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	<title>Negramaro in concerto a Udine &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Chê Matine: il terremoto in fotografia</title>
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        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="923" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Aldo_Martinuzzi_Osoppo_1976.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Aldo Martinuzzi Osoppo 1976" loading="lazy" title="Chê Matine: il terremoto in fotografia 84"> Per la prima volta in mostra 50 immagini scattate da Aldo Martinuzzi il giorno dopo il sisma che cinquant’anni fa sconvolse il Friuli]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Aldo Martinuzzi, Osoppo, 1976</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle 5 di mattina alle 5 di sera del 7 maggio 1976 un fotografo percorre in moto il Friuli. Non è un Friuli qualsiasi, con le sue cittadine tranquille, le sue verdi colline, le sue montagne placide.</p>
<p>È invece il Friuli all’indomani del terremoto che il giorno prima, il 6 maggio 1976 sul far della sera, in pochi secondi aveva cambiato per sempre la fisionomia di un territorio e di una comunità. Un’ecatombe: donne, uomini, bambini sepolti sotto le proprie case; migliaia di abitazioni distrutte, poco meno di mille morti.</p>
<p>Per la prima volta, 50 scatti realizzati da quel fotografo – <strong>Aldo Martinuzzi</strong>, affermato reporter sportivo – sono visibili al pubblico nella mostra <strong><em>CHÊ MATINE</em></strong>, organizzata dal <strong>Comune di Spilimbergo</strong> e il <strong>CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia </strong>e in collaborazione con la <strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia</strong> e <strong>Fondazione Friuli.</strong> Allestita nel <strong>Palazzo La Loggia</strong> di Spilimbergo da <strong>sabato 28 marzo</strong> (alle ore 11.00 è prevista l’inaugurazione), l’esposizione sarà visitabile fino al 7 giugno.</p>
<p><em>Chê matine</em> è un vero e proprio diario di bordo: appena raggiunto dalla notizia del terremoto, Aldo Martinuzzi lascia Milano – città nella quale si era trasferito ancora giovanissimo da Barbeano, vicino a Spilimbergo, suo paese natale &#8211; con la sua compagna, a bordo della sua moto.</p>
<p>Arriva in Friuli alle prime luci dell’alba del 7 maggio 1976; giusto il tempo di accertarsi che i suoi familiari stiano bene, nonostante i danni ingenti subiti dalle abitazioni, e poi via. Valeriano, Forgaria, Majano, Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Rivoli di Osoppo, Castelnovo, Oltrerugo. La moto di Martinuzzi attraversa una decina di paesi e la sua macchina fotografica fissa per sempre il ritratto della devastazione.</p>
<p>Case rase al suolo, edifici miracolosamente rimasti intatti, le prime bare, gli sguardi dei sopravvissuti. Ma le foto che usciranno dalla sua macchina fotografica sono anche il ritratto della incredibile forza di volontà che, comunque e nonostante tutto, i friulani dimostrano di mantenere intatta a poche ore dal sisma.</p>
<p>“In autostrada incrociavamo già i mezzi di soccorso, militari, ambulanze, camioncini con i cartelli: “Soccorsi Friuli” – ricorda Martinuzzi –. Il campanile e la chiesa di Valeriano avevano subito forti danni, erano luoghi che conoscevo benissimo dove avevo trascorso la mia infanzia e parte dell’adolescenza. Attraversammo Pinzano dove, almeno sulla strada principale, c’era solo qualche piccolo crollo e altri cedimenti lungo la strada per la stazione. Arrivammo a Forgaria dove c’erano case diroccate e macerie sulle strade, ma fortunatamente i nostri spostamenti erano agevolati dall’utilizzo della moto. Fui colpito dall’immagine di un signore che, tranquillamente, stava vangando il proprio orto, un’immagine tipica della nostra friulanità. Arrivammo a Majano dove erano collassati due condomini gemelli, Astra e Udine, costruiti nel 1967. A Gemona ci arrivammo dalla strada alta, piena di massi e crepe sull’asfalto. Sia a Maiano che a Gemona apprezzai la celerità dei soccorsi, erano già pronte molte bare e allestita una tendopoli per gli sfollati. A Venzone erano già presenti volontari intenti per sistemare un muretto di sassi a secco crollato al di fuori delle antiche mura perimetrali. A Osoppo c’era una vastità enorme di macerie e case crollate fatte con sassi e solai di legno. Mi impressionò la sede del Partito Comunista che aveva resistito alla distruzione. Dappertutto c’erano militari, vigili del fuoco, volontari, che cercavano superstiti scavando anche a mani nude, nonostante il susseguirsi delle scosse. Assistetti alle lunghe operazioni per il recupero del piccolo Paolo Fabris, figlio del farmacista, che fortunatamente fu ritrovato in buona salute (il settimanale Epoca gli dedicò la copertina a colori). Vicino a Maiano crollò la trattoria “Da Gardo” durante una cena, ci furono 16 morti. Fotografai anche i dintorni di San Daniele, Castelnovo e Oltrerugo”.</p>
<p>Il reportage fotografico di Aldo Martinuzzi si conclude alle 5 di sera del 7 maggio 1976, dopo 12 ore. Un grande lavoro di valore fotogiornalistico e sentimentale che avrebbe potuto essere venduto a qualche giornale ma che invece, per volontà del suo autore, è rimasto lontano dai riflettori fino ad oggi.</p>
<p>Nato a Udine nel 1946, dopo l’infanzia trascorsa a Gaio di Spilimbergo con la nonna materna, nel 1961 <strong>Aldo Martinuzzi</strong> si trasferisce con i genitori a Milano. Qui inizia a lavorare come apprendista in una azienda di Fotoincisione. Il progresso nel campo delle riproduzioni fotografiche per la stampa lo pone in contatto con altri metodi “litho e rotocalco”. Alla Fotoincisione Sempione di Milano si riproducevano in quel periodo, le più belle immagini sportive per la pubblicazione su riviste specializzate, “Super Sport” e “Calcio e Ciclismo Illustrato” della Gazzetta dello Sport. Scatta in Martinuzzi un vero e proprio amore per la fotografia sportiva. Nel 1972 inizia la sua attività di fotografo “freelance”. Si specializza nel settore degli sport invernali con i reportages alle Coppe del Mondo, Campionati Mondiali e Olimpiadi Invernali. Collabora sino al 1996 con la rivista “Neve Sport” rivista settimanale nel periodo invernale Nel 1980 si avvicina ad altre discipline: ciclismo, calcio, tennis, sci nautico, golf, per cinque anni è il fotografo ufficiale dell’Inter di Trapattoni. Nel 1987 vince il premio fotografico “Diadora”. In collaborazione con il CRAF di Spilimbergo e il compianto Walter Liva, vengono allestite diverse sue mostre fotografiche: 2005, I Volti dello Sport, Lignano Pineta, Sequals, Piancavallo; 2011, Fotografi di Corsa, Spilimbergo, Milano; 2016, Omaggio allo Sport, viale pedonale di Lignano Sabbiadoro; 2018 Fotografi di Corsa, San Vito al Tagliamento. Nel 2025 la Pro Loco “I Due Campanili” di Gaio e Baseglia edita il libro “Aldo Martinuzzi il grande sport fotografato da un Friulano”.</p>
