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		<title>Ordine nel caos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 15:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[archivi]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’archivista scava e legge il passato per consegnarlo al futuro. La monfalconese Marina Dorsi racconta come si dà vita alla memoria: «Mantenendo lo spirito da detective con quella curiosità che l’intelligenza artificiale rischia di far venire meno»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/open_phFotoNadia.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/ordine-nel-caos/">Ordine nel caos</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marina Dorsi (ph. Foto Nadia)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mettere ordine nel caos, interpretare documenti e dati e dare loro una logica per raccontare storie che hanno radici in tempi lontani.</p>
<p>La professione dell’archivista è intellettuale e fisica, serve una mente curiosa e a volte “indagatrice” per scoprire legami e nessi, ma richiede anche prestanza fisica per spostare tonnellate di carte, a volte fragili e delicate.</p>
<p>Non solo si tratta di una professione che negli ultimi anni si è evoluta soprattutto con la digitalizzazione di documenti, immagini e testi ma ha trovato anche nuove modalità di conservazione.</p>
<p>L’archivista scava e legge il passato per consegnarlo al futuro. <strong>Marina Dorsi</strong>, monfalconese con radici istriane, attiva in numerosi istituti culturali e non solo, fra i quali la Banca BCC Venezia Giulia, ci racconta come si dà vita alla memoria.</p>
<p><strong>Come è nata la scelta di fare l’archivista?</strong></p>
<p>«È stato il risultato di una serie di eventi. Mentre sceglievo di laurearmi in Lingue straniere venni a conoscenza della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica a Trieste, all’Archivio di Stato, della durata di due anni, che permetteva di studiare materie che mi incuriosivano. Concluso il biennio colsi la proposta di lavorare per la Soprintendenza, con contratti a termine, nel riordino degli archivi dei Comuni danneggiati dal terremoto del 1976».</p>
<p><strong>Quali i primi incarichi?</strong></p>
<p>«Nel 1982 l’archivio della parrocchia di Tarcento, ricoverato dopo il terremoto nei locali della biblioteca del Seminario teologico di Udine. Con alcune diplomate nel 1985 si costituì la Cooperativa degli Archivisti e Paleografi, con sede a Trieste. Vi ho lavorato fino alla fine del 2020, vivendo la trasformazione epocale degli strumenti di supporto a un lavoro che è intellettuale e fisico, data la movimentazione di tonnellate di carte. Nei primi anni ’80 gli inventari erano unicamente cartacei e dattiloscritti, ora disponiamo di supporti digitali consultabili a distanza».</p>
<p><strong>Un’attività in continua evoluzione?</strong></p>
<p>«Costantemente, con la responsabilità di preservare e mantenere nel tempo il documento intangibile. Oltre alle Università, la Scuola degli Archivi di Stato è stata riformata e vi si accede se in possesso di una laurea specialistica o magistrale. Continuo è l’aggiornamento da parte dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI), della quale a Trieste ha sede la Sezione Friuli Venezia Giulia, che nel corso degli anni ha realizzato convegni e incontri. Su <em>YouTube </em>tutto il materiale per approfondire questo mondo».</p>
<p><strong>Quali sono i settori di lavoro?</strong></p>
<p>«Archivi comunali, di curia e parrocchiali, teatrali, sindacali, di consorzi di bonifica, di associazioni e consorzi culturali, di persona e d’artista, per conto della Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia, per gli Archivi di Stato di Trieste, Gorizia e Pordenone».</p>
<p><strong>Come si svolge l’attività?</strong></p>
<p>«Non è semplice spiegare un lavoro che partendo da una situazione di disordine, per essere diplomatica, ridà logica e dignità a quanto, per legge, deve essere conservato e gestito secondo i dettami in materia. Importante, per me, è stato il lavoro di gruppo, poiché il confronto è fondamentale per riuscire a districare situazioni a volte veramente complicate. Alla base del riordino c’è la logica della sequenzialità per argomento e cronologia dei documenti che si vanno a conservare, individuati dopo un’attenta analisi di quanto è però possibile scartare in base a criteri definiti a livello ministeriale. Terminato il riordino fisico delle carte, si stila un inventario, strumento che ne permette la consultabilità. Diverso il mondo degli archivi ibridi e digitali per i quali le dinamiche operative sono complesse, anche se alla base dei ragionamenti sta sempre l’applicazione delle scienze antiche, fondamentale la diplomatica, che dialogano con le nuove».</p>
<p><strong>Che cosa sono in grado di raccontare le carte?</strong></p>
<p>«Le carte raccontano tanto e sono testimoni oggettive di eventi, ne fanno fede. Se penso a quanto ho conosciuto e imparato proprio grazie agli archivi che “ho vissuto”, ai convegni nazionali e regionali a cui ho partecipato. La sezione Friuli Venezia Giulia dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI) a partire dal 1995 ha organizzato vari tipi di convegni dagli archivi delle banche alle assicurazioni, dalle imprese alla sanità regionale. La manifestazione “<em>Carte future</em>” ha approfondito la sicurezza dei documenti a trent’anni dal terremoto in Friuli, i cui atti, curati dalla dottoressa Grazia Tatò, già direttore degli Archivi di Stato di Trieste e Gorizia, ancora oggi sono validi testimoni del lavoro archivistico».</p>
<p><strong>L’arrivo dell’intelligenza artificiale (IA) che cosa cambia nella circolazione delle informazioni, mancando l’interpretazione e lettura della componente umana?</strong></p>
