20l%E2%80%99imbarcazione%20sostenibile%20dell%E2%80%99Ateneo%20triestino" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/varata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino/" data-a2a-title="Varata Neverina, l’imbarcazione sostenibile dell’Ateneo triestino"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/audace_neverina.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/varata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino/">Varata Neverina, l’imbarcazione sostenibile dell’Ateneo triestino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Melanoma avanzato: progetto triestino per cure più mirate</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/melanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 16:23:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74059</guid>

					<description><![CDATA[<p>Coordinato dall’Università, studierà l’uso della biopsia liquida per monitorare l’evoluzione della malattia e personalizzare i trattamenti in modo meno invasivo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/melanoma-cura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/melanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate/">Melanoma avanzato: progetto triestino per cure più mirate</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il gruppo di ricerca</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Seguire l’evoluzione del melanoma cutaneo avanzato attraverso un semplice prelievo di sangue o un campione di urine, per ottenere informazioni utili a personalizzare le terapie e renderle meno invasive per i pazienti.</p>
<p>È questo l’obiettivo di <strong><em>EXOMEL</em></strong>, il nuovo progetto di ricerca coordinato dall’<strong>Università di Trieste</strong>, che studierà l’impiego della <strong>biopsia liquida</strong> nel monitoraggio di una forma tumorale in cui la possibilità di osservare con precisione l’andamento della malattia può incidere in modo significativo sulle scelte terapeutiche.</p>
<p>Il progetto, intitolato “<em>MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato</em>”, punta a sviluppare e validare tecnologie diagnostiche innovative, condivise tra i centri clinici coinvolti, per rendere le cure sempre più mirate, efficaci e adattate alle caratteristiche di ciascun paziente.</p>
<p>L’elemento più innovativo riguarda l’impiego del campione urinario come forma di biopsia liquida: <em>EXOMEL</em> studierà infatti gli esosomi, piccole vescicole coinvolte nella comunicazione tra le cellule, e i microRNA che trasportano, con l’obiettivo di individuare una combinazione di segnali biologici utile a distinguere i pazienti che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.</p>
<p>EXOMEL è finanziato dal <strong>Programma di cooperazione transfrontaliera Italia–Austria Interreg VI-A 2021–2027</strong>, con il sostegno del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per un importo complessivo pari a 572.055,59 euro.</p>
<p>Il progetto, che si concluderà il 31 marzo 2028, conferma il valore della cooperazione internazionale nella ricerca oncologica, mettendo in rete istituzioni sanitarie, università e competenze tecnologiche italiane e austriache.</p>
<p>L’Università di Trieste svolge il ruolo di <strong>capofila</strong> e coordina le attività progettuali attraverso il <strong>Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute</strong>, che impegna un gruppo di ricerca composto da<strong> Serena Bonin</strong>,<strong> Iris Zalaudek</strong>,<strong> Ilaria Gandin </strong>e<strong> Gabriele Grassi.</strong></p>
<p>Il partenariato coinvolge anche l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige con gli ospedali di Brunico e Bolzano, una piccola e media impresa italiana e la Clinica universitaria di Dermatologia e Allergologia dell’Università Paracelsus di Salisburgo.</p>
<p>“Al centro di EXOMEL – spiega <strong>Serena Bonin</strong>, docente di Scienze tecniche di Medicina di Laboratorio dell’Università di Trieste e principal investigator del progetto – c’è lo sviluppo e la validazione della biopsia liquida, un approccio diagnostico che permette di ottenere informazioni rilevanti sulla malattia attraverso campioni biologici semplici da raccogliere, come sangue o urine. Oggi la biopsia liquida plasmatica è impiegata soprattutto in ambito di ricerca per rilevare il DNA libero circolante tumorale, cioè DNA con mutazioni specifiche del tumore. Questo approccio, però, richiede che le mutazioni da monitorare siano note. Con EXOMEL vogliamo invece studiare i microRNA contenuti negli esosomi, vescicole attraverso cui le cellule comunicano tra loro, per verificare se una loro combinazione possa aiutare a discriminare i pazienti con melanoma cutaneo avanzato che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono”.</p>
<p>“Al momento – aggiunge Bonin – non sono disponibili biomarcatori predittivi utilizzati nella pratica ospedaliera per orientare in modo sistematico queste scelte terapeutiche. Per questo l’obiettivo del progetto è contribuire allo sviluppo di strumenti più accessibili, ripetibili e potenzialmente utili nella personalizzazione dei trattamenti”.</p>
