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	<title>Remo Anzovino in concerto a Trieste &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Remo Anzovino in concerto a Trieste &#8211; imagazine.it</title>
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            <item>
		<title>Giro del mondo in 80 fotografie</title>
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        <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1067" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Gianni-Pignat-Madagascar-1989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gianni Pignat Madagascar 1989" loading="lazy" title="Giro del mondo in 80 fotografie 83"> A Pordenone la mostra con gli scatti di Gianni Pignat: un tour straordinario a ogni latitudine del pianeta]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Gianni Pignat, Madagascar 1989</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400">Inaugurata alla<strong> Galleria Sagittaria di Pordenone </strong>la mostra  <strong>&#8220;<em>Gianni Pignat. Giro del mondo in 80 fotografie</em>&#8220;</strong>, curata dal critico d&#8217;arte <strong>Angelo Bertani </strong>e promossa dal<strong> Centro Iniziative Culturali Pordenone. </strong></p>
<p style="font-weight: 400">Un percorso espositivo che guida in un tour straordinario a ogni latitudine del pianeta.Dall’Afghanistan a Beirut, da New York all’Etiopia, dal Bangladesh alla Colombia, da Cuba al Borneo, dalla Russia al Venezuela.</p>
<p style="font-weight: 400"><strong>Gianni Pignat, noto fotografo di viaggio, </strong>ha allestito la sua prima camera oscura a 16 anni e da allora ha girato il mondo, privilegiando nei suoi viaggi la frequentazione di popolazioni indigene: <strong>dai pigmei del Camerun alle tribù nomadi tuareg dell’Africa subsahariana, dagli yanomami dell’Amazzonia ai dayaki del Borneo, dai dani della Nuova Guinea agli aborigeni australiani</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400">Popoli dai quali ha appreso molte cose, imparando come muoversi in zone ostili e come attrezzarsi per produrre oggetti e utensili con strumenti molto primitivi.</p>
<p style="font-weight: 400">Spiega il curatore, <strong>Angelo Bertani</strong>: &#8220;Abbiamo voluto che molte delle fotografie esposte in mostra avessero una didascalia articolata, scritta dallo stesso autore, per spiegare il contesto dello scatto: ogni foto è uno spaccato di una realtà, e le rappresentazioni più dure, quelle di contesti di crisi, rappresentano un mutamento determinante o un disequilibrio drammatico. Nelle sequenze esposte si passa dalla Russia postsovietica degli anni ’90 alla solitudine degli anziani a New York, da Beirut semidistrutta dai bombardamenti a un gulag siberiano, da un tragico ossario della Cambogia ai villaggi tra le discariche del Bangladesh. Non mancano le immagini di mitiche mete di esploratori d’altri tempi: la leggendaria <strong>Timbuctu, il Nepal</strong> delle alte quote e dei commercianti nomadi, le iene protettrici di Harar, in Etiopia. Ma la vicinanza umana e l’empatia di Gianni Pignat emergono soprattutto nelle foto dei Dayak del Borneo, degli Yanomami del Venezuela, degli indios colombiani: popolazioni che resistono ancora all’omologazione, grazie anche al loro volontario isolamento. <strong>C’è infine una foto che ci porta a Damasco, all’interno della moschea degli Omayyadi, </strong>all’origine una basilica cristiana, che conserva le spoglie del Saladino e il reliquario con la testa di san Giovanni Battista, ed è frequentata sia dai fedeli dell’Islam che dai cristiani, oltre che dai sufi: nonostante i danneggiamenti durante la recente guerra civile siriana, resta un resiliente monumento al sincretismo e alla tolleranza”.</p>
<p style="font-weight: 400">Aggiunge <strong>Fulvio Dell’Agnese</strong>, presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone, che «la fotografia di Gianni Pignat è realizzata da un occhio fuori dal comune, che riesce a intrattenere simile dialogo di sguardi con un branco di iene maculate al calar della notte in Etiopia e, in una New York dei primi anni Settanta, con un bassottino intirizzito nel gelo climatizzato di un supermarket. È una fotografia che rasenta il fiabesco quando ci racconta di maestose figure di pastori in Afghanistan, o quando in Africa ci porta al cospetto del re di Bamikelè con la sua corte, sospeso in un’atmosfera quasi felliniana. Ma bastano la trama di suture craniche in un ossario, in Cambogia, o gli esili recinti funerari di un’isola-Gulag in Siberia per ricondurre alla crudezza della realtà, trasmettendo il senso della profondità del vivere».</p>
<p style="font-weight: 400"><strong>Gianni Pignat</strong> è nato nel 1952. Dopo la laurea in Architettura, ha conseguito il diploma d’Arte applicata e fotografia presso l’Istituto d’Arte di Udine, dove poi ha insegnato fotografia. Ha allestito la sua prima camera oscura a 16 anni, iniziando a lavorare per i giornali locali e durante il periodo universitario per l’Istituto di storia dell’architettura presso lo IUAV di Venezia, realizzando un censimento delle architetture costruttiviste di Mosca. Fotografo di viaggio, è autore di testo e immagini di cinque libri fotografici: “Gracias por venir a Colombia”, “Herat, Afghanistan”, “Sudan”, “Tuol Sleng, Cambogia”, “Birmania”. Ha svolto una ricerca documentaria e fotografica su Tina Modotti, consultando archivi pubblici e privati in Russia, Spagna, Germania, Messico e Cuba. Ha collaborato alla realizzazione di documentari per la televisione francese: “Une petite pierre”, “Que viva Tina” e “Goli Otok”. Diverse sue opere grafiche e fotografiche sono state utilizzate per copertine di libri e manifesti.</p>
<h3>Orario</h3>
<p>Fino al 9 maggio, da lunedì al sabato, ore 9-19. Ingresso libero.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fgiro-del-mondo-in-80-fotografie%2F&amp;linkname=Giro%20del%20mondo%20in%2080%20fotografie" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fgiro-del-mondo-in-80-fotografie%2F&amp;linkname=Giro%20del%20mondo%20in%2080%20fotografie" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fgiro-del-mondo-in-80-fotografie%2F&amp;linkname=Giro%20del%20mondo%20in%2080%20fotografie" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fgiro-del-mondo-in-80-fotografie%2F&amp;linkname=Giro%20del%20mondo%20in%2080%20fotografie" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fgiro-del-mondo-in-80-fotografie%2F&amp;linkname=Giro%20del%20mondo%20in%2080%20fotografie" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fgiro-del-mondo-in-80-fotografie%2F&#038;title=Giro%20del%20mondo%20in%2080%20fotografie" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/giro-del-mondo-in-80-fotografie/" data-a2a-title="Giro del mondo in 80 fotografie"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Gianni-Pignat-Madagascar-1989.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/giro-del-mondo-in-80-fotografie/">Giro del mondo in 80 fotografie</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Mario Magajna e la Trieste del Cinema</title>
