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	<title>clima &#8211; imagazine.it</title>
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	<item>
		<title>Il futuro del clima si gioca nei prati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 10:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio dell’Università di Udine rivisita al rialzo la stima dello stoccaggio di carbonio: 155 miliardi di tonnellate nei primi 30 centimetri di suolo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Magredi-di-Tauriano.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-futuro-del-clima-si-gioca-nei-prati/">Il futuro del clima si gioca nei prati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Magredi di Tauriano</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Le<strong> praterie </strong>giocano un ruolo fondamentale nella<strong> regolazione climatica</strong>.</p>
<p>Lo ribadisce una ricerca internazionale cui ha contributo l’Università di Udine. Lo studio mostra che <strong>i suoli delle praterie </strong>immagazzinano<strong> quantità di carbonio molto maggiori </strong>rispetto a quanto indicato dalle<strong> stime precedenti</strong>.</p>
<p>I nuovi calcoli portano lo<strong> stock di carbonio nei primi 30 centimetri di suolo a oltre 155 miliardi di tonnellate</strong>, rispetto ai 92 miliardi precedentemente stimati.</p>
<p>Un risultato che rafforza il ruolo delle <strong>praterie</strong> come <strong>uno dei principali serbatoi di carbonio del pianeta</strong>.</p>
<p>La <strong>ricerca</strong>, pubblicata su <strong>“<em>Nature ecology &amp; evolution</em>”</strong>, ha coinvolto oltre <strong>150 esperti di università e istituti di ricerca di 60 Paesi in sei continenti</strong> ed è coordinata da University of Guelph (Ontario, Canada). L’Ateneo friulano vi ha lavorato con un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali coordinato da <strong>Francesco Boscutti</strong>.</p>
<p>«I prati naturali del pianeta – sottolinea il professor <strong>Boscutti</strong>, docente di Botanica ambientale e applicata – sono molto più importanti per il clima di quanto si pensasse finora».</p>
<h3><strong>I dati generali</strong></h3>
<p>Dallo studio emerge quindi una nuova stima globale che ridisegna la geografia delle praterie.</p>
<p>Questi ecosistemi coprono circa il 22,8% delle terre emerse (in precedenza ampiamente sovrastimato con oltre il 40% della superficie), pari a oltre 30 milioni di chilometri quadrati. Una superficie enorme, spesso invisibile nei modelli climatici, ma fondamentale per il funzionamento del sistema terrestre.</p>
<h3><strong>In regione</strong></h3>
<p>In Friuli Venezia Giulia le praterie coprono circa il 7% della superficie, pari a circa 540 chilometri quadrati. Tra queste si distinguono, ad esempio, l’esteso complesso dei magredi del Meduna e del Cellina e le ampie praterie alpine situate al di sopra del limite degli alberi. In generale, la superficie complessiva è in rapida contrazione: in pianura, a causa della conversione dei prati in aree agricole o urbanizzate, e in montagna per l’abbandono delle attività zootecniche.</p>
<p>«In questo senso – spiega <strong>Francesco</strong> <strong>Boscutti</strong> –, sia lo sfruttamento intensivo del territorio sia, paradossalmente, l’assenza dell’attività umana, come il venir meno delle pratiche agricole tradizionali in montagna, contribuiscono a generare uno squilibrio che richiede interventi mirati per essere riequilibrato».</p>
<h3><strong>Soluzioni non scontate </strong></h3>
<p>Lo studio evidenzia inoltre un aspetto cruciale per la gestione del territorio: non tutte le strategie climatiche devono puntare sulla riforestazione. In molti casi, trasformare praterie naturali in boschi può ridurre la biodiversità e alterare equilibri ecologici consolidati, senza garantire reali benefici climatici.</p>
<p>La conservazione e la gestione sostenibile dei prati esistenti emergono quindi come una soluzione efficace, spesso sottovalutata.</p>
<h3><strong>Perché questo studio </strong></h3>
<p>La ricerca mostra come le praterie siano state a lungo sottostimate, o classificate in modo errato, grazie all’analisi critica delle mappe satellitari utilizzate per stimare la distribuzione dei grandi ecosistemi terrestri. Inoltre, con il lavoro di una vasta rete internazionale di scienziati è stato possibile validare i dati satellitari con osservazioni dirette sul terreno, basate su una conoscenza approfondita degli ecosistemi locali.</p>
<p>Il contributo dell’Università di Udine si inserisce in questo sforzo scientifico collettivo che valorizza la conoscenza diretta del territorio.</p>
<p>Proprio la mancanza di dati validati localmente è indicata dagli autori come una delle principali cause degli errori nelle mappe globali, con conseguenze dirette sulle politiche ambientali e climatiche.</p>
<p>«In un’epoca in cui le decisioni ambientali globali si basano sempre più su dati satellitari e modelli automatici – evidenzia<strong> Boscutti</strong> –, la ricerca lancia un messaggio chiaro: la tecnologia, senza il supporto della competenza scientifica locale, rischia di offrire una visione parziale del pianeta. Ed è proprio in questo dialogo tra scala globale e conoscenza del territorio che il contributo dell’Università di Udine assume un valore strategico».</p>
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		<item>