<p>«Sia positività, sia negatività. Questa seconda temo possa portate alla perdita della capacità critica, di discernere tra vero e falso, di accettare incondizionatamente ciò che si legge senza chiedersi da dove provenga l’informazione, quale la fonte primaria. Il tema delle fonti per me è fondamentale prima dell’avvento preponderante di IA. Ciò che mi preoccupa è la perdita della “curiosità”, il non fare i detective della conoscenza, l’appiattirsi sulla narrazione fatta da qualcuno o qualcosa. La lettura dell’Enciclica emanata da Papa Leone XIV può farci ulteriormente riflettere, anche rilevando l’analogia con la Rerum Novarum di Papa Leone XIII, emanata nel 1891, nel momento in cui la rivoluzione industriale trasformò il sistema produttivo e sociale. Ora stiamo vivendo la rivoluzione digitale».</p>
<p><strong>Quali sono stati gli interventi</strong> <strong>più interessanti, più complessi?</strong></p>
<p>«Molti ma ne cito tre, molto complessi per le carte che li compongono, ma per me affascinanti: l’archivio dei conti Strassoldo Villanova Farra, quello dei marchesi Polesini, e l’archivio storico del Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia. I primi due testimoni sia delle intricate vicende familiari, sia delle relazioni intessute dai membri della casata dei marchesi Polesini in Istria, il terzo fondamentale per la storia della bonifica integrale e regimazione idraulica nel Monfalconese, della seconda metà del XIX secolo».</p>
<figure id="attachment_75558" aria-describedby="caption-attachment-75558" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-75558" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_.jpg" alt="low 1911 ALBERTO LETTIS con Bleriot.recto" width="800" height="498" title="Ordine nel caos 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_-300x187.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_1911-ALBERTO-LETTIS-con-Bleriot.recto_-768x478.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75558" class="wp-caption-text">Un’immagine del bisnonno di Marina Dorsi, primo pilota istriano</figcaption></figure>
<p><strong>Recente il suo libro “<em>Una Promessa</em>”, un lavoro di ricostruzione di storia famigliare centrata sulla storia del bisnonno primo pilota istriano…</strong></p>
<p>«Dopo tanti anni passati a recuperare e conservare la memoria “altrui”, mi sono decisa a mantenere una promessa fatta alla mia nonna materna, anche per dare un senso a certi ricordi legati a poche foto di famiglia, testimoni di una realtà spazzata via dagli eventi delle due guerre mondiali, in particolar modo dall’esodo istriano nel febbraio del 1947. Non ho scritto con lo scopo di pubblicare, ma per comprendere certe vicende lasciandone testimonianza ai miei figli. La ricerca in questo romanzo-documento è stato un viaggio nei primi anni del ’900 ma anche in luoghi da Pola a Milano, dalla Comina a Wiener-Neustadt, scoprendo il fascino della meccanica tra treni e aerei leggeri come libellule».</p>
<p><strong>Come è andata a Roma ricevuta in udienza papale?</strong></p>
<p>«Parlando della IA ho accennato all’Enciclica <em>Rerum Novarum</em>, e non a caso, perché proprio la ricorrenza dei 135 anni dalla sua emanazione è stata l’occasione, per noi rappresentanti del mondo del credito cooperativo, grazie a Federcasse, di essere ricevuti da Papa Leone XIV lo scorso 16 maggio. Le parole del Santo Padre sono state un monito, dietro i numeri ci sono persone che non devono essere abbandonate agli algoritmi».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Festival del Coraggio in memoria del terremoto</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-festival-del-coraggio-in-memoria-del-terremoto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 09:05:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Cervignano l'anteprima tra musica e parole di Manuel Buttus con il Piccolo Coro Artemìa, diretto dal maestro Denis Monte</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/ok.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-festival-del-coraggio-in-memoria-del-terremoto/">Il Festival del Coraggio in memoria del terremoto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Una serata di profonda intensità emotiva presso la <strong>Chiesa Madre di San Michele</strong>.</p>
<p>In qualità di anteprima del <strong>Festival del Coraggio</strong> e all’interno della rassegna <strong>Teatro nei Luoghi</strong>, è andato in scena lo spettacolo &#8220;<em>In Memoriam – Il terremoto del ’76 in Friuli</em>&#8220;, di e con <strong>Manuel Buttus</strong>, arricchito dalle voci del <strong>Piccolo Coro Artemìa</strong>, diretto dal maestro <strong>Denis Monte</strong>.</p>
<p>Davanti a circa 250 spettatori, l’evento ha saputo trasformare il dolore di una ferita storica in un atto di resilienza.</p>
<p>L’assessore alla cultura del Comune di Cervignano, <strong>Cristian Zanfabro</strong>, ha aperto la serata ricordando la forza di chi, dopo il devastante sisma del 6 maggio 1976, ha saputo guardare oltre l’orizzonte di macerie e tristezza per ricostruire, non solo le case, ma il tessuto stesso della comunità friulana.</p>
<p>Le parole di Manuel Buttus, incisive e sentite, si sono intrecciate con la delicatezza e l’impeccabilità tecnica del Piccolo Coro Artemìa, che ha proposto un repertorio di musica sacra capace di avvolgere la navata in un’atmosfera solenne.</p>
<p>Il cuore dello spettacolo risiede in una riflessione potente: il coraggio non è l’assenza di paura, ma la scelta umana e terrena di rialzarsi, guardando anche al dolore di chi ci sta accanto. È questa la lezione del 1976, riproposta con toccante attualità.</p>
<p>La partecipazione del parroco <strong>don Sinuhe Marotta</strong> e la calorosa risposta del pubblico, culminata in un lungo e sentito applauso, hanno testimoniato il valore di una memoria che non vuole solo ricordare, ma continuare a interrogare le coscienze.</p>
