River Chants
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A Gradisca d'Isonzo l'installazione sonora che, con un impianto a nove canali, orchestra diversi canti popolari reinterpretati dalle voci del territorio
Ana Shametaj e Giuditta Vendrame
RIVER CHANTS è un nuovo progetto artistico ideato dalla film-maker e regista teatrale triestina Ana Shametaj e dall’artista friulana, con studio a Rotterdam, Giuditta Vendrame.
Le artiste hanno iniziato a collaborare con il progetto Sot Glas (sot dal friulano sotto e glas dallo sloveno voce): installazione realizzata a Kleine Berlin (Trieste), parte del Padiglione Italia, alla 18a Biennale di Architettura di Venezia. Con RIVER CHANTS le artiste continuano ad affrontare e interrogare il confine Italo-Sloveno attraverso i canti popolari, guardando alla musica e al suono come a un canale, a uno sconfinamento e a un paesaggio.
RIVER CHANTS si formalizza in un’installazione sonora che verrà ospitata nella Sala Patuna della Galleria Spazzapan (orario 10-13/15-19 da mercoledì a domenica) di Gradisca d’Isonzo, fino all’8 settembre 2024 e che s’inserisce nella programmazione degli eventi artistici di Onde Mediterranee.
Impianto a nove canali
Con un impianto a nove canali, l’installazione orchestra diversi canti popolari reinterpretati dalle voci del territorio. Un “cannone sonico” – dispositivo acustico a lungo raggio che viene utilizzato comunemente come strumento di controllo o come mezzo per disorientare i migranti in mare – qui riproduce un brano a cui danno voce membri della comunità Pashtun di Trieste e Bangladese di Monfalcone.
Il cannone sonico chiede al visitatore di avvicinarsi, disarmando con la dolcezza del canto la natura del dispositivo stesso e ribaltandone la funzione.
RIVER CHANTS utilizza l’acqua come veicolo per un’idrologia sonora e poetica. La ricerca si concentra sulle tradizioni orali e femminili, con uno sguardo rivolto all’acqua, ai fiumi, ai mari, al loro movimento e ai loro suoni. Questo nuovo affresco sonoro rivelerà gli squilibri, le fragilità e le sfide del contemporaneo: crisi climatica e migratoria, e le intersezioni fra le due sfide, esplorando le relazioni idriche tra geografie distanti e corpi in movimento.
La ricerca si sviluppa localmente coinvolgendo le diverse comunità dell’area, attingendo a preziosi archivi, grazie al contributo dei partner coinvolti nel progetto.
Attraverso la raccolta di canti, melodie e field recording ricerchiamo testi e suoni che custodiscano una conoscenza profonda e interconnessa all’acqua e alla natura, rivelando un legame oggi da riscoprire e ricucire.
Le comunità coinvolte
Essendo una tradizione orale che segue prevalentemente una trasmissione matrilineare in cui le donne sono portatrici di questi repertori, i canti individuati verranno poi reinterpretati da voci femminili del territorio: dal coro Stu Ledi, dal quartetto Anutis e dalle donne delle comunità pashtun e bangladese.
Per le artiste, lavorare sul comune di Gradisca d’Isonzo è elemento dirimente, poiché per i temi affrontati la presenza del CPR (Centro Per il Rimpatrio) apre questioni etiche e estetiche profonde sul concetto di “Fortezza Europa”, attraverso cui River Chants vuole rispondere con la sensibilità di chi non è cieco e adduce attraverso l’arte la vertigine di una somiglianza umana antica, di cui la migrazione è un fenomeno chiave e doloroso, soprattutto per gli abitanti del territorio di confine.


