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Classic art

La scuola delle mogli

Misoginia e gelosia, in un travolgente susseguirsi di emozioni e colpi di scena.
Gorizia
Teatro Verdi, via Garibaldi 2/a
21/01/13
0481 383602

«Dovrei mettermi in casa, io, una donna di spirito che non ha sulla bocca che la corte e i salotti, che scrive in versi e in prosa letterine galanti?». È burbero Arnolfo, ruvido, e convinto dei propri principi: ha conosciuto le donne, vissuto esperienze “vivaci” da giovane borghese... ed ora, da maturo signore, intende sposarsi senza rischiare di restare invischiato nelle sapienti e ingannevoli trame femminili. Molière – in una delle sue più divertenti commedie – lo dipinge con tratti che offrono materia per un’interpretazione da manuale. Com’è quella di Eros Pagni, superbo nel dare cuore e ira al protagonista de La scuola delle mogli diretto da Marco Sciaccaluga.
Nei panni di Arnolfo, Pagni ha potuto sbizzarrirsi con i toni duri del misogino, quelli furiosi del geloso, quelli malinconici di chi deve infine riconoscersi perdente. Il protagonista, infatti, ha talmente poca stima delle donne e fastidio per le loro velleità intellettuali e d’indipendenza, che per sposarsi senza timori di “corna” ha scelto una giovane che gli fu affidata bambina. Tredici anni prima ha rinchiuso la piccola in convento, tenuta nell’ignoranza e nell’ingenuità: ora è pronta per essere una moglie dimessa. La commedia però insegna che non si può mutare la natura umana. Alla dolce e innocente Agnese infatti, basta incrociare alla finestra lo sguardo del giovane Orazio per sentire i brividi dell’amore e sbocciare come donna. Uno scherzo del destino poi vuole che Orazio sia il figlio di un vecchio amico di Arnolfo, appena giunto in città: Arnolfo lo incontra spesso e riceve le sue confidenze... comprese quelle “di cuore”. Lo scaltro signore fa presto a capire che la bella per la quale Orazio sospira è proprio Agnese, e se da un lato le mal riposte confidenze fanno in modo che egli riesca sempre ad anticipare i piani dei due innamorati, dall’altro viene tormentato per bene sulla graticola della gelosia, a forza di ascoltare Orazio. Ostinato, cerca contro ogni evidenza – e regalando al pubblico divertimento e tenerezza – di conquistare Agnese, ma un’agnizione fortunata risolverà per gli innamorati le cose al meglio e lascerà il povero Arnolfo gabbato e perdente. Una punizione esemplare per il protagonista di una commedia che a Molière valse un enorme scandalo (combattuto a suon di polemiche, poesie e commedie di risposta) e che – a ben guardare – può essere assunta a manifesto ante litteram della dignità e libertà femminile.