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Ila Bêka: FOTONI

A Trieste per la prima volta in mostra una selezione di oltre 300 fotografie tratte dall’archivio personale e inedito dell’artista, composto da circa 300.000 scatti

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Tempo di lettura: 5 minuti

Dal 27 giugno all’11 ottobre 2026 il Magazzino delle Idee di Trieste presenta FOTONI, la prima personale, a cura di Barbara Casavecchia, che rivela al pubblico la ricerca fotografica di Ila Bêka, artista e regista friulano riconosciuto a livello internazionale per il lavoro filmico sviluppato insieme a Louise Lemoine.

Prodotta e organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC, la mostra raccoglie per la prima volta una selezione di 300 fotografie provenienti dall’ampio e inedito archivio personale di Ila Bêka, composto da circa 300.000 immagini realizzate nell’arco di quarant’anni di pratica artistica.

Il titolo FOTONI rimanda alla passione di Ila Bêka per la meccanica quantistica e alle particelle di luce al centro delle ricerche di Albert Einstein.

Più di un secolo fa, il fisico formulò l’ipotesi che l’energia di un raggio luminoso non si distribuisse in modo continuo nello spazio, ma fosse composta da “quanti” localizzati e in movimento, successivamente denominati fotoni. Una volta riflessi dalla materia, questi vengono percepiti e interpretati dal nostro cervello. Da qui il titolo della mostra, che l’artista sintetizza così: “Vedere significa tradurre i fotoni in esperienza”.

Come spiega Carlo Rovelli, la fisica quantistica ci invita a vedere il mondo come una rete di relazioni, in cui gli oggetti non hanno proprietà assolute, ma le acquisiscono attraverso le interazioni. Tutto ciò che ci circonda emette, riflette o trasmette luce.

Quando la luce entra nei nostri occhi, la retina la trasforma in segnali nervosi, e il cervello li interpreta come forme e colori.

La parola “fotoni” suggerisce anche una sottile dose di autoironia dell’artista per la scala di grande formato che alcune fotografie assumono in mostra, rispetto alla dimensione tascabile del repertorio d’immagini da lui scattate in maggior parte con il suo cellulare.

Per Ila Bêka, infatti, il cellulare assume la funzione di un taccuino di schizzi e annotazioni, uno strumento spesso in uso dagli artisti per sviluppare e affinare la propria grammatica del guardare, ancor prima del raffigurare. Vagando per le strade l’artista registra attese, piccoli eventi e il suo sguardo si cala nella quotidianità, rimanendo vigile e curioso, senza imporsi l’obbligo della perfezione formale o della completezza.

Il percorso espositivo ripercorre un arco di quarant’anni di pratica artistica senza seguire un ordine cronologico. Le fotografie si susseguono liberamente, seguendo associazioni, intuizioni, emozioni e ricordi, come fossero pensieri in libertà dello stesso artista, spesso accompagnate da sue brevi annotazioni, simili a frammenti tratti dal suo diario.

Affiorano in mostra due grandi filoni: il corpo e la luce. La tematica del corpo s’incontra nelle serie fotografiche emerse dall’adolescenza a Latisana (dove Ila – all’anagrafe Filippo Clericuzio – è nato nel 1967) e dalla vicina spiaggia di Lignano Sabbiadoro, dove le inquadrature giocano con i volumi dei corpi dei bagnanti.

La luce, invece, è il fil rouge che unisce la selezione di immagini più astratte e rarefatte, incentrate su di essa come materia primaria della visione e delle nostre esperienze percettive. Buio, tenebre, riflessi, baluginii diventano simili ad apparizioni “…capaci di riempirci dello stesso stupore che, da piccoli, ci ha colti nello scoprire un raggio di luce che danza tra la polvere, o un micro arcobaleno che s’imprime sul palmo aperto”, scrive nel suo testo critico la curatrice.

Molte delle fotografie esposte prendono corpo qui per la prima volta, stampate su carta fotografica. Le immagini non sono pensate secondo dimensioni prestabilite, ma possono assumere forme e formati diversi, così come sono tanti e diversi i possibili mondi simultanei ipotizzati dalla fisica quantistica.