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        <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="752" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/OZE-NSK-Trst-Mario_Maganja_1961_03895_24.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="OZE NSK Trst Mario Maganja 1961 03895 24" loading="lazy" title="Mario Magajna e la Trieste del Cinema 84"> Una mostra fotografica con gli scatti dello storico fotoreporter del «Primorski dnevnik». Con ritratti di Claudia Cardinale, Silvana Mangano, Rosanna Schiaffino]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>OZE NŠK Trst Mario Maganja</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione Casa del Cinema di Trieste, in collaborazione con Alpe Adria Cinema &#8211; Trieste Film Festival, presenta &#8220;<strong><em>Mario Magajna e la Trieste del Cinema</em></strong>&#8220;, una mostra fotografica che inaugura martedì 14 aprile alle ore 18.00 nell&#8217;atrio di Casa del Cinema, in piazza Duca degli Abruzzi 3 a Trieste.</p>
<p>La mostra, ad <strong>ingresso libero</strong>, sarà visitabile <strong>dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17 fino al 31 maggio</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;immenso archivio di Mario Magajna (1916–2007), storico fotoreporter del «<em>Primorski dnevnik</em>», quotidiano degli sloveni in Italia, si conserva anche un nucleo di circa cento fotografie dedicate al cinema &#8220;fatto&#8221; a Trieste.</p>
<p>I ritratti di Claudia Cardinale, Silvana Mangano, Rosanna Schiaffino, ma anche di Liana Orfei e Maria Schell, raccontano il talento del fotografo e il fascino delle dive del cinema di passaggio a Trieste.</p>
<p>La mostra ripercorre i set realizzati in città e nei dintorni tra il 1957 e i primi anni Ottanta, oltre a vere e proprie &#8220;sequenze&#8221; fotografiche, come quelle scattate durante le riprese di Vlak bez voznog reda di Veljko Bulajić (1959) o Senilità di Mauro Bolognini (1962).</p>
<p>Tra immagini di documentazione e scatti di backstage di film celebri e di pellicole oggi dimenticate, prende forma un vero racconto per immagini, accompagnato da stralci della stampa dell&#8217;epoca.</p>
<p>La serata inaugurale del 14 aprile prende avvio alle ore 18.00 con l&#8217;apertura della mostra nell&#8217;atrio di Casa del Cinema, a cui seguirà un aperitivo offerto al bar del Teatro Miela.</p>
<p>La serata prosegue poi con due proiezioni ad ingresso libero di film i cui set furono seguiti da Mario Magajna: alle 18.30 sarà presentato Ernesto (1979) di Salvatore Samperi, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Umberto Saba, con Martin Halm e Michele Placido — un film intimo e coraggioso che restituisce sullo schermo la Trieste di inizio Novecento filtrata dalla sensibilità di uno dei più grandi poeti italiani del Novecento.</p>
<p>Alle 20.30 sarà la volta di Senilità (1962) di Mauro Bolognini, liberamente ispirato al capolavoro di Italo Svevo, con Anthony Franciosa, Claudia Cardinale, Betsy Blair e Philippe Leroy: un&#8217;opera che traduce con eleganza e malinconia il mondo borghese e tormentato di Emilio Brentani, figura emblematica della letteratura triestina.</p>
<p>Due titoli raramente visibili al cinema per riscoprire sul grande schermo il rapporto tra la grande letteratura triestina e il cinema italiano.</p>
<p>La mostra è accompagnata da due appuntamenti aperti al pubblico. Venerdì 17 aprile alle ore 17.00 è in programma una passeggiata cinematografica con Elisa Grando, un percorso alla scoperta dei luoghi triestini legati al cinema.</p>
<p>Venerdì 8 maggio alle ore 18.00 Massimiliano Schiozzi condurrà invece una visita guidata all&#8217;interno della mostra. Entrambi gli eventi sono a ingresso gratuito, ma richiedono la prenotazione all&#8217;indirizzo <a href="mailto:segreteria@casadelcinematrieste.it">segreteria@casadelcinematrieste.it</a>.</p>
<p>Mario Magajna, nato a Santa Croce, si trasferì a Trieste già da bambino, dove frequentò la scuola media inferiore. A 14 anni prese in prestito dalla vicina una macchina fotografica e iniziò così a scoprire i segreti della fotografia.</p>
<p>Terminata la scuola, trovò impiego in un negozio di materiale fotografico a Trieste e con i primi guadagni si comprò una macchina fotografica di migliore qualità. Durante la guerra approfondì le sue conoscenze nel campo presso l&#8217;ospedale principale di Trieste, dove sviluppava lastre radiografiche e fotografava interventi chirurgici.</p>
<p>Nel 1945 fotografò l&#8217;arrivo dell&#8217;esercito jugoslavo a Trieste. Nello stesso anno iniziò la collaborazione con il «Primorski dnevnik», che proseguì anche dopo il pensionamento fino al 1993.</p>
<p>Il Fondo Primorski dnevnik, che raccoglie le fotografie di Mario Magajna, è conservato presso la Sezione di storia della Biblioteca Nazionale e degli Studi di Trieste e conta circa 300.000 scatti.</p>
<p>Con il suo lavoro ha creato una testimonianza documentata dei cambiamenti storici e culturali del nostro territorio e della vita degli sloveni in Italia dal dopoguerra fino alla metà degli anni &#8217;90 del secolo scorso. Fu un uomo di dialogo nel turbolento panorama politico ed etnico locale, elemento di collegamento tra le diverse correnti ideologiche della comunità e tra la popolazione slovena e quella italiana.</p>
<p>Magajna si dedicò alla fotografia d&#8217;informazione, ma sapeva cogliere con il suo obiettivo anche la natura in tutte le stagioni e l&#8217;espressività dell&#8217;uomo nei diversi momenti della vita.</p>
<p>Ritrasse il mondo urbano e rurale, documentò eventi sportivi e culturali, oltre a immortalare personalità di rilievo provenienti dagli ambienti politici, culturali e cinematografici. La sua fotografia è stata presentata in pubblicazioni monografiche e antologiche e in mostre a Trieste, a Lubiana, in Austria e in Australia. Per il suo lavoro, Magajna ha ricevuto numerosi premi.</p>
