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		<title>Juliette Evola, voce della Mitteleuropa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 15:29:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[evola]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mitteleuropa]]></category>
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		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2001 ha scelto di trasferirsi dalla Cechia per vivere nel capoluogo giuliano. «L’origine è il nostro futuro. Trieste è come Praga: una città magica e letteraria». Nel 2025 uscirà il suo primo romanzo: “Le 12 civette”</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Trieste_PraleaVasilePixabay.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/juliette-evola-voce-della-mitteleuropa/">Juliette Evola, voce della Mitteleuropa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Scorcio di Trieste (ph. Pralea Vasile da Pixabay)</em></span></p>
<p>Abbiamo recentemente incontrato nella sua abitazione triestina <strong>Juliette Evola</strong>, la scrittrice praghese che sta per pubblicare un romanzo sul quale si stanno riversando molte aspettative, <em>Le 12 civette</em>, edito dai tipi di Polidoro la cui uscita è prevista per febbraio 2025.</p>
<p>Non sapevamo chi ci saremmo trovati di fronte, essendo un personaggio molto schivo di cui si trovano online poche attestazioni e che, come altri artisti e scrittori più illustri di lei (Pynchon, Salinger, Malick) non ama essere fotografata.</p>
<p>Juliette è una bella donna che parla un italiano quasi perfetto, senza particolari inflessioni, e “indossa” la sua età con piglio sbarazzino.</p>
<p>Il suo modo di fare è improntato a quella leggerezza che può avere solo chi nella vita ne ha viste e vissute tante. Ci ha ricevuto nel suo appartamento di Barcola, pieno di colori e con vista sul golfo.</p>
<p><strong>Juliette Evola, anche il suo percorso biografico ha qualcosa di letterario: lei è nata a Praga ma è di origini italiane…</strong></p>
<p>«Come direbbe Adorno, sono per una vita ascetica e un’arte voluttuosa, anche se in effetti un po’ di vicissitudini le ho avute anch’io. Mio padre era un operaio siciliano che durante l’ultima fase del Ventennio emigrò a Trieste dove visse per una decina d’anni e dove conobbe mia madre, prima di essere costretto a spostarsi in Cecoslovacchia per lavorare nello stabilimento chimico di Litvinov, a cento chilometri da Praga. Finita la guerra i miei si trasferirono nella capitale, nel quartiere di Malà Strana, dove nel 1951 sono nata io».</p>
<p><strong>Com’era la Praga dell’epoca?</strong></p>
<p>«Da studentessa adolescente ho vissuto in prima persona le speranze deluse della Primavera di Praga. Bazzicavo teatrini <em>off </em>e circoli artistici d’avanguardia, in particolare iniziai a frequentare intellettuali e cineasti del nuovo cinema d’animazione praghese a trazione surrealista – da Jan Švankmajer a Dariûs Kubíček che poi è diventato il mio inseparabile compagno – che proprio in quegli anni muoveva i suoi primi passi. Ero molto irrequieta ma ho vissuto una giovinezza felice. È un periodo glorioso che ricordo con piacere. Mio padre continuava a fare l’operaio a chiamata, mia madre andava a servizio, mia sorella era troppo piccola per lavorare. Io di giorno facevo la cameriera e di notte mi esibivo nei locali d’avanspettacolo. Quei posti equivoci che in quegli anni passavano per rivoluzionari e dove spesso mi ritrovavo sul palco nuda. Cose che succedono, soprattutto alle belle ragazze (<em>ride, ndr</em>). I soldi erano pochi e avevo fame di tutto. Quelli sì che erano anni balordi, ma fantastici. Non le sembrerà, ma sono una sopravvissuta».</p>
<p><strong>Quali sono i suoi riferimenti letterari e quale il suo rapporto con la lingua italiana?</strong></p>
<p>«Parlo correntemente ceco, tedesco e francese. Ma la lingua che preferisco da un punto di vista letterario è l’italiano. È la lingua di Dante, Petrarca e Slataper, oltre che dei miei genitori. In generale mi interessa molto l’attenzione al territorio e alle realtà locali e periferiche ed è uno dei motivi per cui da vent’anni a questa parte trascorro l’estate a Falcade, un ridente paesino dolomitico. Conoscendo ormai molto bene l’atmosfera sospesa e rarefatta di quei posti, durante l’anno pandemico mi è venuta l’idea di provare ad ambientarci una storia d’amore venata di tinte gialle, però con l’intenzione di riempirla di riferimenti esoterici e folclorici».</p>
<p><strong>Del suo romanzo si sa solo che è un thriller ambientato nell’anno della pandemia…</strong></p>
<p>«Sarà per il cognome che porto (<em>ride di nuovo, ndr</em>) e per la nascita praghese, ma magia e occulto sono da sempre le mie grandi passioni. Un po’ per caso e un po’ a causa di quello che stava succedendo, l’idea iniziale si è trasformata in qualcosa di più articolato, sulla falsariga – facendo le debite proporzioni – de <em>Il nome della Rosa </em>di Umberto Eco, <em>Le Benevole </em>di Jonathan Littell, <em>L’isola della paura </em>di Dennis Lehane e <em>L’elenco telefonico di Atlantide </em>del friulano Tullio Avoledo. Poi a me piace molto il cinema e penso di essere stata influenzata anche da registi come Lynch e Polanski. Ci aggiunga una spruzzatina di Bernhard e <em>les jeux sont faits, rien ne va plus</em>. Mi faccia poi dire che un ruolo fondamentale l’ha svolto il mio editor, il vulcanico Orazio Labbate (<em>fondatore del gotico siciliano, ndr) </em>al quale dovrò sempre una riconoscenza infinita».</p>