<h3>Orari</h3>
<p><strong>ALDO MARTINUZZI &#8211; CHÊ MATINE</strong></p>
<p><strong>Spilimbergo, Palazzo La Loggia</strong></p>
<p><strong>dal 28 marzo al 7 giugno 2026</strong></p>
<p>orario visite: 10.00-13.00 e 15.00-17.30 tutti i giorni</p>
<p>chiuso lunedì (tutto il giorno) e giovedì pomeriggio</p>
<p>ingresso libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;title=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/che-matine-il-terremoto-in-fotografia/" data-a2a-title="Chê Matine: il terremoto in fotografia"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Aldo_Martinuzzi_Osoppo_1976.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/che-matine-il-terremoto-in-fotografia/">Chê Matine: il terremoto in fotografia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Le chiese del Friuli prima del sisma</title>
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        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="945" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="chiese votive" loading="lazy" title="Le chiese del Friuli prima del sisma 85"> Una mostra raccoglie lo fotografie scattate da don Giuseppe Marchetti negli anni '60: una straordinaria opera di documentazione]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Fondo Fotografico Giuseppe Marchetti &#8211; Società Filologica Friulana, Udine</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel sessantesimo anniversario della scomparsa di <strong>don Giuseppe Marchetti</strong> (1902-1966), la Società Filologica Friulana ricorda infatti la figura del sacerdote, intellettuale e friulanista con un’iniziativa nell’ambito della Settimana della Cultura Friulana.</p>
<p><strong>Venerdì 8 maggio</strong> (il giorno in cui Marchetti morì 60 anni fa), alle 17 nel salone d’onore “Guglielmo Pelizzo” di Palazzo Mantica di Via Manin 18 a Udine,  si svolgerà l’incontro “<em>La vôs de Patrie: pre Josef Marchet 60 agns dapò</em>” con l’intervento di Walter Tomada e Carlo Venuti.</p>
<p>Tra i contributi più originali di Marchetti alla cultura friulana spicca il progetto, avviato nei primi anni Sessanta e interrotto dalla sua morte nel 1966, di una ricognizione sistematica delle chiesette votive del Friuli storico.</p>
<p>L’opera, raccolta nel volume postumo curato da <strong>Gian Carlo Menis <em>Le chiesette votive del Friuli</em></strong>, fu pubblicato dalla Società Filologica Friulana (1972).</p>
<p>Da quel volume nasce ora la mostra fotografica “<strong><em>Lis gleseutis di pre Josef Marchet</em></strong>” nello spazio espositivo della “Cjanive de Filologjiche”, che sarà inaugurata sempre l’8 maggio a Palazzo Mantica dopo il sopracitato incontro.</p>
<p>Alla base dell’esposizione &#8211; curata da <strong>Raffaella Canci</strong> e <strong>Stefano Perulli</strong> &#8211; il Fondo Marchetti, composto da più di 350 fotografie, 300 disegni e 32 chine, conservato negli archivi della Società Filologica ed è oggetto di un progetto di digitalizzazione e catalogazione.</p>
<p>Una guida preziosa per riscoprire le chiesette votive del Friuli, un patrimonio in parte perduto, in parte trasformato, ma ancora capace di raccontare la storia friulana.</p>
<p>L’<strong>esposizione rimarrà aperta fino al 12 giugno</strong> (orari: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30. In occasione di Vicino/Lontano e della Notte dei Lettori, la mostra rimarrà aperta anche sabato 9 e domenica 10 maggio e sabato 6 e domenica 7 giugno). Mostra con il sostegno della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli. Con il patrocinio di Arcidiocesi di Udine, Arcidiocesi di Gorizia, Diocesi di Concordia Pordenone e in collaborazione con il CRAF.</p>
<p>Concluderà la giornata, alle 19, la celebrazione di una messa di suffragio all’Oratorio delle Purità, celebrata da <strong>mons. Luciano Nobile</strong>.</p>
<p>Il lavoro di Marchetti rappresenta ancora oggi una documentazione di straordinaria ampiezza e valore, capace di restituire dignità a un patrimonio fino ad allora marginale negli studi.</p>
<p>Infatti, in un contesto storico e culturale in cui l’attenzione era rivolta quasi esclusivamente all’architettura monumentale, Marchetti intuì l’importanza delle piccole costruzioni devozionali: edifici nati per voto, in risposta a pestilenze, guerre o calamità, oppure per iniziativa privata.</p>
<p>Queste chiesette, realizzate da maestranze locali con tecniche spontanee, sono espressione di una religiosità popolare stratificata e profondamente radicata nel territorio.</p>
<p>La ricerca, pubblicata inizialmente sulla rivista «<em>Sot la Nape</em>», suscitò un interesse inatteso e contribuì a inaugurare una nuova sensibilità verso l’architettura minore.</p>
<p>Marchetti ampliò così il progetto in un censimento esteso, arrivando a documentare oltre ottocento edifici distribuiti tra Carnia, pianura friulana e area concordiese distinguendo le chiesette votive da edicole, ancone e cesioi, la tipica piccola costruzione sacra della Destra Tagliamento, affrontando con scrupolo anche i casi incerti.</p>
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		<title>Il Colore del Caso</title>
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        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="787" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="George Tatge allestimento 1" loading="lazy" title="Il Colore del Caso 86"> Il viaggio metafisico del fotografo George Tatge approda a Trieste, dove la conversione al colore ebbe inizio]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>(© George Tatge/Courtesy Podbielski Contemporary)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arriva dal<b> 23 maggio al 12 luglio</b> a Trieste un evento espositivo di straordinaria intensità poetica: la mostra <b><i>Il Colore del Caso</i></b> del fotografo <b>George Tatge </b>(inaugurazione venerdì 22 maggio ore 18).</p>
<p>L’esposizione, ad ingresso gratuito, curata da Carlo Sisi, è promossa dall&#8217;<b>Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste</b> e organizzata dalla casa editrice <b>Magonza </b>specializzata in arte e fotografia contemporanea che affianca all’attività editoriale progetti espositivi di ricerca in Italia e all’estero e collabora con gli artisti nella produzione di grafica d’arte e multipli.</p>
<p>Attraverso oltre 60 opere di grande formato l’artista — già celebre per i suoi bianchi e neri graficamente possenti — svela nella Sala Nathan del Magazzino 26 la sua conversione al colore, un viaggio interiore iniziato proprio tra le strade di questa città.</p>
<p>La mostra è il frutto dell’incontro avventuroso di un viaggiatore errante, mai sazio, dotato del suo inseparabile banco ottico Deardorff 13×18 cm, con gli elementi naturali, antropici o antropizzati, che non sono cercati, ma sono piuttosto trovati, accolti e quindi ritratti dallo sguardo dell’autore, attento, profondo e meditativo.</p>