<p>La rassegna Teatro nei Luoghi a Cervignano volge ora al termine. L’ultimo appuntamento è fissato per giovedì 23 luglio alle ore 20.45 nella consueta cornice di Piazza San Girolamo, dove andrà in scena lo spettacolo “<em>Coppia Aperta Quasi Spalancata Praticamenti Corint di Aiar</em>”, con <strong>Marta Riservato</strong> e Manuel Buttus.</p>
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		<item>
		<title>Restaurato il monumento ai caduti a Strassoldo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/restaurato-il-monumento-ai-caduti-a-strassoldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 14:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[strassoldo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cerimonia di inaugurazione con autorità locali e regionali in ricordo di 46 concittadini dispersi e caduti nei conflitti tra il 1915 e il 1945</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/ianug-strassoldo-01.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/restaurato-il-monumento-ai-caduti-a-strassoldo/">Restaurato il monumento ai caduti a Strassoldo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Solenne cerimonia di inaugurazione del <strong>restauro del monumento ai caduti di Strassoldo</strong>, un evento che ha visto una folta partecipazione della cittadinanza e delle autorità civili.</p>
<p>Tra i presenti, il presidente del Consiglio regionale, <strong>Mauro Bordin</strong>, l&#8217;assessore comunale <strong>Alberto Rigotto</strong>, i consiglieri regionali <strong>Alberto Budai</strong>, <strong>Igor Treleani</strong>, <strong>Francesco Martines</strong> e <strong>Markus Maurmair</strong>, oltre al presidente della sezione ANA Palmanova, <strong>Stefano Padovan</strong>.</p>
<p>Gli onori di casa sono stati fatti dal capogruppo della sezione ANA Strassoldo–Aiello–Joannis, <strong>Stefano Perini</strong>, mentre il parroco, <strong>don Sinuhe Marotta</strong>, ha proceduto alla benedizione del monumento.</p>
<p>La presenza di numerose associazioni combattentistiche e d’arma ha conferito all&#8217;evento un alto valore istituzionale, dedicato alla riconciliazione e alla trasmissione della memoria storica alle nuove generazioni.</p>
<p>A settant’anni dalla sua prima inaugurazione, avvenuta il 9 dicembre 1956, il monumento ai caduti di Strassoldo torna a essere solennemente consacrato alla memoria collettiva.</p>
<p>L’opera, simbolo del sacrificio di 46 concittadini dispersi e caduti nei conflitti tra il 1915 e il 1945, è stata oggetto di un accurato intervento di recupero conservativo che ne ha ripristinato l’originario valore estetico e storico.</p>
<p>L’iniziativa, promossa dal Gruppo Alpini Strassoldo-Aiello-Joannis, è stata resa possibile grazie al contributo finanziario della Regione Friuli Venezia Giulia e al supporto dell’amministrazione comunale di Cervignano del Friuli.</p>
<p>Il monumento, progettato a suo tempo dall’ingegner Leopoldo “Poldino” Francovigh e realizzato dalla ditta Minin di Ontagnano, sorge nell’attuale Piazza dei Martiri della Libertà, luogo tragicamente segnato dalla fucilazione di nove vittime innocenti avvenuta nel 1944, tra i promotori della prima ora, la comunità ricorda con gratitudine figure come Corrado Deluisa e Giovanni Bertossi, il cui impegno permise di realizzare un’opera capace di unire il paese nel ricordo dei propri figli.</p>
<p>La struttura, caratterizzata da un arco in pietra del Carso posato su cuscini di pietra rosa di Verzegnis, custodisce la lapide con le toccanti parole di Pio XII e la lampada votiva, perenne ricordo dei caduti.</p>
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		<title>Vanni Gori: il peso del destino</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/vanni-gori-il-peso-del-destino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 19 luglio 1992, dopo essere giunto da Trieste il giorno prima, pranzò nella caserma della polizia di Palermo con il collega Eddie Cosina. «L’indomani avrei preso il suo posto nella scorta a Paolo Borsellino. Ci demmo appuntamento per cena, perché il pomeriggio doveva accompagnare il giudice in aeroporto». Ma quel viaggio si interruppe per sempre tra il tritolo di via D’Amelio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Vanni Gori</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 18 luglio 1992. L’ispettore capo della Polizia di Stato, <strong>Vanni Gori</strong>, friulano di Sammardenchia da anni operativo a Trieste, atterra all’aeroporto Punta Raisi di Palermo.</p>
<p>Sarebbe dovuto arrivare qualche giorno prima ed essere già operativo nella scorta del giudice Paolo Borsellino, ma in quelle settimane estive trovare un volo è complicato.</p>
<p>Ora però in Sicilia ci è arrivato e può finalmente dare il cambio al collega Eddie Cosina, muggesano, con cui da anni lavora fianco a fianco a Trieste.</p>
<p>Cosina ha già prenotato il volo di rientro per martedì: giusto il tempo per un rapido passaggio di consegne.</p>
<p>L’intervista con Vanni Gori parte qui. Siamo nella sua casa di Cervignano del Friuli, città in cui ha scelto di trascorrere la propria vita dopo la pensione.</p>
<p>«Appena atterrato a Palermo – avvolge il nastro dei ricordi Gori – mi diressi alla caserma “Lungaro” dove sarei rimasto per tutto il tempo della trasferta. Dopo la strage di Capaci del mese di maggio (in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta, <em>ndr</em>), ci aggregavano da Trieste con sempre maggiore frequenza per le scorte in Sicilia. Ero già stato in servizio in passato a Palermo, ma mai nelle scorte di Falcone o Borsellino».</p>
<p><strong>Il collega Cosina lo incontrò il giorno seguente, domenica 19 luglio.</strong></p>
<p>«Ci trovammo alla mensa della caserma, per pranzo. Ci salutammo anche se era un po’ di fretta perché nel pomeriggio aveva un breve turno con il giudice Borsellino: avrebbe dovuto accompagnarlo in aeroporto dove il magistrato avrebbe preso un volo per Roma, venendo così affidato ad altra scorta. Sarebbe stato un servizio di un paio d’ore, tanto che ci demmo appuntamento per la cena, sempre in caserma».</p>