<p>Nel corso del progetto, la tecnologia della biopsia liquida sarà estesa allo studio dei campioni urinari e applicata nei centri clinici coinvolti attraverso lo sviluppo di protocolli comuni e standardizzati. Questo passaggio consentirà di verificare la solidità dell’approccio in contesti clinici diversi, armonizzare le pratiche diagnostiche tra le strutture sanitarie partner e favorire la costruzione di una rete stabile di collaborazione tra Italia e Austria.</p>
<p>I risultati attesi potranno avere ricadute anche oltre l’ambito strettamente accademico e clinico. EXOMEL potrà infatti contribuire allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici basati sulla biopsia liquida, aprendo possibili prospettive di trasferimento tecnologico e di valorizzazione industriale della ricerca, anche attraverso l’interesse di imprese attive nel settore biomedicale e diagnostico.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fmelanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate%2F&amp;linkname=Melanoma%20avanzato%3A%20progetto%20triestino%20per%20cure%20pi%C3%B9%20mirate" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fmelanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate%2F&amp;linkname=Melanoma%20avanzato%3A%20progetto%20triestino%20per%20cure%20pi%C3%B9%20mirate" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fmelanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate%2F&amp;linkname=Melanoma%20avanzato%3A%20progetto%20triestino%20per%20cure%20pi%C3%B9%20mirate" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fmelanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate%2F&amp;linkname=Melanoma%20avanzato%3A%20progetto%20triestino%20per%20cure%20pi%C3%B9%20mirate" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fmelanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate%2F&amp;linkname=Melanoma%20avanzato%3A%20progetto%20triestino%20per%20cure%20pi%C3%B9%20mirate" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fmelanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate%2F&#038;title=Melanoma%20avanzato%3A%20progetto%20triestino%20per%20cure%20pi%C3%B9%20mirate" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/melanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate/" data-a2a-title="Melanoma avanzato: progetto triestino per cure più mirate"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/melanoma-cura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/melanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate/">Melanoma avanzato: progetto triestino per cure più mirate</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Donata Vianelli: la persona al centro</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/donata-vianelli-la-persona-al-centro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:53:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=73305</guid>

					<description><![CDATA[<p>La prima Rettrice donna dell’Università degli Studi di Trieste traccia le prospettive e gli obiettivi del suo mandato, oltre i conti finanziari e le statistiche</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Vianelli-PT_def_001.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/donata-vianelli-la-persona-al-centro/">Donata Vianelli: la persona al centro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Donata Vianelli, Magnifica Rettrice dell&#8217;Università degli Studi di Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Dallo scorso mese di agosto guida ufficialmente l’<strong>Università degli Studi di Trieste</strong>. Un’istituzione con oltre 19mila studenti e 1.500 tra docenti, tecnici amministrativi. Ma soprattutto con oltre un secolo di storia e legami profondi con il tessuto sociale, culturale e imprenditoriale del territorio. Nel quale ricopre un ruolo di primo piano in ottica di sviluppo e formazione.</p>
<p><strong>Rettrice Vianelli, qual è il bilancio di questi primi mesi del suo mandato?</strong></p>
<p>«Un bilancio molto positivo perché siamo riusciti a partire con lo sviluppo del piano strategico che accompagnerà tutto il mio mandato, fino al 2031. Questi primi mesi sono volati ma abbiamo già fatto cose importanti».</p>
<p><strong>Cosa implica ricoprire questo ruolo?</strong></p>
<p>«Portare a compimento l’impegno di tanti anni: non solo come ricercatrice o docente, ma anche nel coinvolgimento nelle attività istituzionali, iniziato con la direzione del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche e giunto ora al coordinamento delle attività dell’intero Ateneo. Per me vuol dire avere l’opportunità di far crescere ancora di più un’istituzione che ho sempre amato molto e a cui ho dedicato tutta la mia vita. Ricoprire questo ruolo significa condurre un’intera comunità verso determinati obiettivi. Che non sono solo di crescita del numero di studenti o economico-finanziaria, ma soprattutto crescita umana e personale».</p>
<p><strong>Cosa significa per lei essere la prima rettrice donna di questa istituzione? </strong></p>
