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		<title>Luciano Ceschia. A scala umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 15:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="861" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Disco Rosso 1976 Societa Lignano Pineta" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta-279x300.jpg 279w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta-768x827.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" title="Luciano Ceschia. A scala umana 1"> A Villa de Claricini Dornpacher un'antologica ripercorre cinquant'anni di carriera dello scultore friulano nel centenario della nascita</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Disco-Rosso-1976-Societa-Lignano-Pineta.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/luciano-ceschia-a-scala-umana/">Luciano Ceschia. A scala umana</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Disco Rosso, 1976 Società Lignano Pineta</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inaugura <strong>domenica 30 agosto alle ore 10.30</strong> a <strong>Villa de Claricini Dornpacher</strong> a Bottenicco di Moimacco <strong><em>Luciano Ceschia. A scala umana</em></strong>, antologica pensata per celebrare lo scultore nel centenario della nascita.</p>
<p>L’esposizione, visitabile fino al 25 ottobre 2026, propone un itinerario attraverso cinquant’anni di carriera di Luciano Ceschia (Tarcento, 1926 – Udine, 1991).<strong> Orario 9-12/15-18</strong>, tutti i giorni; ingresso € 4.</p>
<p>A cura di William Cortes Casarrubios, è realizzata in collaborazione con la famiglia Ceschia e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, a seguito del riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher quale Contenitore culturale creativo.</p>
<p>L’iniziativa prosegue il ciclo di mostre di scultura all’aperto <em>Sculture in villa</em> ideato per il compendio monumentale della Villa e promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine.</p>
<p>Confermando la valenza profondamente umana della sua opera – la proporzione tra scultura e corpo, tra forma e spazio vissuto, tra dimensione privata e vocazione monumentale – la mostra propone un percorso in tre tappe.</p>
<p>Nel parco, verticali, dischi e sfere dialogano con il paesaggio e con la Villa; all’interno della galleria, progetti, grafiche e sculture mostrano come Ceschia abbia pensato la scultura in rapporto all’architettura e allo spazio costruito; nella limonaia, dischi solari e gong introducono la dimensione più sofferta della sua ricerca: la scala umana non è solo proporzione fisica, ma misura della fragilità, della caduta e della resistenza.</p>
<p>Tra le opere esposte nel parco figurano l’<em>Edipo</em> (1968), le grandi verticali degli anni Settanta e Ottanta e due grandi dischi degli anni Settanta. “<em>Con questa mostra restituiamo alla scultura di Ceschia la scala per cui è stata pensata: quella del corpo, del passo, del dialogo con la natura e dello sguardo che la attraversa nello spazio aperto della Villa”, </em>afferma il curatore Cortes Casarrubios. Nella galleria, sculture come <em>Icaro</em>, <em>Sfera in apertura</em> e <em>Sviluppo di una sfera</em> dialogano con i disegni e i progetti dell’artista, tra cui gli studi per il Monumento alla Resistenza di Cividale (1975) e per le opere realizzate in tutta la regione. Nella limonaia il visitatore incontra invece una sezione dedicata alla riflessione di Ceschia sul disastro atomico di Hiroshima con i grandi gessi dei <em>Gong da Hiroshima</em> (1961), insieme al <em>Pegaso abbattuto</em>, importante realizzazione in legno del 1970.</p>
<p>Le opere in mostra provengono in gran parte dalla famiglia Ceschia, che ha sostenuto il progetto e collaborato attivamente alla sua realizzazione. Un ringraziamento particolare va inoltre alla società Lignano Pineta per l’importante prestito di una delle opere più iconiche della produzione di Ceschia, il <em>Disco Rosso</em> (1976), che dal Parco del Mare di Lignano Pineta raggiungerà, per l’occasione, Villa de Claricini Dornpacher, dove verrà collocato proprio all’ingresso del percorso espositivo nel parco. Tre sculture monumentali provengono inoltre dalla Braida Copetti di Leproso (Premariacco).</p>
<p>A completamento della mostra, dopo l’inaugurazione verrà presentato il catalogo, che conterrà nuovamente un intervento fotografico di Alessandro Ruzzier, già autore del progetto fotografico realizzato per l’esposizione dedicata a Marcello Mascherini.</p>
<p>Questa volta il fotografo metterà in relazione le sculture di Ceschia presenti in mostra con le grandi opere che lo scultore ha realizzato negli spazi pubblici della regione, dalle più note – come la<em> Sfera</em> per il Palazzo dei Congressi di Grado (1980) – a quelle meno conosciute.</p>
<p>Si ringrazia in particolare il Gruppo Zaffiro per aver reso possibili le riprese fotografiche inedite delle tre opere di Luciano Ceschia conservate a Udine, presso la propria sede di via Umago. In questo modo, la mostra e la Villa de Claricini Dornpacher diventano il centro propulsore della riscoperta del patrimonio pubblico regionale legato alla figura di Luciano Ceschia, guidando le iniziative per il centenario.</p>
<p>“Con questa mostra proseguiamo il percorso dedicato alla grande scultura del Novecento avviato con Marcello Mascherini – sottolinea <strong>Oldino Cernoia</strong>, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher –. Ospitare l’opera di Luciano Ceschia nel centenario della nascita, con il sostegno della sua famiglia e la generosità di chi ne custodisce le opere sul territorio, è per noi motivo di grande orgoglio”.</p>
<p>Nato a Tarcento il 4 giugno 1926 da una famiglia contadina, Luciano Ceschia si forma tra le botteghe artigiane del Friuli: nel 1940 frequenta lo studio del fotografo e pittore Cesare Turrin, l’anno seguente il laboratorio dell’ebanista Salvatore Rizzi a Colugna e, dal 1943, lo studio dello scultore Antonio Franzolini a Udine, dove apprende a formare i gessi.</p>
<p>Internato in un campo di prigionia in Austria nel 1944, al rientro nel 1945 partecipa alla nascita del movimento neorealista friulano. Si iscrive nel 1946 al Liceo Artistico di Venezia e lavora poi come disegnatore in Jugoslavia (1948-49) e come decoratore a Ginevra (1951-52), dove entra in contatto diretto con l’arte moderna europea.</p>
<p>Rientrato in Friuli, sviluppa dal 1953 un’intensa produzione ceramica e dal 1960, le “ceramiche greificate”: la <em>Grande porta di Hiroshima</em>, esposta nel 1962 alla XXXI Biennale di Venezia, gli vale il Premio del Ministero dell’Industria e del Commercio.</p>
<p>Negli anni Sessanta collabora con architetti come Marcello D’Olivo, Ermes Midena, Gino Valle e Gianni Avon, realizzando opere murali di grande formato che segnano il passaggio verso una scultura di respiro monumentale.</p>
<p>Dal 1961 avvia la serie dei <em>Gong</em>, <em>Dischi</em> e <em>Scudi</em> in ghisa e metalli fusi, che segna il passaggio dalla figurazione al motivo circolare, sviluppato negli anni successivi anche attraverso lo studio della sfera nella lavorazione della pietra. Invitato alle rassegne internazionali di Forma Viva, realizza opere a Pirano (1969) e Labin (1971) e la grande <em>Sfera</em> in cemento armato di Maribor (1973), prima di una serie che culminerà nella <em>Sfera</em> per il Palazzo dei Congressi di Grado (1980).</p>
<p>Nel 1975 realizza il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli, che l’anno successivo gli vale la cittadinanza onoraria della città. Alla metà degli anni Settanta avvia la serie delle verticali, sculture in ferro e materiali compositi ideate come stele-totem, esposte anche a Vienna nel 1979. Dalla metà degli anni Settanta si dedica inoltre all’incisione di medaglie, dedicando serie ai fisici Fermi, Segrè e Marconi e ai poeti russi, friulani e americani.</p>
<p>Nel 1984 espone alla Main Hall Gallery di New York. L’ultima mostra a cui partecipa personalmente, dedicata alle sue medaglie, si tiene al Castello di Udine nel luglio 1991. Luciano Ceschia si spegne a Udine il 4 novembre 1991.</p>
<h3><strong><em>Luciano Ceschia. A scala umana</em></strong><br />
Villa de Claricini Dornpacher &#8211; via Boiani 4, Bottenicco di Moimacco (UD)</h3>
<p><strong>30 agosto &#8211; 25 ottobre 2026</strong></p>
<p>Mostra visitabile dal lunedì al venerdì e nei weekend nei seguenti orari: 09:00—12:00 e 15:00—18:00;</p>
<p>Biglietto: €4,00 per visita al parco, ai giardini storici e alle mostre in corso.</p>
<p>Ingresso da via San Giusto 5. Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.</p>
<p>Per ulteriori informazioni: info@declaricini.it</p>