<figure id="attachment_58242" aria-describedby="caption-attachment-58242" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-58242" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Valle-dolomitica.jpg" alt="Valle dolomitica" width="1000" height="614" title="Juliette Evola, voce della Mitteleuropa 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Valle-dolomitica.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Valle-dolomitica-300x184.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Valle-dolomitica-768x472.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-58242" class="wp-caption-text">Juliette Evola è solita trascorrere l’estate in una valle dolomitica dove ha ambientato il suo romanzo</figcaption></figure>
<p><strong>Non il classico libro giallo da ombrellone pieno di colpi di scena, quindi?</strong></p>
<p>«In parte sì ma con tanti riferimenti all’attualità. Ho tentato di inserire un concentrato simbolico delle dinamiche sociali, politiche, economiche, esistenziali e delle idiosincrasie tecnologiche della società contemporanea all’interno di un microcosmo molto circoscritto, rappresentato da un paesino di montagna, cercando però di rispettare le regole e le convenzioni del genere. Spero di esserci riuscita…»</p>
<p><strong>Ha vissuto gran parte della sua vita a Praga, come mai la scelta di vivere a Trieste?</strong></p>
<p>«Alla fine degli anni Sessanta ho conosciuto quello che poi sarebbe diventato mio marito, Dariûs Kubíček (<em>1935-2016, ndr</em>), un regista teatrale che aderiva al movimento Fluxus e con cui ho girato mezzo mondo prima di stabilirmi, per quei singolari casi del destino, proprio a Trieste all’inizio degli anni Duemila. Mi è sembrata una degna chiusura del cerchio. Trieste è stata una folgorazione: un golfo spettacolare pieno di barche e movimento, una delle piazze più grandi e belle d’Europa, mare e montagna nella stessa cornice, cultura e gioia di vivere a volontà, e infine quello stile asburgico che la rende così simile alla mia Praga, sebbene così diversa. Per forza che i triestini sono tanto allegri! È stato veramente come tornare a casa».</p>
<p><strong>Lei è una insegnante elementare. Spesso gli scrittori sono identifica</strong><strong>ti come sofisticati intellettuali o accademici universitari, se non addirittura come magistrati ed ex parlamentari. Essere una “semplice” maestra sarà un problema?</strong></p>
<p>«Non è mai stato un problema. Negli anni Settanta coi soldi che avevo messo da parte con gli spettacoli mi sono iscritta all’università, ma è durato poco. Non ce la facevo proprio a sbarcare il lunario facendo lavoretti saltuari. Per di più dovevo pensare anche al mantenimento di mia sorella, visto che i miei genitori ormai non erano più in grado di lavorare. Le prospettive professionali di una donna nella Cecoslovacchia degli anni Settanta non erano certamente quelle di oggi. E così ho deciso di diventare una maestra. Non era la vita che avevo sognato ma me la sono fatta piacere: amo i bambini anche se – o forse perché – non ne ho mai avuti. Ho continuato a fare la maestra anche qui a Trieste, fino a quando non sono andata in pensione qualche anno fa. Riguardo al giudizio degli altri non me ne può fregare di meno. E se non ho il <em>côté</em> dello scrittore me ne farò una ragione».</p>
<figure id="attachment_58243" aria-describedby="caption-attachment-58243" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-58243" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Hitnes.jpg" alt="Hitnes" width="800" height="1000" title="Juliette Evola, voce della Mitteleuropa 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Hitnes.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Hitnes-240x300.jpg 240w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/Hitnes-768x960.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-58243" class="wp-caption-text">Reinterpretazione visiva dell’artista Hitnes del tema de “Le 12 civette”, romanzo esoterico di Juliette Evola che verrà pubblicato da Polidoro a inizio 2025</figcaption></figure>
<p><strong>Lei si definisce una femminista. Cosa vuol dire essere una femminista nel 2024?</strong></p>
<p>«Le confesso che sono ormai molto disincantata e anche un po’ incattivita. Il femminismo dovrebbe porre in atto una critica radicale dell’esistente e invece è sempre più spesso un ipocrita strumento di dominio e affermazione di sé che finisce per sostenere e alimentare i modelli che vorrebbe stigmatizzare. Sono il potere e le discriminazioni economiche e sociali in tutte le loro declinazioni il vero nemico da combattere. Potere che certo non teme questo femminismo d’accatto, modaiolo e piccolo-borghese che risulta anzi splendidamente funzionale alle logiche e agli interessi delle élite economiche e politiche».</p>
<p><strong>Lei ha un nome a dir poco peculiare: solo un’omonimia o è per caso imparentata con il fascista libertario e filosofo reazionario Julius Evola?</strong></p>
<p>«Non mi pare rilevante…»</p>
<p><strong><em>Approfondimenti online: </em></strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.le12civette.com" target="_blank" rel="noopener">www.le12civette.com</a></span></p>
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