JavaScript is required for our tabnav accessibility widget to work properly. Mary Rosenfeld: questione di pelle

Mary Rosenfeld: questione di pelle

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Da quattro generazioni la sua famiglia gestisce il più antico spugnificio d’Europa. Una dinastia iniziata sotto l’impero asburgico e sopravvissuta alla Shoah. Riferimento per le industrie farmaceutiche e per il settore della cosmesi

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Mary Rosenfeld durante il controllo qualità delle spugne

 

Al mattino presto, di domenica, Chichikov, protagonista del capolavoro “Le anime morte” di Nikolaj Gogol, si svegliava presto e si strofinava da testa ai piedi con una spugna umida.

Un rituale di cura e igiene personale, un rito nella pratica di toilette della buona società dell’Ottocento che, salvo rare eccezioni, non è frequente nelle abitudini delle abluzioni giornaliere contemporanee.

Eppure strofinare la pelle con una spugna della giusta consistenza e forma è uno dei piaceri della vita, nonché un modo per massaggiare la cute esfogliando lo strato superficiale e rimuovendo le cellule morte favorendo la rigenerazione in superficie.

Stiamo parlando delle demospongiae, il cui scheletro è prevalentemente formato da un intreccio di collagene organico detto spongina, utilizzate fin dai tempi antichi.

Fra le predilette la mediterranea spongia officinalis il cui utilizzo è documentato dal IV secolo a.C.

A Muggia, comune istriano italiano a pochi chilometri da Trieste con impianto urbanistico veneziano, esiste e produce per il mercato internazionale lo Spugnificio Rosenfeld. Uno dei pochissimi in Europa, sono circa 4/5 in tutto fuori dai circuiti turistici, certamente il più antico e prestigioso, in grado di fornire grandi quantità alle industrie farmaceutiche, della cosmesi e alla rete di commercio al dettaglio.

Fu fondato nel 1896 dal capostipite della famiglia di imprenditori, Davide, cittadino dell’impero austro-ungarico. Quattro generazioni di un’impresa iniziata oltre 130 anni fa, che oggi vende anche direttamente nella sua sede e nel mondo.

La signora Mary gestisce l’attività assieme alla figlia Elena, al genero Paolo e al nipote Francesco, con 3 dipendenti, quanto creato dal nonno Davide, cittadino ebreo nato a Milin nel 1869, oggi Repubblica Ceca, morto durate la Shoah, assieme alla moglie Stefani Bass.

Prelevato nel 1944 in una retata, perì durante il viaggio; la consorte nel campo di sterminio di Ravensbrück. Si salvarono i 3 figli che alla fine del conflitto rientrarono in possesso dell’azienda, confiscata dal fascismo.

La prima sede era a Trieste nel quartiere di Roiano; un incendio negli anni ’90 del secolo scorso la distrusse e venne rifondata a Muggia, nell’area del biotopo naturale dei laghetti delle Noghere, a pochi metri dell’ex confine con la Slovenia.

Mary segue i contratti esteri e i progetti di nicchia, Elena il ciclo della produzione, Paolo le spedizioni e Francesco i rapporti con i pescatori dalla Grecia alle Bahamas e il marketing.

1 Lo spugnificio oggi
Le anime dello Spugnificio Rosenfeld oggi

Signora Mary, in oltre centro anni di attività qualcosa è cambiato nel vostro lavoro?

«Non è cambiato molto in quanto il processo di pulizia, igienizzazione, sbiancatura, taglio e confezionamento è da sempre fatto a mano. Si usano le forbici per forgiare la forma regolare in dimensioni diverse, anche piccole, come richiesto dall’industria farmaceutica e dalla cosmesi, soprattutto in Giappone. Dopo il Covid abbiamo di molto ridotto la presenza alle fiere internazionali, inoltre abbiamo potenziato la rete di persone di fiducia nei vari continenti attraverso cui ci approvvigioniamo. Tutto è reso più facile nei contatti dalla tecnologia».

In quali paesi esportate?

«È un mercato in continuo movimento, abbiamo distributori in Cina e Corea, molto in Giappone, nelle catene di alberghi di lusso a Dubai e in Colombia. Siamo presenti nella penisola scandinava e, attraverso la grande distruzione, in tutta Europa, per l’igiene soprattutto dei bambini».

In quali settori industriali oltre alla farmaceutica e alla cosmesi?

«Nel settore artistico, in quanto le spugne sono utilizzate per l’effetto spugnato nell’ambito della decorazione. Ma anche nella tamponatura di colore, nella produzione di pellami pregiati nel settore delle calzature e pelletteria. Poi ci sono delle particolarità, come l’artista Paolo Sandulli, che si rifornisce da noi per creare le capigliature delle sue sculture».

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Il lavaggio delle spugne

Dove vi rifornite?

«Le spugne sono esseri animali semplici che vivono a una profondità di 30/50 metri, sono i reni del mare e hanno un’azione purificatrice importante dell’ecosistema. Un tempo era il Mediterraneo il luogo d’eccellenza per l’approvvigionamento, ma gli eventi socio-politici legati all’emigrazione in Tunisia e Turchia hanno di molto ridotto la presenza di pescatori della materia che era la più pregiata. L’isola greca di Kalymnos mantiene un buon livello di qualità e garanzia di fornitura. Dall’Egitto importiamo una spugna vegetale, prodotta dalla zucca, il lungo e rigido reticolo essiccato è impiegato per lo scrub».

Quanti tipi di pugne esistono?

«Nel Mediterraneo vivono quelle a pori larghi, in Adriatico, in particolare in Dalmazia nel mare dell’isola di Krapanj – Crappano, si raccolgono quelle più pregiate a fori piccoli, chiamate fine dama. La raccolta si fa a fine estate, vengono pulite in loco e poi arrivano da asciutte, si pagano a peso e dunque non devono essere con acqua, per il trattamento. Vengono pulite e igienizzate con lavaggi in diverse soluzioni basiche e acide per arrivare a un pH neutro. Quindi si procede alla sbiancatura e ossigenazione, taglio e confezionamento».

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La fase dell’asciugatura

Al momento l’offerta maggiore arriva dai Caraibi inglesi…

«Esatto, dalle Bahamas dove le spugne si trovano a profondità molto minori, massimo 5 metri, quindi la raccolta è molto più facile. In quelle isole abbiamo anche in atto un laboratorio, in collaborazione con l’Università di Trieste – Dipartimento di biologia marina, per allevare le spugne, ma è un processo che ancora non ha dato risultati commerciali significativi. A oggi tutte le spugne sono naturali, non coltivate».

Quanto incide l’inquinamento sulla presenza di spugne nei mari?

«Poco, fino a quando l’inquinamento resterà un fenomeno di superficie, e non scenderà alle grandi profondità dove si riproducono e continuano a essere i filtri depuratori delle acque. Piuttosto, periodicamente la produzione cala a causa di epidemie, come accadde negli anni ’80 e ’90, quando sono state decimate a causa di un batterio».

6 Forbiciatura a mano
La forbiciatura a mano

Quando una spugna è bella?

«Quando ha una forma particolare di cuore o corallo. Le scegliamo e le mettiamo da parte per estimatori, collezionisti o negozi specializzati. La spugna resta sempre un prodotto per chi la sa apprezzare».

Un suo sogno?

«Restare in questo mondo che mi affascina da sempre, da quando ero bambina e per la prima volta nel bagno di casa provai la magia morbida di una spugna sulla mia pelle».

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