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		<title>Installazione artistica sotto il ponte di Sagrado</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/installazione-artistica-sotto-il-ponte-di-sagrado/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 15:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sul greto dell’Isonzo ha preso vita “Cose di Casa”, opera di Land Art ideata dall’artista Guido Mitidieri</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;opera di land art a Sagrado</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>SAGRADO – Sul greto dell’Isonzo, sotto il ponte di <strong>Sagrado</strong> (nei pressi del parcheggio del ponte), ha preso vita <strong>“<em>Cose di Casa</em>”</strong>, la <strong>nuova installazione di Land Art</strong> ideata dall’artista concettuale e architetto <strong>Guido Mitidieri</strong>.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, curata dall’associazione culturale <strong>IoDeposito</strong> nell&#8217;ambito del suo progetto artistico <strong><em>Peripheral Memories</em></strong>, nasce per abbattere i confini tra produzione industriale, arte e vita sociale.</p>
<p>Nell&#8217;<strong>installazione</strong>, <strong>il materiale di scarto fornito dalle aziende locali</strong> viene <strong>riqualificato dal gesto artistico</strong> e trasformato in <strong>un&#8217;architettura simbolica</strong>.</p>
<p>Posta sul <strong>greto dell&#8217;Isonzo</strong>, l&#8217;opera si fonde con <strong>l&#8217;ambiente fluviale</strong> e diviene metafora di comunità: un luogo aperto in cui la materia grezza della natura incontra la memoria delle persone.</p>
<p>La genesi di <strong><em>Cose di Casa</em></strong> è il frutto di un <strong>cantiere e laboratorio a cielo aperto</strong> svoltosi a luglio: insieme all’artista, i protagonisti sono stati i <strong>ragazzi e le ragazze dei laboratori <em>Comfort Zone</em> di Sagrado e Villesse</strong>. Il cantiere dell&#8217;opera si è trasformato in un vero e proprio laboratorio relazionale: attraverso il gioco e il lavoro manuale dove i giovani partecipanti hanno modellato un&#8217;architettura essenziale, integrata nel paesaggio.</p>
<p><strong>L’opera si compone di una struttura circolare</strong> &#8211; con un diametro maggiore di circa <strong>11 metri</strong> &#8211; articolata in <strong>cerchi concentrici</strong>.</p>
<p>Per la sua realizzazione sono stati impiegati <strong>550 “buccioni” (o scorzoni</strong>), le parti più esterne e grezze della corteccia recuperate dalla prima lavorazione del tronco d’abete, <strong>posizionati manualmente uno a uno</strong> e culminanti in un nucleo centrale segnato dall&#8217;effetto della carbonizzazione a fuoco.</p>
<p>Una serie di visite guidate hanno richiamato una <strong>partecipazione numerosa ed entusiasta da parte della comunità locale</strong>.</p>
<p>I visitatori hanno potuto camminare attorno all’installazione, <strong>esplorando l’archetipo della casa intesa come nido</strong>, riparo e luogo di ascolto.</p>
<p>L’opera nasce da una riflessione sul paesaggio e sulla precarietà del tempo, come spiega l&#8217;artista e architetto<strong> Guido Mitidieri</strong>: «<em>L&#8217;installazione &#8220;Cose di Casa&#8221; si trova presso l&#8217;area golenale del fiume Isonzo e la sua collocazione non è frutto del caso. Questa opera, come altre della mia produzione, cerca di rendere nuovamente pensabile ciò che, proprio perché ritenuto evidente, sembra aver cessato di essere interrogato: la temporalità e la precarietà». </em>Il progetto ha rappresentato un <strong>momento di riscatto territoriale e di coesione comunitaria</strong>, come sottolinea il sindaco di Sagrado,<strong> Marco Vittori</strong>:</p>
<p>Se l’opera sul greto dell’Isonzo resta un gesto temporaneo affidato al tempo e alla natura, la sua storia continua ad essere raccontata.</p>
<p>Tra i media utilizzati per documentare l’installazione spiccano le <strong>riprese fotografiche e video realizzate da drone</strong>, capaci di restituire dall’alto la geometria pulita, la maestosità dei cerchi concentrici e l’armonia dell&#8217;opera inserita nel paesaggio fluviale.</p>
<p>Tutto il racconto di questa esperienza è visibile all’interno della <strong>mostra di <em>Peripheral Memories</em></strong> in corso a <strong>Trieste</strong> fino al 31 agosto negli spazi di <strong>“Foresta in Città”</strong> (via Giusto Muratti 1).</p>
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		<title>L&#8217;arte triestina al femminile</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/larte-triestina-al-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 13:47:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="895" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-e-avanguardia-femminile.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="trieste e avanguardia femminile" decoding="async" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-e-avanguardia-femminile.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-e-avanguardia-femminile-300x197.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-e-avanguardia-femminile-1024x671.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-e-avanguardia-femminile-768x503.jpg 768w" sizes="(max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="L&#039;arte triestina al femminile 2"> Nel '900 d'avanguardia italiano ed europeo: oltre 220 opere raccontano il percorso di cinque artiste: Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-e-avanguardia-femminile.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/larte-triestina-al-femminile/">L&#8217;arte triestina al femminile</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cinque protagoniste, cinque personalità straordinarie che, partendo da Trieste, hanno contribuito a rinnovare l&#8217;arte, il design, la moda, il teatro e l&#8217;editoria del Novecento, conquistando un posto di rilievo nella cultura italiana ed europea.</p>
<p>È questo il cuore de <strong><em>L&#8217;arte triestina al femminile nel &#8216;900 d&#8217;avanguardia italiano ed europeo</em></strong>, la grande mostra ideata, curata e progettata da <strong>Marianna Accerboni</strong>, promossa dall&#8217;<strong>Associazione Foemina APS</strong> in collaborazione con il <strong>Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo</strong>, in programma <strong>dal 23 luglio al 27 settembre 2026</strong> al <strong>Magazzino 26 – Sala Carlo Sbisà</strong> del Porto Vecchio di Trieste.</p>
<p>Con <strong>oltre 220 opere</strong> – tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e di moda, ceramiche, fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, gioielli, accessori, profumi e materiali d&#8217;archivio – la mostra racconta il percorso artistico e umano di <strong>Leonor Fini</strong>,<strong> Maria Lupieri</strong>,<strong> Maria Melan</strong>,<strong> Anita Pittoni </strong>e<strong> Miela Reina</strong>.</p>
<p>La mostra, dopo essere stata ospitata nel 2024 all&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, ripropone il progetto articolato in <strong>cinque percorsi monografici</strong>, vere e proprie <em>&#8220;mostre nella mostra&#8221;</em>, che accompagnano il visitatore alla scoperta dell&#8217;universo creativo di ciascuna artista attraverso opere, fotografie, lettere, documenti, video e materiali d&#8217;epoca. L’esposizione proseguirà con nuove tappe internazionali, tra cui <strong>Parigi</strong> e <strong>Berlino</strong>.</p>
<p>Accanto ai capolavori più noti, il pubblico potrà scoprire numerose opere <strong>inedite</strong> o raramente esposte, molte delle quali presentate <strong>per la prima volta a Trieste</strong>, tra cui il prezioso carteggio tra <strong>Leonor Fini</strong> e l&#8217;amico triestino Giorgio Cociani, fotografie e documenti d&#8217;archivio, insieme a materiali che restituiscono aspetti poco conosciuti della vita e della ricerca delle cinque protagoniste.</p>
<p>Più che una semplice cornice, <strong>Trieste</strong> è il filo conduttore dell&#8217;intero progetto. Città mitteleuropea, porto dell&#8217;Impero asburgico e crocevia di culture, tra la fine dell&#8217;Ottocento e il Novecento rappresentò uno dei più vivaci laboratori della modernità europea. Un ambiente aperto al confronto internazionale, capace di accogliere e rielaborare i fermenti provenienti da Vienna, Monaco, Berlino e Parigi, dove arte, letteratura, architettura e musica dialogavano in modo naturale.</p>
<p>È in questo contesto che maturò il talento delle cinque artiste, accomunate dalla capacità di superare i confini disciplinari e di costruire linguaggi originali, profondamente moderni. Infatti, molto prima che si parlasse di interdisciplinarità, queste artiste intrecciavano pittura, design, moda, teatro, editoria e arti applicate, anticipando temi e sensibilità che ancora oggi dialogano con la contemporaneità.</p>
<p>Il progetto espositivo è arricchito da video inediti che trasformano la visita in un&#8217;esperienza immersiva tra memoria, arte e storia. Tra queste opere in particolare vi è quella realizzata da Marianna Accerboni, che restituisce ricordi, racconti e testimonianze di chi ha conosciuto personalmente Leonor Fini.</p>
<p>Ad accompagnare il visitatore in mostra in filodiffusione sarà il flauto del Maestro<strong> Roberto Fabbriciani</strong>, tra i maggiori interpreti della musica contemporanea.</p>