<p>«Qualcosa di importante. Né uomini né donne devono dare per scontato che lo sviluppo della carriera debba essere correlato a questioni di genere. Essere la prima Rettrice donna vuol dire dare un esempio alle nostre studentesse e non solo: perché vedere un’istituzione così importante guidata da una donna può essere una motivazione ulteriore per impegnarsi nella crescita lavorativa e nella vita personale e famigliare, che va mantenuta centrale a prescindere dell’impegno lavorativo».</p>
<p><strong>Come giudica lo stato di salute dell’Università di Trieste?</strong></p>
<p>«Ottimo. Ma i tempi sono già cambiati: si sta chiudendo il periodo del PNRR e quindi dobbiamo essere molto prudenti. Avremo meno risorse da parte dello Stato rispetto agli ultimi tre anni. Si sta affacciando inoltre l’inverno demografico. Compito della <em>governance </em>sarà quello di mantenere sana questa istituzione, stando attenti a fare scelte che sappiano guardare agli sviluppi futuri, abbinando crescita e attenzione alle esigenze della società. Oltre a formare i giovani per il mondo del lavoro, siamo chiamati a competere con le altre università tradizionali e con quelle telematiche, nonché con gli atenei internazionali, poiché sempre più spesso i nostri giovani decidono di andare a studiare all’estero».</p>
<p><strong>Quali sono i punti di forza dell’Ateneo triestino?</strong></p>
<p>«Dal punto di vista della didattica un’offerta formativa molto ampia e in linea con le richieste del territorio. Così come la capacità di dialogo della nostra università con gli studenti delle scuole superiori di tutta Italia: un’azione di orientamento che aiuta in modo innovativo a fare la scelta giusta. Da tanti anni ospitiamo d’estate un migliaio di studenti per aiutarli a comprendere quali possono essere i corsi più adatti alle loro caratteristiche e alle loro passioni. Facciamo provare loro percorsi di formazione e laboratoriali che anticipano quelli che saranno poi i reali percorsi di studio. In questi contesti gli studenti vengono aiutati a comprendere cosa piace loro fare e, soprattutto, cosa non piace loro fare. Un altro punto forte è la ricerca: siamo un’università molto scientifica, con la fortuna di operare in un territorio in cui ci sono anche altre eccellenze nell’ambito della ricerca con le quali abbiamo instaurato forti sinergie. E poi l’internazionalizzazione: siamo tra gli atenei al top in Italia in questo settore, anche per numero di immatricolazioni dall’estero».</p>
<p><strong>A proposito di ricerca: le università italiane di cosa avrebbero bisogno per potenziarla?</strong></p>
<p>«C’è fortemente bisogno di stabilità nella disponibilità di fondi da destinare alla ricerca. Da quest’anno il Ministero ha elaborato un piano triennale grazie a cui nel prossimo triennio dovremmo avere ben chiaro a quanti fondi potremo attingere. Ciò dovrebbe fornirci la stabilità necessaria che prima non c’era. Ma persiste un problema a livello di sistema: la quantità complessiva di fondi che lo Stato mette a disposizione per la ricerca è molto bassa se rapportata con il resto d’Europa, dove siamo fanalino di coda. Diventiamo così meno competitivi, abbiamo meno ricercatori e infrastrutture che diventano obsolete. In tali condizioni i ricercatori italiani si rivelano molto più bravi rispetto alla media dei colleghi all’estero perché riescono a fare miracoli con fondi di ricerca limitati. In questo contesto, la grande fortuna dell’Università di Trieste è avere alle spalle una Regione Friuli Venezia Giulia che negli ultimi anni si è dimostrata realmente attenta alle esigenze del mondo universitario. Abbiamo avuto grandi investimenti regionali nel sistema universitario con progettualità nate <em>ex novo </em>dal confronto con la Regione. Una cosa non scontata».</p>
<p><strong>Dall’Università di Udine alla SISSA, com’è il rapporto con gli altri enti del sapere in Friuli Venezia Giulia?</strong></p>
<p>«A mio avviso dovremo gestire al meglio questa sinergia soprattutto nella progettualità della ricerca, nell’innovazione e nel coordinamento delle iniziative. Due esempi: il primo è la collaborazione delle tre università nell’ambito dell’Intelligenza artificiale, trovando una complementarietà pur nelle specificità di ciascuna realtà. Il secondo è l’Ecosistema dell’innovazione del Nordest che ci ha visto collaborare con tutte le università di quest’area. Le sinergie sono fondamentali, così come le specificità di ciascuna università per valorizzare i propri punti di forza. Nel nostro caso il mondo della <em>blue economy</em>, l’economia del mare».</p>
<p><strong>L’Università di Trieste quest’anno ha superato il proprio record di immatricolati. Che significato attribuisce a questo dato?</strong></p>
<p>«Punto di forza dell’Università di Trieste è l’offerta formativa molto attrattiva, anche per studenti stranieri grazie ai numerosi insegnamenti in inglese. Inoltre gli investimenti fatti in passato stanno ora dando il loro frutto. Lavoriamo tanto con la comunicazione per far conoscere i nostri risultati e la nostra offerta. La risposta del mondo del lavoro è molto positiva e superiore alla media italiana per quanto riguarda l’immediato inserimento dei laureati. Abbiamo settori con 100% di occupazione dei nostri studenti entro un anno dalla laurea. Ma c’è un altro aspetto fondamentale: oltre alla qualità delle sedi e dei corsi, la scelta dell’università è legata molto anche all’attrattività del territorio e della città in cui l’università si trova. E Trieste è una città altamente attrattiva, sempre più visitata e apprezzata, una città bella da vivere che ha impattato positivamente sul nostro Ateneo».</p>