<p>La mostra, ideata da Massimiliano Schiozzi e Cristina Sain, è a cura di Casa del Cinema di Trieste e di Alpe Adria Cinema &#8211; Trieste Film Festival, in collaborazione con Cizerouno e Narodna in študijska knjižnica – Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi ETS, che conserva l&#8217;archivio Magajna. La mostra è realizzata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed è una nuova presentazione della mostra Sirene immaginarie. Dive e cinema nelle foto di Mario Magajna, ideata da Massimiliano Schiozzi e curata assieme a Cristina Sain per il 28° Trieste Film Festival.</p>
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            <item>
		<title>Japan. Corpi, memorie, visioni</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1102" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Keijiro-Kai-Clothed-in-Sunny-Finery.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Keijiro Kai Clothed in Sunny Finery" loading="lazy" title="Japan. Corpi, memorie, visioni 85"> In mostra a Trieste oltre 80 opere, tra fotografie e video di sedici artisti. Una panoramica di grande respiro sulla scena nipponica]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Keijiro Kai, Clothed in Sunny Finery (©︎ Keijiro Kai, courtesy of Zen Foto Gallery)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Magazzino delle Idee di Trieste</strong> presenta, <strong>dal 14 febbraio al 7 giugno 2026</strong>, la mostra <strong><em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em></strong> prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia e a cura di <strong>Filippo Maggia</strong> e <strong>Guido Comis</strong>.</p>
<p>La mostra di Trieste intende raccogliere attorno a tre temi – Memoria e Identità, Corpo e Corpi, Realtà e Visione – un nucleo di lavori di artisti giapponesi contemporanei che attraverso l&#8217;utilizzo delle immagini offrono una panoramica di grande respiro sull’attuale scena fotografica e video nipponica, dal dialogo con i maestri alle ricerche delle nuove generazioni impegnate a rileggere la storia recente del Giappone, interrogandosi sulle questioni di genere, sul quotidiano e usando talvolta il corpo come mezzo politico.</p>
<p>«Riconosciuta sin dagli anni Trenta del secolo scorso come una delle scuole fotografiche più importanti a livello internazionale, capace di affermarsi nei primi anni del terzo millennio con autori come Hiroshi Sugimoto, Nobusyoshi Araki, Daido Moriyama e altri ancora, la fotografia giapponese contemporanea – osserva il curatore Filippo Maggia – sembra oggi aprirsi a interpretazioni che corrispondono a un rinnovamento generazionale certamente più vicino a temi e istanze di derivazione occidentale».</p>
<p>Se infatti la fotografia giapponese del Novecento è stata a lungo caratterizzata da un linguaggio fortemente identitario e autoreferenziale, si assiste oggi a un cambio di direzione significativo: molti artisti giovani e già affermati assumono come riferimento non solo la complessità del proprio Paese, ma anche i mutamenti globali, costruendo un dialogo serrato con temi di matrice occidentale, quali le questioni di genere, la memoria collettiva, le relazioni sociali, l’ambiente e la percezione dell’immagine.</p>
<h3><strong>Memoria e Identità</strong></h3>
<p>Gli sguardi di <strong>Noriko Hayashi</strong> e <strong>Tomoko Yoneda</strong> rileggono periodi e avvenimenti cruciali della storia giapponese recente attraverso un approccio insieme documentaristico e partecipato.</p>
<p><strong>Susumu Shimonishi</strong>, con una ripresa zenitale e un’immagine in movimento che diventa misura del tempo, riflette sulla continuità e sulle fratture del passato.</p>
<p>La vita quotidiana della penisola di Okunoto – ancora oggi sospesa tra tradizione e marginalità – è al centro delle opere di <strong>Naoki Ishikawa</strong>, allievo di Moriyama.</p>
<p>Le celebrazioni e i riti che definiscono il tessuto culturale del Paese emergono nelle fotografie di <strong>Keijiro Kai</strong>, mentre i video di <strong>Miyagi Futoshi</strong> indagano la memoria personale e la costruzione dell’identità di genere, attraverso un racconto intimo di ricordi e relazioni.</p>
<h3><strong>Corpo e Corpi</strong></h3>
<p>Una seconda sezione è dedicata al corpo. Corpo come spazio sociale, come luogo politico, come materia viva che risponde ai mutamenti del contemporaneo.</p>
<p><strong>Aya Momose</strong> lavora sulla distanza – e talvolta sull’incomprensione – fra codici visivi orientali e occidentali. <strong>Yurie Nagashima</strong> restituisce la delicatezza del quotidiano familiare, mentre <strong>Ryoko Suzuki</strong> affronta in modo diretto i temi della violenza e della pressione sociale sulla donna.</p>
<p>Le fotografie di <strong>Sakiko Nomura</strong>, per anni assistente di Araki, raccontano attraverso i nudi maschili una timidezza esistenziale che sembra filtrata dal ritmo dispersivo di Tokyo, immensa e impersonale.</p>
<h3><strong>Realtà e Visione</strong></h3>
<p>Nella sezione <strong><em>Realtà e Visione</em></strong>, il dialogo fra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo attraversa le opere di <strong>Hiroshi Sugimoto</strong>, maestro nel rendere il tempo materia tangibile.</p>
<p>Le sue immagini essenziali e meditative si confrontano con le scenografie luminose di <strong>Tokihiro Sato</strong>, costruite con interventi tecnici che trasformano la fotografia in spazio narrativo.</p>
<p>Le grandi visioni di <strong>Risaku Suzuki</strong> emergono dalla foresta come quadri sospesi, mentre <strong>Daisuke Yokota</strong> dissolve contorni e riferimenti in immagini evanescenti.</p>
<p>Nel lavoro di <strong>Rinko Kawauchi</strong> il reale diventa un palcoscenico emotivo, dove sono le sensazioni, più che i soggetti, a emergere.</p>
<p><strong>Yoko Asakai</strong> invita infine lo spettatore a “varcare lo schermo”, trasformando il flusso di immagini video in un’esperienza che sembra germogliare dentro lo sguardo.</p>
<h3><strong>Gli artisti in mostra</strong></h3>
<p>Asakai Yoko, Hayashi Noriko, Ishikawa Naoki, Kai Keijiro, Kawauchi Rinko, Momose Aya, Nagashima Yurie, Nomura Sakiko, Shimonishi Susumu, Sato Tokihiro, Sugimoto Hiroshi, Suzuki Risaku, Suzuki Ryoko, Tomoko Yoneda, Miyagi Futoshi, Yokota Daisuke.</p>
<p>In occasione della mostra verrà pubblicato il volume <em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em> a cura di Filippo Maggia e Guido Comis, edito da Silvana Editoriale, con il sostegno della Japan Foundation.</p>
<h3><strong>Orari</strong></h3>
<p>Da martedì a domenica 10-19. Lunedì 6 aprile 2026 apertura speciale. La biglietteria chiude mezz’ora prima.</p>
