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		<title>Il movimento ritmico cambia lo stato emotivo dei pulcini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Università di Trieste e Udine protagoniste della ricerca pubblicata su "Annals of the News York Academy of Sciences"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Cinzia Chiandetti</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Uno studio pubblicato su <strong><em>Annals of the New York Academy of Sciences</em></strong> ha rilevato, in modo inatteso, che <strong>i movimenti ritmici passivi</strong>, come il dondolio o le oscillazioni simili al trasporto, <strong>possono modificare lo stato emotivo dei pulcini domestici, inducendo sia risposte di calma sia risposte piacevoli</strong>.</p>
<p>La ricerca, condotta da <strong>Cinzia Chiandetti</strong>, <strong>Andrea Dissegna</strong> e <strong>Paolo Gallina</strong> <strong>dell’Università di Trieste</strong> e <strong>Lorenzo Scalera</strong> <strong>dell’Università di Udine</strong>, indaga gli effetti del movimento ritmico in animali non appartenenti alla classe dei mammiferi.</p>
<p>Nei mammiferi, il movimento passivo ritmico lento è da tempo riconosciuto come una componente rilevante delle cure parentali: può ridurre il pianto, abbassare la frequenza cardiaca e favorire l’addormentamento.</p>
<p>Nell’essere umano, inoltre, osservazioni di carattere aneddotico suggeriscono che movimenti ritmici più rapidi nei neonati e nei bambini piccoli, come il lancio giocoso in aria, il dondolio sull’altalena o le giostre come le montagne russe, possano suscitare piacere ed eccitazione.</p>
<p>Per verificare se questi effetti siano presenti anche al di fuori dei mammiferi, e per comprendere quando il movimento passi da una funzione prevalentemente calmante a una potenzialmente piacevole, il gruppo di ricerca ha osservato pulcini domestici mentre venivano sottoposti a dondolio.</p>
<p><strong>L’impiego dei pulcini per studiare questo fenomeno rappresenta un elemento inedito</strong>: questi animali, infatti, sono in grado di camminare subito dopo la schiusa e, a differenza dei piccoli dei mammiferi, non vengono trasportati dalla madre.</p>
<p>Nel corso dell’esperimento, i singoli pulcini sono stati collocati all’interno di una scatola opaca collegata a un braccio robotico di precisione, programmato per riprodurre movimenti di dondolio e oscillazioni simili al trasporto, variandone frequenza – lenta o rapida – e direzione – orizzontale o verticale.</p>
<p>Lo stato emotivo degli animali è stato monitorato in modo non invasivo attraverso la registrazione delle vocalizzazioni.</p>
<p>I risultati mostrano che il dondolio lento e i movimenti lenti simili al trasporto determinano una riduzione dei cosiddetti “richiami di contatto”, vocalizzazioni associate a condizioni di disagio, isolamento o separazione. Questo dato richiama gli effetti calmanti del trasporto materno già documentati nei mammiferi.</p>
<p>Un risultato particolarmente significativo riguarda però la <strong>possibilità che specifiche forme di movimento ritmico inducano anche una risposta positiva</strong>.</p>
<p>Quando i pulcini venivano esposti a un dondolio orizzontale rapido o a movimenti rapidi simili al trasporto, emettevano infatti un <strong>numero significativamente maggiore di vocalizzazioni affiliative</strong> — i cosiddetti <em>brood calls</em> — normalmente prodotte in contesti sicuri e socialmente favorevoli, e considerate <strong>indicatori di uno stato piacevole</strong>.</p>
<p>Nel loro insieme, i risultati suggeriscono che gli effetti calmanti del trasporto e del dondolio osservati nei mammiferi possano derivare da una <strong>sensibilità diffusa degli animali al ritmo e al movimento</strong>.</p>
<p>Come osservano gli autori dello studio: “<em>I nostri risultati ampliano l’ambito funzionale della stimolazione ritmica, configurandola come un regolatore dello stato affettivo, capace di produrre sia effetti calmanti sia esperienze piacevoli lungo diverse linee evolutive dei vertebrati</em>”.</p>
<p>Poiché, nella loro storia naturale, i <strong>pulcini</strong> non sperimentano il trasporto materno, la loro sensibilità al movimento ritmico sembra riflettere un meccanismo profondamente conservato nei vertebrati, più che una risposta a specifiche strategie di cura parentale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 12:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[mamme]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio pubblicato su “Science”, firmato da Università di Trieste, World Bank e University of California, Berkeley analizza oltre 40 anni di ricerche internazionali</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/LOBUE_PEROVA_REYNOLDS.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-lavoro-materno-non-compromette-il-benessere-dei-figli/">Il lavoro materno non compromette il benessere dei figli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Lo Bue, Perova e Reynolds</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Il contributo scientifico dell’<strong>Università</strong> <strong>di Trieste</strong> porta nuove evidenze sugli effetti del lavoro materno sullo sviluppo dei figli.</p>
<p>La professoressa <strong>Maria Lo Bue</strong>, docente di Microeconomics e Development Economics a UniTS, è infatti coautrice insieme a <strong>Elizaveta Perova</strong> della World Bank e <strong>Sarah Reynolds</strong> della University of California, Berkeley, dello studio pubblicato sulla rivista <strong><em>Science</em> <em>“Maternal work and children’s development: A review&#8221;</em></strong>.</p>
<p>La ricerca analizza <strong>l’impatto dell’occupazione materna su apprendimento, risultati scolastici, salute, sviluppo cognitivo e benessere socio-emotivo di bambini e adolescenti</strong>.</p>
<p>Partendo da oltre mille studi provenienti da economia, psicologia, medicina e altre scienze sociali, la ricerca ha selezionato <strong>61 lavori scientifici pubblicati tra il 1980 e il 2023</strong> che utilizzano metodi statistici in grado di identificare in modo credibile relazioni causali tra occupazione materna e sviluppo dei figli.</p>
<p>Le autrici hanno quindi analizzato complessivamente 884 stime statistiche relative agli effetti del lavoro materno sui figli.</p>
<p>I risultati mostrano che, dopo le correzioni per test multipli — oggi considerate una <em>best practice </em>nella ricerca scientifica — <strong>nell’87% dei casi gli effetti non sono statisticamente differenti da zero e che, nella maggior parte dei casi, gli eventuali effetti rilevati risultano di entità molto contenuta</strong>.</p>
<p>Lo studio evidenzia inoltre che <strong>non emergono differenze sistematiche legate all’età dei bambini</strong>: gli effetti risultano prevalentemente nulli sia nella prima infanzia sia durante gli anni scolastici e l’adolescenza.</p>
<p>Dalle analisi emerge però anche un elemento importante: <strong>nei contesti socioeconomici più fragili, l’occupazione materna tende più frequentemente ad avere effetti positivi, soprattutto sugli esiti cognitivi ed educativi dei figli</strong>. Benefici maggiori emergono inoltre quando il <strong>lavoro è stabile, flessibile e compatibile con i tempi di cura familiare</strong>.</p>