<p>In occasione dell’inaugurazione, inoltre, il celebre flautista, eseguirà un intervento musicale live ispirato alle artiste, mentre per il finissage si chiuderà con la musica di di <strong>Paolo Cervi Kervischer</strong> (sax) e <strong>Daniele Mastronuzzi</strong> (live eletronics).</p>
<p>L’esposizione sarà accompagnata da incontri, visite guidate, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati alle artiste, coinvolgendo studiosi, scrittori, familiari e protagonisti della cultura italiana ed europea.</p>
<p>Le opere esposte provengono dal Civico Museo Revoltella di Trieste, Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, Biblioteca Civica <em>A. Hortis </em>(Fondo Anita Pittoni) di Trieste, Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, Fondazione CRTrieste, La Wolfsoniana &#8211; Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da vari collezionisti privati soprattutto triestini, tra cui Maurizio Zanei, importante collezionista e detentore, tra l’altro, della più ampia collezione esistente del pittore Zoran Music. Le opere di Miela Reina, di Maria Lupieri e di Maria Melan sono state scelte di concerto con le rispettive famiglie che le hanno ereditate, tra le più significative prodotte dalle artiste al fine di offrire un quadro sintetico ma esaustivo della loro creatività.</p>
<h3><strong>LE ARTISTE </strong></h3>
<p>La mostra accompagna il visitatore in un percorso che restituisce la straordinaria ricchezza e varietà della ricerca di ciascuna protagonista, mettendo in luce linguaggi, sensibilità e percorsi creativi profondamente diversi, ma accomunati da una costante tensione verso l&#8217;innovazione.</p>
<p><strong>Leonor Fini</strong> (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996), pittrice, costumista, scenografa, illustratrice, disegnatrice e scrittrice triestina. Voce solista del Surrealismo francese e internazionale, che seppe originalmente modulare attraverso varie tematiche, si formò nel contesto dell’eccezionale milieu multietnico e multiculturale della Trieste del primo ‘900, a stretto contatto con personalità quali Umberto Saba, Italo Svevo, Bobi Bazlen, Gillo Dorfles, Leo Castelli, Arturo Nathan, e a Milano, dove assimilò l’influenza novecentista a contatto con il classicismo di Achille Funi e il tonalismo di Carlo Carrà e Arturo Tosi. Linguaggio che abbandonò per il Surrealismo, quando nel 1931 si trasferì a Parigi, dove intraprese, da autentica self made women, una brillante carriera artistica internazionale, che la portò a esporre in sedi di grande prestigio quali, tra le altre, la Julien levi Gallery, il MoMA di New York e diverse Biennali veneziane. Autodidatta, indipendente, molto colta, originale, misteriosa, poliedrica ed esoterica, fu autrice fin da giovanissima di ritratti d’eccezione. Condusse per decenni un menage a trois con l’importante intellettuale polacco Costantin Jelenski e con il pittore ed ex diplomatico Stanislao Lepri, accanto ai quali è sepolta nel piccolo cimitero di Saint-Dyé-sur-Loire.</p>
<p><strong>Maria Lupieri </strong>(Trieste 1901 – Roma 1961), pittrice e scenografa triestina. Formatasi nell’elevato milieu artistico culturale della Trieste del primo ‘900, fu in contatto con Gabriele D’Annunzio e amica, tra gli altri, fin da giovanissima di Eugenio Montale, Carlo Levi, Umberto Saba e la figlia Linuccia, Arturo Nathan, Leonor Fini, Anita Pittoni, Virgilio Giotti, Gillo Dorfles e poi di Maria Pospisilova, pittrice surrealista cecoslovacca, rivelatasi molto importante per la sua formazione. Già nel 1927 fu scenografa al Teatro alla Scala di Milano. Influenzata dalle avanguardie coeve, si avvicinò al Futurismo e, a partire dal 1930, espose in molte mostre di rilievo, tra cui le Triennali milanesi, le Quadriennali di Roma e la Biennale di Venezia. Infaticabile sperimentatrice, dagli interessi esoterici, colse gli afflati del suo tempo, tra cui il Surrealismo e la pittura organica, capace di transitare da un’intensa rappresentazione narrativa (nature morte di fiori, intensi paesaggi e ritratti), condotta sul filo dell’Espressionismo figurativo, a esiti astratti e informali, esplicitati attraverso una forte sensibilità per la luce e il colore.</p>
<p><strong>Maria Melan </strong>(Gorizia 1923 – Bruxelles 2023), architetto, pittrice, illustratrice, grafica pubblicitaria, docente e atelierista triestina. Di antica e nobile famiglia triestina, temperamento riservato, visse nel capoluogo giuliano fin dall’infanzia, trasferendosi quindi a Bruxelles. Laureata in Architettura a Venezia, fu per anni collaboratrice del grande architetto Carlo Scarpa. Vicina alla poetica di Bruno Munari e Riccardo Dalisi, fu cofondatrice del Gruppo Immagine e del MiniMu &#8211; Museo dei Bambini di Trieste. I suoi lavori testimoniano una grande freschezza d’inventiva, un modo armonico ed equilibrato di tener conto del pensiero delle avanguardie del Novecento senza tuttavia citarle, ma redigendo un proprio alfabeto di accostamenti raffinati e un po’ giocosi che alludono alla memoria futurista e costruttivista. Ha operato ed esposto ripetutamente in sedi e spazi urbani di prestigio in Toscana, a Trieste e a Bruxelles.</p>
<p><strong>Anita Pittoni </strong>(Trieste 1901 – 1982), stilista, costumista teatrale, pittrice, poetessa, scrittrice ed editrice triestina. Animo indipendente e combattivo, temperamento irrequieto non facile, artista poliedrica, fondò a Trieste, con una filiale a Milano nell’atelier dell’architetto Agnoldomenico Pica, il suo Studio d’Arte decorativa, importante casa di alta moda femminile e maschile e di arredi tessili d’avanguardia, che faceva uso di tessuti innovativi quali per esempio il filo di ginestra e creava modelli antesignani per tipologia ed essenzialità. Come costumista teatrale lavorò, tra gli altri, per il regista Anton Giulio Bragaglia e, apprezzata da Gio Ponti, scrisse su Domus. Espose, tra l’altro, a Parigi, Berlino, Buenos Aires e New York, Medaglia d’oro nel 1936 alla Triennale di Milano, e nel ’37 Gran Prix all’Esposizione universale di Parigi. Dopo il secondo conflitto mondiale, chiuse l’atelier e fondò, con il sostegno di scrittori e poeti quali Umberto Saba, Giani Stuparich, Virgilio Giotti, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Luciano Budigna, la Casa editrice Lo Zibaldone e un importante salotto letterario.</p>
<p><strong>Miela Reina</strong> (Trieste 1935 – Udine 1972), pittrice, grafica, fumettista, scenografa e scultrice triestina. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, grande viaggiatrice, fu molto apprezzata da Gillo Dorfles e una delle personalità più importanti e significative dell’arte triestina del secondo Novecento.</p>
<p>Artista originale e fantastica, capace di divertire, far riflettere e sognare attraverso invenzioni antesignane e ludiche, connotate dalla freschezza dell’intuizione e da una genialità lieve e profonda, rimase molto legata alla Sicilia, regione d’origine del padre, da cui aveva tratto, nella sua prima fase creativa, ispirazione, dipingendo, nell’ambito dell’espressionismo figurativo, personaggi e ambientazioni emblematici e, più avanti, magma materici che tendevano a sganciarsi dalla figurazione. Per poi passare a un’inclinazione più visionaria, che dal ’67 si trasformò in un segno netto.</p>
<p>Ideò anche originali storie a fumetti e ardite, poetiche sperimentazioni per il teatro, per la scuola e l’happening, decorazioni di edifici pubblici e motonavi. Punta di diamante, coraggiosa e sorprendente, dell’avanguardia triestina, attenta anche ai venti culturali dell&#8217;Est, partecipò per esempio più volte alla Biennale Musica di Zagabria: qui creò insieme al musicista Carlo de Incontrera una serie di lavori teatrali, dove, nel momento stesso dell’accadimento musicale, inventava in diretta sul palcoscenico fatti visivi particolarmente affascinanti. Al suo raffinato eclettismo e alla sua arte indipendente Trieste ha dedicato un teatro d’avanguardia che porta il suo nome e una scuola.</p>
<p><strong>Titolo mostra</strong>: L’ARTE TRIESTINA AL FEMMINILE NEL ‘300 D’AVANGUARDIA ITALIANO ED EUROPEO</p>
<p><strong>A cura di</strong>: Marianna Accerboni</p>
<p><strong>Promossa da</strong>: Associazione Foemina APS di Trieste. Realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste</p>
<p><strong>Dove</strong>: Magazzino 26 del Polo museale del Porto Vecchio di Trieste (COME ARRIVARE: autobus linea 19, fermata Porto Vivo Porto Vecchio &#8211; Generali Convention Center)</p>
<p><strong>Ǫuando</strong>: 24 luglio / 27 settembre 2026</p>
<p><strong>Orario</strong>: giovedì dalle 16:00 alle 20:00 / venerdì sabato domenica (e festivi) dalle 11:00 alle 20:00</p>
<p><strong>Biglietti</strong>: € 5,00</p>
<p><strong>Info</strong>: <a href="http://www.triestecultura.it/" target="_blank" rel="noopener">www.triestecultura.it</a></p>
<p><strong>Info e prenotazioni</strong> +39 335 6750946 / <a href="mailto:marianna.accerboni@gmail.com">marianna.accerboni@gmail.com</a></p>
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			</item>