<p><strong>Le sembrava agitato? </strong></p>
<p>«No, anzi. Appariva sereno e non trasmetteva alcuna preoccupazione, tanto che anch’io mi sentivo tranquillo. Ci salutammo e Cosina si avviò all’uscita. Poi si voltò verso di me per farmi un cenno con la mano, come a dire “ci vediamo dopo”».</p>
<p><strong>Dopo cos’è successo?</strong></p>
<p>«Uscii per fare una passeggiata in città. E mentre stavo camminando avvertii un boato in lontananza. Sul momento non ci feci troppo caso. Quando iniziai a sentire il via vai di sirene e a vedere le persone affacciarsi sui balconi delle case compresi che era accaduto qualcosa di serio. La città iniziò a ribollire e rientrai in caserma comprendere cosa fosse accaduto».</p>
<p><strong>Lì come trovò la situazione?</strong></p>
<p>«Caotica, con notizie frammentarie. Quando vi fu certezza dell’attentato mi feci subito portare sul posto dai colleghi. Arrivati in zona vidi tantissima gente, molta confusione. L’area era già stata delimitata e sarei stato solo di impiccio. Rientrai alla “Lungaro”. E lì ricevetti la notizia dei morti».</p>
<p><strong>Quale fu il suo primo pensiero?</strong></p>
<p>«Non riuscivo a mettere a fuoco la situazione. Sembrava una cosa irreale che io non percepivo bene. Solo l’indomani mi sono reso conto realmente di cosa fosse successo. Venni convocato dal dirigente del Nucleo Scorte che mi diede indicazione di tornare a Trieste. E il martedì sono ripartito. Con un grande peso dentro di me».</p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>«Provavo un enorme senso di colpa, perché probabilmente se fossi arrivato a Palermo qualche giorno prima, al posto di Cosina avrei potuto esserci io. Una sensazione tremenda che mi ha accompagnato per anni. Mi ricordo che al funerale rimasi in disparte per non dover guardare negli occhi la madre di Cosina. Non ho mai partecipato a nessuna successiva cerimonia commemorativa. Vado spesso in cimitero a Muggia, sulla tomba di Eddie; mai il 19 luglio».</p>
<figure id="attachment_75512" aria-describedby="caption-attachment-75512" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75512" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina.jpg" alt="gori e cosina" width="800" height="500" title="Vanni Gori: il peso del destino 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina-300x188.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75512" class="wp-caption-text">Primi anni 90, Gori (a destra) e il collega Cosina durante un sopralluogo a Trieste</figcaption></figure>
<p><strong>È mai ritornato a Palermo?</strong></p>
<p>«No. Forse è stata anche una scelta dall’alto, per evitare a chi aveva vissuto sul posto quelle giornate di dover sopportare un carico emotivo eccessivo. Ho continuato a fare servizio di scorta per qual che anno, poi mi sono dedicato ad altri incarichi. Anche se ho sempre frequentato i corsi di aggiornamento per gli agenti di scorta fino a un anno dalla mia pensione».</p>
<p><strong>Da quel giorno provò mai paura quando faceva la scorta?</strong></p>
<p>«Gli attentati a Falcone e Borsellino ci misero di fronte a un nemico nuovo, invisibile. Il pericolo non era più un attentatore con armi in mano. Nacque una consapevolezza diversa, a cominciare da una formazione ancora più accurata degli agenti. E ciò non dava spazio alla paura».</p>
<figure id="attachment_75513" aria-describedby="caption-attachment-75513" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75513" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco.jpg" alt="gori con i principi di monaco" width="800" height="666" title="Vanni Gori: il peso del destino 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco-300x250.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco-768x639.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75513" class="wp-caption-text">Vanni Gori, a destra, assieme ai reali di Monaco in una foto pubblicata da “Il Piccolo” durante una visita ufficiale in Friuli Venezia Giulia</figcaption></figure>
<p><strong>Cosa significa essere un agente di scorta?</strong></p>
<p>«Significa non avere orari: inizi alle 7 del mattino e non sai quando finisci. La propria vita cambia radicalmente. La variante spesso è lo scortato: qualcuno ha atteggiamenti amichevoli, altri prediligono un maggior distacco. Tutte dinamiche che si comprendono con il tempo. Mantenendo sempre il massimo livello di professionalità».</p>
<p><strong>A 34 anni dalla strage di via D’Amelio, il sacrificio del giudice Borsellino, dell’amico Eddie Cosina e degli altri colleghi della scorta è servito a qualcosa o è stato vano?</strong></p>
<p>«Il senso comune dei poliziotti e della gente ha avuto una svolta. In tutta Italia la gente ha iniziato a vedere le cose in modo diverso. Quanto successo ha cambiato le coscienze. Qualcosa di meglio è nato. Dall’accresciuta professionalità delle forze di polizia a una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini. No, quei sacrifici non sono stati vani».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Palmanova celebra 50 anni di Rievocazione Storica</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/palmanova-celebra-50-anni-di-rievocazione-storica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 13:38:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[palmanova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un fine settimana tra mostre, percorsi esperienziali, cerimonie storiche, accampamenti e hosterie</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Rievocazione-Storica-Accampamento-delle-milizie-foto-Comune-di-Palmanova-2-Large.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/palmanova-celebra-50-anni-di-rievocazione-storica/">Palmanova celebra 50 anni di Rievocazione Storica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Rievocazione Storica &#8211; Accampamento delle milizie (ph. Comune di Palmanova)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>PALMANOVA – Il Comune di Palmanova e il Gruppo Storico &#8220;Città di Palmanova&#8221; presentano<strong> &#8220;<em>Custodi della Memoria &#8211; 50 anni di storia viva a Palmanova</em>&#8220;</strong>.</p>
