La disciplina del successo

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Livio Nonis

12 Luglio 2023
Reading Time: 4 minutes
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Il neo campione del mondo nel K2 1000 junior si concentra verso nuovi traguardi. A 18 anni si allena con la serietà di un veterano e il suo kayak punta già alle Olimpiadi di Los Angeles

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SAN GIORGIO DI NOGARO – È mercoledì pomeriggio. Due giorni prima, Federico Zanutta del Canoa San Giorgio è rientrato da Auronzo di Cadore, dove sul lago Santa Caterina si è laureato campione del mondo nel K2 1000 junior, in coppia con Fabiano Palliola (CKC Castel Gandolfo), conquistando anche l’argento nel K2-500 misto, assieme alla livornese Sara Del Gratta.

Nonostante il successo, il diciottenne friulano è già al lavoro sul fiume Corno, a San Giorgio di Nogaro, con il proprio allenatore Paolo Scrazzolo, per prepararsi alle nuove sfide altrettanto impegnative che prossimamente dovrà affrontare.

Prima di mettere la canoa in acqua per la sua seduta di lavoro, c’è spazio per le doverose celebrazioni: Zanutta è infatti il primo campione mondiale nella storia della Società Canoa San Giorgio e i dirigenti lo hanno atteso assieme a una cinquantina di ragazzi e ragazze, allievi e cadette, con il loro direttore sportivo Clara Smilzotti e la loro “chioccia” Marida Del Piccolo, per una festosa accoglienza con applausi, selfie e lo stappo della classica bottiglia di spumante.

Classe 2005, Federico frequenta la quinta liceo allo scientifico “Albert Einstein” di Cervignano e voci di corridoio ci hanno informato che anche a scuola è tra i migliori.

Fisico asciutto, due spalle larghe che gli permettono grandi spin te e frequenze quando gareggia. Un ragazzo tutto d’un pezzo che pondera bene le parole.

Ritorniamo con la mente alla gara mondiale: prima della partenza cosa vi siete detti tu e Fabiano Palliola?

«Il piano gara era stato ben programmato già nei giorni precedenti. Eravamo molto concentrati, oltre a farci il classico “in bocca al lupo”, dovevamo soltanto sentire il “ready”, il cicalino del “bip” e la scomparsa dei blocchi di partenza. Abbiamo iniziato a pagaiare, concentratissimi, muovendo all’unisono gambe e braccia con la perfetta torsione del busto. A un certo momento, già concordato, abbiamo aumentato le frequenze, iniziando a rimontare, fino a tagliare la linea del traguardo, dove abbiamo liberato il nostro urlo e abbiamo cominciato a battere i pugni sull’acqua in segno di giubilo».

E mandando in visibilio la grande famiglia della Canoa San Giorgio che stava assistendo alla gara in diretta. Che sensazione hai provato sul gradino più alto del podio ascoltando l’inno nazionale?

«Rappresentare nel mio sport l’Italia e riuscire a vincere anche il titolo è stata un’emozione indescrivibile. Sentire l’inno fa provare sensazioni che difficilmente dimenticherò».

Hai iniziato a praticare la canoa a 12 anni, dopo aver giocato a calcio. Come mai questa scelta?

«Ho giocato a calcio ma nel contempo praticavo già anche la canoa. A un certo punto si devono fare delle scelte, e visto che gareggiare in canoa mi dava più soddisfazioni ho deciso di proseguire con questo sport».

Come si svolge la tua settimana tipo di allenamento?

«La preparazione più importante la faccio nel periodo invernale: in palestra per sviluppare la forza specifica per la barca, poi nuoto e corsa per il sistema cardiovascolare, infine la canoa per mettere in pratica tutti gli insegnamenti del mio allenatore. Nel periodo che precede le gare si aumenta l’intensità della frequenza, diminuendo il volume del lavoro».

Sei anche vicecampione del mondo nel K2-500 mix. Quali sono le differenze di gestione tra le gare sui 500 e quelle sui 1000 metri?

«In entrambe bisogna dare il massimo. Nel K2 1000 comunque si può gestire la gara, in quanto il tempo finale supera i 3’ e 15”, mentre nel K2 500 bisogna dare tutto senza commettere errori, la pagaiata deve essere perfetta».

Scuola e sport, studio e canoa: come gestisci i due impegni?

«Do il massimo in entrambe le due attività, non è facile, ma cerco di aver pochi momenti di inoperosità. Per dare il meglio in entrambe le situazioni devo privarmi di molte cose, ma sono caparbio e voglio far bene sia a scuola che in canoa».

Quando terminerai le scuole superiori quale strada vorresti intraprendere?

«Dopo l’esame di matura cercherò di entrare in un corpo militare. Desidero anche continuare gli studi all’università, nel campo della biologia, che a me piace e credo mi darà soddisfazioni».

Olimpiadi di Los Angeles 2028: un obiettivo o un punto di partenza?

«Ritengo prematuro parlare di Olimpiadi, sono giovane e il prossimo anno dovrò iniziare una nuova categoria, gli “Under 23”, nella quale dovrò cimentarmi con ragazzi che hanno già esperienze in merito e che hanno qualche anno più di me. Il mio obiettivo è cercare comunque, con l’impegno e il sacrificio, di gareggiare e cercare di vincere anche in questa categoria, non sarà facile ma ci proverò. Poi saranno le mie prestazioni, specialmente da singolo, a far decidere gli organi tecnici della Federazione se inserirmi o meno negli equipaggi nazionali: ci sono numerose variabili sulla strada verso le Olimpiadi. I giochi olimpici, per tutti i ragazzi che come me praticano il kayak, sono un obiettivo importante, ma si deve lavorare moltissimo, e solo con il grande impegno possono essere raggiunti».

 

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