Gianni
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Una ragazza ritrova le audiocassette dello zio bipolare e rielabora con affetto la sua figura e il suo disagio;
“Gianni”, di e con Caroline Baglioni per la regia di Michelangelo Bellani (Progetto vincitore del Premio Scenario per Ustica 2015, Spettacolo vincitore del Premio In-Box Blu 2016, Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2017) va in scena al Teatro Miela di Trieste in doppia replica giovedì 8 e venerdì 9 ottobre (ore 20.30) e prende spunto dal ritrovamento di tre audiocassette, incise a metà degli anni ’80 e ritrovate vent’anni dopo.
A parlare – nelle cassette – era Gianni, zio di Caroline (autrice e protagonista) e la pièce è la trascrizione fedele e coinvolgente di un testamento sonoro.
Gianni, un uomo con problemi maniaco depressivi scomparso nel 1999, descrive se stesso, le sue inquietudini, i suoi desideri e il rapporto intimo e sofferto con la società.
Oggi questi sentimenti sono la ‘voce’ di un’opera teatrale avvincente, il ritratto di un gigante che non stava mai bene, un toccante ricordo in bianco e nero.
Lo spettacolo viaggia nei teatri italiani da dieci anni ed è divenuto un podcast molto seguito e brillantemente premiato.
Così il regista, Michelangelo Bellani: Mi sono a lungo interrogato sul perché Gianni avesse inciso quei nastri. Per lasciare traccia del suo passaggio? Per riascoltarsi e analizzare l’abisso della sua mente? Per superare la paura di vivere? La sua voce è un flusso di coscienza, ironico, intelligente, drammatico, commovente che si muove a picchi infiniti fra voglia di vivere e il desiderio di finire, con uguale forza e disperazione. Ma la vera potenza delle sue parole sta in come ci conduce inevitabilmente dentro ciascuna delle nostre fragilità, per renderci conto in fin dei conti che tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti come Gianni.


