I mille anni del Castello di Cucagna

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Sul maniero sono intervenuti anche i “Carpentieri di Notre Dame”, gli artigiani che hanno curato il restauro della parte lignea della cattedrale di Parigi dopo l’incendio

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cortile mille anni

Il cortile del Castello di Cucagna

FAEDIS – Se cerchiamo in rete “Castello di Cucagna”, in quel di Faedis, otteniamo una serie di informazioni, anche storiche, verosimilmente corrette, pulite, ordinate, ma “asettiche”.

Apprendiamo, infatti, che il castello fu costruito nel 1025 o 1027, a seconda di rispettivi documenti, per volere del nobile carinziano Odorico di Auspergh, su concessione del patriarca Popone, per difendere il Friuli. La famiglia, assunto in seguito il nome Cucagna, si insediò in Friuli come ministeriali del Patriarcato di Aquileia con funzione primaria di Camerari, responsabili del tesoro e facenti funzione durante la sede vacante, con il castello centro del loro feudo.

In seguito, la famiglia si divise nei rami degli Zucco, dei Freschi, Partistagno e Valvasone, imparentandosi con altre importanti famiglie friulane e senesi. Il castello di Cucagna fu abbandonato nel XIV secolo, mentre il castello di Zucco, sempre di proprietà della famiglia, fu abitato fino al XVI secolo.

Certamente più approfondite, convincenti e motivanti sono le pagine di preziose pubblicazioni e ricerche realizzate negli anni da storici ed esperti ed in particolare le varie tesi e dottorati di ricerca a livello internazionale.

Sicuramente l’andare di persona sul luogo, salendo a piedi il sentiero che parte da Borgo Anastasia, è il modo migliore – e l’unico – per capire, o per lo meno intuire, che cosa deve essere stato erigere, mille anni fa, un castello lassù, come si viveva, cosa si mangiava, come ci si difendeva, come e perché si costruiva in quel modo.

L’emozione che oggi si prova arrivando a Cucagna – situato in mezzo al castello “cugino” più giovane di Zucco, posto più sotto, e alle rovine di Rodingerio, poco più su – è grande e indefinibile. Guardandosi attorno, si resta basiti e stupefatti, ci si sente piccoli, ma non del tutto estranei, rapiti da spazi, volumi e panorami che ci riempiono di una bellezza unica, autentica, primitiva e vivente. Ancora capace di comunicarci e insegnarci molto.

Questo “miracolo” non sarebbe stato possibile senza una visione, senza un fiuto speciale per quelle pietre, senza il duro e caparbio lavoro iniziato oltre 40 anni fa e non ancora terminato: molto resta ancora da capire e da fare, ma la torre, il palazzo superiore, quello inferiore, la chiesetta dedicata a San Giacomo,  la corte interna, la cisterna per l’acqua sono stati riscostruiti con il massimo rigore filologico, riutilizzando tutto il materiale di crollo e adoperando le tecniche di costruzione di quel tempo.

L’Istituto per la Ricostruzione del Castello di Chucco – Zucco, fondato dall’architetto Roberto Raccanello che tutt’ora lo guida insieme all’architetto Katharina von Stietencron, David e Livia Raccanello, ha organizzato dal 1983 al 2017 i Seminari Internazionali di Architettura e Archeologia Medievale: esperienze estive alle quali hanno partecipato oltre 1.200 studenti universitari provenienti da tutto il mondo.

Tra quei giovani – oggi professionisti, docenti, direttori di musei ed esperti – c’erano storici, architetti, archeologi, ingegneri, restauratori, ma anche maestranze artigiane del luogo come scalpellini, maestri d’ascia, artigiani del cocciopesto e delle volte in pietra e laterizio, a botte, muratori, fotografi, cuochi, che negli anni hanno salito quel sentiero centinaia di volte portando in sito strumenti e attrezzi, materiali, cibo, acqua, torce, corde e un enorme zaino di conoscenza, passione, pazienza e curiosità. Un bagaglio prezioso, assai raro ai giorni nostri.

La sfida è stata grande. Basta guardare le immagini che ritraggono il luogo prima che tutto iniziasse: un enorme e disarmante cumulo di ruderi sepolti da metri cubi di terra e avvolti da alberi e rovi.

Il punto chiave, anzi, la chiave di (s)volta, è stata la decisione di passare dalla fase di lettura e rilievo archeologico alla ricostruzione vera e propria. Sì, perché lo studio archeologico approfondito e l’approccio multidisciplinare al sito di Cucagna hanno portato alla luce una quantità e una qualità tale di informazioni, reperti e materiali che il processo di ricomposizione e ricostruzione dei volumi architettonici, oggi davanti ai nostri occhi, non poteva che innescarsi.