<p>«A meno che non abbia una committenza specifica – racconta George Tatge – preferisco vagare senza un progetto prefigurato in testa. Trovo che in questo modo la mia mente sarà più aperta alle sollecitudini, alle sorprese, a quelle inaspettate epifanie. L’Italia è un paese così imprevedibile, con delle stratificazioni di storia sorprendenti ma anche piena di cose quasi banali che possono essere fonti di meraviglia. Confesso che è un modo faticosissimo di lavorare e non lo suggerirei a nessuno. Camminare per tante ore e sentirmi in ogni momento in gioco, misurandomi con il mondo, testando le mie capacità di vedere e di capire, sfidando il Caso. Sì, proprio il Caso. Siamo tutti frutti del Caso, dal momento in cui si combinano i nostri cromosomi. Il Caso è uno degli aspetti più originali e unici della fotografia e quindi è giusto giocarci. Mi ritrovo perfettamente in una dichiarazione di un pittore che ammiro moltissimo, Gerhard Richter: “Non seguo alcuni obiettivi, nessun sistema, nessuna tendenza. Non ho un programma, né uno stile, né una direzione. Mi piace l’indefinito, la sconfinatezza. Mi piace l’incertezza continua”».</p>
<p>Il percorso espositivo <b>nella Sala Nathan del Magazzino 26</b> si snoda attraverso un’architettura narrativa sapientemente suddivisa in sei tappe tematiche che guidano l&#8217;occhio del visitatore in una progressione emotiva e visiva.</p>
<p>Ad accogliere il pubblico prima l’abbraccio di Trieste, seguito da una selezione di “Recinti&#8221; che si focalizza sul rigore della forma, e poi &#8220;Apparizioni&#8221;, istanti in cui luoghi comuni manifestano presenze illogiche e ironiche. Segue la sezione &#8220;Superfici&#8221;, un&#8217;esplorazione tattile e lenta della luce, della consistenza e della materia, dove il dettaglio diventa un universo da decifrare, seguita da &#8220;Vegetazione&#8221;, che segna un momento di riflessione critica: il caos naturale denuncia l&#8217;impatto drammatico dell&#8217;uomo sull&#8217;ambiente.</p>
<p>Il percorso si conclude con le sezioni &#8220;Metaspazi&#8221;, dove la poetica metafisica di Tatge si riveste di nuove tonalità senza perdere il rigore compositivo, in cui si alternano visioni di Livorno, Torino e Trieste che colpiscono per le loro ardite prospettive urbane, e &#8220;Colore&#8221; inteso come materia viva, incarnata in cumuli di tessuti industriali dalle forme vitali e sospese.</p>
<p>A suggellare l’esperienza della mostra è la proiezione del documentario &#8220;Light &amp; Color&#8221; per la regia di David Battistella. Girato tra Livorno e la Toscana, il film di 28 minuti è un atto di generosità: Tatge permette alla macchina da presa di seguirlo nei suoi rituali silenziosi intorno al cavalletto del banco ottico Deardorff, svelando i meccanismi intimi di un’esplorazione cromatica rivelatrice. È un omaggio alla lentezza e alla precisione in un’epoca di immagini digitali effimere.</p>
<p>Il passaggio al colore, avvenuto dopo trentacinque anni di bianco e nero, rappresenta una &#8220;nuova strada&#8221; ispirata da una mostra di Odilon Redon a Parigi e incoraggiata dal desiderio di non distrarsi più dai significati, ma di lasciare che il colore stesso riveli i suoi segreti nascosti.</p>
<p>«Fino al 2012 – spiega l&#8217;artista – ho lavorato esclusivamente col bianco e nero. Trasformare il mondo in combinazioni di bianco e nero è già una metafora. È una sorta di trascendenza del reale in cui gli infiniti toni di grigio ci costringono a prestare più attenzione alle forme e ai significati dei segni più che a ciò che è raffigurato. È stato di nuovo il Caso a farmi cambiare radicalmente strada. Nel 2011, insieme a mia madre, alla mostra di Odilon Redon al Grand Palais, siamo rimasti perplessi dopo aver visto le tante sale dedicate ai suoi “Noirs”. Solo nelle ultime quattro sale abbiamo trovato i colori stupendi dei suoi dipinti così onirici. Motivo: non ha praticamente toccato il colore fino a giungere a quasi 60 anni! E così, mi sono imposto di tentare questa “nuova” strada. E il viaggio mi sta divertendo non poco. È un modo totalmente diverso di guardare il reale, dove ora è soprattutto il colore ad attirare il mio sguardo e a rivelare i suoi segreti nascosti».</p>
<p>Particolarmente significativo è il legame dell&#8217;artista con Trieste. È proprio qui che Tatge ha realizzato le sue prime fotografie a colori, colpito dalla metafisicità di Via Maestri del Lavoro o dalle trame rugginose delle finestre del Museo Revoltella progettate da Carlo Scarpa.</p>
<p>«Ero stato invitato a Trieste dall&#8217;elegante editore Simone Volpato a partecipare a un libro d&#8217;artista su Scipio Slataper. Così ho iniziato a vagare per queste strade stupende. L&#8217;albero della principessa, nome scientifico <i>paulownia tomentosa</i>, l&#8217;ho trovato in fondo a un vicolo, non mi ricordo dove. E poi la finestra del Museo Revoltella. Non sapevo che fosse stata disegnata da Carlo Scarpa! Ma ogni pannello sembrava un&#8217;opera d&#8217;arte astratta. In entrambi i casi erano i colori a colpirmi: quelli delicati dell&#8217;albero e le variazioni del colore ruggine della finestra. Via Maestri del Lavoro mi colpì per la sua metafisicità. Il palazzo in primo piano, con la vite rossa che sta coprendo la struttura proiettata verso i palazzi moderni, sembra quasi minacciarli che arriverà anche da loro, prima o poi! In mostra ci sono molte immagini in cui la natura si impossessa dell&#8217;opera dell&#8217;uomo».</p>
<p>Trieste, città che lo ha già insignito del Premio Friuli Venezia Giulia per la Fotografia nel 2010, diventa così il palcoscenico ideale per questa rassegna che, come sottolinea il curatore Carlo Sisi, trasforma la fotografia da semplice documento a pura metafora poetica, capace di dare dignità e maestà anche al più semplice oggetto disseminato nel paesaggio urbano.</p>
<p>«Trieste – conclude George Tatge – è stata anche il primo luogo che ho fotografato nel 1988, appena diventato Direttore della Fotografia alla Fratelli Alinari di Firenze. Trieste, nuovissima città antica, dove ho lavorato sul rione di Città Vecchia. Nel 2009 ho esposto la mostra <i>Presenze, paesaggi italiani</i> al Palazzo Gopcevich. Sono tante, quindi, le esperienze e i ricordi che mi legano a questa città. Per non dimenticare Italo Svevo, uno dei miei autori preferiti!».</p>
<h3>Orari</h3>
<p><b>Titolo della mostra:</b> Il Colore del Caso</p>
<p><b>Artista:</b> George Tatge</p>
<p><b>Curatore:</b> Carlo Sisi</p>
<p><b>Sede:</b> Sala Nathan, Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste</p>
<p><b>Periodo:</b> 23 maggio – 12 luglio 2026</p>
<p><b>Orari: </b>giovedì 16-20, da venerdì a domenica e festivi 11-20</p>
<p><b>Inaugurazione:</b> 22 maggio ore 18:00</p>
<p><b>Ingresso:</b> Libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;title=Il%20Colore%20del%20Caso" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/" data-a2a-title="Il Colore del Caso"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/">Il Colore del Caso</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Luci del silenzio</title>