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		<title>Laura Miorin: la natura al servizio dell&#8217;arte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/laura-miorin-la-natura-al-servizio-dellarte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Pizzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 16:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[staranzano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75589</guid>

					<description><![CDATA[<p>Attraverso il materiale vegetale che raccoglie e conserva, l’artista staranzanese realizza le sue opere. Spesso paesaggi, ma non solo. Come l’ultima in memoria del terremoto del 1976: «Per rendere l’idea delle macerie ho scelto frammenti di corteccia di betulla “malata”»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_a_Foto-dArtista.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/laura-miorin-la-natura-al-servizio-dellarte/">Laura Miorin: la natura al servizio dell&#8217;arte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Laura Miorin con una sua opera</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una friulana trapiantata nel cuore della Bisiacaria. Ma <strong>Laura Miorin </strong>è tutto fuorché una persona stanziale, perché visitare e scoprire i luoghi del Friuli Venezia Giulia non è solo una passione, ma vera e propria fonte di ispirazione.</p>
<p>I paesaggi e gli eventi che osserva, infatti, diventano spesso soggetti delle sue opere d’arte realizzate con materiale vegetale che lei stessa raccoglie.</p>
<p>Come ci racconta in questa intervista.</p>
<p><strong>“<em>La natura al servizio dell’arte</em>”: come mai ha scelto questo concetto per descrivere il suo percorso artistico?</strong></p>
<p>«Perchè ho scelto di basare la mia azione in favore di Gaia tramite l’arte. E la mia forma d’arte trae proprio dalla terra gli strumenti per la mia espressione».</p>
<p><strong>Quando è iniziato il suo percorso artistico?</strong></p>
<p>«Ormai 25 anni fa, in val Canale, quando al posto dei funghi riempii il cesto di foglie dai mille colori e infinite sfumature. Era autunno. Non sapevo bene cosa ne avrei fatto, ma cominciai a seccarle e trattarle per conservarne il colore. Poi cominciai a raccogliere anche cortecce, fiori, licheni, muschi. Il contatto con i prodotti di Madre Terra mi fa stare bene, mi fa sentire parte di quel mondo di cui ho un bisogno assoluto».</p>
<p><strong>Cortecce, fiori, muschi, licheni, e principalmente foglie. In base a cosa li sceglie?</strong></p>
<p>«Ormai l’esperienza mi porta a raccogliere solo certi tipi di foglie, per i colori e la loro tenuta, per la consistenza, per la forma, per la malleabilità. Le raccolgo in tutti i periodi dell’anno, ma principalmente in autunno. Certe cortecce, muschi e licheni li trovo in montagna, la corteccia di betulla anche qui da noi».</p>
<p><strong>Una volta raccolto, questo materiale vegetale come viene trattato?</strong></p>
<p>«Dopo la raccolta, le foglie vengono private del picciolo e lasciate asciugare per un giorno. Vengono poi disidratate completamente con un ferro a caldo. A questo punto le inserisco in grandi scatole dopo averle spruzzate con un insetticida che lascio evaporare prima di mettere il coperchio. Naturalmente ogni scatola ha foglie più o meno dello stesso colore. In questo modo ho la mia tavolozza. Prima di utilizzare le foglie lascio passare un po’ di tempo perché si stabilizzi il colore».</p>
<p><strong>L’opera d’arte viene pensata in base al materiale vegetale disponibile o, viceversa, in base alla sua ispirazione inizia la ricerca in natura?</strong></p>
<p>«Quando ho in mente un’immagine penso se ho tutto il materiale necessario. A volte no, ma la fantasia mi porta a utilizzare del materiale diverso, per sperimentare. È sempre una sfida per me, ma questo è quello che mi piace, mi emoziona. Utilizzo solo le foglie il cui colore si è stabilizzato».</p>
<figure id="attachment_75591" aria-describedby="caption-attachment-75591" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75591" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_Barcolana.jpg" alt="low Barcolana" width="800" height="588" title="Laura Miorin: la natura al servizio dell&#039;arte 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_Barcolana.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_Barcolana-300x221.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_Barcolana-768x564.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75591" class="wp-caption-text">L’interpretazione della Barcolana secondo Laura Miorin</figcaption></figure>
<p><strong>Attraverso la sua arte figurativa ripropone principalmente paesaggi, sempre del Friuli Venezia Giulia. Come mai?</strong></p>
<p>«Il Friuli Venezia Giulia è una regione ricca di panorami stupendi che dal mare salgono fino alle Alpi Giulie, passando per il Carso, altipiano roccioso dove in autunno il somaco lo dipinge di rosso e i fiumi sotterranei lo attraversano passando per grotte e anfratti. E poi il Collio, terra di vini pregiati. Mi piace ritrarre paesaggi, località incantevoli come il Lussari o eventi importanti come la Barcolana e interpretarli con la mia tecnica. Amo la mia terra e amo riprodurre ciò che mi colpisce quando la frequento».</p>
<p><strong>A proposito della nostra regione, il suo ultimo quadro in ordine di tempo è dedicato alla memoria del terremoto del 1976. Come lo ha realizzato?</strong></p>
<p>«Mi è stato richiesto un quadro che interpretasse il sisma del ’76 e la cosa che mi è subito balenata in testa è stata: con che materiale potrò rendere l’idea delle macerie? Penso di esserci riuscita. Si tratta di frammenti di corteccia di betulla “malata”, che avevo raccolto parecchio tempo fa pensando che mi sarebbe comunque servita a interpretare qualcosa. E così è stato».</p>
<figure id="attachment_75592" aria-describedby="caption-attachment-75592" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75592" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_terremoto.jpg" alt="low terremoto" width="800" height="600" title="Laura Miorin: la natura al servizio dell&#039;arte 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_terremoto.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_terremoto-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/low_terremoto-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75592" class="wp-caption-text">L’opera in memoria del terremoto in Friuli del 1976</figcaption></figure>
<p><strong>Dal Friuli Venezia Giulia al Veneto le sue mostre hanno raccolto diversi consensi. </strong></p>
<p>«Solitamente espongo in mostre personali perché la mia tecnica va vista interamente. Nelle collettive un mio quadro non viene capito. Molte volte mi sento chiedere dalla gente: va bene, i quadri sono fatti con le foglie, ma che colore ci mette sopra? Non c’è nessun colore, quello che si vede è il colore naturale delle foglie al momento della raccolta. Per esempio un acero giallo prima comincia a colorare di verde poi in autunno si colora di giallo, e successivamente diventa marrone come tutte le foglie a fine vita. Io concedo loro una seconda possibilità».</p>
<p><strong>C’è un’opera tra quelle che ha realizzato a cui è maggiormente legata?</strong></p>
<p>«Penso che ogni artista abbia un’opera del cuore che conserva gelosamente a casa e non metterà mai in vendita. La mia è il Casone che i miei genitori avevano in Quarantia. “<em>Cari a me i ricordi, / di una giovinezza&#8230; non senza pensieri / ma in questo luogo magico / tutto si allentava, si alleggeriva / Predominante l’allegro cinguettio / le onde sulla battigia e il vento tra le foglie / tutto era poesia</em>”. Queste parole le ho scritte dietro il mio quadro, mi sono nate spontanee perché era veramente un luogo bellissimo dove ho trascorso parecchie estati della mia gioventù. Questo, come tutti gli altri casoni, è stato abbattuto».</p>
<p><strong>L’opera invece che vorrebbe realizzare?</strong></p>
<p>«Oltre ai paesaggi della mia terra sono attratta da ciò che mi circonda e che amo, gli animali oppure composizioni floreali o ciò che mi viene chiesto di fare per partecipare alle mostre in occasione di qualche evento. Cerco l’armonia delle proporzioni, degli accostamenti di tipologia oltre che di tonalità cromatiche dei materiali per un risultato finale piacevole e rassicurante».</p>
<p><strong>Per Laura Miorin qual è il più bel paesaggio del Friuli Venezia Giulia?</strong></p>
<p>«In questa terra non c’è nessun paesaggio migliore di un altro. C’è l’attimo. C’è lo scatto di un’immagine che in quel preciso momento, con quella luce e con quei colori, mi fa innamorare».</p>
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			</item>
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		<title>Arte murale e salute mentale si uniscono a Gorizia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/arte-murale-e-salute-mentale-si-uniscono-a-gorizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 10:32:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75102</guid>