<h3><strong>Biglietti</strong></h3>
<p>Intero € 8,00<br />
Ridotto € 5,00 (65+; ragazzi 12–18; studenti fino a 26; persone con disabilità; soci TCI)<br />
Omaggio (bambini fino a 11 anni; accompagnatori gruppi; insegnanti in visita con studenti; un accompagnatore per disabile; giornalisti con tessera dell’Ordine; tessera ICOM; FVG Card).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&#038;title=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/" data-a2a-title="Japan. Corpi, memorie, visioni"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Keijiro-Kai-Clothed-in-Sunny-Finery.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/">Japan. Corpi, memorie, visioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-04-23</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-04-23</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
                <mec:location>Magazzino delle Idee, Trieste</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Dall’evidenza all’immaginazione</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/dallevidenza-allimmaginazione/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1009" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/Noemie-Goudal-Untitled-Study-on-Matters-and-Fire-2022.-Video-HD-b_n-suono-13-min.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Noemie Goudal Untitled Study on Matters and Fire 2022. Video HD b n suono 13 min" loading="lazy" title="Dall’evidenza all’immaginazione 86"> Alluvioni, siccità, migrazioni e territori in trasformazione al centro della mostra di Casa Cavazzini a Udine]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Noémie Goudal, Untitled (Study on Matters and Fire), 2022. Video HD, b_n, suono, 13 min</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alluvioni, siccità, migrazioni, territori che cambiano volto. Non c’è più spazio per la neutralità quando si parla di crisi climatica, ormai inscritta nei paesaggi e nelle vite quotidiane.</p>
<p>Parte da qui “<strong><em>Dall’evidenza all’immaginazione</em></strong>”, la mostra che inaugura la nona edizione di <strong><em>Mind The Gap</em></strong> a Casa Cavazzini a Udine, trasformando dati, tracce e fenomeni ambientali in un potente racconto visivo sul nostro presente.</p>
<p>Un’esposizione, cuore della nuova edizione del progetto dedicato alle arti visive contemporanee ideato e promosso da <strong>Altreforme</strong>, in collaborazione con i Civici Musei di Udine, che mette in dialogo arte contemporanea ed evidenza scientifica, invitando il pubblico a guardare la realtà e a immaginare alternative possibili.</p>
<p>La mostra sarà visitabile dal 27 febbraio al 24 maggio 2026 da martedì a domenica in orario 10-18 (ingresso intero € 7,00).</p>
<h3><strong>La mostra</strong></h3>
<p>Curata da <strong>Lorenzo Lazzari</strong>, l’esposizione propone una riflessione urgente e non neutrale sulla crisi climatica contemporanea, mettendo in dialogo evidenze scientifiche, pratiche artistiche e possibilità immaginative.</p>
<p>Un percorso che invita il pubblico a interrogarsi sul ruolo dell’arte come spazio di pensiero critico, capace di contribuire a una diversa percezione delle violenze ambientali e delle disuguaglianze che ne derivano, mettendo in relazione opere che affrontano temi come il “più-che-umano”, il tempo geologico, la logistica globale, la migrazione e le pratiche dell’abitare.</p>
<p>“Non si può essere neutrali sulla crisi climatica – afferma il curatore – perché significherebbe lasciare spazio a forme di rimozione e disinformazione che ritardano l’azione. A Casa Cavazzini ho scelto di dare spazio quindi a opere che partono dall’evidenza della crisi, ma che la includono in una pratica immaginativa e trasformativa, capace di suggerire alternative per un futuro più sostenibile e con meno disuguaglianze”.</p>
<p>Le opere in mostra sono firmate da nomi internazionali come <strong>Carloni-Franceschetti, Pol Esteve Castelló e Gerard Ortín Castellví, Noémie Goudal, Sonia Levy e dal collettivo Robida</strong>: artiste e artisti che, con linguaggi diversi, traducono dati, archivi, fenomeni e tracce del presente in dispositivi visivi capaci di attivare nuove forme di consapevolezza.</p>
<h3><strong>Tempo, migrazioni, abitare</strong></h3>
<p>Il tempo è uno dei fili conduttori del percorso espositivo: tempo geologico, tempo umano, tempo accelerato dall’azione industriale e tecnologica. Le opere riflettono su come il riscaldamento globale abbia spezzato i ritmi lenti del pianeta, producendo effetti rapidi e diseguali che colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili.</p>
<p>Accanto alla dimensione ambientale, <strong>la mostra mette in relazione crisi climatica e migrazioni</strong>, evidenziando come le ingiustizie climatiche siano strettamente legate agli spostamenti forzati e alle tragedie che attraversano oggi il Mediterraneo.</p>
<p>Allo stesso tempo, emergono pratiche di cura del territorio e dell’abitare che, partendo anche da contesti locali e marginali, aprono a possibilità concrete di convivenza sostenibile.</p>
<h3><strong>Il progetto <em>Mind The Gap</em></strong></h3>
<p>“<em>Mind The Gap</em> è molto più di un’attività espositiva – sottolinea <strong>Federico Pirone</strong>, assessore alla Cultura del Comune di Udine –. È spazio di confronto e riflessione sulle distanze che attraversano il nostro tempo, ma anche sulle possibilità di colmarle attraverso il dialogo, la creatività e l’arte. Siamo orgogliosi che tutto questo avvenga a Casa Cavazzini, luogo simbolo di ricerca e apertura, e che il progetto continui a rinnovarsi interrogando il presente e guardando al futuro”.</p>
<p>Il focus di questa edizione è legato anche alla scelta degli artisti di confrontarsi con alcuni obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, oggi in larga parte in stallo o in regressione.</p>
<p><em>Mind The Gap</em> sceglie dunque di stare dentro questa complessità, abitandone le contraddizioni e suggerendo direzioni critiche, non scontate e non superficiali.</p>
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]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-04-23</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-04-23</mec:endDate>
