L’ispirazione nel futuro

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Claudio Pizzin

19 Luglio 2022
Reading Time: 6 minutes

Marco Oleotto

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Negli ultimi tre anni i premi e i riconoscimenti assegnati da riviste ed esperti di settore si sono susseguiti come gli ottimi risultati in termini di fatturato e crescita della clientela delle sue aziende.

Stiamo parlando di Marco Oleotto, aquileiese trapiantato a Dubai da ormai 10 anni, amministratore delegato di due grandi aziende specializzate nel lavaggio e nella pulizia di vestiti e tessuti.

In questa intervista ripercorre una storia di passione, dedizione al lavoro e proiezione verso un miglioramento costante che hanno caratterizzato la sua carriera professionale. Con nuovi obiettivi all’orizzonte, da raggiungere con la determinazione con lo contraddistingue.

Marco Oleotto, come vive un italiano a Dubai?

«Sfatiamo falsi miti e leggende metropolitane, a Dubai non si vive in modo diverso da tante altre metropoli mondiali con i loro pregi e i loro difetti. Come per qualunque altro posto del mondo, ogni esperienza è soggettiva e in 10 anni ho conosciuto persone che l’hanno amata alla follia e odiata profondamente. Dubai è senz’altro una città piena di contraddizioni ma ricca di fascino, un crogiolo di culture e persone diverse e l’aspetto che forse amo di più è proprio questa sua multiculturalità nel rispetto altrui. Sono sempre stato guidato da grandi ambizioni e volevo spingere i miei confini personali e culturali sperimentando la vita in un’economia in forte crescita. Dubai personalmente e professionalmente è stata la soluzione perfetta per me».

Lei è il manager di due importanti aziende internazionali specializzate nel lavaggio e nella pulizia di vestiti e tessuti. Come è iniziata la sua carriera in questo campo?

«Iniziò tutto oltre 20 anni fa, quasi per caso, e dopo aver lavorato a fine anni ’90 in una grande azienda friulana nel settore IT e telecomunicazioni che da lì a poco però fallì. Tutto a un tratto mi trovai a reinventarmi e a reinventare la mia carriera professionale; mi venne data la possibilità di iniziare un nuovo percorso nell’ambito delle lavanderie industriali e non persi un minuto a dire di sì. Nessuna conoscenza specifica in materia ma tanto entusiasmo e voglia di ricominciare e di dimostrare. Appena iniziato non avevo idea alcuna di come funzionasse quel mondo, di quali dinamiche governassero il settore e di come massimizzare la produttività, l’efficienza organizzativa, la soddisfazione dei clienti, i profitti aziendali. Per certi versi ho imparato tutto da zero e quando ho capito il potenziale di crescita in questo campo, non mi sono più guardato indietro».

Le vostre aziende impiegano oltre 500 persone: qual è il segreto per una corretta ed efficace gestione sia della qualità del lavoro che del personale?

«Per me gestione efficace significa comunicazione senza interruzioni, lungimiranza, pianificazione strategica, aprire la strada al futuro con soluzioni innovative e forti capacità di risoluzione dei problemi. In qualità di amministratore delegato spetta a me creare l’ambiente e la cultura del lavoro adatti in cui i dipendenti si riconoscano, siano produttivi, motivati e ispirati. Un buon leader deve identificare ciò che motiva i propri collaboratori e intraprendere le azioni necessarie in quella direzione. Questo porta a un’alta qualità del lavoro, a un impatto positivo del personale sul business e a un continuo miglioramento e successo aziendale».

Chi sono invece i suoi clienti?

«Oltre l’80% dei nostri clienti appartengono ad alcune delle catene alberghiere più grandi e rinomate quali Marriott, Hilton e Accor e offriamo i nostri servizi a oltre 120 strutture divise tra Dubai e Abu Dhabi. Oltre ai servizi per gli alberghi, siamo anche partner esclusivi di importanti e rinomati brand della moda a livello mondiale quali Bulgari, Prada, Miu Miu e Valentino, gestendo tutti i loro servizi di lavanderia negli Emirati».

Negli ultimi anni ha vinto numerosi premi internazionali per le sue capacità manageriali. Quali sono, secondo lei, le sue principali qualità come manager?