					<description><![CDATA[<p>Inaugurati i due murales realizzati nell'ambito del progetto che ha coinvolto persone seguite dai servizi territoriali, cittadini, operatori, artisti e istituzioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Le autorità davanti al murale di Michele Nardon</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>GORIZIA – Gorizia ha celebrato la conclusione del progetto &#8220;<strong><em>Dare voce a chi voce non ha</em></strong>&#8221; con la presentazione dei <strong>due murales</strong> realizzati nell&#8217;ambito del laboratorio &#8220;<strong>Dare colore alla libertà</strong>&#8220;.</p>
<p>Le opere sono state consegnate simbolicamente alla città nel corso di un incontro pubblico ospitato in via Baiamonti, alla presenza di <strong>Mauro Perissini</strong>, presidente della Cooperativa Sociale <strong>La Cisile</strong>, dell&#8217;assessore comunale <strong>Silvana Romano</strong>, di <strong>Paolo Manià</strong> per <strong>AcegasApsAmga</strong> e di <strong>Donatella Lah</strong>, referente della cooperativa per il servizio che ha promosso l&#8217;iniziativa.</p>
<p>Il progetto ha coinvolto <strong>persone seguite dai servizi territoriali, cittadini, operatori, artisti, istituzioni e partner del territorio</strong> in un percorso dedicato ai temi della libertà, della partecipazione e della valorizzazione delle persone.</p>
<p>Il laboratorio <strong>&#8220;Dare colore alla libertà&#8221;</strong> ha accompagnato i partecipanti in un percorso creativo e di confronto che ha portato alla nascita delle opere oggi consegnate alla città.</p>
<p>Il lavoro svolto nei laboratori ha portato alla realizzazione di due murales: uno in via Baiamonti, realizzato dall&#8217;artista <strong>Michele Nardon</strong>, e uno nel piazzale della Casa Rossa, firmato da <strong>Mattia Campo Dall&#8217;Orto</strong>.</p>
<p>I due artisti hanno lavorato con approcci differenti: Michele Nardon coinvolgendo direttamente il gruppo nella realizzazione dell&#8217;opera, Mattia Campo Dall&#8217;Orto sviluppando una propria elaborazione artistica a partire dagli spunti emersi durante il laboratorio.</p>
<p>L&#8217;incontro si è svolto proprio davanti all&#8217;opera di via Baiamonti, consegnata simbolicamente alla città insieme a quella realizzata alla Casa Rossa.</p>
<p>Il murale di via Baiamonti racconta il tema della libertà attraverso due immagini simboliche: una donna che spezza le catene che la trattengono e una fenice che rinasce dalle proprie ceneri.</p>
<p>Quest&#8217;ultima figura è stata proposta da Rossella Lestuzzi come propria interpretazione della libertà e della possibilità di ricominciare.</p>
<figure id="attachment_75103" aria-describedby="caption-attachment-75103" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75103" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Murales_Basaglia_2.jpg" alt="Murales Basaglia 2" width="800" height="497" title="Arte murale e salute mentale si uniscono a Gorizia 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Murales_Basaglia_2.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Murales_Basaglia_2-300x186.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Murales_Basaglia_2-768x477.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75103" class="wp-caption-text">L&#8217;opera realizzata da Mattia Campo Dall&#8217;Orto</figcaption></figure>
<p>Le opere sono state realizzate su due cabine elettriche messe a disposizione da AcegasApsAmga, trasformando infrastrutture tecniche normalmente destinate al servizio delle reti in spazi di espressione artistica e partecipazione comunitaria.</p>
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		<title>Il Merletto Goriziano e l&#8217;arte di Celiberti</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-merletto-goriziano-e-larte-di-celiberti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 08:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[erpac]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75093</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oggi allo showroom di Corso Verdi la mostra “Intrecci di segni e di fili" che mette in relazione il linguaggio artistico del maestro friulano con l’eccellenza delle maestre merlettaie </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Merletti5.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-merletto-goriziano-e-larte-di-celiberti/">Il Merletto Goriziano e l&#8217;arte di Celiberti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il completamento dei gioielli realizzato con cura artigianale per ogni singolo manufatto da Sergio Mazzola, Generazioni Orafe – Udine</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>GORIZIA – Le trame del Merletto goriziano raccontano da sempre una storia fatta di memoria, innovazione e futuro.</p>
<p>Riannodano il passato, interpretano il presente e aprono nuove prospettive creative. Da questo dialogo tra tradizione e ricerca nasce la mostra<strong> “<em>Intrecci di segni e di fili: Giorgio Celiberti incontra il Merletto goriziano</em>” </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://imagazine.it/home_desk/events/celiberti-incontra-il-merletto-goriziano/">(clicca per tutti i dettagli)</a></span>, un progetto che mette in relazione il linguaggio artistico del Maestro friulano con l’eccellenza delle maestre merlettaie di Gorizia.</p>
<p>L’origine dell’iniziativa risale a diversi anni fa, quando <strong>Miriam Mauri</strong>, allora direttrice della Scuola Merletti di Gorizia, ebbe modo di conoscere <strong>Giorgio Celiberti</strong> e di apprezzarne la straordinaria disponibilità e sensibilità. In quell’occasione, il Maestro donò alla Scuola una serie di bozzetti, dando avvio a un percorso creativo che avrebbe portato alla realizzazione di opere inedite.</p>
<p>Le maestre merlettaie accolsero la sfida di tradurre in filo e tombolo il tratto intenso e profondamente evocativo di Celiberti.</p>
<p>Un lavoro complesso, reso possibile grazie alle competenze progettuali e artistiche coltivate all’interno della <strong>Scuola Merletti</strong>, dove l’attività didattica promossa dall’<strong>Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia</strong> – <strong>ERPAC</strong>, affianca all’apprendimento delle tecniche tradizionali lo studio della storia dell’arte, della progettazione e del disegno creativo.</p>
<p>Il risultato è una collezione di opere in cui i segni essenziali e laceranti dell’artista trovano una nuova armonia attraverso la raffinatezza del merletto goriziano. Le tensioni e le sofferenze espresse nei disegni si trasformano così in <strong>trame di equilibrio, bellezza e speranza</strong>, veicolando un messaggio di amore, libertà e fiducia nella vita.</p>
<p>Le creazioni realizzate sono entrate a far parte del patrimonio storico della Scuola Merletti nel 2019, ma vengono presentate al pubblico soltanto oggi. La mostra rappresenta quindi un’occasione preziosa per <strong>condividere questo patrimonio</strong> con la città di Gorizia e con i numerosi visitatori italiani e stranieri dello Showroom del Merletto goriziano.</p>
<p>L’esposizione assume inoltre un significato particolare perché testimonia un percorso ancora vivo e in continua evoluzione: nel 2026 la collaborazione con l’universo creativo di Giorgio Celiberti ha ispirato la <strong>realizzazione di nuovi gioielli e nuove sperimentazioni</strong>.</p>
<p>«È giunto il momento di condividere la preziosità di questi merletti con la città di Gorizia e con tutti i numerosi frequentatori italiani e stranieri dello Showroom Merletto goriziano – ha osservato la curatrice<strong> Antonella Ruggieri</strong> – anche perché nel 2026 la creatività si è ulteriormente rinnovata con nuovi gioielli di celibertiana ispirazione e la Scuola Merletti sta vivendo un periodo di grande crescita».</p>
<p>«“<em>Intrecci di segni e di fili: Celiberti incontra il Merletto goriziano</em>” – afferma <strong>Mario Anzil</strong>, vicepresidente e assessore alla Cultura e allo Sport della Regione Friuli Venezia Giulia – è molto più di un’esposizione: è un incontro tra linguaggi, una trama sottile in cui gesto artistico e sapere artigiano si riconoscono e si valorizzano reciprocamente. A partire da un primo dialogo avviato nel 2018, oggi riproposto con rinnovata intensità, prende forma un progetto che restituisce al pubblico la forza generativa della collaborazione tra visione contemporanea e tradizione».</p>
<p>«È con particolare soddisfazione – le parole della direttrice generale dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia,<strong> Lydia Alessio &#8211; Vernì</strong> – che presentiamo la mostra “<em>Intrecci di segni e di fili: Giorgio Celiberti incontra il Merletto goriziano</em>”, un progetto che nasce dall’incontro fra due linguaggi apparentemente lontani, ma profondamente affini: l’arte visiva di Giorgio Celiberti e l’antica sapienza manuale custodita dalla Scuola Merletti di Gorizia, realtà d’eccellenza gestita da ERPAC FVG. A nome dell’Ente desidero esprimere un sincero ringraziamento a Giorgio Celiberti, alle maestre della Scuola Merletti e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto».</p>