<figure id="attachment_73307" aria-describedby="caption-attachment-73307" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-73307" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-730x1024.jpg" alt="aa nuova foto" width="640" height="898" title="Donata Vianelli: la persona al centro 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-730x1024.jpg 730w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-214x300.jpg 214w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-768x1077.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto.jpg 800w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-73307" class="wp-caption-text">Donata Vianelli è madre di tre figli di età compresa tra 27 e 32 anni. Ama la montagna ed è appassionata sciatrice. Ha inoltre studiato al Conservatorio dove ha imparato a suonare il pianoforte</figcaption></figure>
<p><strong>L’evoluzione del mondo del lavoro è costante e spesso difficilmente prevedibile: a suo avviso quali sono i corsi di laurea destinati ad avere maggiori sbocchi occupazionali nei prossimi anni?</strong></p>
<p>«Impossibile definirlo ora. Tuttavia l’aiuto che diamo agli studenti nella fase di orientamento e la preparazione che forniamo loro durante il percorso universitario, anche in termini di competenze personali, li aiutano a trovare uno sbocco lavorativo o imprenditoriale. Se da un lato la domanda per laureati in ambito ingegneristico ed economico risulta sempre elevata, abbiamo altrettante richieste anche in ambito umanistico, nell’area dei servizi sociali… Tutti i ragazzi che portano a termine il loro percorso universitario in qualsiasi facoltà hanno ottime <em>chance </em>occupazionali. Consiglio sempre agli studenti di non scegliere il corso di laurea in base alle prospettive occupazionali di oggi, ma in base alle proprie passioni e capacità. Perché le aziende chiedono persone solide dal punto di vista tecnico, dell’analisi critica, del sacrificio. Quando poi entreranno nel mondo del lavoro devono essere pronti a una formazione continua per tutta la vita, perché l’innovazione li porterà alla necessità di aggiornamenti costanti, come avviene per ciascuno di noi. La stessa intelligenza artificiale abbraccerà tutti i settori: non serviranno solo informatici ma anche laureati in campo umanistico. Per questo è fondamentale fare la propria scelta dove c’è gusto per l’impegno. Essere aperti e curiosi a interessarsi anche in settori non direttamente propri ma in cui dare un contributo con il proprio <em>background </em>personale».</p>
<p><strong>Quando nel 2031 lascerà l’incarico di Rettrice per cosa le piacerebbe essere ricordata?</strong></p>
<p>«Come una Rettrice che ha innovato senza perdere di vista la centralità della persona. Nonché per aver cercato di semplificare il lavoro organizzativo di tutti all’interno dell’Università. Infine vorrei essere ricordata per essere riuscita a far crescere l’Università sia nella didattica che nella ricerca, seppur in anni di maggiori ristrettezze economiche. Perché la ricerca è la base della qualità che noi possiamo offrire agli studenti ed è la base dell’innovazione e dell’impegno pubblico e sociale che l’università deve avere nel contesto del proprio territorio. Ma l’aspetto più importante è un altro».</p>
<p><strong>Quale?</strong></p>
<p>«Vorrei che tutti si sentissero valorizzati in qualità di persone che ogni giorno operano per rendere migliore questa Università. Il nostro è un lavoro bellissimo, perché ci mette al servizio dei giovani e della ricerca: è un lavoro che guarda al futuro. E nel futuro connotato da tecnologia ed economia, bisogna dare centralità al benessere interno della comunità».</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdonata-vianelli-la-persona-al-centro%2F&amp;linkname=Donata%20Vianelli%3A%20la%20persona%20al%20centro" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdonata-vianelli-la-persona-al-centro%2F&amp;linkname=Donata%20Vianelli%3A%20la%20persona%20al%20centro" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdonata-vianelli-la-persona-al-centro%2F&amp;linkname=Donata%20Vianelli%3A%20la%20persona%20al%20centro" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdonata-vianelli-la-persona-al-centro%2F&amp;linkname=Donata%20Vianelli%3A%20la%20persona%20al%20centro" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdonata-vianelli-la-persona-al-centro%2F&amp;linkname=Donata%20Vianelli%3A%20la%20persona%20al%20centro" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fdonata-vianelli-la-persona-al-centro%2F&#038;title=Donata%20Vianelli%3A%20la%20persona%20al%20centro" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/donata-vianelli-la-persona-al-centro/" data-a2a-title="Donata Vianelli: la persona al centro"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Vianelli-PT_def_001.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/donata-vianelli-la-persona-al-centro/">Donata Vianelli: la persona al centro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