«Sono una persona molto esigente con me stesso prima e con gli altri poi. Ritengo questo mio modo di essere molto importante per lo sviluppo e la crescita mia personale, per quella dei dipendenti e collaboratori e di tutta l’azienda. Cerco sempre di avere la giusta visione del business abbinata alla capacità di trasformare quella visione in realtà. È qui che entrano in gioco forti capacità interpersonali e comunicative. Non devi essere il migliore in tutto, ma devi essere bravo a estrarre il meglio da ciò che hai e da chi lavora con te facendolo crescere».

Sarebbe stato possibile un percorso professionale come il suo in Italia?

«Personalmente non credo che sarei potuto essere lo stesso uomo che sono oggi se mi fossi limitato all’Italia e in particolare al Friuli. Il fatto di operare per piccole imprese, dimensione predominante nel nostro tessuto produttivo, mi avrebbe sicuramente condizionato. Sarebbe stato sentito da me come un limite, quasi costretto a pensare in piccolo quando io volevo pensare in grande. Da qui la mia scelta di uscire dalla “comfort zone” ed emigrare all’estero, che mi ha consentito una visione più ampia nel fare business permettendomi di confrontarmi con persone e culture diverse. Se oggi ho una migliore comprensione delle persone, degli affari e del mondo in generale lo devo al fatto di essermi spinto aldilà dei confini nazionali».

Lei è originario di Aquileia. Qual è il rapporto con la sua città natale?

«Mi manca l’Italia e l’italianità in molti aspetti della vita. Da buon friulano condivido un profondo legame con le mie radici e penso spesso al mio paese natale come al luogo in cui sono iniziati i miei sogni. Il buon cibo, il buon vino, i miei genitori, mio fratello, gli amici d’infanzia sono sempre immagini presenti nella mia memoria e vita quotidiana e ogni volta che ritorno è sempre un tuffo al cuore. Non importa dove andrò in questo mondo, porterò sempre una parte di Aquileia dentro di me».

Da manager di successo e visti da Dubai, il Friuli Venezia Giulia in particolare e l’Italia in generale come stanno?

«Premesso che sono fuori dall’Italia e dal Friuli da ormai 10 anni, non c’è dubbio che la situazione regionale e del Paese non sia rosea e che, al pari di molti altri Paesi mondiali, la recente pandemia abbia ulteriormente accentuato un quadro economico occupazionale già molto critico e preoccupante. Ripresa economica molto debole, carenza di lavoro, altissimo livello di precarizzazione incidono pesantemente sia sull’economia che sul tessuto sociale. Solo un incremento occupazionale consistente e duraturo potrebbe garantire un’inversione stabile di tendenza. Più facile a dirsi che a farsi».

La capacità di innovare è uno dei capisaldi della sua visione aziendale: qual è il segreto per trovare sempre nuove strade da proporre?

«Innovare significa ricostruirsi giorno per giorno per rendersi indispensabili ai propri clienti. A mio avviso, un’azienda veramente innovativa è sempre alla prova con nuove idee, alcune volte anticipando il mercato altre adattandosi allo stesso cercando di capire come servirlo al meglio. Credo anche che le aziende vincenti abbiano una profonda comprensione dei propri clienti. Per innovare in modo efficace, devi avere forti capacità di comunicazione e capire cosa i tuoi clienti vogliono. I collaboratori in questo sono parte fondamentale del processo e, se costantemente coinvolti e motivati, saranno sempre aperti a nuove idee e a una mentalità innovativa a beneficio loro e dell’azienda».

Quali progetti riserverà il futuro di Marco Oleotto?

«Più grande è la sfida, maggiore è l’opportunità di crescere. Dopo due decenni di esperienza nel settore delle lavanderie industriali, voglio cimentarmi nell’imprenditorialità e sbloccare nuovi livelli di successo. Ho da poco dato vita a un brand nel settore e-commerce e sogno a occhi aperti nel poter scrivere un libro e raccontare il mio viaggio da espatriato e come un semplice diplomato e “ragazzo di campagna” sia diventato amministratore delegato di due aziende negli Emirati Arabi Uniti. Per vivere una vita di successo e appagante, un uomo non dovrebbe mai smettere di sognare, provare e imparare ed è questo quello che mi motiva e tento di fare ogni giorno».

 

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