<p>Un fine settimana tra mostre, percorsi esperienziali, cerimonie storiche, accampamenti e hosterie, per celebrare i cinquant&#8217;anni della rievocazione storica cittadina.</p>
<p>L&#8217;evento, che gode del sostegno e patrocinio del Comune di Palmanova, del contributo del Consiglio Regionale FVG e del sostegno di Cassa Rurale FVG, prenderà ufficialmente il via nel weekend <strong>dall&#8217;10 al 12 luglio 2026</strong>.</p>
<p>“Palmanova – affermano il sindaco <strong>Giuseppe Tellini</strong> e l’assessore alla Cultura <strong>Silvia Savi</strong> – si fregia di uno dei gruppi storici più attivi e longevi della regione. Grazie al lavoro di ricostruzione storica, dalla prima Rievocazione secentesca del 1976 ad oggi, il Gruppo Storico &#8220;Città di Palmanova&#8221; ha contribuito ad accrescere un patrimonio culturale, umano e collettivo che ha donato e dona alla città con generosità e sincero amore per essa. Per 50 anni i Rievocatori hanno custodito la memoria storica della fortezza, ricostruendo in modo filologicamente ineccepibile uno dei suoi momenti più tradizionali. Dopo il riconoscimento Unesco il contributo del Gruppo Storico è diventato essenziale nelle attività di valorizzazione della città, prendendo parte ai progetti di digitalizzazione del patrimonio, di animazione dell&#8217;offerta turistica, di valorizzazione dei bastioni, sapendo rendere interessante e stimolante la trattazione storica. A tutto il gruppo va la nostra gratitudine, anche per la capacità di collaborare con le altre associazioni”.</p>
<p>Il cuore delle celebrazioni sarà la <strong>mostra &#8220;<em>Custodi della Memoria</em>&#8220;</strong>, che verrà<strong> inaugurata ufficialmente sabato 11 luglio alle ore 10.30</strong> al Palazzo del Governatore alle Armi in Piazza Grande.</p>
<p>L&#8217;esposizione sarà aperta al pubblico, a ingresso gratuito, fino al 6 settembre 2026 (ogni sabato e domenica nei seguenti orari: 10.30-13 e 18-21).</p>
<p>Il percorso espositivo si articola come un vero e proprio viaggio nel tempo.</p>
<p>Una ricca <strong>sezione fotografica racconterà l&#8217;evoluzione della rievocazione storica dalle sue origini </strong>fino ai giorni nostri, arricchita dalle multivisioni e dai video curati dal Circolo Fotografico Palmarino.</p>
<p>Una sala sarà dedicata alla <strong>fedele ricostruzione dell&#8217;ufficio del Governatore alle Armi</strong>, realizzata utilizzando materiali storici impiegati nelle rievocazioni nel corso degli anni e strumenti di ricerca storica.</p>
<p>Una seconda sala celebrerà il legame tra la storia viva e l&#8217;arte locale, <strong>mostrando come pittori e tipografi del territorio abbiano interpretato la rievocazione negli anni</strong>, spaziando dalle vignette comiche ai dipinti d&#8217;autore che vedono protagonisti gli stessi rievocatori.</p>
<p>Sempre sabato 11 luglio, a partire dalle ore 21, prenderanno il via le <strong>visite guidate esperienziali notturne <em>&#8220;Il sistema difensivo della Fortezza di Palma&#8221;</em>.</strong></p>
<p>Basate sui testi dello storico Alberto Prelli, queste speciali visite animate saranno condotte da guide turistiche professioniste e permetteranno di scoprire i segreti dell&#8217;architettura militare di Palmanova.</p>
<p>Con Porta Cividale eccezionalmente chiusa al traffico e da poco brillantemente ristrutturata, il percorso partirà proprio dall&#8217;interno della Porta per poi snodarsi lungo Bastione Garzoni, includendo l&#8217;emozionante risalita della galleria di sortita. Partenze alle ore 21.00, 21.30 e 22.15 (partecipazione gratuita, prenotazione su <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.google.com/search?q=http://www.respiralacultura.com/eventi/visite/&amp;authuser=1" target="_blank" rel="noopener">www.respiralacultura.com/eventi/visite/</a></span>).</p>
<p>Già da venerdì 10 luglio (dalle ore 18.00) e per tutto il fine settimana, Bastione Garzoni prenderà vita con il <strong>Campo delle Milizie e l&#8217;Hostaria storica</strong>, un accampamento interamente aperto al pubblico dove sarà possibile immergersi nell&#8217;atmosfera del tempo e usufruire della locanda storica.</p>
<p>Domenica 12 luglio, a partire dalle ore 10 in Piazza Grande, si terrà la <strong>solenne cerimonia storica della Festa del Redentore</strong>, con il tradizionale rito secentesco dell&#8217;Innalzamento del Gonfalone seguito dalla Messa in abito storico.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La bassa piange Franco Sclausero</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/la-bassa-piange-franco-sclausero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Pizzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 12:54:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<category><![CDATA[terzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75337</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'artista di Terzo di Aquileia si è spento all'età di 85 anni. Grazie al monumento al Fante Austriaco era stato insignito della Croce Nera</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Franco-Sclausero-e-Marco-Benes-6.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/la-bassa-piange-franco-sclausero/">La bassa piange Franco Sclausero</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Franco Sclausero (a destra) in una foto con l&#8217;amico Marco Benes (ph. Claudio Pizzin)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TERZO DI AQUILEIA – Si è spento all&#8217;età di 85 anni presso l&#8217;ospedale di Palmanova <strong>Franco Sclausero</strong>, noto scultore della bassa friulana.</p>