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                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>A Castle on a Cloud</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/a-castle-on-a-cloud/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 17:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1064" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/ACastleOnACloud_ChiaraFerilli_210226-b.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ACastleOnACloud ChiaraFerilli 210226 b" loading="lazy" title="A Castle on a Cloud 87"> A Trieste la mostra personale di Chiara Ferilli. Colori acrilici su tela]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Allestita presso la sede di Via Vecellio 1/B a Trieste la mostra personale di <strong>Chiara Ferilli</strong>, <b><em>A Castle on a Cloud</em>, </b>inserita nel calendario degli eventi della rassegna Emerge35 Art Festival, promossa dall&#8217;associazione Parole Controvento per la valorizzazione dei talenti emergenti del territorio.</p>
<p>Giunta alla terza edizione, <em>Emerge35</em> è una stimolante serie di iniziative artistiche che stanno mettendo in evidenza il talento straordinario di artiste che risiedono nel territorio regionale, offrendo un&#8217;opportunità imperdibile per esplorare le visioni fresche e audaci delle menti creative locali.</p>
<p>A <em>Castle on a Cloud</em> è una mostra di quadri accomunati dall’utilizzo della stessa tecnica: sono stati usati colori acrilici su tela, con l’ausilio di pasta strutturale che, con la sua trama, crea giochi di rilievi e ombre.</p>
<p>Pur essendo astratti, ogni quadro sembra invitare chi l’osserva a entrarvi dentro, come accompagnandolo non solo in un viaggio di colori e luci, ma anche a immergersi in un paesaggio, sia esso un mare, una foresta o un profondissimo cielo.</p>
<h3><span style="color: #222222;font-family: georgia, palatino, serif">L’artista</span></h3>
<div>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif"><span style="color: #000000">Il profilo di </span><span style="color: #000000">Chiara Ferilli (classe 1997) è caratterizzato da un affascinante dualismo tra rigore scientifico e libertà creativa. Laureata in &#8220;Scienze e Tecniche Psicologiche&#8221; e attualmente impegnata nel percorso accademico in Psicologia, dal 2018 l&#8217;artista coltiva la pittura astratta ( con colori acrilici e ad olio) come autodidatta. La sua ricerca però non si limita alla tela, ma si intreccia con altre due forti passioni: la poesia e la scrittura.</span></span><span style="font-family: georgia, palatino, serif">Info pratiche</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<div><span style="font-family: georgia, palatino, serif">L&#8217;ingresso alle mostre è gratuito e senza prenotazione. &#8220;A castle on a cloud&#8221; sarà visitabile liberamente dal 21/02/2026 al 20/03/2026 il lunedì, mercoledì e giovedì dalle 17 alle 19.30. Durante il weekend la mostra è visitabile in concomitanza con gli eventi dell’associazione.</span></div>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&#038;title=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/a-castle-on-a-cloud/" data-a2a-title="A Castle on a Cloud"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/ACastleOnACloud_ChiaraFerilli_210226-b.jpeg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/a-castle-on-a-cloud/">A Castle on a Cloud</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-04-23</mec:startDate>
                <mec:startHour>17:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-04-23</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:30</mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Skate &#038; Make</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/skate-make/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 17:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=72436</guid>

        <description><![CDATA[<img width="1366" height="655" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/SkateMake.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="SkateMake" loading="lazy" title="Skate &amp; Make 88"> A Trieste in mostra non solo tavole e pattini, ma anche artigiani, artisti e maker che contribuiscono a definirne l’estetica e l’identità]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Inaugura il <strong>21 marzo,</strong> presso lo <strong>spazio 18:18 </strong>in via Frausin 3/b, <strong>“Skate &amp; Make”</strong>, una mostra dedicata al mondo skate e rollerskate che supera la dimensione sportiva, proponendosi come progetto culturale trasversale.</p>
<p>“Skate &amp; Make” nasce con l’obiettivo di valorizzare una comunità estremamente creativa e dinamica, ampliando il focus all’intero ecosistema creativo che ruota attorno a queste discipline: non solo tavole e pattini, ma anche artigiani, artisti e maker che contribuiscono a definirne l’estetica e l’identità.</p>
<p>In esposizione <strong>fotografie, skate, pattini quad e produzioni artigianali</strong> che raccontano un linguaggio visivo contemporaneo, radicato nella cultura urbana.</p>
<p>La mostra, organizzata dall’associazione 18:18, verrà presentata<strong> alle 18:18</strong> di sabato 21 marzo e sarà accompagnata da un live in versione acustica degli <strong>Sneaky Toy</strong>, band triestina punk rock, in linea con l’energia e l’identità dell’evento.</p>
<p>Anche questa volta è previsto un calendario di eventi collaterali, tra cui un workshop di <em>marbling</em> a cura di <strong>Marija Milic</strong> (EXTRAVACAT) e attività di <em>scrapbooking</em>, pensati per coinvolgere attivamente il pubblico e rafforzare la dimensione partecipativa del progetto. Informazioni e aggiornamenti saranno disponibili sulla pagina Instagram dell’associazione (@1818_artacrossborders).</p>
<p>“Skate &amp; Make” sarà visitabile <strong>dal 21 marzo al 24 aprile, il giovedì e il venerdì dalle 17 alle 19</strong>.</p>
<p>Espongono: <strong>Laura Mandich, Alexis Matera, Luis Tomizza, Giulia Cianciolo, Marija Milic, Irene Dose, Francesco Coren</strong> e <strong>trstcrew</strong>.</p>
<p>La partecipazione alla mostra e agli eventi è gratuita con tessera associativa.</p>
<h3><strong>La mostra</strong></h3>
<p>Strade, marciapiedi, piazze, gradini e architetture: la città come infrastruttura attiva di sperimentazione e incontro. È proprio l’ambiente urbano a generare la cultura skate e rollerskate, configurandola come stile di vita e sottocultura fondata su creatività e senso di appartenenza.</p>
<p>Nate insieme alla fine degli anni ’70, queste due discipline condividono origini, spazi e innovazioni tecniche, sviluppandosi come pratiche intrecciate fin dall’inizio. “Skate &amp; Make” racconta questa condizione condivisa, portando con sé l’intero ecosistema culturale che si sviluppa attorno ad esso.</p>