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		<title>Torna il Festival del Vento e della Pietra</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/torna-il-festival-del-vento-e-della-pietra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 16:35:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[aurisina]]></category>
		<category><![CDATA[duino]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 30 eventi in programma da giugno a dicembre e il lancio della Scuola di Aurisina, nuovo progetto permanente dedicato alla pietra e all’arte contemporanea </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Presentazione.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/torna-il-festival-del-vento-e-della-pietra/">Torna il Festival del Vento e della Pietra</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>DUINO AURISINA – Presentata l’11ª edizione de <strong><em>L’Energia dei Luoghi. Festival del Vento e della Pietra</em></strong>, una rassegna che indaga la bellezza come energia generativa, capace di mettere in relazione paesaggio, materia, memoria e visione, attraverso pratiche artistiche che dialogano con il territorio e ne rivelano l&#8217;anima più profonda.</p>
<p>“Dal comune di Duino Aurisina – sottolinea la direttrice artistica <strong>Fabiola Faidiga</strong> –  <em>L’Energia dei Luoghi</em> con i suoi oltre 30 eventi in programma si muove da giugno a dicembre verso il &#8220;mondo&#8221;, attraverso laboratori transfrontalieri di scultura, <em>land art</em>, itinerari naturalistici e creativi, <em>performance</em> nelle cave, mostre d’arte visiva, proiezioni, concerti, incontri letterari, lectio magistralis, dando impulso allo spirito di cooperazione, alla ricerca artistica più attuale, all&#8217;ipotesi di un turismo interessato e consapevole dei nostri territori”.</p>
<p>Organizzata da <strong>Casa C.A.V.E. Contemporary Art VisoglianoVižovlje Europe</strong>, la rassegna si inserisce anche nel progetto <strong>KAMEN &#8211; Museo Diffuso delle Cave e della Pietra di Aurisina / Muzej nabrežinskega kamna in kamnolomov</strong>, coinvolgendo una fitta rete di collaborazioni tra realtà istituzionali, associative, imprenditoriali e benefiche italiane e slovene.</p>
<p>Tra i primi appuntamenti, legati alla ricerca artistica contemporanea, <strong>sabato 27 giugno</strong>, alle 18, è in programma l’inaugurazione alla <strong>Portopiccolo Art Gallery</strong> &#8211; Sistiana della mostra “<strong><em>Inseguire una chimera</em></strong>” a cura di <strong>Massimo Premuda</strong>.</p>
<p>In occasione dei 30 anni dalla morte di <strong>Leonor Fini</strong>, una mostra sul tema della bellezza ideale, intesa come meta irraggiungibile, è il filo rosso che accompagna lo spettatore alla scoperta di opere e artisti che da sempre lavorano sull’idea di meraviglia.</p>
<p>In mostra tante incisioni, litografie e prove d&#8217;artista di grande formato di ginosfingi, chimere e altre creature fantastiche di Leonor Fini, accostate alle opere giocose e fiabesche di <strong>Piero Lustig</strong> (in collaborazione con Passage Arte Contemporanea Trieste) e ai quadri sulla Vanitas di <strong>David Dalla Venezia </strong>(Cannes, 1965), alle linoleografie di dragoni e fenici cinesi di <strong>Qing Yue</strong> (Cinzia Giancovich, Macao), alle foto di creature chimeriche di <strong>Giordano</strong> <strong>Rizzardi </strong>(Cittadella, 1967) e agli &#8220;Animani&#8221;, sculture di animali create con le mani, come ombre cinesi, della giovane <strong>Greta Fila </strong>(Trieste, 1995).</p>
<p>La mostra è visitabile fino a domenica 26 luglio, con i seguenti orari:  sabato 17-20, domenica 10-13 e 17-20 o su prenotazione chiamando +39 333 4344188.</p>
<p>La mostra è preceduta<strong> giovedì 25 giugno, alle ore 15, </strong>dall’inaugurazione presso il<strong> CSM Maddalena di Trieste</strong>, della mostra del Laboratorio “<strong><em>Altri animali fantastici</em></strong>”, a cura di Fabiola Faidiga e Madia Cotimbo, presentazione di Katarina Lomic, in collaborazione con l&#8217;associazione “Luna e l’altra”, SAR-DDSM e CSM 2 Maddalena Trieste.</p>
<p>Evocando la figura storica di &#8220;Marco Cavallo&#8221;, ha coinvolto ospiti del CSM, artisti e cittadini nella creazione di sculture in carta di animali fantastici, unendo arte e salute mentale per creare un&#8217;esperienza inclusiva partecipata.</p>
<p>Nell&#8217;arco della mostra i visitatori sono inviati a votare l&#8217;animale fantastico preferito.</p>
<p><strong>Venerdì 10 luglio</strong> alle 10, al <strong>Museo Revoltella Galleria d’Arte Moderna</strong>, una visita guidata esclusiva “<strong><em>Nel tempio della Ninfa Aurisina</em></strong>”: un’occasione per conoscere la <strong>scultura simbolo della rassegna</strong> e riscoprire la figura del fondatore del Museo Revoltella.</p>
<p>Il percorso di visita trarrà spunto dall’imponente gruppo scultoreo dell&#8217;artista milanese <strong>Pietro Magni</strong> (1858), commissionato da Pasquale Revoltella per celebrare il nuovo acquedotto della città, per soffermarsi su alcuni dettagli del magistrale progetto di Carlo Scarpa per la Galleria d’arte moderna (1963) suggeriti dalla sua visita alla cava di Aurisina.</p>
<p>Numero massimo partecipanti: 25 persone (per informazioni e prenotazione obbligatoria: +39 339 5081138: +39 339 5081138 / <a href="mailto:casacave.art@gmail.com">casacave.art@gmail.com</a>)</p>
<p><strong>Lunedì 10 agosto</strong>, presso <strong>Campo Sokol – Aurisina, la proiezione del film documentario in omaggio ad Alfredo Lacosegliaz, “<em>Al di là dei lupi</em>”, </strong>con la regia di Ennio Guerrato e produzione di Patchwork_Film / Cristina Gioachin Lacosegliaz</p>
<p>Confermata anche per questa edizione l’importante iniziativa – ideata da <strong>Fabiola Faidiga</strong> e <strong>Maddalena Giuffrida</strong> – delle <strong>Residenze e Laboratori transfrontalieri di scultura contemporanea</strong>, a cura di <strong>Eva Comuzzi</strong>, con la partecipazione dei maestri scultori <strong>Edi Carrer, Alberto Fiorin</strong> e quattro giovani artisti/scultori, scelti con la Call dal tema “<em>Il diritto alla Bellezza</em>”. In programma un incontro con <strong>Michael Fliri</strong>, artista internazionale, altoatesino, testimonial delle Residenze.</p>
<figure id="attachment_75061" aria-describedby="caption-attachment-75061" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75061" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/2_CAVE-1.jpg" alt="2 CAVE 1" width="800" height="600" title="Torna il Festival del Vento e della Pietra 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/2_CAVE-1.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/2_CAVE-1-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/2_CAVE-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75061" class="wp-caption-text">Cave di Aurisina</figcaption></figure>
<p>In collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, Istituto tecnico professionale di Sesana Srečko Kosovel sezione disegno in pietra / Šolski Center Srečka Kosovela &#8211; Sežana (Slovenia) e il Prof. Matej Perčič, Studio Carrer di Pietrasanta, Comune Duino Aurisina, SKD Igo Gruden – Aurisina, aziende marmifere Caharija Snc, Gramar Marmi, Cava Romana. Con il particolare contributo della Fondazione Pietro Pittini e il sostegno de Le Fondazioni Casali ETS e della Fondazione CRTrieste.</p>
<p>L’obiettivo quest’anno è di creare una <strong>Scuola di Aurisina</strong> che possa rappresentare un luogo di formazione per le nuove generazioni e di ricerca attraverso la pietra e l&#8217;arte contemporanea. La Scuola di Aurisina diventa quindi una tappa importante del progetto dei Laboratori di scultura “<strong><em>Il Favoloso viaggio nella pietra di Aurisina</em>”</strong>, in continuità con quanto realizzato nelle precedenti edizioni del festival, consolidando un modello di trasmissione del sapere che unisce ricerca artistica e valorizzazione del territorio.</p>
<p>Da quest’anno la Scuola di Aurisina si apre inoltre alla partecipazione della comunità attraverso un ciclo di <strong>laboratori esperienziali aperti a tutti</strong>, dedicati all’antico mestiere dell’artista-scalpellino, alla lavorazione della pietra e all’arte dei muretti a secco, con l’obiettivo di rendere accessibile un patrimonio di conoscenze che costituisce uno degli elementi più significativi dell’identità culturale del territorio.</p>
<p>A inaugurare le Residenze, il <strong>30 agosto</strong> sarà una passeggiata naturalistica in inglese con le guide di <strong>Estplore</strong> lungo la via della Pietra n. 1 ad Aurisina, cui seguirà il concerto in collaborazione con la Jus Comunella Nabresina Gemeinde, nella suggestiva cava Ivere 3, “<em>Parole Indomite / Besede Ubogajo več</em>” dei <strong>Violoncelli Itineranti</strong>, una formazione interamente femminile che rappresenta un’eccellenza nel panorama musicale della comunità slovena, composta da <strong>Andrejka Možina</strong> (composizioni originali, violoncello e voce), <strong>Ema Krečič Rode </strong>(violoncello) e <strong>Carla Scandura</strong> (violoncello).</p>