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        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="973" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/silenzio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="silenzio" loading="lazy" title="Luci del silenzio 87"> A Monfalcone la mostra pittorica di Fabiana Biasioli: opere esposte fino al 20 giugno]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Verrà inaugurata venerdì 29 maggio 2026, alle 18, presso la Società Monfalconese di Mutuo Soccorso (via Barbarigo 26), &#8220;<em>Luci del silenzio</em>&#8220;, la mostra pittorica di <strong>Fabiana Biasioli</strong>.</p>
<p>Per l’artista si tratta della seconda mostra personale dopo &#8220;<em>La musica dei colori</em>&#8221; tenuta nella stessa Sala Eugenio Valentinis nel 2022.</p>
<p>Le opere rimarranno in esposizione <strong>fino al 20 giugno 2026</strong>.</p>
<p>Biasioli, monfalconese classe 1964, vanta una carriera radicata nella sperimentazione materica e nell&#8217;evoluzione stilistica, passata dall&#8217;artigianato artistico alle mostre collettive e personali.</p>
<p>La sua formazione unisce gli studi scolastici a un percorso da autodidatta. In particolare, il lavoro con il professor De Luca le ha permesso di esprimere la propria interiorità attraverso immagini oniriche e cromatiche.</p>
<p>Le tecniche spaziano tra acrilico, acquerello, pastelli e matite su tela o cartoncino, variando in base al messaggio.</p>
<p>Le sue opere, calde e avvolgenti, traspongono stati d&#8217;animo e concetti di rinascita, prediligendo volti femminili, natura ed elementi floreali.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;title=Luci%20del%20silenzio" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/luci-del-silenzio/" data-a2a-title="Luci del silenzio"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/silenzio.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/luci-del-silenzio/">Luci del silenzio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Il sogno e il racconto</title>
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        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="906" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Valentinuzzi-Monfalcone-3-giugno-2026.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Valentinuzzi Monfalcone 3 giugno 2026" loading="lazy" title="Il sogno e il racconto 88"> A Monfalcone la mostra personale che ripercorre il cammino artistico di Diego Valentinuzzi]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Dal 3 al 29 giugno l’Atrio del Municipio di Monfalcone ospiterà la mostra personale di <strong>Diego Valentinuzzi</strong>, dal titolo <strong>“<em>Il sogno e il racconto</em>”</strong>, un percorso espositivo dedicato a uno degli artisti monfalconesi più versatili, capace di attraversare linguaggi, suggestioni e riferimenti differenti, dalla pop art al classicismo, dal simbolismo alla dimensione onirica.</p>
<p>La personale rappresenta un’occasione per ripercorrere il lungo cammino artistico di Valentinuzzi, nato a Monfalcone nel 1953, formatosi all’Istituto Superiore di Stato per l’Artigianato e protagonista, nel corso della sua carriera, di numerose esperienze espositive e collaborazioni artistiche.</p>
<p>Dopo il periodo romano degli anni Settanta, durante il quale entra in contatto con diversi ambienti artistici della Capitale, Valentinuzzi ha sviluppato un linguaggio personale e riconoscibile, nel quale convivono memoria, immaginazione, elementi classici, riferimenti alla cultura contemporanea e una forte componente narrativa.</p>
<p>Nelle sue opere realtà e fantasia si intrecciano in composizioni che invitano lo spettatore ad andare oltre l’apparenza del visibile.</p>
<p>Il sogno, l’inconscio, il simbolo e la contaminazione tra stili diventano strumenti attraverso cui l’artista costruisce mondi sospesi, poetici ed enigmatici, capaci di aprire un dialogo tra interiorità e immagine.</p>
<p><strong>“<em>Il sogno e il racconto</em>”</strong> sarà visitabile nell’Atrio del Municipio di Monfalcone, in Piazza della Repubblica 8, <strong>dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12</strong> e <strong>il lunedì e mercoledì anche dalle 15.30 alle 17.30</strong>.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-sogno-e-il-racconto%2F&amp;linkname=Il%20sogno%20e%20il%20racconto" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-sogno-e-il-racconto%2F&amp;linkname=Il%20sogno%20e%20il%20racconto" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-sogno-e-il-racconto%2F&amp;linkname=Il%20sogno%20e%20il%20racconto" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-sogno-e-il-racconto%2F&amp;linkname=Il%20sogno%20e%20il%20racconto" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-sogno-e-il-racconto%2F&amp;linkname=Il%20sogno%20e%20il%20racconto" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-sogno-e-il-racconto%2F&amp;title=Il%20sogno%20e%20il%20racconto" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/il-sogno-e-il-racconto/" data-a2a-title="Il sogno e il racconto"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Valentinuzzi-Monfalcone-3-giugno-2026.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-sogno-e-il-racconto/">Il sogno e il racconto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Japan. Corpi, memorie, visioni</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1102" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Keijiro-Kai-Clothed-in-Sunny-Finery.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Keijiro Kai Clothed in Sunny Finery" loading="lazy" title="Japan. Corpi, memorie, visioni 89"> In mostra a Trieste oltre 80 opere, tra fotografie e video di sedici artisti. Una panoramica di grande respiro sulla scena nipponica]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Keijiro Kai, Clothed in Sunny Finery (©︎ Keijiro Kai, courtesy of Zen Foto Gallery)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Magazzino delle Idee di Trieste</strong> presenta, <strong>dal 14 febbraio al 7 giugno 2026</strong>, la mostra <strong><em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em></strong> prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia e a cura di <strong>Filippo Maggia</strong> e <strong>Guido Comis</strong>.</p>
<p>La mostra di Trieste intende raccogliere attorno a tre temi – Memoria e Identità, Corpo e Corpi, Realtà e Visione – un nucleo di lavori di artisti giapponesi contemporanei che attraverso l&#8217;utilizzo delle immagini offrono una panoramica di grande respiro sull’attuale scena fotografica e video nipponica, dal dialogo con i maestri alle ricerche delle nuove generazioni impegnate a rileggere la storia recente del Giappone, interrogandosi sulle questioni di genere, sul quotidiano e usando talvolta il corpo come mezzo politico.</p>