<p>«Questo studio – commenta la professoressa Lo Bue – mostra come il dibattito sul lavoro materno e sul benessere dei figli debba essere affrontato superando stereotipi e semplificazioni. Le evidenze scientifiche, raccolte in oltre quarant’anni di ricerca, indicano che il lavoro delle madri, soprattutto in presenza di occupazioni di qualità e adeguati sistemi di supporto, non rappresenta un ostacolo allo sviluppo dei figli e può anzi contribuire a migliorare le opportunità delle famiglie più fragili. È fondamentale continuare a investire in politiche che favoriscano conciliazione, inclusione e pari opportunità».</p>
<p>«Il nostro Paese – aggiunge Lo Bue – continua ad avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa, soprattutto tra le donne con figli piccoli. La ricerca suggerisce che il tema centrale non sia se le madri lavorino oppure no, ma piuttosto la qualità del lavoro, la disponibilità di servizi e le condizioni che permettono alle famiglie di conciliare occupazione e cura».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I Campionati Nazionali Universitari assegnati al FVG</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/i-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:32:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[paralimico]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto congiunto dei CUS di Trieste e Udine si aggiudica l'edizione 2027. La prima aperta anche a discipline paralimpiche</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/CUS_TRIESTE.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/i-campionati-nazionali-universitari-assegnati-al-fvg/">I Campionati Nazionali Universitari assegnati al FVG</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE / UDINE – I <strong>Campionati Nazionali Universitari</strong> (CNU) del 2027 si svolgeranno in Friuli Venezia Giulia grazie al <strong>progetto congiunto</strong> presentato dai <strong>Centri Universitari Sportivi (CUS) di Trieste e di Udine</strong>.</p>
<p>L’assegnazione è stata deliberata dal Consiglio Federale della FederCUSI – Federazione Italiana dello Sport Universitario – al termine di un iter di valutazione che vedeva la candidatura dei CUS della nostra regione in competizione con quella del CUS Torino.</p>
<p>Il progetto dei CUS di Trieste e di Udine nasce dalla collaborazione del CONI regionale e delle Università di Trieste e di Udine e ha avuto il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<h3><strong>I primi passi verso il 2027</strong></h3>
<p>I Campionati si svolgeranno tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate del prossimo anno. Il centro della manifestazione sarà il Bella Italia Efa Village di <strong>Lignano Sabbiadoro</strong>.</p>
<p>Le diverse discipline in programma si svolgeranno negli impianti di Lignano Sabbiadoro, Trieste, Udine e in altre località della regione, individuate in base alle esigenze di ciascuno sport.</p>
<p>Al riguardo fondamentale sarà il contributo che gli enti locali, le associazioni e i referenti del movimento sportivo regionale potranno fornire a supporto della manifestazione.</p>
<p>I campionati proporranno un ventaglio particolarmente ricco di sport integrativi in aggiunta alle discipline obbligatorie.</p>
<p>L’obiettivo è valorizzare le specificità del territorio e la vocazione sportiva della regione proponendo, <strong>per la prima volta</strong> nell’ambito dei CNU, anche alcune <strong>competizioni dedicate alle discipline paralimpiche</strong>.</p>
<p>La volontà degli organizzatori è, infatti, quella di proporre dei Campionati Nazionali Universitari inclusivi e aperti a tutte le studentesse e a tutti gli studenti universitari italiani.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>A Gorizia la nuova Galleria Ducaton</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/a-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 16:51:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella sede dell'Università di Trieste in città: una mostra permanente espone le 28 tele del ciclo “La donna del mare”</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/ducaton.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/a-gorizia-la-nuova-galleria-ducaton/">A Gorizia la nuova Galleria Ducaton</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;inaugurazione della Galleria Ducaton</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>GORIZIA – L’<strong>Università di Trieste, </strong>grazie all’impegno di conservazione e divulgazione culturale del<strong> Sistema Museale di Ateneo (SmaTS),</strong> inaugura la <strong>Galleria Ducaton</strong>, un nuovo spazio permanente al I° piano dell&#8217;ala destra della sede di Gorizia di via Alviano 18, dedicato al ciclo pittorico <em>La donna del mare</em> di <strong>Annamaria Ducaton</strong> (1936-2026).</p>
<p>Si tratta di 28 tele che la pittrice triestina ha donato all’Ateneo nel 2024 in occasione dei cento anni dalla sua fondazione.</p>
<p>Realizzato tra il 1984 e il 1985, il ciclo è ispirato all’omonimo dramma di Henrik Ibsen del 1889.</p>
<p>L’opera rappresenta un percorso affettivo e artistico in cui Ducaton entra in dialogo con la madre, l’attrice Giannina Herman Macknig, e con Ellida, protagonista del lavoro ibseniano.</p>
<p>La nuova galleria permanente nasce come omaggio e segno di gratitudine verso l’artista recentemente scomparsa e valorizza il legame tra arte, memoria personale, teatro e patrimonio culturale di UniTS.</p>
<p><strong>Per il pubblico esterno la galleria sarà prossimamente visitabile su prenotazione. </strong></p>
<h3><strong>Annamaria Ducaton (1936 – 2026) </strong></h3>
<p>Respira da subito l’atmosfera artistica della famiglia. Da bambina inizia lo studio del pianoforte e dopo cinque anni lo abbandona per dedicarsi alla pittura.</p>
<p>Artista “immaginaria”, ha all’attivo un’ottantina di mostre personali a Trieste, Duino, Lignano, Udine, Gorizia, Maniago, Brunico, Dobbiaco, Steinhaus, S. Bonifacio di Verona, Trento, Roma, Torino, Milano, Isola d’Istria, Lubiana, Dobrovo, Salisburgo, Graz, Helsinki, Basilea, Terezin (Repubblica Ceca), Venezuela, California.</p>
<p>Ha partecipato a oltre un centinaio di esposizioni collettive in Italia e all’estero. Lavora sviluppando vari temi che le consentono di approfondire gli argomenti prescelti in modo dettagliato, ricavandone un importante apporto culturale a livello non solo personale.</p>
<p>La musica e la letteratura camminano sempre assieme al suo lavoro pittorico.</p>
<h3><strong>Ciclo pittorico “La donna del mare” (1984-1985)</strong></h3>
<p>La serie di opere a tecnica mista di Annamaria Ducaton trae ispirazione dal dramma di Ibsen <em>La donna del mare</em>, intrecciando in modo poetico immagini personali e simboli universali. Ducaton utilizza fotografie di sé stessa e di sua madre, collocandole in un contesto visivo astratto, caratterizzato da forme fluide e colori suggestivi. Ogni opera diventa così una riflessione visiva e testuale sul tema dell’identità, del legame e del bisogno di libertà. Sopravvivono 28 opere delle 29 originarie e vanno lette secondo un ordine stabilito dalla stessa autrice.</p>
