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Fede ed eresia

Tempo di lettura: 6 minuti

Data 03 Ottobre 2026 – 15 Novembre 2026
Organizzatore Valvasone Arzene

A Valvasone confronto tra due generazioni attraverso 20 opere complesse con tecnica mista e una scultura in argilla dedicata al celebre mugnaio friulano Menocchio, l’eretico per antonomasia

FedeEresia FotoCiol
(© Foto Ciol)

Si inserisce nell’atteso cartellone della XXXV edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra, incentrata sul focus tematico “Fede ed eresia“ l’affascinante progetto espositivo a due voci ospite del Castello di Valvasone dal 3 ottobre al 15 novembre 2026, una mostra d’arte contemporanea che mette a confronto la produzione di due generazioni: la Fede nelle opere di Giancarlo Magri e l’Eresia in quelle del figlio, Alberto Magri.

L’esposizione, che rappresenta la 519ª mostra d’arte del Centro Iniziative Culturali di Pordenone, è promossa con il Comune di Valvasone ed è a cura di Fulvio Dell’Agnese – presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone.

Il pubblico scoprirà un itinerario intimo e profondo, ammirando una ventina circa di opere principali, alcune delle quali inedite, realizzate con tecniche miste su tela, su carta e su pannelli in legno, affiancate da disegni e da una scultura in argilla dedicata a Domenico Scandella, alias “Menocchio”.

Si tratta di lavori nati in decenni diversi e da progetti differenti, che oggi si ritrovano a interrogarsi a vicenda proprio sul crinale delle tensioni dello spirito e della storia.

“Fede ed eresia” è una mostra promossa con la collaborazione di Presenza e Cultura, Fondazione Concordia Sette, Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone e Diocesi di Concordia-Pordenone, media partner Rai Friuli Venezia Giulia e Rai Radio3; e con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone, Fondazione Friuli e BCC Pordenonese Monsile.

Orari visite guidate: fino al 31 ottobre il giovedì alle ore 11.00; venerdì, sabato e domenica alle ore 9.30 | 11.00 | 15.30 | 16.45. Dall’1 al 15 novembre: il giovedì alle ore 10.30; venerdì, sabato e domenica alle ore 9.30 | 11.00 | 15.00 | 16.00. Fuori orario: Solo su prenotazione telefonica al numero 0434.898899 o via e-mail a [email protected]

Il legame dei due artisti con la sfera del sacro, sia nei suoi termini iconografici sia in quelli più intimi, è comune e profondamente radicato in un’attività di restauro del patrimonio artistico friulano e veneto che per Giancarlo Magri ha attraversato più di mezzo secolo.

Nelle sue opere, la figurazione diventa lo strumento principale per dialogare con la comunità, senza mai scadere nel colloquiale. Emblematiche in tal senso sono le due versioni esposte dell’Estasi di San Francesco (1987), dove il poverello di Assisi riceve le stigmate con una radiosa spigolosità che echeggia i primitivi autori fiorentini del primo Quattrocento, richiamando lo stile scattante e colmo di tenerezza già espresso da Magri nelle sue Viae Crucis per le chiese del Friuli occidentale.

In altri lavori esposti, il colore si fa sostanza ancora più fisica, come nella recente Basilica di San Pietro – dipinta e raschiata quasi a simulare lo strappo di un’antica pittura parietale – o nel bozzetto per una delle vetrate absidali della chiesa di San Giorgio a Porcia (1988), dove la visione della Genesi è strutturata secondo andamenti formali che richiamano i ritmi compositivi novecenteschi di Marc Chagall.

Laddove la pittura del padre esprime l’orizzonte della fede, i disegni del figlio Alberto aprono la strada all’eresia. La sua indagine si concentra su Domenico Scandella, detto Menocchio, il mugnaio di Montereale condannato al rogo nel XVI secolo per le sue idee sulla creazione.

Il paesaggio che fa da sfondo alle vicende di Menocchio evoca una plaga punteggiata di arbusti, mulini e campanili, affine al progetto Portus Imaginarius dello stesso artista: colline e greti sassosi che riassumono la materia primordiale da cui il mugnaio immaginava scaturire la vita, fuori dagli schemi della Creazione biblica, come hanno indagato gli storici Carlo Ginzburg e Andrea Del Col.

Nelle opere in mostra, questa terra friulana sembra concessa unicamente all’eretico conclamato e alla sua anima pura, mentre i canonici e gli inquisitori chiamati a giudicarlo ne rimangono esclusi, tratteggiati con sguardi feroci o incapaci di comprendere la felicità di stare al mondo di un uomo semplice.

Come spiega il curatore e Presidente del CICP, Fulvio Dell’Agnese, «nel caso di Giancarlo Magri e di suo figlio Alberto, il rapporto con la sfera del sacro è comune. È per questo che il busto di Menocchio scolpito da Alberto Magri può tranquillamente indirizzare il suo sguardo in direzione dell’altare, nella cappella gentilizia del castello di Valvasone: quando medita, o soffia nell’aria un pugno di farina come se evocasse un nuovo inizio del creato, il mugnaio intrattiene rapporti funesti con i teologi, ma dialoga serenamente con Cristo. Il Menocchio di Alberto Magri non disdegnerebbe affatto di scoprirsi attorniato dai colorati baluginii della Genesi (2012-2013) dipinta da Giancarlo Magri. Pesci azzurri vi guizzano con la medesima, innocente vivacità dei verminosi angioletti concepiti dal mugnaio del Cinquecento, che però su quella visione dell’inizio dei tempi costruì la tragica fine della propria esistenza terrena».

«Siamo particolarmente lieti di ospitare nel Castello di Valvasone una mostra che si inserisce in un appuntamento prestigioso come il Festival Internazionale di Musica Sacra e che porta nel nostro borgo due artisti profondamente legati alla cultura e al patrimonio del Friuli – sottolinea il sindaco di Valvasone Arzene, Fulvio Avoledo -. “Fede ed eresia” propone un confronto originale tra due generazioni e due differenti sensibilità artistiche, affrontando temi universali attraverso opere capaci di dialogare anche con la storia dei nostri luoghi. La figura di Menocchio, in particolare, ci riporta direttamente alla storia del Friuli e rende ancora più significativo questo progetto espositivo. Il Castello conferma così la propria vocazione a essere non soltanto uno straordinario patrimonio storico da conservare, ma uno spazio vivo, aperto alla cultura e alla contemporaneità. Ringrazio il Centro Iniziative Culturali Pordenone, il curatore Fulvio Dell’Agnese, Giancarlo e Alberto Magri e tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, che rappresenta un’ulteriore occasione per far conoscere e vivere Valvasone attraverso la cultura».

INFORMAZIONI

Mostra: FEDE ED ERESIA. Giancarlo & Alberto Magri

A cura di: Fulvio Dell’Agnese

Sede: Castello di Valvasone (Cappella Gentilizia e spazi espositivi), Valvasone Arzene (PN)

Periodo di apertura: Dal 3 ottobre al 15 novembre 2026

Orari visite guidate:

Fino al 31 ottobre: il giovedì alle ore 11.00; venerdì, sabato e domenica alle ore 9.30 | 11.00 | 15.30 | 16.45.

Dall’1 al 15 novembre: il giovedì alle ore 10.30; venerdì, sabato e domenica alle ore 9.30 | 11.00 | 15.00 | 16.00.

Fuori orario: Solo su prenotazione telefonica al numero 0434.898899 o via e-mail a [email protected].

Ingresso: Gratuito fino a 14 anni.