<p>«Riconosciuta sin dagli anni Trenta del secolo scorso come una delle scuole fotografiche più importanti a livello internazionale, capace di affermarsi nei primi anni del terzo millennio con autori come Hiroshi Sugimoto, Nobusyoshi Araki, Daido Moriyama e altri ancora, la fotografia giapponese contemporanea – osserva il curatore Filippo Maggia – sembra oggi aprirsi a interpretazioni che corrispondono a un rinnovamento generazionale certamente più vicino a temi e istanze di derivazione occidentale».</p>
<p>Se infatti la fotografia giapponese del Novecento è stata a lungo caratterizzata da un linguaggio fortemente identitario e autoreferenziale, si assiste oggi a un cambio di direzione significativo: molti artisti giovani e già affermati assumono come riferimento non solo la complessità del proprio Paese, ma anche i mutamenti globali, costruendo un dialogo serrato con temi di matrice occidentale, quali le questioni di genere, la memoria collettiva, le relazioni sociali, l’ambiente e la percezione dell’immagine.</p>
<h3><strong>Memoria e Identità</strong></h3>
<p>Gli sguardi di <strong>Noriko Hayashi</strong> e <strong>Tomoko Yoneda</strong> rileggono periodi e avvenimenti cruciali della storia giapponese recente attraverso un approccio insieme documentaristico e partecipato.</p>
<p><strong>Susumu Shimonishi</strong>, con una ripresa zenitale e un’immagine in movimento che diventa misura del tempo, riflette sulla continuità e sulle fratture del passato.</p>
<p>La vita quotidiana della penisola di Okunoto – ancora oggi sospesa tra tradizione e marginalità – è al centro delle opere di <strong>Naoki Ishikawa</strong>, allievo di Moriyama.</p>
<p>Le celebrazioni e i riti che definiscono il tessuto culturale del Paese emergono nelle fotografie di <strong>Keijiro Kai</strong>, mentre i video di <strong>Miyagi Futoshi</strong> indagano la memoria personale e la costruzione dell’identità di genere, attraverso un racconto intimo di ricordi e relazioni.</p>
<h3><strong>Corpo e Corpi</strong></h3>
<p>Una seconda sezione è dedicata al corpo. Corpo come spazio sociale, come luogo politico, come materia viva che risponde ai mutamenti del contemporaneo.</p>
<p><strong>Aya Momose</strong> lavora sulla distanza – e talvolta sull’incomprensione – fra codici visivi orientali e occidentali. <strong>Yurie Nagashima</strong> restituisce la delicatezza del quotidiano familiare, mentre <strong>Ryoko Suzuki</strong> affronta in modo diretto i temi della violenza e della pressione sociale sulla donna.</p>
<p>Le fotografie di <strong>Sakiko Nomura</strong>, per anni assistente di Araki, raccontano attraverso i nudi maschili una timidezza esistenziale che sembra filtrata dal ritmo dispersivo di Tokyo, immensa e impersonale.</p>
<h3><strong>Realtà e Visione</strong></h3>
<p>Nella sezione <strong><em>Realtà e Visione</em></strong>, il dialogo fra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo attraversa le opere di <strong>Hiroshi Sugimoto</strong>, maestro nel rendere il tempo materia tangibile.</p>
<p>Le sue immagini essenziali e meditative si confrontano con le scenografie luminose di <strong>Tokihiro Sato</strong>, costruite con interventi tecnici che trasformano la fotografia in spazio narrativo.</p>
<p>Le grandi visioni di <strong>Risaku Suzuki</strong> emergono dalla foresta come quadri sospesi, mentre <strong>Daisuke Yokota</strong> dissolve contorni e riferimenti in immagini evanescenti.</p>
<p>Nel lavoro di <strong>Rinko Kawauchi</strong> il reale diventa un palcoscenico emotivo, dove sono le sensazioni, più che i soggetti, a emergere.</p>
<p><strong>Yoko Asakai</strong> invita infine lo spettatore a “varcare lo schermo”, trasformando il flusso di immagini video in un’esperienza che sembra germogliare dentro lo sguardo.</p>
<h3><strong>Gli artisti in mostra</strong></h3>
<p>Asakai Yoko, Hayashi Noriko, Ishikawa Naoki, Kai Keijiro, Kawauchi Rinko, Momose Aya, Nagashima Yurie, Nomura Sakiko, Shimonishi Susumu, Sato Tokihiro, Sugimoto Hiroshi, Suzuki Risaku, Suzuki Ryoko, Tomoko Yoneda, Miyagi Futoshi, Yokota Daisuke.</p>
<p>In occasione della mostra verrà pubblicato il volume <em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em> a cura di Filippo Maggia e Guido Comis, edito da Silvana Editoriale, con il sostegno della Japan Foundation.</p>
<h3><strong>Orari</strong></h3>
<p>Da martedì a domenica 10-19. Lunedì 6 aprile 2026 apertura speciale. La biglietteria chiude mezz’ora prima.</p>
<h3><strong>Biglietti</strong></h3>
<p>Intero € 8,00<br />
Ridotto € 5,00 (65+; ragazzi 12–18; studenti fino a 26; persone con disabilità; soci TCI)<br />
Omaggio (bambini fino a 11 anni; accompagnatori gruppi; insegnanti in visita con studenti; un accompagnatore per disabile; giornalisti con tessera dell’Ordine; tessera ICOM; FVG Card).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;title=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/" data-a2a-title="Japan. Corpi, memorie, visioni"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Keijiro-Kai-Clothed-in-Sunny-Finery.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/">Japan. Corpi, memorie, visioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-06-04</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-04</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
                <mec:location>Magazzino delle Idee, Trieste</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Ruota libera</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ascanio Cosma]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="911" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-08.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mostra bici Villa Manin 08" loading="lazy" title="Ruota libera 90"> A Villa Manin oltre 60 modelli d’epoca e contemporanei per un viaggio nella storia della bicicletta]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>(© Stefan Nita)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Curata dal collezionista <strong>Mario Cionfoli </strong>di Vicenza, l’esposizione propone un percorso narrativo che attraversa epoche e contesti diversi e racconta come questo mezzo abbia ampliato le possibilità di movimento, lavoro e scoperta per milioni di persone.</p>
<p>Il racconto prende avvio nel 1815, quando il barone Karl von Drais ideò la draisina, primo prototipo di bicicletta in legno, nato come risposta a una grave crisi climatica che aveva ridotto drasticamente il numero dei cavalli. Da oggetto costoso e simbolo di status, la bicicletta si trasformò progressivamente in un mezzo sempre più diffuso, diventando strumento di lavoro, mezzo di spostamento quotidiano e protagonista di nuove forme di competizione sportiva, con le prime gare ciclistiche e i grandi eventi sportivi che contribuirono a trasformarla in un’occasione di riscatto sociale.</p>