<p>La tensione tra appartenenza e desiderio di evasione è al centro di queste opere dove il mare, evocato da forme ondulate e colori cangianti, rappresenta il mondo interiore e le forze sotterranee che accompagnano il viaggio della scoperta di sé.</p>
<p>Ducaton sovrappone simboli e immagini. La stratificazione visiva esprime la complessità della memoria, in cui passato e presente si fondono, mentre il volto della madre si alterna a quello dell’artista, in un dialogo che evoca il legame generazionale ma anche il conflitto tra ciò che si eredita e ciò che si vuole superare.</p>
<p>Citazioni tratte da La donna del mare accompagnano le immagini e intensificano il senso di introspezione e di minaccia invisibile.</p>
<p>I contorni delle figure si fondono in uno sfondo surreale, dove forme marine e creature immaginarie sembrano avvolgere e osservare i personaggi, incarnando paure interiori e desideri inespressi.</p>
<p>La presenza del mare, con il suo richiamo alla libertà e al pericolo, diventa una metafora della profondità psichica in cui si muovono le protagoniste. Alla base di queste opere vi è anche una riflessione sull’identità femminile e sull’autonomia.</p>
<p>Le parole di Ellida esprimono il desiderio di rompere i vincoli e di affermare la propria autenticità. Anche visivamente, le figure femminili appaiono isolate, immerse in paesaggi astratti che le rendono al contempo parte ed estranee all’ambiente che le circonda, suggerendo la dualità di chi cerca di scoprire e affermare sé stessa al di fuori dei ruoli imposti.</p>
<p>In sintesi, la serie di Ducaton è un’esplorazione intima e complessa delle relazioni familiari e dell’identità, radicata nella poetica del mare simbolico di Ibsen.</p>
<p>La fusione tra fotografia e astrazione genera un’immagine stratificata e vibrante, che invita a riflettere su come i legami, siano essi familiari o esistenziali, possano essere allo stesso tempo rifugio e limite da superare.</p>
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		<title>Varata Neverina, l’imbarcazione sostenibile dell’Ateneo triestino</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/varata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 13:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[vela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Progettata e realizzata dall’Audace Sailing Team. Un concentrato di ricerca, innovazione e sostenibilità pronto a sfidare la SuMoth Challenge 2026</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/audace_neverina.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/varata-neverina-limbarcazione-sostenibile-dellateneo-triestino/">Varata Neverina, l’imbarcazione sostenibile dell’Ateneo triestino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE <em>– </em>A Trieste il “neverin” arriva improvviso dal mare, scuote il Golfo con vento e pioggia e cambia nel giro di pochi minuti il volto della città.</p>
<p>È proprio da questo fenomeno tipico che nasce <strong><em>Neverina</em></strong>, il nuovo <em>foiling Moth</em> progettato e realizzato dall’<strong>Audace Sailing Team</strong>.</p>
<p>Un nome che richiama il territorio e il mare, ma anche l’energia improvvisa e dinamica del “neverin”: un’immagine che il team ha voluto trasferire nella nuova imbarcazione varata allo <strong>Yacht Club Adriaco di Trieste</strong>.</p>
<p>Il progetto ha coinvolto <strong>oltre 70 studenti e studentesse</strong> provenienti da sei differenti dipartimenti dell’Ateneo.</p>
<p>Nel corso dell’evento sono state presentate le principali innovazioni introdotte nella nuova imbarcazione, sviluppata seguendo il principio <strong><em>“Sustainable, Reliable, Commerciable”.</em></strong></p>
<p><em>Neverina</em> rappresenterà ora l’<strong>Università</strong> <strong>di Trieste</strong> alla <strong><em>SuMoth Challenge 2026</em></strong>, competizione internazionale universitaria dedicata ai <em>foiling Moth</em>.</p>
<p>A guidare l’imbarcazione saranno <strong>Leonardo Centuori</strong>, <strong>Anastasia Mutti</strong> e <strong>Carlotta Rizzardi</strong>, tre studenti-atleti che, oltre all’attività agonistica, contribuiscono attivamente anche allo sviluppo del progetto all’interno del team.</p>
<p>Centuori ha già timonato i Moth di Audace nelle edizioni 2024 e 2025 della competizione ed è attivo da anni nella classe Waszp con risultati nazionali e internazionali; Mutti ha conquistato nel 2025 il titolo mondiale giovanile classe 420 in Turchia; Rizzardi, già parte del team Under 21 e sviluppo della Nazionale ILCA, ha ottenuto nel 2023 il terzo posto ai Mondiali Under 21 in Marocco.</p>
<p>Prima della <em>SuMoth Challenge</em>, Audace Sailing Team prenderà parte al <em>Salone Nautico di Venezia</em>, in programma dal 27 al 31 maggio, per poi partecipare al <em>MetsTrade</em> di Amsterdam dal 17 al 19 novembre.</p>
<p>La nuova imbarcazione raccoglie l’eredità dei progetti sviluppati negli anni dal team, tra cui <strong>Dedalo, Lina, BAI-Lina Rossa, BAI-Flying Lina e BAI-Flax Bandit</strong>, consolidando il percorso di ricerca sulla sostenibilità applicata alla vela <em>foiling</em>.</p>
<p>Centrale anche in questo progetto resta l’attenzione alla sostenibilità. Audace Sailing Team integra infatti l’analisi LCA (<em>Life-Cycle Assessment</em>) attraverso la piattaforma <em>MarineShift360</em>, che consente di monitorare in tempo reale l’impatto ambientale delle scelte progettuali e costruttive.</p>
<p>Per la realizzazione della barca sono stati utilizzati materiali circolari e a ridotto impatto ambientale, tra cui PET riciclato da bottiglie, resine <em>bio-based</em> al 30% e fibre naturali di lino e basalto.</p>
<p>La costruzione di tuga e scafo tramite un unico stampo ha inoltre permesso di ridurre significativamente i rifiuti prodotti e l’impatto ambientale complessivo.</p>
<p>Il nuovo <em>Moth</em> è stato perfezionato attraverso simulazioni CFD e FEM, che hanno consentito di migliorare affidabilità e prestazioni rispetto ai modelli precedenti. L’ottimizzazione degli stampi dei <em>foil</em>, le appendici che permettono all’imbarcazione di “volare” sull’acqua, ha inoltre consentito un risparmio stimato di oltre 3.000 chilogrammi di CO2 equivalente.</p>
<p>L’evento si è aperto con i saluti del vicepresidente dello Yacht Club Adriaco, <strong>Giovanni Battista Bellis</strong>, seguiti dagli interventi del sindaco di Trieste, <strong>Roberto Dipiazza</strong>, del comandante della Capitaneria di Porto di Trieste, <strong>Luciano del Prete</strong>, della prorettrice all’Impegno pubblico e sociale UniTS, <strong>Caterina Falbo</strong>, e del responsabile scientifico di Audace Sailing Team, <strong>Rodolfo Taccani</strong>.</p>
<p>A presentare il progetto sono stati <strong>Pietro Miani</strong>, presidente di Audace Sailing Team, e la timoniera <strong>Carlotta Rizzardi</strong>, che hanno illustrato le innovazioni e gli obiettivi della nuova imbarcazione.</p>
