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Meeting

La cinese di Maputo

A cura di Marianna Accerboni.
Nathan Levi (ph. M. Accerboni)
Trieste
Caffè San Marco, via Battisti 18
24/04/15
18.30
340 7844764

Il romanzo - scrive Accerboni - propone un viaggio autobiografico della mente e del corpo nel cuore dell’Africa in difficoltà: Nathan Levi, pediatra e scrittore, nato a Tel Aviv da genitori triestini, vissuto a Gerusalemme per poi tornare per sempre a Trieste, racconta un momento importante della sua esistenza, che dal 1985-89 lo vide prestare servizio all’Ospedale centrale di Maputo in Mozambico, nell’ambito di un ampio programma di cooperazione internazionale del nostro Ministero degli Esteri, affidato all’Ospedale Burlo Garofolo per l’organizzazione del settore materno-infantile in quella città in guerra. Argomento ignoto ai più, sceverato per la prima volta in questo volume nitido e profondo, alleggerito da molteplici vicende sentimentali e sottolineato dal rapporto umanissimo dello scrittore con la tenera umanità dolente della pediatria.
Con grande equilibrio e un ritmo narrativo sobrio ma incisivo, Levi ci offre uno sguardo a 360° gradi su una concezione di vita aperta a molti stimoli e sollecitazioni, che coinvolge un uomo appassionato come lui in un disegno più grande. In tale contesto Ariel, il protagonista (alias Nathan Levi), scopre, grazie all’incontro con Suyen, giovane agente CIA cinese-americana, altri mondi e culture del sapere, in cui s’intrecciano in modo simbiotico gli opposti, in funzione di una visione unitaria e non antropocentrica dell’universo. Per lo scrittore è un ponte verso un’interpretazione più ampia e sacrale della vita, le cui premesse già si ravvisano nella Medicina tradizionale cinese appresa a Shanghai, che lo aveva portato a esercitare l’agopuntura. Nel ’94 Levi è inoltre tra i fondatori della Scuola di Fitoterapia Medica e dal 2002 insegna Fitoterapia e stress ossidativo nella nostra Università.  
Sullo sfondo del romanzo, in attesa, una Trieste ventosa, spesso illuminata da eventi atmosferici forti come la bora, in cui Ariel aveva lasciato Mara, poetessa un po’ nevrotica. Ironia, buon gusto, etica professionale, passione e un velo di delicata poesia - conclude Accerboni - accompagnano il viaggio reale e nel contempo metaforico di un autore da scoprire.