Come ha ricordato Raccanello durante l’evento in castello del 26 luglio scorso per presentare i lavori di questi decenni, la scelta di ricostruire nasce dal punto di contatto tra due parallele che si incontrano all’infinito: gli archeologi, per formazione, vorrebbero scavare senza sosta fino al centro della terra per scoprire sempre di più; gli architetti puntano in direzione opposta e proiettano verso l’alto ciò che i rilievi preannunciano.

A entrare nel dettaglio di questo lavoro è intervenuto anche il Mag. Phd. Holger Grönwald, che inizialmente da studente di archeologia presso la Humboldt-Universität Berlin, di seguito come responsabile delle indagini archeologiche affidate alla A.L. Universität di Freiburg, partecipò alle 14 campagne di scavo archeologico del castello di Cucagna diventando oggi uno dei massimi esperti in archeologia medievale della Germania.

Va ricordato che la ricostruzione da rudere del volume edilizio del palazzo inferiore è stata portata a termine nel 2008 e sostenuta in parte da contributi regionali L.R 77/1981.

Dal 2007, nella chiesetta del castello dedicata a San Giacomo e nell’annessa corte, il 25 luglio si svolge l’incontro dei pellegrini di Santiago di Compostela. Ed è stato proprio nel 2007, dopo 6 secoli di abbandono del maniero, che l’allora arcivescovo di Udine, Mons. Pietro Brollo, friulano di Tolmezzo, inaugurò la rinata chiesa di San Giacomo restituendola all’antico culto.

Incastonata tra le mura di Cucagna, San Giacomo non è solo punto di incontro da quasi un ventennio per i pellegrini della conchiglia, ma anche motivo di mantenimento del castello ed esempio concreto dell’iniziativa “Fede e Tradizione: le chiese dei castelli” che congiunge l’impegno e gli obiettivi dell’Istituto per la Ricostruzione del Castello di Chucco-Zucco, Consorzio Castelli del Friuli e Soprintendenza.

Tra lo scorrere di foto e video proiettati durante la presentazione di fine luglio, anche le immagini stupefacenti dei “Carpentieri di Notre Dame”, gli artigiani che hanno curato il restauro della parte lignea della cattedrale di Parigi dopo l’incendio devastante del 2019.

Un gruppo di questi straordinari carpentieri, coordinati da Francois Calame, ha lavorato nel settembre scorso a Cucagna realizzando, nell’ambito di un cantiere scuola internazionale dei Charpentiers sans Frontiéres e con la maestria che li contraddistingue, una copertura lignea provvisoria a protezione dei resti murari del palazzo superiore, approvato dalla Soprintendenza del FVG quale esempio di archeologia sperimentale, utilizzando il legno di castagno del luogo, tecniche e sistemi costruttivi simili a quelli usati nell’antichità.

da sx Roberto Raccanello e Francois Calame
Da sinistra Roberto Raccanello e Francois Calame

Nel triennio 2025-2027 Cucagna celebra il suo millennio di esistenza.

Attualmente il castello, di proprietà privata, viene aperto occasionalmente al pubblico per manifestazioni culturali o storico-religiose, visite didattiche ed esperienze di archeologia sperimentale.

Con un nuovo e complesso progetto “pilota” entrato ai primi posti del bando PR FESR 2021-2027 della Regione FVG che attinge anche a fondi europei, l’Istituto per la Ricostruzione del Castello di Chucco-Zucco intende destinare i vani interni del palazzo inferiore del castello a uso museo esperienziale, portando a termine e a rendimento il pluridecennale progetto di rigenerazione e riattivazione di un luogo di cultura abbandonato da secoli.

Nelle maglie del progetto anche visite guidate speciali al castello e ai suoi dintorni, attività didattiche per le scuole, con percorsi tematici dedicati alla storia, all’arte e alle leggende legate a Cucagna, laboratori manuali, itinerari turistici sostenibili, mostre fotografiche e documentarie per ripercorrere le tappe fondamentali della vita del castello e della comunità di Faedis, conferenze e incontri culturali con storici, archeologi e esperti del patrimonio, per approfondire la conoscenza del sito e del suo contesto storico, eventi rievocativi con figuranti in costume, proposte enogastronomiche tra antiche ricette e prodotti locali, musica, concerti e spettacoli per rivivere l’atmosfera del passato per rendere omaggio a un luogo magico che ha ancora molto da dirci se sapremo capirlo e rispettarlo.

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