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		<title>Melanoma avanzato: progetto triestino per cure più mirate</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/melanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 16:23:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coordinato dall’Università, studierà l’uso della biopsia liquida per monitorare l’evoluzione della malattia e personalizzare i trattamenti in modo meno invasivo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/melanoma-cura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/melanoma-avanzato-progetto-triestino-per-cure-piu-mirate/">Melanoma avanzato: progetto triestino per cure più mirate</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il gruppo di ricerca</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Seguire l’evoluzione del melanoma cutaneo avanzato attraverso un semplice prelievo di sangue o un campione di urine, per ottenere informazioni utili a personalizzare le terapie e renderle meno invasive per i pazienti.</p>
<p>È questo l’obiettivo di <strong><em>EXOMEL</em></strong>, il nuovo progetto di ricerca coordinato dall’<strong>Università di Trieste</strong>, che studierà l’impiego della <strong>biopsia liquida</strong> nel monitoraggio di una forma tumorale in cui la possibilità di osservare con precisione l’andamento della malattia può incidere in modo significativo sulle scelte terapeutiche.</p>
<p>Il progetto, intitolato “<em>MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato</em>”, punta a sviluppare e validare tecnologie diagnostiche innovative, condivise tra i centri clinici coinvolti, per rendere le cure sempre più mirate, efficaci e adattate alle caratteristiche di ciascun paziente.</p>
<p>L’elemento più innovativo riguarda l’impiego del campione urinario come forma di biopsia liquida: <em>EXOMEL</em> studierà infatti gli esosomi, piccole vescicole coinvolte nella comunicazione tra le cellule, e i microRNA che trasportano, con l’obiettivo di individuare una combinazione di segnali biologici utile a distinguere i pazienti che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.</p>
<p>EXOMEL è finanziato dal <strong>Programma di cooperazione transfrontaliera Italia–Austria Interreg VI-A 2021–2027</strong>, con il sostegno del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per un importo complessivo pari a 572.055,59 euro.</p>
<p>Il progetto, che si concluderà il 31 marzo 2028, conferma il valore della cooperazione internazionale nella ricerca oncologica, mettendo in rete istituzioni sanitarie, università e competenze tecnologiche italiane e austriache.</p>
<p>L’Università di Trieste svolge il ruolo di <strong>capofila</strong> e coordina le attività progettuali attraverso il <strong>Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute</strong>, che impegna un gruppo di ricerca composto da<strong> Serena Bonin</strong>,<strong> Iris Zalaudek</strong>,<strong> Ilaria Gandin </strong>e<strong> Gabriele Grassi.</strong></p>
<p>Il partenariato coinvolge anche l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige con gli ospedali di Brunico e Bolzano, una piccola e media impresa italiana e la Clinica universitaria di Dermatologia e Allergologia dell’Università Paracelsus di Salisburgo.</p>
<p>“Al centro di EXOMEL – spiega <strong>Serena Bonin</strong>, docente di Scienze tecniche di Medicina di Laboratorio dell’Università di Trieste e principal investigator del progetto – c’è lo sviluppo e la validazione della biopsia liquida, un approccio diagnostico che permette di ottenere informazioni rilevanti sulla malattia attraverso campioni biologici semplici da raccogliere, come sangue o urine. Oggi la biopsia liquida plasmatica è impiegata soprattutto in ambito di ricerca per rilevare il DNA libero circolante tumorale, cioè DNA con mutazioni specifiche del tumore. Questo approccio, però, richiede che le mutazioni da monitorare siano note. Con EXOMEL vogliamo invece studiare i microRNA contenuti negli esosomi, vescicole attraverso cui le cellule comunicano tra loro, per verificare se una loro combinazione possa aiutare a discriminare i pazienti con melanoma cutaneo avanzato che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono”.</p>
<p>“Al momento – aggiunge Bonin – non sono disponibili biomarcatori predittivi utilizzati nella pratica ospedaliera per orientare in modo sistematico queste scelte terapeutiche. Per questo l’obiettivo del progetto è contribuire allo sviluppo di strumenti più accessibili, ripetibili e potenzialmente utili nella personalizzazione dei trattamenti”.</p>
<p>Nel corso del progetto, la tecnologia della biopsia liquida sarà estesa allo studio dei campioni urinari e applicata nei centri clinici coinvolti attraverso lo sviluppo di protocolli comuni e standardizzati. Questo passaggio consentirà di verificare la solidità dell’approccio in contesti clinici diversi, armonizzare le pratiche diagnostiche tra le strutture sanitarie partner e favorire la costruzione di una rete stabile di collaborazione tra Italia e Austria.</p>
<p>I risultati attesi potranno avere ricadute anche oltre l’ambito strettamente accademico e clinico. EXOMEL potrà infatti contribuire allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici basati sulla biopsia liquida, aprendo possibili prospettive di trasferimento tecnologico e di valorizzazione industriale della ricerca, anche attraverso l’interesse di imprese attive nel settore biomedicale e diagnostico.</p>
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		<title>Donata Vianelli: la persona al centro</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/donata-vianelli-la-persona-al-centro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:53:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima Rettrice donna dell’Università degli Studi di Trieste traccia le prospettive e gli obiettivi del suo mandato, oltre i conti finanziari e le statistiche</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Vianelli-PT_def_001.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/donata-vianelli-la-persona-al-centro/">Donata Vianelli: la persona al centro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Donata Vianelli, Magnifica Rettrice dell&#8217;Università degli Studi di Trieste</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Dallo scorso mese di agosto guida ufficialmente l’<strong>Università degli Studi di Trieste</strong>. Un’istituzione con oltre 19mila studenti e 1.500 tra docenti, tecnici amministrativi. Ma soprattutto con oltre un secolo di storia e legami profondi con il tessuto sociale, culturale e imprenditoriale del territorio. Nel quale ricopre un ruolo di primo piano in ottica di sviluppo e formazione.</p>
<p><strong>Rettrice Vianelli, qual è il bilancio di questi primi mesi del suo mandato?</strong></p>
<p>«Un bilancio molto positivo perché siamo riusciti a partire con lo sviluppo del piano strategico che accompagnerà tutto il mio mandato, fino al 2031. Questi primi mesi sono volati ma abbiamo già fatto cose importanti».</p>
<p><strong>Cosa implica ricoprire questo ruolo?</strong></p>