<p>All’interno dello spazio 18:18, skateboard, pattini quad, fotografie, magliette e accessori diventano tracce materiali di una cultura profondamente radicata nello spazio urbano. Ogni oggetto esposto rappresenta una finestra su questo ecosistema, permettendo al visitatore di entrare in contatto con le pratiche e l’immaginario che nel tempo hanno plasmato questa realtà.</p>
<p>Ogni oggetto esposto rappresenta una finestra su quel mondo, permettendo al visitatore di entrare in contatto con le pratiche e l’immaginario che nel tempo hanno plasmato questa realtà.</p>
<p>Le tavole consumate emergono come veri e propri diari di movimento: dai graffi ai lati, tracce degli <em>slides</em> e dei <em>grind</em>, agli adesivi strappati, pronti a rivelare gusti personali e frammenti della storia e dell’identità di chi ha utilizzato quella tavola.</p>
<p>Allo stesso modo, la personalizzazione dei pattini (disegni a pennarello e modifiche tecniche) evidenzia una relazione diretta con il proprio strumento. In questo contesto, la componente DIY (Do It Yourself) è essenziale: skater e rollerskater assemblano, modificano e ottimizzano autonomamente tavole e pattini.</p>
<p>Si tratta di una risposta culturale all’assenza di soluzioni predefinite: creare strumenti e opportunità dove mancano. Questa logica si estende all’intero universo visivo: grafiche su t-shirt e oggetti quotidiani diventano vettori di appartenenza e posizionamento culturale.</p>
<p>Anche la fotografia occupa un ruolo centrale. A differenza di molte altre pratiche artistiche o sportive, la fotografia di skateboard e rollerskate nasce quasi sempre dall’interno della comunità stessa. Gli scatti infatti non sono realizzati da osservatori esterni, ma da persone che condividono quei mondi. Le immagini vanno quindi oltre la semplice documentazione, diventando sinonimo di partecipazione.</p>
<p>La mostra non cerca di spiegare tutto questo in modo lineare. Piuttosto, mette in relazione elementi, lasciando emergere la connessione tra le due discipline. “Skate &amp; Make” diventa quindi un luogo di convergenza per questa comunità estremamente creativa e dinamica: uno spazio vivo e in continua trasformazione.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fskate-make%2F&amp;linkname=Skate%20%26%20Make" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fskate-make%2F&amp;linkname=Skate%20%26%20Make" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fskate-make%2F&amp;linkname=Skate%20%26%20Make" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fskate-make%2F&amp;linkname=Skate%20%26%20Make" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fskate-make%2F&amp;linkname=Skate%20%26%20Make" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fskate-make%2F&#038;title=Skate%20%26%20Make" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/skate-make/" data-a2a-title="Skate &amp; Make"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/SkateMake.jpeg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/skate-make/">Skate &#038; Make</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-04-23</mec:startDate>
                <mec:startHour>17:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-04-23</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Dietro ogni nome si nasconde una storia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/dietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 20:30:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Pizzin]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="1131" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Locandina-Nardin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Locandina Nardin" loading="lazy" title="Dietro ogni nome si nasconde una storia 89"> Nomi, cognomi, soprannomi, curiosità. Ad Aiello la presentazione del libro di Laurino Nardin ]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Con letture sceniche di FRANCA GRION e CRISTIANO GRISI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia%2F&amp;linkname=Dietro%20ogni%20nome%20si%20nasconde%20una%20storia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia%2F&amp;linkname=Dietro%20ogni%20nome%20si%20nasconde%20una%20storia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia%2F&amp;linkname=Dietro%20ogni%20nome%20si%20nasconde%20una%20storia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia%2F&amp;linkname=Dietro%20ogni%20nome%20si%20nasconde%20una%20storia" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia%2F&amp;linkname=Dietro%20ogni%20nome%20si%20nasconde%20una%20storia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia%2F&#038;title=Dietro%20ogni%20nome%20si%20nasconde%20una%20storia" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/dietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia/" data-a2a-title="Dietro ogni nome si nasconde una storia"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Locandina-Nardin.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/dietro-ogni-nome-si-nasconde-una-storia/">Dietro ogni nome si nasconde una storia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-04-23</mec:startDate>
                <mec:startHour>20:30</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-04-23</mec:endDate>
                <mec:endHour></mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/</link>
        
        
        <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=72009</guid>

        <description><![CDATA[<img width="1366" height="827" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="MarcoPetean StudidArtista Ritratti 056" loading="lazy" title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano 90"> La Biblioteca Zigaina ospita la mostra dello scultore intitolata "Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra"]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Petean (© Elia Falaschi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 14 marzo 2026</strong> alle ore 11, presso lo spazio espositivo della Biblioteca civica Giuseppe Zigaina di Cervignano del Friuli verrà inaugurata la mostra <strong><em>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra</em></strong>, dello <span style="text-decoration: underline"><a href="https://imagazine.it/home_desk/marco-petean-modellando-emozioni/">scultore <strong>Marco Petean (<em>leggi l&#8217;intervista</em>)</strong></a></span>, curata da <strong>Diana Cerne</strong> e presentata da <strong>Francesca Agostinelli</strong>.</p>