		<title>Da Trieste al Nilo per le nuove sfide climatiche</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/da-trieste-al-nilo-per-le-nuove-sfide-climatiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 16:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avviato il progetto di OGS e Università finalizzato alla mitigazione dei disastri naturali e della gestione delle emergenze</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Nilo_A-Peresan.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/da-trieste-al-nilo-per-le-nuove-sfide-climatiche/">Da Trieste al Nilo per le nuove sfide climatiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Infrastrutture lungo il fiume Nilo (© Antonella Peresan)</em></span></p>
<p>TRIESTE – Rafforzare la resilienza ai geo-rischi e alle sfide climatiche lungo il <strong>corridoio del Nilo</strong>, aumentando la capacità di gestire le emergenze.</p>
<p>È l’obiettivo di <strong><em>KNIGHT (Knowledge base for Nile Geo-Hazards Tackling)</em></strong>, il progetto promosso dall’<strong>Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS</strong> che vede la partecipazione del <strong>Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA)</strong> dell’<strong>Università di Trieste</strong>.</p>
<p>Il progetto, co-finanziato dalle <strong>Regione Friuli Venezia Giulia</strong>, durerà due anni e conta tra i partner anche il <strong>Comune di Lignano Sabbiadoro</strong>, <strong>Shoreline Soc. Coop</strong>, l’<strong>Università di Damietta (Egitto) &#8211; Facoltà di Scienze</strong> e l’<strong>Istituto Nazionale di Astronomia e Geofisica (NRIAG, Egitto)</strong>.</p>
<p><strong><em>KNIGHT</em> </strong>è finalizzato alla mitigazione dei disastri naturali e della gestione delle emergenze: in particolare ha come scopo quello di rafforzare la resilienza del patrimonio naturale, economico, culturale lungo il fiume Nilo e il suo delta, supportando con dati, modelli e tecnologie innovative la revisione del piano nazionale per la mitigazione dei rischi naturali.</p>
<h3>I protagonisti</h3>
<p>All’interno di questo progetto altamente multidisciplinare, un team di ricerca dell’Università di Trieste – composto da <strong>Chiara Bedon </strong>(DIA), <strong>Marco Fasan</strong> (DIA) e <strong>Fabio Romanelli</strong> (MIGe) – si occuperà in particolare dell’analisi avanzata strutturale e sismologica, anche tramite metodi e tecnologie innovative, per la caratterizzazione e valutazione del rischio sismico e della vulnerabilità di alcuni edifici caso-studio che verranno individuati lungo il corso del Nilo.</p>
<p>Il tutto contribuirà alla definizione di mappe di esposizione ai rischi naturali, all’individuazione di strategie ottimali per la prevenzione dei disastri naturali, alla definizione di procedure per la gestione delle emergenze.</p>
<p>La collaborazione tra i partner permetterà di condividere dati che saranno analizzati, standardizzati e integrati in un database utilizzando una piattaforma GIS, permettendo di individuare le aree maggiormente sottoposte a stress antropico e/o naturale – e dunque più vulnerabili – e di valutare i rischi naturali e dei possibili rischi a cascata al fine di mitigarli.</p>
<p><em>“Saranno anche sperimentate nuove metodologie per la definizione di scenari integrati multirischio e il monitoraggio ambientale, in siti chiave lungo il corso del Nilo che vanno dalla diga di Assuan alle aree costiere del delta, con particolare attenzione all’area di Damietta, una città di rilevante interesse economico e sociale”,</em> afferma <strong>Antonella Peresan</strong>, sismologa dell’OGS e coordinatrice del progetto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vertice globale sul clima ad&#8230; Aiello</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/vertice-globale-sul-clima-ad-aiello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 14:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[aiello]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovani e adulti protagonisti della simulazione di un confronto per trovare soluzioni reali per il cambiamento climatico</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/simulazioni-ecologiche-03.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/vertice-globale-sul-clima-ad-aiello/">Vertice globale sul clima ad&#8230; Aiello</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>AIELLO DEL FRIULI – Nel secondo appuntamento del Mese Ecologico il professor <strong>Giovanni Bacaro</strong> ha guidato i ragazzi del <strong>Consiglio Comunale Ragazzi</strong> e gli spettatori presenti nel <strong><em>C</em></strong><strong><em>limate Action Simulation</em></strong>, un gioco di ruolo che simula un vertice globale sul clima.</p>
<p>“<em>Possiamo trovare soluzioni reali per il cambiamento climatico, fanne parte anche tu</em>”, è stato il filo conduttore della serata.</p>
<p>Il professor Bacaro ha illustrato le problematiche ambientali che affliggono il pianeta, tra cui eventi meteorologici estremi come piogge torrenziali e siccità prolungate, l&#8217;innalzamento del livello del mare e le migrazioni climatiche causate dall&#8217;aumento delle temperature in alcune regioni del globo.</p>
<p>I partecipanti sono stati suddivisi in sei gruppi, ciascuno rappresentante una macro-regione del mondo: Stati Uniti, Europa, Cina, India, nazioni in via di sviluppo e nazioni sviluppate.</p>
<p>Raggiungere un accordo tra queste macro-regioni mondiali è stato un percorso complesso, caratterizzato da numerosi compromessi.</p>
<p>Tuttavia, grazie a una reciproca volontà di collaborazione, si è riusciti a portare a termine con successo il progetto condiviso.</p>
<p>È auspicabile ora che i leader mondiali prendano esempio dalle nuove generazioni e si impegnino a trovare soluzioni concrete per affrontare l&#8217;emergenza climatica e salvaguardare il nostro pianeta.</p>
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