<p>«Portare a compimento l’impegno di tanti anni: non solo come ricercatrice o docente, ma anche nel coinvolgimento nelle attività istituzionali, iniziato con la direzione del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche e giunto ora al coordinamento delle attività dell’intero Ateneo. Per me vuol dire avere l’opportunità di far crescere ancora di più un’istituzione che ho sempre amato molto e a cui ho dedicato tutta la mia vita. Ricoprire questo ruolo significa condurre un’intera comunità verso determinati obiettivi. Che non sono solo di crescita del numero di studenti o economico-finanziaria, ma soprattutto crescita umana e personale».</p>
<p><strong>Cosa significa per lei essere la prima rettrice donna di questa istituzione? </strong></p>
<p>«Qualcosa di importante. Né uomini né donne devono dare per scontato che lo sviluppo della carriera debba essere correlato a questioni di genere. Essere la prima Rettrice donna vuol dire dare un esempio alle nostre studentesse e non solo: perché vedere un’istituzione così importante guidata da una donna può essere una motivazione ulteriore per impegnarsi nella crescita lavorativa e nella vita personale e famigliare, che va mantenuta centrale a prescindere dell’impegno lavorativo».</p>
<p><strong>Come giudica lo stato di salute dell’Università di Trieste?</strong></p>
<p>«Ottimo. Ma i tempi sono già cambiati: si sta chiudendo il periodo del PNRR e quindi dobbiamo essere molto prudenti. Avremo meno risorse da parte dello Stato rispetto agli ultimi tre anni. Si sta affacciando inoltre l’inverno demografico. Compito della <em>governance </em>sarà quello di mantenere sana questa istituzione, stando attenti a fare scelte che sappiano guardare agli sviluppi futuri, abbinando crescita e attenzione alle esigenze della società. Oltre a formare i giovani per il mondo del lavoro, siamo chiamati a competere con le altre università tradizionali e con quelle telematiche, nonché con gli atenei internazionali, poiché sempre più spesso i nostri giovani decidono di andare a studiare all’estero».</p>
<p><strong>Quali sono i punti di forza dell’Ateneo triestino?</strong></p>
<p>«Dal punto di vista della didattica un’offerta formativa molto ampia e in linea con le richieste del territorio. Così come la capacità di dialogo della nostra università con gli studenti delle scuole superiori di tutta Italia: un’azione di orientamento che aiuta in modo innovativo a fare la scelta giusta. Da tanti anni ospitiamo d’estate un migliaio di studenti per aiutarli a comprendere quali possono essere i corsi più adatti alle loro caratteristiche e alle loro passioni. Facciamo provare loro percorsi di formazione e laboratoriali che anticipano quelli che saranno poi i reali percorsi di studio. In questi contesti gli studenti vengono aiutati a comprendere cosa piace loro fare e, soprattutto, cosa non piace loro fare. Un altro punto forte è la ricerca: siamo un’università molto scientifica, con la fortuna di operare in un territorio in cui ci sono anche altre eccellenze nell’ambito della ricerca con le quali abbiamo instaurato forti sinergie. E poi l’internazionalizzazione: siamo tra gli atenei al top in Italia in questo settore, anche per numero di immatricolazioni dall’estero».</p>
<p><strong>A proposito di ricerca: le università italiane di cosa avrebbero bisogno per potenziarla?</strong></p>
<p>«C’è fortemente bisogno di stabilità nella disponibilità di fondi da destinare alla ricerca. Da quest’anno il Ministero ha elaborato un piano triennale grazie a cui nel prossimo triennio dovremmo avere ben chiaro a quanti fondi potremo attingere. Ciò dovrebbe fornirci la stabilità necessaria che prima non c’era. Ma persiste un problema a livello di sistema: la quantità complessiva di fondi che lo Stato mette a disposizione per la ricerca è molto bassa se rapportata con il resto d’Europa, dove siamo fanalino di coda. Diventiamo così meno competitivi, abbiamo meno ricercatori e infrastrutture che diventano obsolete. In tali condizioni i ricercatori italiani si rivelano molto più bravi rispetto alla media dei colleghi all’estero perché riescono a fare miracoli con fondi di ricerca limitati. In questo contesto, la grande fortuna dell’Università di Trieste è avere alle spalle una Regione Friuli Venezia Giulia che negli ultimi anni si è dimostrata realmente attenta alle esigenze del mondo universitario. Abbiamo avuto grandi investimenti regionali nel sistema universitario con progettualità nate <em>ex novo </em>dal confronto con la Regione. Una cosa non scontata».</p>
<p><strong>Dall’Università di Udine alla SISSA, com’è il rapporto con gli altri enti del sapere in Friuli Venezia Giulia?</strong></p>
<p>«A mio avviso dovremo gestire al meglio questa sinergia soprattutto nella progettualità della ricerca, nell’innovazione e nel coordinamento delle iniziative. Due esempi: il primo è la collaborazione delle tre università nell’ambito dell’Intelligenza artificiale, trovando una complementarietà pur nelle specificità di ciascuna realtà. Il secondo è l’Ecosistema dell’innovazione del Nordest che ci ha visto collaborare con tutte le università di quest’area. Le sinergie sono fondamentali, così come le specificità di ciascuna università per valorizzare i propri punti di forza. Nel nostro caso il mondo della <em>blue economy</em>, l’economia del mare».</p>
<p><strong>L’Università di Trieste quest’anno ha superato il proprio record di immatricolati. Che significato attribuisce a questo dato?</strong></p>
<p>«Punto di forza dell’Università di Trieste è l’offerta formativa molto attrattiva, anche per studenti stranieri grazie ai numerosi insegnamenti in inglese. Inoltre gli investimenti fatti in passato stanno ora dando il loro frutto. Lavoriamo tanto con la comunicazione per far conoscere i nostri risultati e la nostra offerta. La risposta del mondo del lavoro è molto positiva e superiore alla media italiana per quanto riguarda l’immediato inserimento dei laureati. Abbiamo settori con 100% di occupazione dei nostri studenti entro un anno dalla laurea. Ma c’è un altro aspetto fondamentale: oltre alla qualità delle sedi e dei corsi, la scelta dell’università è legata molto anche all’attrattività del territorio e della città in cui l’università si trova. E Trieste è una città altamente attrattiva, sempre più visitata e apprezzata, una città bella da vivere che ha impattato positivamente sul nostro Ateneo».</p>
<figure id="attachment_73307" aria-describedby="caption-attachment-73307" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-73307" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-730x1024.jpg" alt="aa nuova foto" width="640" height="898" title="Donata Vianelli: la persona al centro 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-730x1024.jpg 730w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-214x300.jpg 214w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto-768x1077.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/aa_nuova-foto.jpg 800w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-73307" class="wp-caption-text">Donata Vianelli è madre di tre figli di età compresa tra 27 e 32 anni. Ama la montagna ed è appassionata sciatrice. Ha inoltre studiato al Conservatorio dove ha imparato a suonare il pianoforte</figcaption></figure>
<p><strong>L’evoluzione del mondo del lavoro è costante e spesso difficilmente prevedibile: a suo avviso quali sono i corsi di laurea destinati ad avere maggiori sbocchi occupazionali nei prossimi anni?</strong></p>