<p>La mostra è promossa dal Comune di Cervignano del Friuli con il patrocinio del Museo Galleria Premio Suzzara, del Comune di Suzzara (Mantova), del Comune di Aquileia e della Fondazione Società per la conservazione della Basilica di Aquileia.</p>
<p>Per la prima volta nella sua città, Petean espone le sue sculture in terracotta policroma, opere che lo accompagnano in un viaggio attraverso la memoria personale e quella del suo territorio, dove l’arte si fa linguaggio capace di instaurare e ricucire legami, rivelando storie e vissuti.</p>
<p>Idealmente l’artista colloca il proprio racconto ponendosi in riflessione di fronte alla linea dell’orizzonte che attraversa la Bassa Friulana come una promessa silenziosa: un confine visivo che al tempo stesso separa e unisce, custodendo memorie e svelando identità.</p>
<p>È lungo questa linea — non soltanto paesaggio ma anche linea mentale, spazio sospeso e soglia simbolica — che prendono forma i “dialoghi” evocati dal titolo della mostra: dialoghi tra interiorità e vita, tra epoche, persone, luoghi e linguaggi artistici.</p>
<p>Quell’orizzonte raggiunge per l’artista la sua massima intensità poetica proprio alle spalle della casa della vecchia stazione di Belvedere di Aquileia, dove è nato suo padre: un punto in cui mare, colline, montagne e il cielo della regione sembrano congiungersi in un unico respiro visivo e simbolico.</p>
<p>Proprio lì per l’artista l’orizzonte diventa campo di tensione esistenziale dove l’uomo contempla, interroga, dialoga con l’infinito e scopre la propria finitezza.</p>
<p>Petean rappresenta i luoghi della sua infanzia come luoghi interiori prima che reali, paesaggi dell’anima in cui la memoria familiare, la trasformazione ambientale e la stratificazione storica si fondono in una narrazione carica di malinconia, nostalgia, mistero e bellezza.</p>
<p>La valle di pesca di Belvedere, la collina su cui si erge la chiesa di San Marco, la spiaggia di Belvedere, la vecchia stazione — compongono una geografia intima e quasi metafisica.</p>
<p>Luoghi un tempo popolati, rumorosi, immersi in una vegetazione vitale, oggi appaiono progressivamente spopolati, immobili e silenziosi, mentre la natura, lentamente, si riappropria del proprio spazio, fagocitando la testimonianza della presenza umana. I rumori si rarefanno lasciando il posto al silenzio, ai versi degli animali e ai rumori della natura, creando quasi un palcoscenico teatrale che sembra sospeso in un tempo bloccato, in attesa.</p>
<p>Il paesaggio diviene metafora dell’esistenza, di ciò che appare immobile ma custodisce in realtà una lenta trasformazione, una vita sotterranea che induce a riflettere sul senso della memoria e della permanenza.</p>
<p>I Teatrini in terracotta, per i quali l’artista è conosciuto, in questa esposizione, divengono quindi il medium privilegiato per dare forma ad un atto d’amore, di restituzione e riparazione nei confronti del proprio territorio e della figura paterna, cardine della memoria e della costruzione identitaria.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-72010" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg" alt="LOCANDINA DIALOGHI Petean Marco" width="640" height="888" title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano 91" /></p>
<p>Essi custodiscono i frammenti di vita e racconti lontani, restituendo colore ad immagini sbiadite e nuova presenza a luoghi e persone care. Il suo è un atto di preservazione della memoria degli individui comuni, quelli che la storia tende a dimenticare.</p>
<p>L&#8217;artista tramite le fotografie e i racconti del padre ottantenne, crea un nuovo legame, ancora più profondo, ricostruendo la sua esperienza di bambino che nella metà degli anni cinquanta, lascia il suo paese nativo e la sua famiglia per intraprendere la strada del seminario.</p>
<p>Una “piccola memoria” scolpita nell’argilla si fa universale, diventa archivio dell’anima e reliquia, un punto di contatto eterno tra padre e figlio.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>La mostra sarà visitabile fino al 16 maggio nei seguenti orari: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9-12/15.30-19, martedì e sabato 9-13.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&#038;title=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/" data-a2a-title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/">Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-04-24</mec:startDate>
                <mec:startHour></mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-04-24</mec:endDate>
                <mec:endHour></mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/dialoghi-sulla-linea-dellorizzonte/</link>
        
        
        <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=72199</guid>

        <description><![CDATA[<img width="1366" height="827" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="MarcoPetean StudidArtista Ritratti 056" loading="lazy" title="Dialoghi sulla linea dell’orizzonte 92"> Lo scultore Marco Petean espone per la prima volta nella sua Cervignano: quindici sculture inedite in terracotta policroma]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Petean (© Elia Falaschi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la prima volta nella sua città, Marco Petean espone quindici sculture inedite in terracotta policroma, opere che lo accompagnano in un viaggio attraverso la memoria personale e quella del suo territorio, dove l’arte si fa linguaggio capace di instaurare e ricucire legami, rivelando storie e vissuti.</p>
<p>Idealmente l’artista colloca il proprio racconto ponendosi in riflessione di fronte alla linea dell’orizzonte che attraversa la Bassa Friulana come una promessa silenziosa: un confine visivo che al tempo stesso separa e unisce, custodendo memorie e svelando identità. È lungo questa linea — non soltanto paesaggio ma anche linea mentale, spazio sospeso e soglia simbolica — che prendono forma i “dialoghi” evocati dal titolo della mostra: dialoghi tra interiorità e vita, tra epoche, persone, luoghi e artisti.</p>
<p>Petean rappresenta i luoghi della sua infanzia come luoghi interiori prima che reali, paesaggi dell’anima in cui la memoria familiare, la trasformazione ambientale e la stratificazione storica si fondono in una narrazione carica di malinconia, nostalgia, mistero e bellezza.</p>
<p>Il paesaggio diviene metafora dell’esistenza, di ciò che appare immobile ma custodisce in realtà una lenta trasformazione, una vita sotterranea che induce a riflettere sul senso della memoria e della permanenza.</p>