<p>L&#8217;artista era residente a Terzo d&#8217;Aquileia.</p>
<p>Nato a Bretto, dove è vissuto fino al 1943 con l&#8217;avvento dell’ex Jugoslavia per poi trasferirsi da esule a Cervignano del Friuli.</p>
<p>Personaggio riservato, la scultura divenne la sua grande passione. Le sue opere sono tuttora esposte in Slovenia e in Germania.</p>
<p>A Cervignano ha scolpito il monumento al Fante Austriaco di origine friulana “<em>Ai soldas dismenteas</em>”, che fa bella mostra di sé nel giardino dedicato a Maria Teresa d&#8217;Austria, sul lung&#8217;Ausa.</p>
<p>Grazie a quest&#8217;ultima opera ha ottenuto la Croce Nera, alta onorificenza austriaca.</p>
<p>La sua vita lavorativa lo ha visto impegnato in diversi cantieri in giro per il mondo.</p>
<figure id="attachment_75340" aria-describedby="caption-attachment-75340" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75340" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/il-monumento-realizzato-lungAusa-7.jpg" alt="il monumento realizzato lungAusa 7" width="800" height="647" title="La bassa piange Franco Sclausero 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/il-monumento-realizzato-lungAusa-7.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/il-monumento-realizzato-lungAusa-7-300x243.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/il-monumento-realizzato-lungAusa-7-768x621.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75340" class="wp-caption-text">L&#8217;inaugurazione del monumento sul lung&#8217;Ausa (ph. Claudio Pizzin)</figcaption></figure>
<p>Lascia la moglie Vania e i figli Alessia e Boris.</p>
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		<title>Gorizia: una panchina gialla per non dimenticare</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/gorizia-una-panchina-gialla-per-non-dimenticare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 16:33:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[regeni]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75134</guid>

					<description><![CDATA[<p>Inaugurata nel chiostro del polo di Santa Chiara, sede dell'Università di Udine, per onorare Giulio Regeni e la battaglia per la verità</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-sinistra-Marco-Acri-Renata-Kodilja-Giulia-Caccamo-Gaia-Soncin-Paola-Deffendi-Claudio-Regeni-Patrizia-Artico-don-Alberto-De-Nadai-Laura-Zanin.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/gorizia-una-panchina-gialla-per-non-dimenticare/">Gorizia: una panchina gialla per non dimenticare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Da sinistra Marco Acri, Renata Kodilja, Giulia Caccamo, Gaia Soncin, Paola Deffendi, Claudio Regeni, Patrizia Artico, don Alberto De Nadai, Laura Zanin</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>GORIZIA – “<em>In ricordo di Giulio Regeni</em>”. È la scritta impressa sulla “<strong>Panchina gialla</strong>” posata dall’<strong>Università</strong> <strong>di Udine</strong> nel chiostro della <strong>sede di Santa Chiara a Gorizia</strong> nel decimo anniversario della brutale uccisione del giovane ricercatore friulano, originario di Fiumicello.</p>
<p>Un segno partito da un’idea di <strong>don Alberto De Nadai</strong> condivisa con l’Ateneo friulano e le <strong>Università di Trieste e di Nova Gorica</strong>, con il patrocinio del Comune di Gorizia.</p>
<p>La panchina è stata inaugurata alla presenza della mamma <strong>Paola Deffendi</strong> e del papà <strong>Claudio Regeni</strong>.</p>
<p>Erano presenti fra gli altri: don Alberto De Nadai e <strong>Antonella Tripani</strong>, fondatore e volontaria della comunità Arcobaleno, che avevano operato con Giulio quand’era stato sindaco del Consiglio comunale dei ragazzi di Fiumicello; le delegate dell’Università di Udine alla sede di Gorizia, <strong>Renata Kodilja</strong>, e alle pari opportunità, <strong>Laura Zanin</strong>; la delegata dell’Università di Trieste per le politiche per la comunità studentesca, <strong>Giulia Caccamo</strong>; il delegato dell’Università di Nova Gorica, <strong>Marco Acri</strong>; l’assessore comunale <strong>Patrizia Artico</strong>; <strong>don Luigi Fontanot</strong>, già parroco di Fiumicello; la rappresentante degli studenti di Relazioni pubbliche della sede goriziana dell’ateneo udinese, <strong>Gaia Soncin</strong>.</p>
<p>Alla posa della panchina è seguita la proiezione del docufilm “<em>Giulio Regeni. Tutto il male del mondo</em>” al Kinemax, gremito in ogni ordine di posti.</p>
<p>Anche questa iniziativa è stata promossa insieme dai tre atenei, con il patrocinio del Comune.</p>
<p>Rientra nel progetto nazionale “<em>Le università per Giulio Regeni. Un’iniziativa per la libertà di ricerca</em>” sostenuto dalla Fondazione Elena Cattaneo con Fandango e Ganesh produzioni.</p>
<p>Hanno introdotto la visione del film i genitori di Giulio, Renata Kodilja per l’Università di Udine, Giulia Caccamo per quella di Trieste e Marco Acri per l’ateneo di Nova Gorica, la vice sindaca di Gorizia, <strong>Chiara Gatta</strong>, e don Alberto De Nadai.</p>
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		<title>Memorial Luigino Toffolo: vincono Florit e Grigollo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/memorial-luigino-toffolo-vincono-florit-e-grigollo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Pizzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[auser]]></category>
		<category><![CDATA[bocce]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[muscoli]]></category>
		<category><![CDATA[terzo]]></category>