Anche per questo, come osserva Barbara Casavecchia, FOTONI è “una delle tante mostre che avrebbero potuto emergere da quel ricchissimo e assai intimo archivio personale, fin qui inedito”.

La selezione delle opere esposte al pubblico nasce, nelle parole di Bêka, “dalla volontà di capire, all’interno di questo flusso di immagini, quali siano in grado di riattivare lo sguardo e far emergere nuove percezioni”.

L’analogia più efficace per raccontare questo processo è suggerita da Louise Lemoine: un montaggio cinematografico, capace di far nascere un racconto dalla massa informe del girato. Anche nei film di Bêka & Lemoine il racconto non si fonda su una sceneggiatura strutturata, ma resta sempre aperto all’esperienza emotiva e all’incontro.

Proprio questa speciale sensibilità ha portato nel 2016 all’acquisizione da parte del MoMA di New York dell’intera opera prodotta dal duo fino a quella data, oggi parte della collezione permanente del museo.

Ila Bêka

Ila Bêka è nato a Latisana nel 1967. Si è diplomato in Architettura all’IUAV di Venezia e ha studiato all’École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville. Artista, regista, produttore ed editore, opera all’incrocio tra arti visive, cinema documentaristico e architettura.

Nell’arco di quarant’anni ha sviluppato un lavoro fotografico che costituisce oggi un archivio inedito di oltre 300.000 immagini, di cui oltre 300 sono presentate al pubblico per la prima volta in occasione della mostra FOTONI al Magazzino delle Idee di Trieste.

Come regista, ha cominciato realizzando una serie di 168 microfilm, i Millimetraggi, con i quali ha vinto il Festival du Film Très Court di Parigi, il Premio Massimo Troisi e il festival Maremetraggio di Trieste. Da vent’anni collabora con Louise Lemoine nel duo Bêka & Lemoine. Insieme sperimentano nuove forme narrative e cinematografiche per esplorare come le persone vivono, percepiscono e si relazionano con lo spazio da un punto di vista emotivo, sociale, politico e culturale.

Nel 2016, il MoMA, Museum of Modern Art di New York ha acquisito per la sua collezione permanente l’intera opera del duo prodotta fino a quella data. Bêka e Lemoine hanno realizzato oltre quaranta film, tra cui l’odissea in quindici capitoli Homo Urbanus (2017–in corso); tra i più recenti The World in a Square (2026) e Mundo Frágil (2026, in uscita in autunno), e gli ormai classici Moriyama-San (2017), Tokyo Ride (2020) e Koolhaas Houselife (2008). Sono regolarmente invitati a tenere corsi e conferenze presso università come la GSD/Harvard University (USA), la GSAPP Columbia University (New York, USA), l’Accademia di Architettura di Mendrisio (Svizzera) e l’Architectural Association School di Londra (Regno Unito). Nel 2023 hanno pubblicato il libro The Emotional Power of Space (B&P ed.).

Accompagna la mostra il volume FOTONI, edito dalla casa editrice Miracoli, che comprende un testo critico di Barbara Casavecchia e tre conversazioni distinte fra Ila Bêka e Barbara Casavecchia, Luca Galofaro e Louise Lemoine.

INFORMAZIONI

Ila Bêka FOTONI

A cura di Barbara Casavecchia

27 giugno – 11 ottobre 2026

Magazzino delle Idee
Corso Cavour, 2 | Trieste

Inaugurazione: venerdì 26 giugno 2026 ore 18.00

Orari

Tutte le informazioni sono aggiornate al sito:

www.magazzinodelleidee.it

info@magazzinodelleidee.it | T +39 040 3774783

Biglietti

Intero € 8,00

Ridotto € 5,00 (65+; ragazzi 12–18; studenti fino a 26; persone con disabilità; soci TCI; FVG Card)

Omaggio (bambini fino a 11 anni; accompagnatori gruppi; insegnanti in visita con studenti; un accompagnatore per disabile; giornalisti con tessera dell’Ordine; tessera ICOM)

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Data

27 Giu 2026 - 11 Ott 2026

Luogo

Magazzino delle Idee, Trieste

Categorie

Comune

Trieste

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