<p>L’evento sarà arricchito dall’installazione dell’artista <strong>Paolo Ferluga,</strong> “<strong><em>Favole d’argilla – Anime vagule blandule</em></strong>”.</p>
<p>Tra le iniziative programmate, gli <strong>Incontri Magistrali / Il diritto alla bellezza</strong>, un confronto a più voci con <strong>Emilio Casalini</strong> (giornalista) / <em>Danzare nel vento per costruire futuri</em>; <strong>Alessandro Di Grazia</strong> (filosofo) / <em>Joseph Beuys. La bellezza è ovunque</em>; <strong>Paolo Cervi</strong> <strong>Kervischer </strong>(artista) / <em>Cos&#8217;è il “Bello” in Arte</em>. Conduce la giornalista <strong>Martina Vocci</strong>.</p>
<p>Inoltre, sul tema <strong>Scritture di Fontiera</strong>, è in programma un incontro con il poeta scrittore <strong>Michele Gangale.</strong></p>
<p>In calendario anche il <strong>progetto multimediale “Fine del confine”</strong>, ideato da Maria Campitelli, Manolo Cocho, Guillermo Giampietro, Fabiola Faidiga, Cecilia Donaggio Luzzatto Fegiz, che coinvolge diverse realtà: Trieste Adventure Park a Ceroglie, Parco Basaglia a Gorizia, Parco Castello di Kromberk – a Nova Gorica (Slo), Parco di San Giovanni, ex Opp a Trieste. Un progetto che attiva sinergie creative transfrontaliere con Land Art, mostre d’arte visiva, proiezioni e performance, con la presenza di artisti locali e internazionali. In collaborazione con i progetti Past Future, del Gruppo78 I.C.A.Trieste, e Pianeti Invisibili del collettivo M-arte Trieste. In partenariato con Goriški Muzej – Nova Gorica.</p>
<p>Inoltre da segnalare la collaborazione con <strong>l&#8217;International Contemporary Art Project Mexico – Suisse- Italia</strong>, con le mostre di <strong>Pierre Zufferey </strong>e <strong>Manolo Cocho</strong> e i partenariati con il <strong>Daydreaming Project</strong> e il <strong>DanceProject Festival</strong> di Trieste.</p>
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		<title>Stagioni</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/stagioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:26:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="1131" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/franco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="franco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/franco.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/franco-212x300.jpg 212w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/franco-724x1024.jpg 724w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/franco-768x1086.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" title="Stagioni 7"> A Monfalcone la mostra di pittura dell'artista locale Franco Iacumin</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/franco.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/stagioni/">Stagioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un legame indissolubile tra un artista e la sua terra, un filo invisibile che nutre la creatività fin dai primi passi.</p>
<p>Per <strong>Franco Iacumin</strong> questo legame è forte e tangibile, e si appresta a svelarsi in una nuova e attesa mostra pittorica.</p>
<p><strong>Venerdì 26 giugno 2026</strong> alle ore 18, presso la sala espositiva della storica <strong>Società di Mutuo Soccorso, in via Barbarigo 26 a Monfalcone</strong>, verrà inaugurata &#8220;<strong><em>Stagioni</em></strong>&#8220;, un’esposizione interamente dedicata alla sua visione pittorica.</p>
<p>Le opere rimarranno esposte <strong>fino al 18 luglio 2026</strong>, offrendo al pubblico una finestra sul mondo interiore dell’autore, nato e cresciuto in queste terre.</p>
<p>La sua passione per il disegno e la pittura affonda le radici nella giovinezza, un talento precoce nutrito dalla partecipazione alle ex tempore locali.</p>
<p>Nel corso degli anni, Iacumin non ha smesso di sperimentare, dedicandosi anche alla fumettistica e vedendo i propri lavori pubblicati su riviste locali e libri.</p>
<p>Il suo percorso formativo lo ha portato a perfezionare la sua tecnica a Venezia, dove ha frequentato per due anni la Scuola Internazionale di Grafica e ha superato l’ammissione alla prestigiosa Scuola Libera del Nudo dell&#8217;Accademia di Belle Arti.</p>
<p>Un bagaglio tecnico e artistico che emerge chiaramente nelle sue mostre successive, che lo hanno visto protagonista a Mantova, Bassano, in diverse location regionali, e anche oltreconfine, nella vicina Croazia.</p>
<p>&#8220;<em>Stagioni</em>&#8220;, l&#8217;attuale esposizione, segna un momento importante nella carriera dell’artista, concentrandosi sul tema affascinante e universale dell’alternarsi delle stagioni e dello scorrere del tempo.</p>
<p>Un tema affrontato con uno stile figurativo, capace di emozionare e coinvolgere l&#8217;osservatore attraverso l&#8217;utilizzo di differenti tecniche pittoriche, che Iacumin padroneggia con maestria.</p>
<p>La mostra rappresenta quindi non solo un&#8217;opportunità per ammirare l&#8217;arte di un figlio di Monfalcone, ma anche un invito a riflettere sulla bellezza e la fugacità del tempo che ci avvolge, raccontato con la sensibilità e la maestria di Franco Iacumin.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fstagioni%2F&amp;linkname=Stagioni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fstagioni%2F&amp;linkname=Stagioni" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fstagioni%2F&amp;linkname=Stagioni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fstagioni%2F&amp;linkname=Stagioni" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fstagioni%2F&amp;linkname=Stagioni" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fstagioni%2F&#038;title=Stagioni" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/stagioni/" data-a2a-title="Stagioni"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/franco.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/stagioni/">Stagioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;orizzonte diventa arte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/lorizzonte-diventa-arte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 15:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="770" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Castel-San-Mauro-CALL-Residenza-2026.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Castel San Mauro CALL Residenza 2026" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Castel-San-Mauro-CALL-Residenza-2026.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Castel-San-Mauro-CALL-Residenza-2026-300x169.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Castel-San-Mauro-CALL-Residenza-2026-1024x577.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Castel-San-Mauro-CALL-Residenza-2026-768x433.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="L&#039;orizzonte diventa arte 8"> A Castel San Mauro nuovo appuntamento della rassegna “BORDERLAND &#124; ORIZZONTI”: incontro, performance e memoria</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Castel-San-Mauro-CALL-Residenza-2026.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/lorizzonte-diventa-arte/">L&#8217;orizzonte diventa arte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 18 giugno</strong>, a partire dalle ore 18, <strong>Castel San Mauro di Gorizia</strong> ospiterà un appuntamento della ventesima edizione di BORDERLAND | ORIZZONTI, la rassegna di arte contemporanea curata da <strong>Orietta Masin</strong> ed <strong>Eva Comuzzi</strong> e promossa dal Circolo ARCI Cervignano, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e la collaborazione dei Comuni di Cervignano del Friuli, Grado e San Vito al Tagliamento, insieme alle associazioni AGM e [A].</p>
<p>Con il progetto 2025.26, la rassegna celebra un traguardo significativo guardando simbolicamente verso l&#8217;orizzonte, inteso non come linea di separazione ma come spazio aperto all&#8217;esplorazione, all&#8217;incontro e all&#8217;immaginazione.</p>
<p>Un tema che attraversa l&#8217;intero programma e che invita a riflettere sul concetto di confine, sui suoi limiti e sulle possibilità di superamento, mettendo in relazione paesaggi, comunità e prospettive future.</p>
<p>La scelta di Castel San Mauro assume un valore particolarmente significativo. Situato a ridosso del confine sloveno, San Mauro si configura infatti come un luogo di margine e di possibilità, un territorio che conserva le tracce della storia e che continua a interrogare il rapporto tra memoria, paesaggio e orizzonte.</p>
<p>È proprio qui che ha preso forma <em>BORDERLAND</em>, l&#8217;edizione speciale della residenza artistica del progetto 2025.26.</p>
<p>L&#8217;incontro del 18 giugno offrirà al pubblico l&#8217;occasione di conoscere da vicino il percorso della residenza attraverso una conversazione tra la curatrice Eva Comuzzi e l&#8217;artista <strong>Irene Dorigotti</strong>, ospite in residenza dal 14 al 21 giugno.</p>
<p>Seguirà la proiezione di &#8220;<em>Residence Rewind</em>&#8220;, breve racconto video delle precedenti edizioni della residenza che si sono svolte sull’Isola di Anfora nella laguna di Grado, a cura di <strong>Giancarlo Surez</strong>.</p>