		<category><![CDATA[veterani sportivi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74992</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Muscoli il torneo di bocce organizzato da Auser e Veterani dello Sport per ricordare il compianto associato</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/memorial-toffolo-2026.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/memorial-luigino-toffolo-vincono-florit-e-grigollo/">Memorial Luigino Toffolo: vincono Florit e Grigollo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Da sinistra Comisso, Florit, Fedel, Grigollo, Fattori, le sorelle Maria Elena e Alessandra Toffolo ed Enzo Baldassi</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Il Circolo Bocciofilo “Onelio Mian” nella frazione di Muscoli ha ospitato il “<strong><em>Memorial Luigino Toffolo</em></strong>”.</p>
<p>Il torneo di bocce è stato organizzato dalla sezione cervignanese dei <strong>Veterani dello Sport</strong> e dall’<strong>AUSER</strong> <strong>di Terzo di Aquileia</strong>, entrambe realtà di cui Luigino Toffolo era stato associato.</p>
<p>Entrambe le realtà hanno voluto ringraziare il presidente del Circolo (nonché veterano sportivo) <strong>Mario Virgolin</strong>, sua <strong>moglie Daniela</strong> e tutti i volontari per l’ospitalità e la generosità che hanno riservato.</p>
<p>“Un altro sentito ringraziamento – sottolinea il presidente dei veterani sportivi, <strong>Giorgio Comisso</strong> – va a tutta la squadra AUSER di Terzo d’Aquileia e in particolare a <strong>Jangor Fedel</strong>, altro nostro veterano”.</p>
<p>Le gare si sono disputate in tre giorni: mercoledì 17 e giovedì 18 giugno si sono svolte le eliminatorie, mentre sabato 20 giugno, dopo l’esibizione bocciofila di un gruppo di ospiti dei centri CAMPP accompagnati dai loro educatori, si sono giocate le finali.</p>
<p>Vincitrice di questa terza edizione è stata la coppia formata da <strong>Moreno Florit e Giorgio Grigollo</strong>.</p>
<p>Nella serata finale hanno partecipato le due figlie di Luigino, <strong>Maria Elena e Alessandra</strong>, gli ex presidenti dei Veterani dello Sport, <strong>Roberto Tomat</strong> e <strong>Giorgio Tellini</strong>, diversi soci, tra i quali <strong>Giorgio Toffolo</strong>, fratello di Luigino, e il delegato regionale UNVS, <strong>Tarcisio Fattori</strong>, accompagnato dalla sua signora.</p>
<p>Dopo le premiazioni, un momento conviviale nella sede del Circolo Bocciofilo ha coinvolto tutti gli ospiti.</p>
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		<item>
		<title>Aiello ricorda il professor Furio Bianco</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/aiello-ricorda-il-professor-furio-bianco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 10:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aiello]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=74877</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="1137" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/furio-bianco.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="furio bianco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/furio-bianco.jpeg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/furio-bianco-211x300.jpeg 211w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/furio-bianco-720x1024.jpeg 720w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/furio-bianco-768x1092.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" title="Aiello ricorda il professor Furio Bianco 5"> Una serata con Alessio Fornasin e Claudio Lorenzini. Con la presentazione del libro "Mistri Cargnelli in Istria"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/furio-bianco.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/aiello-ricorda-il-professor-furio-bianco/">Aiello ricorda il professor Furio Bianco</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Aiello del Friuli ricorda il professor <strong>Furio Bianco</strong>, recentemente scomparso.</p>
<p>L&#8217;evento è organizzato dalla Commissione di Storia del Comune i Aiello del Friuli e si terrà <strong>venerdì 19 giugno alle 20.30</strong> in Sala Civica.</p>
<p>Di Furio parleranno i professori <strong>Alessio Fornasin</strong> dell&#8217;Università di Udine e <strong>Claudio Lorenzini</strong> dell&#8217;Università di Torino, che bene lo hanno conosciuto.</p>
<p>Nell&#8217;occasione sarà presentato anche il suo ultimo libro: &#8220;<em>Mistri cargnelli in Istria</em>&#8220;.</p>
<p>Tra lavoro in bottega, traffici economici e speculazioni finanziarie (secoli XVI-XIX.) Furio Bianco è stato docente di storia moderna alle Università di Trieste e di Udine, autore di importanti studi di storia economica che che hanno riguardato la nostra regine con particolare attenzione alla Carnia.</p>
<p>Il suo libro più conosciuto è &#8220;<em>La crudel zoiba grassa</em>&#8221; che parla della famosa rivolta friulana del 1511 e per il quale ha ricevuto il prestigioso Premio Nonino &#8220;<em>Rist d&#8217;Aur</em>&#8221; nel 1996. In questi ultimi anni era divenuto cittadino di Aiello del Friuli.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
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		<item>
		<title>United States of Aviano</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/united-states-of-aviano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 16:22:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[aviano]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74714</guid>

					<description><![CDATA[<p>Primo ciak per il documentario dei registi pordenonesi Francesco Guazzoni e Alessandro Pasian per indagare l’interazione degli americani con la comunità locale</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/31-FW-Activation-Ceremony-1994.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/united-states-of-aviano/">United States of Aviano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>31 FW Activation Ceremony-1994</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>AVIANO – È arrivato il momento del <strong>primo ciak</strong> per il documentario <strong><em>United States of Aviano. La faccia epica dell&#8217;America</em></strong>, scritto e diretto dai registi pordenonesi <strong>Francesco Guazzoni </strong>e<strong> Alessandro Pasian</strong>, prodotto nell’ambito del progetto culturale <em>It’s Aviano, Il paese con la base</em>, promosso dal<strong> Comune di Aviano</strong>, con il contributo della<strong> Regione Friuli Venezia Giulia &#8211; Assessorato alla Cultura, </strong>un contenitore di iniziative che culminerà nel <strong>2027</strong>, in occasione di <strong>Pordenone Capitale Italiana della Cultura</strong>.</p>