<p>«Impossibile definirlo ora. Tuttavia l’aiuto che diamo agli studenti nella fase di orientamento e la preparazione che forniamo loro durante il percorso universitario, anche in termini di competenze personali, li aiutano a trovare uno sbocco lavorativo o imprenditoriale. Se da un lato la domanda per laureati in ambito ingegneristico ed economico risulta sempre elevata, abbiamo altrettante richieste anche in ambito umanistico, nell’area dei servizi sociali… Tutti i ragazzi che portano a termine il loro percorso universitario in qualsiasi facoltà hanno ottime <em>chance </em>occupazionali. Consiglio sempre agli studenti di non scegliere il corso di laurea in base alle prospettive occupazionali di oggi, ma in base alle proprie passioni e capacità. Perché le aziende chiedono persone solide dal punto di vista tecnico, dell’analisi critica, del sacrificio. Quando poi entreranno nel mondo del lavoro devono essere pronti a una formazione continua per tutta la vita, perché l’innovazione li porterà alla necessità di aggiornamenti costanti, come avviene per ciascuno di noi. La stessa intelligenza artificiale abbraccerà tutti i settori: non serviranno solo informatici ma anche laureati in campo umanistico. Per questo è fondamentale fare la propria scelta dove c’è gusto per l’impegno. Essere aperti e curiosi a interessarsi anche in settori non direttamente propri ma in cui dare un contributo con il proprio <em>background </em>personale».</p>
<p><strong>Quando nel 2031 lascerà l’incarico di Rettrice per cosa le piacerebbe essere ricordata?</strong></p>
<p>«Come una Rettrice che ha innovato senza perdere di vista la centralità della persona. Nonché per aver cercato di semplificare il lavoro organizzativo di tutti all’interno dell’Università. Infine vorrei essere ricordata per essere riuscita a far crescere l’Università sia nella didattica che nella ricerca, seppur in anni di maggiori ristrettezze economiche. Perché la ricerca è la base della qualità che noi possiamo offrire agli studenti ed è la base dell’innovazione e dell’impegno pubblico e sociale che l’università deve avere nel contesto del proprio territorio. Ma l’aspetto più importante è un altro».</p>
<p><strong>Quale?</strong></p>
<p>«Vorrei che tutti si sentissero valorizzati in qualità di persone che ogni giorno operano per rendere migliore questa Università. Il nostro è un lavoro bellissimo, perché ci mette al servizio dei giovani e della ricerca: è un lavoro che guarda al futuro. E nel futuro connotato da tecnologia ed economia, bisogna dare centralità al benessere interno della comunità».</p>
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		<title>Transizione energetica: in FVG prove di futuro</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/transizione-energetica-in-fvg-prove-di-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 11:45:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Università di Trieste e FVG Energia insieme per sviluppare collaborazioni operative e progetti congiunti nel campo dell’energia sostenibile. A partire dalla mobilità</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Firma_FVG_ENERGIA.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/transizione-energetica-in-fvg-prove-di-futuro/">Transizione energetica: in FVG prove di futuro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>La sottoscrizione dell&#8217;accordo</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – <strong>UniTS</strong> e <strong>FVG Energia spa</strong>, la società interamente partecipata da Regione Friuli Venezia Giulia per la promozione della transizione energetica, hanno firmato oggi una convenzione-quadro per sviluppare collaborazioni operative e progetti congiunti nel campo dell’energia sostenibile.</p>
<p>I primi accordi attuativi si concentreranno sullo <strong>studio, dimensionamento, ottimizzazione e gestione di sistemi di ricarica per veicoli elettrici</strong> e sulle <strong>Comunità energetiche rinnovabili (CER)</strong><strong>,</strong> con l’obiettivo di integrare mobilità e sistema elettrico, accelerando la decarbonizzazione e favorendo una maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili.</p>
<p>Saranno studiate soluzioni innovative per supportare il <strong><em>dynamic pricing</em></strong>, che permette di modulare in tempo reale i prezzi della ricarica in base alla disponibilità di energia, e il <strong><em>vehicle-to-grid (V2G)</em></strong>, che consente ai veicoli elettrici di restituire energia alla rete quando necessario, ottimizzando i flussi energetici e garantendo sicurezza della rete, sostenibilità economica e minor impatto ambientale.</p>
<p>Un ruolo centrale in questa collaborazione è affidato al <strong>Centro Interdipartimentale “Giacomo Ciamician”</strong> dell’Università di Trieste, punto di riferimento per competenze trasversali su Energia, Ambiente e Trasporti, che metterà a disposizione le conoscenze scientifiche e la capacità di ricerca applicata necessarie per progettare sistemi energetici efficienti, sostenibili e integrati sul territorio.</p>
<p>“La firma di questa convenzione – sottolinea <strong>Donata Vianelli</strong>, rettrice dell’Università di Trieste – testimonia la capacità del nostro Ateneo di trasformare la ricerca scientifica in strumenti concreti per lo sviluppo del territorio e della società. Il Centro Giacomo Ciamician rappresenta un hub strategico per l’integrazione tra competenze accademiche e applicazioni tecnologiche nel settore energetico”.</p>
<p><strong>Erik Vesselli</strong> e <strong>Alessandro Massi Pavan</strong>, rispettivamente Delegati per il Trasferimento Tecnologico e rapporti con gli enti di ricerca e per la Sostenibilità e transizione energetica, sottolineano come “questo accordo sia frutto di un lungo percorso collaborativo su questi temi con Regione FVG. Una delle missioni del sistema universitario consiste nell’impegno a trasferire competenze e conoscenze maturate nelle attività di ricerca per il benessere e il progresso della società, rendendo questa operazione pienamente risonante con la propria vocazione, oltre che strategica per il territorio di riferimento, in un momento in cui approvvigionamento energetico, transizione energetica e cambiamenti climatici rappresentano sfide importanti su scale temporali multiple”.</p>
<p>Il presidente di Fvg Energia <strong>Franco Baritussio</strong>, presente alla firma dell’accordo assieme al direttore generale <strong>Piero Mauro Zanin</strong>, ha sottolineato &#8220;l&#8217;importanza di fare rete con l&#8217;Università di Trieste e gli altri centri di alta formazione, un&#8217;alleanza indispensabile per stare al passo con le novità tecnologiche in un settore in continuo movimento come quello delle energie rinnovabili&#8221;.</p>
<p>&#8220;Nella co-progettazione della Comunità energetica rinnovabile regionale – ha aggiunto Baritussio – stiamo dialogando con numerosi enti del territorio per costruire uno strumento che abbia peso adeguato per confrontarsi con il mercato della distribuzione, preesistente alle Cer e già strutturato&#8221;.</p>