<p>La serata proseguirà con &#8220;<em>Corpo Soglia</em>&#8220;, performance dell&#8217;artista <strong>Fabio Cipolla</strong>, secondo classificato nella <em>call</em> dedicata alla residenza.</p>
<p>L&#8217;azione performativa affronta il tema del corpo come luogo di attraversamento e confine e prevede la presenza di nudo integrale.</p>
<p>A conclusione dell&#8217;evento è previsto un brindisi con i vini dell&#8217;azienda vitivinicola Castel San Mauro, accompagnati da prodotti del territorio, in un momento conviviale pensato per favorire l&#8217;incontro tra artisti, curatori e pubblico.</p>
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		<item>
		<title>La poesia dello sguardo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/la-poesia-dello-sguardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[tolmezzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="820" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Loreto-Bertoli-Natura-morta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Loreto Bertoli Natura morta" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Loreto-Bertoli-Natura-morta.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Loreto-Bertoli-Natura-morta-293x300.jpg 293w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Loreto-Bertoli-Natura-morta-768x787.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" title="La poesia dello sguardo 9"> A Palazzo Frisacco a Tolmezzo in mostra le opere di Loreto Bertoli, pittore di Illegio e dell’anima, e di altri artisti di fama internazionale</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Loreto-Bertoli-Natura-morta.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/la-poesia-dello-sguardo/">La poesia dello sguardo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 19 giugno al 1° novembre 2026, negli spazi di <strong>Palazzo Frisacco a Tolmezzo</strong> sarà allestita la mostra <strong>“<em>La poesia dello sguardo. Loreto Bertoli, pittore di Illegio e dell’anima</em>” </strong>curata da<strong> don Alessio Geretti </strong>e <strong>Lucrezia Rossi </strong>e promossa dal <strong>Comune di Tolmezzo</strong>, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con PromoTurismoFVG, Associazione culturale Comitato di San Floriano, Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani” e in collaborazione con la Comunità di montagna della Carnia, Consorzio BIM Tagliamento, Fondazione Mostra Internazionale di Illustrazione per l&#8217;infanzia “Štěpán Zavřel”.</p>
<p>Sono oltre cinquanta le opere in mostra di Loreto Bertoli (Tolmezzo 1933-2009), che consentono di ricostruire e raccontare al visitatore la figura dell’artista, originario di Illegio, mettendone in luce gli aspetti biografici, ambientali e culturali.</p>
<p>Il percorso espositivo, sviluppato per sezioni tematiche diverse in ogni sala, sarà impreziosito da alcune opere di autori di grande rilievo del panorama artistico internazionale: <strong>Paul Gauguin, Jean-François Millet, Henri de Toulouse-Lautrec, Pablo Picasso, Giacomo Balla, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Oskar Kokoschka.</strong></p>
<p>Uno sguardo che da Tolmezzo si apre verso il mondo: se, da una parte, nelle opere di Bertoli si ritrovano luoghi, paesaggi, persone, mestieri e scene di vita paesane legate al borgo di Illegio, al territorio della  Carnia e alla vicenda personale dell’artista, dall’altra, l’accostamento di opere di autori internazionali conosciuti e ammirati in tutto il mondo consente di indagare temi e linguaggi che sono stati d’ispirazione per il pittore e che rappresentano dei pilastri della storia dell’arte tra Ottocento e Novecento.</p>
<p>Dalla narrazione emerge la visione personale dell’artista, limpida e dirompente, capace di toccare corde inaspettate dell’animo umano.</p>
<p>Nella sua pittura, infatti, Bertoli non si prefigge semplicemente di documentare una realtà locale per salvarla dall’oblio del tempo, ma intende soprattutto esercitare uno sguardo incantato sull’anima e sulla poesia delle cose, dei luoghi e delle persone.</p>
<p>A partire dalla Carnia, un territorio che racchiude in sé tutta la ricchezza enigmatica della vita, a saperla guardare: una prospettiva che si oppone alla fretta, alla superficialità e alla noncuranza che contraddistinguono il nostro tempo, alle quali spesso siamo costretti nella frenesia della società contemporanea.</p>
<p>Per questo lo sguardo del pittore, nella sua dimensione poetica e spirituale, si fa necessario e offre al visitatore l’opportunità di confrontarsi con temi universali e con una profonda umanità e ricchezza di sentimenti, che arrivano dritte agli occhi e al cuore di chi guarda, senza filtri o censure.</p>
<p>Prestigiosa è la provenienza delle opere: due di esse appartengono alle collezioni del Quirinale, mentre le altre provengono da collezioni private.</p>
<h3>Il percorso espositivo</h3>
<p>Sono oltre cinquanta le opere di Loreto Bertoli in mostra. Il percorso si sviluppa attorno a temi universali — le <strong><em>Compagnie</em></strong>, il <strong><em>Paese</em></strong>, il <strong><em>Lavoro</em></strong>, il <strong><em>Paesaggio</em></strong>, le <strong><em>Cose</em></strong>, i <strong><em>Volti</em></strong>, il <strong><em>Disegno</em></strong>, la <strong><em>Ricerca</em></strong> — accompagnando il visitatore in un itinerario che intreccia memoria, identità e introspezione, restituendo al pubblico la figura di un artista ricco di <em>pathos </em>e grande intensità espressiva.</p>
<p>Brevi narrazioni plurilingui affiancano le opere, così da offrire al visitatore un’esperienza immersiva, chiara e stimolante.</p>
<p>Il visitatore è così condotto in un percorso espositivo che ricostruisce la vita dell’artista, degli abitanti e dei luoghi di Illegio, e indaga la tradizione popolare della Carnia e le parentele artistiche tra il linguaggio di Bertoli e le sue radici nella storia dell’arte, in particolare quella dell’Ottocento e del Novecento.</p>
<p>Al cuore dell’esposizione vi è il messaggio e la cifra personale dell’artista, una lettura piena di incanto, delicatezza e mistero sulla vita e sul mondo: quello circoscritto e materiale della realtà di Illegio, ma anche quello interiore, sconfinato ed enigmatico. Opere che si incontrano e dialogano con il mondo visivo e artistico di <strong>Paul Gauguin, Jean-François Millet, Henri de Toulouse-Lautrec, Pablo Picasso, Giacomo Balla, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Oskar Kokoschka.</strong></p>
<p>Attraverso dipinti e disegni, il percorso espositivo mette così in luce la profondità dello sguardo di Bertoli e la sua capacità di trasformare paesaggi, volti, oggetti quotidiani e scene di vita in immagini cariche di umanità e tensione poetica. Il dialogo con i grandi maestri del Novecento non vuole creare semplici accostamenti stilistici, ma evidenziare consonanze interiori, sensibilità comuni e una medesima ricerca sull’animo umano e sul significato profondo del vedere.</p>
<h3>Loreto Bertoli</h3>
<p>Nato a Illegio nel 1933, Loreto Bertoli si forma da autodidatta tra pittura, grafica e lavorazione del legno, lavorando come designer per la ditta Lamborghini di Tolmezzo.</p>
<p>La sua produzione artistica si sviluppa in un arco temporale che va dagli anni Cinquanta al 2009, ma è a partire dai primi anni Ottanta che l’autore si dedica completamente alla pittura &#8211; in quegli anni, a seguito del terremoto del 1976, viene inoltre incaricato di dipingere la pala centrale della Chiesa della Conversione di San Paolo a Illegio.</p>
<p>Temi privilegiati della sua pittura sono i paesaggi, i ritratti, le nature morte, le scene di vita paesana e i soggetti religiosi. Al centro della sua ricerca artistica si colloca il borgo di Illegio, con la Pieve di San Floriano, che ricorre frequentemente nelle sue opere come elemento simbolico e identitario.</p>
<p>Le nature morte accostano oggetti del passato e del presente in composizioni ricche di vitalità cromatica, mentre i ritratti e gli autoritratti diventano occasione di indagine introspettiva e di approfondimento sul rapporto tra luce, colore e psicologia del soggetto.</p>
<p>Ampio spazio è dedicato anche alle scene di vita quotidiana della Carnia, osservate con sguardo partecipe e attento, non privo di ironia &#8211; troviamo ritratti uomini che giocano a carte nel bar del paese o gruppetti che si incontrano per scambiare alcune chiacchiere in piazza -, e ai temi religiosi, sviluppati con particolare intensità a partire dagli anni Ottanta.</p>
<p>Completano la sua produzione i disegni e gli schizzi, che testimoniano la capacità dell’artista di cogliere con pochi tratti essenziali l’autenticità dei soggetti rappresentati.</p>
<p>La pittura di Loreto Bertoli è caratterizzata da robuste note di colore, tratti decisi e insieme delicati, dai quali traspaiono una ricchezza di sentimenti e un’umanità profonda che colpisce l’osservatore in maniera autentica, senza mediazioni.</p>
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