<p>Lo annuncia l’assessore comunale di Aviano, <strong>Andrea Menegoz</strong>, che spiega: «L’inizio ufficiale delle riprese segna un momento fondamentale: mesi di pianificazione e lavori “dietro le quinte” che prendono corpo concretamente. Come amministrazione siamo soddisfatti del ritmo con cui i lavori stanno procedendo e dell’interesse riscontrato dalla popolazione: molti infatti sono stati i cittadini che ci hanno contattato per dare il proprio contributo».</p>
<p>«Il documentario – aggiungono gli autori, Francesco Guazzoni e Alessandro Pasian – si propone di colmare una lacuna narrativa, non esistendo di fatto, se non per qualche saltuaria pubblicazione o tesi di laurea, una trattazione organica che indaghi l’interazione degli americani con la comunità locale avianese. E il titolo, ancora provvisorio, lascia presagire i contorni entro cui il lavoro filmico si muoverà: indagare l’influenza che la presenza dei militari americani di stanza alla base aeronautica di Aviano (dopo gli accordi Italia-Usa del 1954), ha esercitato nel disegnare la fisionomia del territorio da un punto di vista sociale e di costume, facendo sperimentare a diverse generazioni di giovani pordenonesi l’<strong><em>American way of life </em></strong>più genuina. Non una storia militare, né una precisa ricostruzione filologica degli eventi, quanto un affresco suggestivo di quella che è stata ed è, una vera e propria <strong>epopea, unica e del tutto originale</strong> nel panorama italiano».</p>
<p>E le riprese si apriranno <strong>domenica 7 giugno</strong> con l’intervista al co-autore di uno dei rari libri sul tema. <strong><em>Aviano Usa: un angolo di Stati Uniti nel cuore del Nordest</em></strong> (L’Omino rosso editore), il giornalista <strong>Enri Lisetto</strong> che lo ha firmato insieme al collega Dario Bortolin.</p>
<p>«La prima intervista aprirà una contestualizzazione storica intorno agli eventi di natura geopolitica del Dopoguerra – spiegano i registi – e focalizzerà sull’evoluzione della Base negli anni, attraversando la sua espansione strutturale interna fino al progetto di <em>Aviano 2000</em> che ha ‘esternalizzato’ la presenza degli americani sul territorio».</p>
<p>Anche la <strong>location</strong> dell’intervista, prima che le riprese si addentrino nel territorio di Aviano, è stata scelta per il suo valore simbolico: il <em><strong>Museo Aeronautico </strong></em><strong>del Friuli Venezia Giulia </strong>di Fiume Veneto fondato e gestito da<strong> Giovanni Follador</strong>, ex pilota civile e collezionista di <strong>aerei</strong>, <strong>cimeli</strong> rari e <strong>memorabilia</strong> dell’aviazione di tutte le epoche e provenienze.</p>
<p>Il documentario proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori interviste ai testimoni di quella storia (civili e militari, italiani e americani), corredate di <strong>materiali videografici</strong> <strong>di repertorio</strong> (archivi privati, Teche Rai, Archivio Luce e di quotidiani e magazine), e <strong>riprese girate <em>ad hoc</em></strong>, seguendo, prime fra tutte, le <strong>feste americane</strong> più iconiche e tradizionali come ad esempio l’<strong><em>Independence</em> <em>Day</em></strong>, <strong><em>Halloween</em></strong> e il <strong><em>Thanksgiving Day</em></strong>.</p>
<p>E intanto è partito anche il lavoro dell’unità di ricerca coordinata dal professore di Geografia storica del Friuli Venezia Giulia, <strong>Sergio Zilli</strong>, del Dipartimento di Studi Umanistici dell’<strong>Università degli Studi di Trieste</strong>: uno studio intorno al rapporto fra la comunità di Aviano e il personale statunitense della base.</p>
<figure id="attachment_74715" aria-describedby="caption-attachment-74715" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-74715" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/guazzoni-pasian.jpg" alt="guazzoni pasian" width="800" height="549" title="United States of Aviano 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/guazzoni-pasian.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/guazzoni-pasian-300x206.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/guazzoni-pasian-768x527.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/guazzoni-pasian-474x324.jpg 474w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-74715" class="wp-caption-text">Guazzoni e Pasian</figcaption></figure>
<p>«La ricerca – spiega Zilli – aspira a ricostruire gli intrecci che si sono venuti a creare con una condizione eccezionale, rappresentata dalla presenza di una comunità straniera legata alla base aerea militare statunitense. Le vicende relative ad Aviano hanno avuto ricadute sulla vita locale e sul paesaggio nel periodo successivo all’arrivo della base, e hanno prodotto un’attenzione – regionale, nazionale ed internazionale – sul Comune di cui poche altre realtà della regione hanno goduto».</p>
<p><strong>I risultati dello studio saranno presentati nel gennaio 2027</strong>, nell’ambito di un convegno che vedrà protagonisti i ricercatori e ricercatrici coinvolti. Dagli Atti del convegno, e dalle molteplici relazioni a firma di esperti e studiosi, prenderà forma <strong>la pubblicazione in uscita nella primavera 2027.</strong></p>
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