<p>In mostra <strong>62 biciclette storiche e contemporanee</strong>, provenienti dal museo “Bicicleria” di Vicenza, il Museo della Bicicletta di Salcedo (VI), la Collezione Renato Bulfon di Mortegliano e la collezione privata di Alessandro Gallici.</p>
<p>Tra i modelli esposti, figurano esemplari iconici della storia del ciclismo (come la Legnano di Gino Bartali del 1946, la Colnago di Tadej Pogačar, o la bici di Marco Pantani) accanto a biciclette che testimoniano l’evoluzione tecnica e progettuale del mezzo.</p>
<p>L’allestimento, organizzato in <strong>sezioni tematiche</strong>, è accompagnato da fotografie d’epoca, documenti originali e materiali d’archivio che illustrano l’evoluzione tecnica della bicicletta: dai telai in ferro e acciaio, all’alluminio e alla fibra di carbonio, dai primi sistemi meccanici fino alle innovazioni più recenti come il cambio elettronico e i freni a disco.</p>
<p>Ampio spazio è riservato anche al trasferimento tecnologico, per mostrare come molte innovazioni nate nel campo della bicicletta abbiano contribuito allo sviluppo di altri settori, dall’industria motociclistica e automobilistica fino all’aeronautica. In chiusura, uno sguardo al presente e al rinnovato interesse verso forme di mobilità più sostenibili.</p>
<p>La mostra mette in luce anche il ruolo della bicicletta nel processo di <strong>emancipazione femminile</strong>: la possibilità per le donne di salire in sella, inizialmente ostacolata da diffidenze e discriminazioni, rappresentò un passaggio importante verso nuove forme di autonomia. Figura simbolo di questo percorso è Alfonsina Strada, unica donna a partecipare al Giro d’Italia maschile nel 1924.</p>
<figure id="attachment_74215" aria-describedby="caption-attachment-74215" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-74215" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-14.jpg" alt="Mostra bici Villa Manin 14" width="800" height="533" title="Ruota libera 91" /><figcaption id="caption-attachment-74215" class="wp-caption-text">(© Stefan Nita)</figcaption></figure>
<p>Con il suo intreccio di storia, tecnologia e cultura popolare, “<strong><em>Ruota Libera</em></strong>” invita il pubblico a riscoprire la bicicletta come uno degli oggetti più significativi della modernità. La mostra sarà visitabile fino al 30 agosto, dal martedì alla domenica; ogni prima domenica del mese è previsto l’accesso a prezzo ridotto.</p>
<p>Il calendario della mostra prevede inoltre eventi collaterali rivolti al pubblico. <strong>Per ulteriori informazioni: </strong><a href="http://www.villamanin.it" target="_blank" rel="noopener">www.villamanin.it</a> &#8211; <a href="mailto:info@villamanin.it">info@villamanin.it</a> &#8211; 0432 821211</p>
<h3><strong>ORARI MOSTRA</strong></h3>
<p>Dal 19 maggio al 30 agosto 2026</p>
<p>Da martedì a domenica dalle 10 alle 19</p>
<p>Ogni prima domenica del mese l’ingresso alla mostra è a prezzo ridotto</p>
<p>Aperture speciali: lunedì 2 giugno</p>
<h3><strong>BIGLIETTI</strong></h3>
<p><strong>Intero &#8211; </strong>€7,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €10,00)</p>
<p><strong>Ridotto* &#8211;</strong> €4,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €7,00)</p>
<p><strong>Ridotto gruppi** &#8211;</strong> €3,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €5,00)</p>
<p><strong>Omaggio &#8211; </strong>Bambini fino a 12 anni non compiuti; accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo); un accompagnatore per disabile; tesserati ICOM; giornalisti con regolare tessera in servizio.</p>
<p><strong>Info e prenotazioni</strong>: telefono +39 0432 821211 email: <a href="mailto:bookshop@villamanin.it">bookshop@villamanin.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;title=Ruota%20libera" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/" data-a2a-title="Ruota libera"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-08.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/">Ruota libera</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-06-04</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-04</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
                <mec:location>Villa Manin di Passariano, Codroipo</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Nuda Veritas</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="768" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/simonediluca_est_facciata_villamanin_erpac_fvg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="simonediluca est facciata villamanin erpac fvg" loading="lazy" title="Nuda Veritas 92"> Il capolavoro di Klimt esposto a Villa Manin in una mostra curata da Cäcilia Bischoff]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Villa Manin (© Simone Di Luca)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>È un’opera che vale un viaggio. Perché “<em>Nuda Veritas</em>” di <strong>Gustav Klimt</strong> non è solo uno dei capolavori dell’artista viennese ma è un dipinto che intriga, e poi interroga, chi lo osserva. Spinge a riflessioni che vanno oltre la semplice ammirazione dell’opera.</p>
<p>Dal 21 maggio al 6 settembre viene esposto a Villa Manin di Passariano di Codroipo in una mostra dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC FVG con MondoMostre, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e il Theatermuseum di Vienna.</p>
<p>L’esposizione è curata da <strong>Cäcilia Bischoff</strong>.</p>
<p>L’opera, concessa grazie alla collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e il Theatermuseum, testimonia il prestigio raggiunto dal territorio friulano nel panorama artistico europeo.</p>
<p>“Nuda Veritas” è considerata una delle espressioni più intense della modernità artistica, capace di unire bellezza estetica e riflessione etica.</p>
<p>Il dipinto rappresenta una donna nuda, di una nudità volutamente esibita, persino sfrontata, totalmente diversa dalle rappresentazioni di nudi femminili dell’epoca. Questa è una donna sicura di sé, che affronta lo sguardo di chi la giudica, senza temerlo. La “Nuda Veritas” “con i suoi riccioli selvaggi e la bocca cattiva e fanatica” venne dipinta da Gustav Klimt nel 1899. È un olio su tela, di centimetri 252 x 56,2, conservato a Vienna presso il Theatermuseum.</p>
<p>Il fuoco aranciato dei riccioli e dei peli del pube spicca sul corpo bianco, calamitando lo sguardo.</p>
<p>Ma è una esibizione non destinata a catturare i sensi bensì l’intelletto. Perché la verità è potente, conquista l’attenzione, il palcoscenico, quasi. E nessuno può tenerla nascosta. L’occhio poi si fissa sullo specchio che lei tiene non rivolto a sé ma a chi la osserva: un invito a riflettere; quasi un gesto di sfida. Lo sguardo si allarga a un cielo perlaceo, iridescente, al serpente che risale la gamba della donna, ai carnosi fiori di magnolia&#8230;</p>
<p>Nulla qui è casuale, sembra di assistere, forse incapaci di decrittarlo fino in fondo, a un potente, vitale messaggio in codice.</p>