<p>L’accordo prevede ulteriori sviluppi nell’ambito della programmazione tecnico-economica di impianti da fonti rinnovabili, con interventi in aree marginali del territorio regionale, come discariche o caserme dismesse, rafforzando il legame tra innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e sviluppo locale.</p>
<p>Con questa collaborazione, l’Università degli Studi di Trieste e FVG Energia pongono le basi per una <strong>partnership strategica di lungo termine</strong>, in grado di tradurre ricerca e competenze scientifiche in azioni concrete per la transizione energetica, la mobilità sostenibile e il benessere della comunità.</p>
<p>Questa la dichiarazione del, Assessore all&#8217;ambiente ed energia della regione autonoma Friuli Venezia Giulia:</p>
<p>“Con FVG Energia – afferma l’assessore regionale all’ambiente ed energia, <strong>Fabio Scoccimarro</strong> – la Regione ha scelto di essere protagonista attiva della transizione energetica, dotandosi di uno strumento pubblico capace di trasformare le politiche in azioni concrete per le comunità. Crediamo di poter compiere questo passo nel modo più verde possibile, senza danneggiare il nostro territorio”.</p>
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		<title>Stress da gara: Trieste studia i piloti di F1</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/stress-da-gara-trieste-studia-i-piloti-di-f1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 09:55:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[automobilismo]]></category>
		<category><![CDATA[formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[motori]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In collaborazione anche con gli allenatori di Charles Leclerc e Max Verstappen. Il loro organismo si adatta in modo unico alle sollecitazioni estreme della guida</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/pilota.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/stress-da-gara-trieste-studia-i-piloti-di-f1/">Stress da gara: Trieste studia i piloti di F1</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Lo studio analizza performance, stress e salute dei piloti</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – I piloti di Formula 1 sviluppano adattamenti fisiologici altamente specifici, strettamente legati alle esigenze della guida ad altissima intensità. Accelerazioni fino a 3–4 g, carichi meccanici sul collo, posture obbligate, stress termico e recuperi ridotti modellano il corpo del driver in modo unico.</p>
<p>È quanto emerge da una <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://bjsm.bmj.com/content/early/2026/02/25/bjsports-2025-110977" target="_blank" rel="noopener"><em>review</em> internazionale condotta dall’<strong>Università di Trieste</strong></a></span> in collaborazione con la <strong>University of Roehampton</strong> (Londra) e con il coinvolgimento diretto di tre <strong><em>performance coach</em> di Formula 1</strong> attivi ai massimi livelli, tra cui gli <strong>allenatori di Charles Leclerc e Max Verstappen</strong>.</p>
<p>In attesa del via ufficiale alla nuova stagione di corse a partire da questo fine settimana con il Gran Premio d’Australia, lo studio, volto a colmare la mancanza di conoscenze scientifiche specifiche sulla fisiologia dei piloti, è stato pubblicato sul <strong><em>British Journal of Sports Medicine</em></strong>, la principale rivista scientifica <em>peer-reviewed</em> nel campo della medicina e della scienza dello sport.</p>
<p>I piloti di Formula 1, spiegano gli autori, non sono necessariamente “fuori scala” per parametri generali come statura, massa corporea o capacità aerobica rispetto ad altri atleti professionisti. Emergono però <strong>adattamenti altamente specifici</strong>, primo fra tutti lo sviluppo della <strong>forza del collo</strong>, essenziale per contrastare le elevate forze multidirezionali che agiscono sulla testa – e sul casco – in curva, in frenata e in accelerazione e per preservare la qualità dello sguardo, la precisione della guida e i tempi di reazione, fattori decisivi per la prestazione e la sicurezza.</p>
<p>Oltre alla forza del collo, i ricercatori hanno individuato altri adattamenti specifici: la <strong>capacità di sostenere carichi ripetuti e asimmetrici</strong> – anche sugli arti inferiori, soprattutto al momento della frenata –, l’<strong>adattamento dei muscoli del tronco, della cintura scapolare, degli stabilizzatori profondi</strong>, la capacità del cuore di <strong>gestire picchi di frequenza cardiaca</strong>.</p>
<p><em>“La Formula 1 – </em>spiega <strong>Alex Buoite Stella</strong>, coautore dello studio e docente di Fisiologia presso il Dipartimento universitario clinico di Scienze Mediche, chirurgiche e della salute dell’Università di Trieste<em> – è uno degli sport più affascinanti e mediaticamente rilevanti al mondo, ma anche tra quelli che impongono al corpo dell’atleta sollecitazioni tra le più complesse in assoluto. Accelerazioni, frenate, stress termico, posture obbligate e recuperi ridotti si sommano per tutta la stagione. Con questo lavoro abbiamo voluto capire, in modo sistematico, come l’organismo del pilota risponde e si adatta a queste richieste, mettendo insieme ricerca scientifica ed esperienza diretta dei coach che operano in Formula 1”.</em></p>
<p>Lo studio mette, inoltre, in evidenza il peso crescente dei <strong>fattori ambientali e logistici</strong> della Formula 1 moderna.</p>
<p>Con <strong>ventiquattro gare in ventuno paesi</strong>, trasferte intercontinentali e appuntamenti in condizioni climatiche estreme, lo stress termico e la gestione del recupero diventano elementi centrali.</p>
<p>I ricercatori dell’Università di Trieste, insieme ad alcuni studenti del Racing Team UniTS – team dell’ateneo di Formula SAE (Society of Automotive Engineers), competizione universitaria internazionale di design ingegneristico –, hanno analizzato le condizioni ambientali di tutte le gare dell’ultimo campionato, stimandone il potenziale impatto termico sui piloti.</p>
<p>Episodi recenti, come il Gran Premio del Qatar 2023, hanno mostrato come il caldo possa rappresentare un rischio concreto non solo per la prestazione, ma anche per la salute.</p>
<p>In questo contesto, strategie come <strong>acclimatazione al caldo, raffreddamento pre‑gara e gestione mirata dell’idratazione</strong> sono sempre più diffuse, ma – sottolineano gli autori – molte pratiche restano guidate dall’esperienza più che da dati raccolti direttamente in gara.</p>
<p>Le interviste strutturate ai <em>performance coach</em> hanno permesso di descrivere come le richieste fisiologiche si traducano in <strong>programmi di allenamento altamente personalizzati</strong>, adattati al tipo di circuito, alle caratteristiche del pilota e alle condizioni ambientali attese.</p>
<p><em>“Unendo competenze cliniche e di ricerca con l’esperienza maturata quotidianamente nel paddock, siamo riusciti a costruire il quadro più aggiornato oggi disponibile del profilo fisiologico del pilota di Formula 1. Il lavoro non solo identifica le aree in cui servono nuovi studi, ma propone anche strategie pratiche per ottimizzare performance e tutela della salute degli atleti”</em>, osserva ancora Buoite Stella.</p>