<p>I Teatrini in terracotta, per i quali l’artista è conosciuto, in questa esposizione, divengono quindi il <em>medium</em> privilegiato per dare forma ad un atto d’amore, di restituzione e riparazione nei confronti del proprio territorio e della figura paterna, cardine della memoria e della costruzione identitaria. Essi custodiscono i frammenti di vita e racconti lontani, restituendo colore ad immagini sbiadite e nuova presenza a luoghi e persone care. Il suo è un atto di preservazione della memoria degli individui comuni, quelli che la storia tende a dimenticare.</p>
<p>L’artista, tramite le fotografie e i racconti del padre ottantenne, crea un nuovo legame, ancora più profondo, ricostruendo l’esperienza del padre bambino che, nella metà degli anni Cinquanta, lascia il suo paese nativo e la sua famiglia per intraprendere la strada del seminario.</p>
<p>Una “piccola memoria” scolpita nell’argilla si fa universale, diventa archivio dell’anima e reliquia, un punto di contatto eterno tra padre e figlio.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-72010" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg" alt="LOCANDINA DIALOGHI Petean Marco" width="640" height="888" title="Dialoghi sulla linea dell’orizzonte 93" /></p>
<p style="font-weight: 400"><strong>DIALOGHI SULLA LINEA DELL’ORIZZONTE. </strong><strong>A MIO PADRE, ALLA MIA TERRA</strong></p>
<p><strong>inaugurazione sabato 14 marzo 2026 ore 11.00</strong></p>
<p>Biblioteca Giuseppe Zigaina, via Trieste 33 a Cervignano del Friuli</p>
<p><strong>La mostra, ad ingresso gratuito, sarà visitabile sino a sabato 16 maggio 2026 nelle giornate di apertura della biblioteca: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 9.00-12.00 e 15.30-19.00, martedì e sabato 9.00-13.00.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-04-24</mec:startDate>
                <mec:startHour></mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-04-24</mec:endDate>
                <mec:endHour></mec:endHour>
        
                <mec:location>Biblioteca Zigaina, Cervignano del Friuli</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
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		<title>L’ordine del tempo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/lordine-del-tempo/</link>
        
        
        <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="685" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/ordine-tempo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ordine tempo" loading="lazy" title="L’ordine del tempo 94"> Trieste rende omaggio a Marino Sormani con l'esposizione di una cinquantina di opere a cent'anni dalla nascita]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>A cent&#8217;anni dalla nascita, il Comune di Trieste &#8211; Assessorato alle politiche della cultura e del turismo con il contributo della Fondazione CRTrieste, rende omaggio a <strong>Marino Sormani</strong> (Aurisina 1926 &#8211; Trieste 1995) con l&#8217;esposizione di una cinquantina di opere che raccontano l&#8217;evoluzione stilistica del maestro triestino, sempre molto attento tanto al segno grafico quanto al colore.</p>
<p>La mostra organizzata da Trart presenta una selezione di opere dai taccuini e album fitti di disegni e schizzi, ai dipinti a olio dei primi anni Cinquanta, opere di grande intensità cromatica &#8211; tra le quali alcune del suo periodo parigino &#8211; fino a giungere alle tavole della maturità in cui schiarisce la tavolozza, abbandona l’olio per l’antica tecnica della tempera all’uovo e ammanta il soggetto di una luce mattinale che lo ha reso riconoscibile tra tutti.  Accanto ai dipinti, alcune prove di grafica in cui il piacere del segno netto, nitido, senza alcun ripensamento ci ricorda quanto fosse importante per Sormani l’ordine, “quello con la O maiuscola”, come lui stesso diceva.</p>
<p>“Non ho cominciato a dipingere da bambino, ma più tardi, per una scelta precisa. Come avviene quasi sempre, si comincia per gioco, poi si fa seriamente. Il fatto è che la mia pittura non esce di getto, ma richiede una certa ricerca, una certa lucidità: il lavoro più duro per me è quello di “pensare” il quadro. Il mio fare spiagge deserte è qualcosa di insito in me, devo e voglio farle. Certe cose piacciono anche senza che lo vogliamo. Dipingere in un certo modo dipende dall’educazione, dalla cultura, dalle esperienze, c’è in questo qualcosa di imponderabile” annotava l’artista.</p>
<p>Una pittura lenta, riflessiva, sospesa, in cui ogni segno riconduce a un ordine preciso.</p>
<p>Paesaggi e spiagge, treni, barche, un tavolo, una sedia, una fontana, un albero, un mazzo di carte sono immersi in atmosfere silenziose, avvolti in una luce diffusa e tersa, in un’atmosfera quieta che infonde calma e serenità.</p>
<p>Una metafisica del quotidiano, che esclude la figura umana, ma ne esalta i suoi manufatti in uno spazio ben definito e in un tempo sospeso. O meglio un realismo psicologico ricco di evocazioni simboliche nell’architettura della composizione sempre semplice e sobria.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>Trieste, Magazzino 26 &#8211; Porto Vecchio</p>
<p>Sala Fini</p>
<p><strong>14 marzo &#8211; 10 maggio 2026</strong></p>
<p>giovedì, domenica e festivi: 10_18; venerdì e sabato: 10_20. Ingresso libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Flordine-del-tempo%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ordine%20del%20tempo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Flordine-del-tempo%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ordine%20del%20tempo" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Flordine-del-tempo%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ordine%20del%20tempo" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Flordine-del-tempo%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ordine%20del%20tempo" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Flordine-del-tempo%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ordine%20del%20tempo" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Flordine-del-tempo%2F&#038;title=L%E2%80%99ordine%20del%20tempo" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/lordine-del-tempo/" data-a2a-title="L’ordine del tempo"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/ordine-tempo.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/lordine-del-tempo/">L’ordine del tempo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-04-24</mec:startDate>
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        <mec:endDate>2026-04-24</mec:endDate>
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