<p>Nel Salone centrale di Villa Manin, “<em>Nuda Veritas</em>” è allestita in modo elegante e, per così dire, senza tempo. Il contesto e gli approfondimenti sono riportati sui pannelli informativi a corredo. Nelle prime due sale, prima di arrivare al dipinto, vengono illustrati i legami di Klimt con l&#8217;Italia e viene presentata la sua biografia.</p>
<p>La sala successiva è dedicata ai molteplici livelli di significato dell&#8217;opera, poiché la “Nuda Veritas” è più complessa di quanto il titolo lasci supporre. Dopo aver potuto ammirare con calma l&#8217;affascinante capolavoro di Klimt, il tema delle “molte verità” viene ripreso in modo creativo. Infine, nell&#8217;ultima sala, il visitatore viene condotto nel mondo reale di Villa Manin con un riferimento alle decorazioni murali storiche.</p>
<p>Gustav Klimt fu uno dei protagonisti della Vienna moderna di fine Ottocento, contribuendo al superamento degli stili storicisti verso l’arte moderna. Il dipinto dialoga idealmente con gli affreschi di Louis Dorigny conservati a Villa Manin, che affrontano temi come desiderio, identità, bellezza e trasformazione. Villa Manin, luogo storico legato al Trattato di Campoformio, diventa così uno spazio di incontro tra memoria storica e arte contemporanea.</p>
<figure id="attachment_74300" aria-describedby="caption-attachment-74300" style="width: 254px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-74300" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Klimt_Nuda-Veritas_KHM-Museumsverband-Theatermuseum_HR-254x1024.jpg" alt="Klimt Nuda Veritas KHM Museumsverband Theatermuseum HR" width="254" height="1024" title="Nuda Veritas 93" /><figcaption id="caption-attachment-74300" class="wp-caption-text">Gustav Klimt, Nuda Veritas (© KHM-Museumsverband, Theatermuseum)</figcaption></figure>
<p><em>«La presenza della “Nuda Veritas” a Villa Manin rende possibile instaurare un dialogo tra questa riflessione sulla verità senza compromessi e un luogo che, in termini storici, segna anch’esso uno spostamento di paradigma», </em>afferma <strong>Mario Anzil</strong>, vicepresidente della Regione FVG.</p>
<p><em>«L’opportunità di ospitare la “Nuda Veritas” di Gustav Klimt – peraltro alla sua ultima tappa espositiva – rappresenta un’occasione davvero eccezionale: un’opera che non si limita a essere ammirata, ma che interroga profondamente chi la osserva. Una scelta che assume un valore particolare anche per Villa Manin, dove si attiva un dialogo estetico tra la poetica klimtiana e l’identità architettonica della Villa, in relazione anche con gli apparati decorativi storici, generando un confronto capace di valorizzare entrambe», </em>aggiunge <strong>Lydia Alessio-Vernì</strong>, direttrice generale dell’Ente regionale per il Patrimonio culturale – ERPAC FVG.</p>
<p>La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Moebius.</p>
<h3><strong>BIGLIETTI E ORARI</strong></h3>
<p>Martedì &#8211; domenica dalle 10:00 alle 19:00</p>
<p>Apertura straordinaria: lunedì 1 giugno</p>
<p><strong>Intero Klimt: </strong>€8,00</p>
<p><strong>Ridotto* Klimt: </strong>€5,00</p>
<p><strong>Ridotto gruppi** Klimt:</strong> €4,00</p>
<p><strong>Intero cumulativo</strong> (mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €10,00</p>
<p><strong>Ridotto cumulativo </strong>(mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €7,00</p>
<p><strong>Ridotto gruppi cumulativo</strong> (mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €5,00</p>
<p><strong>Omaggio: </strong>Bambini fino a 12 anni non compiuti; accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo); un accompagnatore per disabile; tesserati ICOM; giornalisti con regolare tessera in servizio.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;title=Nuda%20Veritas" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/" data-a2a-title="Nuda Veritas"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/simonediluca_est_facciata_villamanin_erpac_fvg.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/">Nuda Veritas</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-06-04</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-04</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
                <mec:location>Villa Manin di Passariano, Codroipo</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>A Castle on a Cloud</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/a-castle-on-a-cloud/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 17:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=71753</guid>

        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1064" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/ACastleOnACloud_ChiaraFerilli_210226-b.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ACastleOnACloud ChiaraFerilli 210226 b" loading="lazy" title="A Castle on a Cloud 94"> A Trieste la mostra personale di Chiara Ferilli. Colori acrilici su tela]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Allestita presso la sede di Via Vecellio 1/B a Trieste la mostra personale di <strong>Chiara Ferilli</strong>, <b><em>A Castle on a Cloud</em>, </b>inserita nel calendario degli eventi della rassegna Emerge35 Art Festival, promossa dall&#8217;associazione Parole Controvento per la valorizzazione dei talenti emergenti del territorio.</p>
<p>Giunta alla terza edizione, <em>Emerge35</em> è una stimolante serie di iniziative artistiche che stanno mettendo in evidenza il talento straordinario di artiste che risiedono nel territorio regionale, offrendo un&#8217;opportunità imperdibile per esplorare le visioni fresche e audaci delle menti creative locali.</p>
<p>A <em>Castle on a Cloud</em> è una mostra di quadri accomunati dall’utilizzo della stessa tecnica: sono stati usati colori acrilici su tela, con l’ausilio di pasta strutturale che, con la sua trama, crea giochi di rilievi e ombre.</p>
<p>Pur essendo astratti, ogni quadro sembra invitare chi l’osserva a entrarvi dentro, come accompagnandolo non solo in un viaggio di colori e luci, ma anche a immergersi in un paesaggio, sia esso un mare, una foresta o un profondissimo cielo.</p>
<h3><span style="color: #222222;font-family: georgia, palatino, serif">L’artista</span></h3>
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<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif"><span style="color: #000000">Il profilo di </span><span style="color: #000000">Chiara Ferilli (classe 1997) è caratterizzato da un affascinante dualismo tra rigore scientifico e libertà creativa. Laureata in &#8220;Scienze e Tecniche Psicologiche&#8221; e attualmente impegnata nel percorso accademico in Psicologia, dal 2018 l&#8217;artista coltiva la pittura astratta ( con colori acrilici e ad olio) come autodidatta. La sua ricerca però non si limita alla tela, ma si intreccia con altre due forti passioni: la poesia e la scrittura.</span></span><span style="font-family: georgia, palatino, serif">Info pratiche</span></p>