<p>Gli autori e i coach indicano come priorità future studi sempre più specifici per la Formula 1 e più vicini alle condizioni reali di competizione, capaci di misurare parametri come frequenza cardiaca, temperatura corporea, consumo di ossigeno e lattato, e di chiarire anche i possibili effetti a lungo termine sulla salute, in particolare per quanto riguarda la zona lombare e l’esposizione alle vibrazioni delle monoposto.</p>
<p><em>“Poiché il regolamento vieta l’uso di dispositivi all’interno dell’auto – </em>conclude <strong>Kim Keedle</strong>, preparatore atletico dei piloti di Formula 1 coinvolto nello studio <em>– ci basiamo sui dati raccolti dall’esterno del veicolo, e questo comporta alcune limitazioni. Per esempio, sarebbe interessante confrontare la risposta della frequenza cardiaca durante la guida su circuiti diversi e in condizioni differenti. Rispetto ad altri sport, la misurazione della frequenza cardiaca può sembrare poca cosa, ma rappresenterebbe un grande passo avanti e ci permetterebbe di quantificare con precisione le sollecitazioni e preparare di conseguenza i piloti”.</em></p>
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		<title>Didattica digitale: nuovo laboratorio a Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/didattica-digitale-nuovo-laboratorio-a-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 15:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Università inaugura la struttura di videoproiezione e lancia i suoi primi quattro MOOC per innovare l’offerta formativa attraverso digitalizzazione e AI</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LAB_1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/didattica-digitale-nuovo-laboratorio-a-trieste/">Didattica digitale: nuovo laboratorio a Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il nuovo laboratorio di videoproduzione dedicato alla didattica digitale</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Nell’ambito del progetto <em>DEH ALMA (Advanced Learning Multimedia Alliance for Inclusive Academic Innovation)</em>, finanziato dal PNRR attraverso i Digital Education Hub, l’Università degli Studi di Trieste ha attivato un <strong>nuovo laboratorio di videoproduzione dedicato alla didattica digitale</strong> “DEH – Digital Education Lab” e realizzato i suoi <strong>primi quattro MOOC (Massive Open Online Courses)</strong>, che entreranno nel catalogo nazionale ALMA.</p>
<p>I MOOC sono corsi online gratuiti e flessibili, pensati per ampliare l’accesso alla formazione universitaria e integrare la didattica tradizionale con strumenti digitali innovativi.</p>
<p>Si inseriscono perfettamente nel filone formativo delle microcredenziali, certificazioni accademiche di piccole dimensioni che attestano l’acquisizione di competenze specifiche, ottenute attraverso percorsi formativi brevi e mirati.</p>
<p>I MOOC UniTS sono accessibili sulla piattaforma <strong><em>Federica Web Learning</em> </strong>dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, cui è affidata la gestione e il coordinamento operativo della rete ALMA.</p>
<p>Tutte le info su <a href="https://portale.units.it/it/studiare/mooc" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline;">MOOC: Massive Open Online Courses</span> |<span style="text-decoration: underline;"> Università degli Studi di Trieste</span></a></p>
<p>“Con il nuovo Laboratorio e l’avvio dei primi quattro MOOC, il nostro Ateneo consolida il suo impegno verso una didattica digitale di qualità, capace di integrare innovazione tecnologica, inclusione e apertura internazionale, contribuendo alla trasformazione del sistema universitario italiano nel quadro degli investimenti strategici del PNRR”, sottolinea la rettrice <strong>Donata Vianelli</strong>.</p>
<h3><strong>I primi quattro MOOC dell’Università di Trieste</strong></h3>
<p>I corsi sviluppati dall’Ateneo coprono ambiti disciplinari differenti, con un approccio interdisciplinare e aperto anche a un pubblico non specialistico.</p>
<p><strong><em>Data Science e Statistica</em></strong><br />
Condotto dai docenti Luca Bortolussi, Adriano Peron, Alejandro Rodriguez Garcia, Alessandro Fabris e Teresa Scantamburlo, il corso offre una panoramica introduttiva e interdisciplinare sui dati digitali. Vengono affrontate le principali questioni relative alla loro natura, raccolta, organizzazione, analisi e rappresentazione, con attenzione agli aspetti etici, alla protezione dei dati personali e alla normativa vigente (GDPR). L’obiettivo è fornire strumenti concettuali e operativi per comprendere e utilizzare i dati in modo corretto, consapevole e responsabile.</p>
<p><strong><em>Filosofia</em></strong><br />
Il corso del prof. Giovanni Grandi introduce alla comprensione dei significati del “fare giustizia”, analizzando giustizia commutativa, distributiva, del contrappasso e il paradigma della giustizia riparativa. Vengono approfondite le pratiche di risoluzione dei conflitti riconducibili alla Restorative Justice, con particolare riferimento all’ambito penale.</p>
<p><strong><em>Fisica</em></strong><br />
Il corso, creato dal prof. Pierre Thibault, offre una panoramica completa sulla tomografia computerizzata a raggi X (CT). Vengono trattati lo sviluppo storico della tecnica e le sue principali applicazioni in medicina, ricerca e industria, introducendo i principi fondamentali dell’interazione dei raggi X con la materia, inclusi attenuazione e indurimento del fascio. Il corso descrive diverse configurazioni dei sistemi CT (medicale, microCT e sistemi basati su sincrotrone) e presenta i fondamenti matematici della formazione dell’immagine attraverso la trasformata di Radon. Sono spiegati sia i metodi di ricostruzione analitica, come la retroproiezione filtrata, sia gli approcci iterativi. Infine, vengono illustrate le tecniche per l’interpretazione e la visualizzazione dei dati volumetrici.</p>
<p><strong><em>Salute e medicina, antropologia, traduzione</em></strong><br />
Il corso, svolto dai docenti Federico Berton, Roberta Altin, Giuseppe Grimaldi e Caterina Falbo, affronta il tema delle migrazioni contemporanee, con particolare attenzione alla gestione degli aspetti sanitari in contesti caratterizzati da differenze linguistiche, culturali e religiose. Il percorso sottolinea l’importanza di una formazione adeguata del personale sanitario, affinché sia in grado di interagire in modo appropriato con interpreti e pazienti, promuovendo una comunicazione efficace e culturalmente consapevole.</p>
<h3><strong>Il Laboratorio DEH: tecnologia e qualità broadcast</strong></h3>
<p>Il nuovo studio è uno spazio polifunzionale progettato per riconfigurarsi rapidamente in base alle esigenze produttive: set per MOOC, sala per video-podcast, ambiente per shooting fotografici e piattaforma per webinar live. Lo spazio polifunzionale è attrezzato con telecamere PTZ 4K, regia multicamera, illuminazione professionale e sistemi audio di livello broadcast.</p>
<p>Grazie a una rete dedicata a 10 Gbps e a un sistema di archiviazione avanzato, il laboratorio consente un workflow accelerato dalla registrazione alla post-produzione.</p>
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