Arrivare dove si comincia

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redazione

10 Maggio 2017
Reading Time: 5 minutes

Paolo Gianolio

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Euritmia di Paolo Gianolio, è un progetto musicale che cerca di orientarsi verso i ritmi della natura traendone ispirazione. La vena compositiva dell’autore, a differenza dei due precedenti lavori, lo porta a scoprire e sperimentare due nuovi strumenti: la voce e le parole.  “Euritmia” contiene nove brani di cui cinque cantati con parole che evidenziano la sua personalità e fantasia, oltre a quattro brani strumentali che rappresentano l’evoluzione della musica nella sua esistenza. L’insieme di strumenti classici d’orchestra, elettronici e software musicali, portano così Gianolio a un lavoro che cerca di unire sonorità di diverse etnie e di fonderne il valore, pur mantenendone il rispetto.

Paolo Gianolio musicista, nasce negli anni 60 ascoltando la musica dei Beatles e dei Rolling Stones. Comincia con una chitarra regalatagli da uno zio, la “strimpella” finché capisce che quello sarà il suo strumento. Dopo aver terminato studi al conservatorio, approfitta di un’occasione propostagli da alcuni amici musicisti che conoscono la sua vena compositiva, cioè di fare un disco insieme. Da quella proposta nasce negli anni 80 un gruppo che diverrà famoso soprattutto negli Usa: i Change. La carriera discografica di Paolo lo porta a collaborare con artisti importanti nel panorama musicale italiano: Eros RamazzottiMina, Claudio BaglioniLaura Pausini, Andrea Bocelli, Miguel Bosè, Fiorella Mannoia, Giorgia, Matia Bazar, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Patty Pravo .

Paolo Gianolio, che significato ha per lei il nuovo album “Euritmia”?

“È la storia della mia vita da musicista, evoluzione confluita nel bisogno di mostrare spontaneità e intuizione. L’essenza che elimina il superfluo e si mostra in tutta la sua semplicità. Melodie scorrevoli e piacevoli, armonie a volte un po’ azzardate ma comprensibili, come la tela del ragno, complessa ma ammirabile in tutta la sua semplice architettura. Per me è tempo di sintesi e di sostanza”.

A proposito, come mai questo nome?

Euritmia, arte che nasce nei primi del novecento, si proponeva di visualizzare i movimenti provenienti dalla musica e dalle parole e, il mio intento, che ha preso in prestito questo termine, è stato quello di raccontare episodi usando la musica come sentiero per raggiungere, aggiungendo le parole, la strada maestra, espressione del moto e del modo con cui si formano le linee melodiche e armoniche”.

Qual è il messaggio che desidera trasmettere?

“Mai smettere di sognare, la musica scalda la vita e rende possibile il dialogo. La concentrazione è l’arma migliore per non devitalizzare l’anima che manda messaggi fondamentali per credere in se stessi e scoprire così la propria personalità e raccontarla”.

Dal punto di vista musicale l’album presenta cinque brani cantati e quattro strumentali: come mai questa scelta?

“Dopo due precedenti lavori solo strumentali, ho voluto allargare, aggiungendo le parole, la visione generale che ho della musica. Le corde vocali si sono intonate sulle corde della chitarra per raccontare storie che possano emozionare. Le note di un brano strumentale sono il tramite per arrivare a giuste atmosfere e richiamare l’attenzione, il canto le illustra e le rende comprensibili attraverso le parole”.

“Euritmia” è l’ultimo lavoro in ordine di tempo di una carriera iniziata 30 anni fa: in questo periodo a suo avviso com’è cambiata la musica in Italia e nel mondo?

“Credo che la musica si sia evoluta e si evolve ancora oggi grazie alla genialità tramandata dai grandi artisti del passato. La materia musicale è piena di regole che bisogna conoscere per poter guardare al futuro. La buona musica rimarrà per sempre perché riconosciuta dall’umanità. Poi esiste musica meno colta che affianca il nostro periodo e ne esalta la voglia di leggerezza. La nostra volontà, guidata dalla rapidità con cui consumiamo inesorabilmente e anche un po’ irresponsabilmente il tempo a nostra disposizione, si è globalizzata e la musica gli è andata dietro. Ascoltare un messaggio musicale è paragonabile alla lettura di un libro, se vuoi capire e conoscerne il significato, devi concentrarti e spendere tempo, che in questo modo è speso bene”.

E la musica di Paolo Gianolio, invece, com’è cambiata?

“Fondamentalmente la mia musica è basata sull’esperienza che via via ti riempie la vita, la sua evoluzione ne è la prova. Credo più di essere cambiato io che la musica, di conseguenza la percezione di essa. Sicuramente la creatività, che dipende dalla personalità, si evolve e rende possibile leggere messaggi “alieni” provenienti dal futuro e “umanizzarli” per sostenere il presente”.

Lei ha collaborato con grandissimi artisti: a quale di loro è più legato?

“Ho avuto la fortuna di collaborare con grandi artisti che mi hanno arricchito l’esperienza musicale e, essendo loro anche grandi persone, mi hanno lasciato tanti messaggi che ancora oggi cerco di interpretare. Non uno in particolare ma tutti, con il loro ascendente, hanno contribuito a illuminare la strada che mi ha portato fino a oggi”.

Quella degli artisti è una storia di evoluzione continua. La sua come avviene?

“Credo che la crescita di ognuno dipenda dalla cultura che approfondisce in ogni sua sfaccettatura il bisogno di conoscenza. L’evoluzione ne è la conseguente consapevolezza di migliorarsi e mettersi alla prova. Il mio pensiero è essere dove si comincia per cominciare a essere, essere qualcuno che si distingua per la sua personalità”.

Abbiamo parlato della musica; a suo avviso anche il pubblico e i suoi gusti sono cambiati nel tempo?

“La storia ci racconta come vanno le cose, ci sono momenti che mostrano tutta la grandezza dell’arte in generale e altri che si appoggiano su quei momenti senza nulla dare. Cambiano le epoche, che modellano l’esposizione del pensiero, cambia il modo di riconoscersi e riflettere sul nostro tempo. Rimane però una cosa certa: la volontà di cambiamento dipende dall’esigenza di riempire la propria esistenza seguendo il proprio gusto e l’espressione della qualità non è sicuramente supportata dalla quantità. Mi piace pensare che sia la musica che segue e si adatta a noi”.

Nel tecnologico 21esimo secolo, per un musicista è più importante saper suonare bene la chitarra o saper elaborare i suoni con i nuovi strumenti digitali?

“La mia cultura mi porta a pensare che le radici di ognuno comunichino in ogni istante con la propria coscienza. La tecnologia va più veloce di quello che assimiliamo, il cervello rimane il motore della vita e le idee e intuizioni che provengono da esso rimangono l’elemento fondamentale per alimentare la capacità di costruire il proprio mondo. La tecnologia indubbiamente aiuta chi ne fa uso intelligente ma può diventare pericolo per chi ne abusa. Prima nasce l’idea, segue la virtù di svilupparla tramite le sue necessità. Il proprio strumento rimane comunque l’elemento per esternare il talento”.

Il suo motto è “arrivare dove si comincia”. “Euritmia” sarà l’inizio di quale nuovo percorso?

Euritmia è un nuovo percorso ancora in fasce, spero che crescerà per arrivare dove si comincia. La mia volontà è poter cominciare a essere cioè specchiarsi da ciò che proviene dall’interno dell’anima”.

 

Si ringrazia per la collaborazione Lucilla Corioni

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