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<div><span style="font-family: georgia, palatino, serif">L&#8217;ingresso alle mostre è gratuito e senza prenotazione. &#8220;A castle on a cloud&#8221; sarà visitabile liberamente dal 21/02/2026 al 20/03/2026 il lunedì, mercoledì e giovedì dalle 17 alle 19.30. Durante il weekend la mostra è visitabile in concomitanza con gli eventi dell’associazione.</span></div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;linkname=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fa-castle-on-a-cloud%2F&amp;title=A%20Castle%20on%20a%20Cloud" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/a-castle-on-a-cloud/" data-a2a-title="A Castle on a Cloud"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/ACastleOnACloud_ChiaraFerilli_210226-b.jpeg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/a-castle-on-a-cloud/">A Castle on a Cloud</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-06-04</mec:startDate>
                <mec:startHour>17:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-04</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:30</mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Tra Mozart e Rossini: Figaro protagonista a Pordenone</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/tra-mozart-e-rossini-figaro-protagonista-a-pordenone-875/</link>
        
        
        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 20:15:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=74551</guid>

        <description><![CDATA[<img width="1366" height="820" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/FIGARO.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="FIGARO" loading="lazy" title="Tra Mozart e Rossini: Figaro protagonista a Pordenone 95"> In scena al Verdi due capolavori della grande lirica con protagonista la figura simbolo di intelligenza, libertà e riscatto sociale]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Le Nozze di Figaro</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con uno dei personaggi più amati e rivoluzionari della storia del teatro musicale, il <strong>Teatro Verdi di Pordenone</strong> si prepara a congedare la programmazione 2025/2026 prima dell’avvio del ricco cartellone estivo.</p>
<p>Sarà infatti <strong>la figura di Figaro, simbolo di intelligenza, libertà e riscatto sociale, a suggellare il cartellone</strong> attraverso <strong>due capolavori</strong> assoluti del <strong>repertorio operistico</strong>: <strong><em>Le Nozze di Figaro</em></strong> di Wolfgang Amadeus <strong>Mozart</strong> (libretto di Lorenzo da Ponte), in scena<strong> venerdì 29 maggio</strong> (ore 20.15), e <strong><em>Il Barbiere di Siviglia</em></strong> di Gioachino <strong>Rossini</strong> (libretto di Cesare Sterbini) sul palco <strong>giovedì 4 giugno</strong>, sempre alle 20.15.</p>
<p>Al centro del dittico si trova proprio <strong>Figaro</strong>, il personaggio nato dalla penna di <strong>Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais</strong> e divenuto emblema di un’epoca in trasformazione. Arguto, brillante, capace di sfidare privilegi e convenzioni, Figaro rappresenta quella tensione verso la libertà e l’uguaglianza che avrebbe trovato compimento nella Rivoluzione Francese.</p>
<p>Attraverso <strong><em>Le Nozze di Figaro</em></strong> e <strong><em>Il Barbiere di Siviglia</em></strong>, due opere che appartengono a momenti diversi della sua vicenda teatrale, il pubblico potrà seguire un affascinante percorso musicale e drammaturgico che attraversa la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, osservando l’evoluzione di personaggi, relazioni e sentimenti.</p>
<p>A firmare l’ambizioso dittico è <strong>Pier Luigi Pizzi</strong>, autentico <strong>maestro della scena internazionale</strong>, protagonista da oltre settant’anni della vita teatrale europea e tra le figure più autorevoli della <strong>regia d’opera contemporanea</strong>. Per la prima volta il grande regista affronta questi due titoli in un disegno unitario, costruendo due spettacoli autonomi ma profondamente collegati tra loro.</p>
<p><strong>Scene e costumi, </strong>caratterizzati da un elegante classicismo stilizzato e da ambienti dominati dal bianco e da tonalità luminose e diafane, <strong>diventano il filo conduttore di un racconto </strong>che attraversa il tempo e mette in luce la trasformazione dei caratteri e delle passioni umane.</p>
<p>Sul podio atteso <strong>Enrico Calesso</strong>, direttore stabile del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, alla guida dell’<strong>Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste</strong>, prestigiosa realtà musicale, protagonista di una <strong>lunga storia artistica</strong> che l’ha vista collaborare con alcune delle più grandi personalità della direzione d’orchestra internazionale e portare la propria attività nei maggiori teatri e festival europei e mondiali.</p>
<p>A dirigere il Coro del Verdi di Trieste il Maestro <strong>Paolo Longo</strong>.</p>
<p>Per <strong><em>Le Nozze di Figaro</em></strong>, venerdì 29 maggio, il pubblico potrà apprezzare un <strong>cast di rilievo internazionale </strong>guidato da <strong>Simone Alberghini</strong> nel ruolo del protagonista, accanto a <strong>Carolina Lippo, Ekaterina Bakanova, Giorgio Caoduro e Andrea Concetti</strong>.</p>
<p>Una lettura raffinata e intensa del <strong>capolavoro mozartiano</strong>, capace di svelarne ancora oggi tutta la profondità psicologica e l’inesauribile modernità.</p>
<figure id="attachment_74549" aria-describedby="caption-attachment-74549" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-74549" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/BARBIERE.jpeg" alt="BARBIERE" width="800" height="480" title="Tra Mozart e Rossini: Figaro protagonista a Pordenone 96" /><figcaption id="caption-attachment-74549" class="wp-caption-text">Il Barbiere di Siviglia</figcaption></figure>
<p>Il 4 giugno sarà invece la volta de <strong><em>Il Barbiere di Siviglia</em></strong>, con <strong>Alessandro Luongo</strong> nei panni di Figaro e un cast che comprende, tra gli altri, <strong>Annalisa Stroppa, Marco Ciaponi e Marco Filippo Romano</strong>.</p>
<p>Un’opera che continua a conquistare il pubblico per la sua <strong>irresistibile energia teatrale</strong>, per l’invenzione musicale di Rossini e per quella miscela di ironia, leggerezza e sottile malinconia che ne fa uno dei vertici assoluti del teatro musicale di ogni tempo.</p>
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        <mec:startDate>2026-06-04</mec:startDate>
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                <mec:location>Teatro Verdi, Pordenone</mec:location>
        
        
                <mec:category>classic art</mec:category>
        
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