Cervignano scopre la fragilità collettiva
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Successo per la prima nazionale al Teatro Pasolini della commedia nera “Mio figlio cammina solo un po’ più lentamente”
CERVIGNANO DEL FRIULI – Prima nazionale al Teatro Pasolini di Cervignano per l’apertura della stagione di prosa, musica e cinema 2026-2027.
In scena “Mio figlio cammina solo un po’ più lentamente”, opera più celebre del drammaturgo croato Ivor Martinić per la regia di Marcela Serli, anche protagonista in scena accanto a Rita Maffei e Massimo Somaglino con il cast del Dramma italiano di Fiume composto da Elena Brumini, Serena Ferraiuolo, Stefano Iagulli, Elvia Nacinovich, Giuseppe Nicodemo e Mirko Soldano.
Un testo complesso nella sua forza contemporanea con protagonisti i rapporti umani in una famiglia fra generazioni nel segno dell’alterità e della diversità.
Commedia nera ma non dramma in quanto forte nel testo e nell’interpretazione è la componente di humor nell’assurdità di rapporti e mancanza di comprensione fra i protagonisti in scena, ben nove. Tutti personaggi connotati in modo marcato, incisi nei loro tratti identitari di tre generazioni, fra memoria, rimpianto, trasfigurazione della realtà per farne una vita accettabile, o per lo meno aderente a desideri e ricordi.
Essenziale la scenografia per suggerire ambienti di casa dove è in programma una festa di compleanno del figlio/nipote che si muove in carrozzina.
Gli attori manovrano a turno una telecamera che, passando di mano in mano, diventa l’occhio al servizio di una voce/coro, o potenziatore di ogni personaggio per cogliere dettagli di volti o particolari della scena da proiettare giganteschi sullo schermo dominante il palco.
Un elemento che inquietando arricchisce l’atmosfera di vita in essere. Mette anche sotto la lente le tante forme di relazioni oltre le parole, espresse in comportamenti psicologici sottili che recitano la loro parte su piani diversi.
Un vortice di energia, quasi folate di bora, muove i personaggi in un’energia con la quale la regista Marcela Serli ha innervato le creature.
Un testo, tradotto dal croato da Elisa Copetti, nel quale le lingue, italiano, friulano e fiumano, sono l’anima delle relazioni e scavano una parte diversa delle identità, fra madre e figlia e figlio, padre e marito, sorella e cognato, nonna e nonno e nipote ai quali si aggiunge un’estranea al parco.
Non è sempre necessario comprendere e tradurre, basta lasciarci cullare dal ritmo lento e carezzevole o scuotere dalla velocità sferzante delle parole.
Incontrare il testo di Ivor Martinić ha significato accettare di avvicinarsi a una fragilità collettiva senza protezioni nella piena libertà che il drammaturgo elargisce alla regia e agli attori nell’adattamento del testo.
“È una scrittura che non concede appigli facili, ha spiegato la Serli, non consola né addolcisce, apre invece delle fessure, costringendoci a guardare dentro una famiglia che traballa, inciampa, evita, ride e si nasconde. Per me, che da anni lavoro su un teatro capace di spostare lo sguardo e di rifiutare le semplificazioni emotive, questo testo è insieme un dono e una sfida”.
Un testo che la regista ha adattato per essere spazio aperto fra teatro e letteratura, fra poesia e grottesco, assurdo ma delicato, per mostrare ciò che di solito resta fuori scena ed è contemporaneo e vicino, diretto nella comprensione.
Prossimo appuntamento al Comunale di Cervignano il 20 ottobre “I turcs tal Friùl” di Pier Paolo Pasolini, si apre il sipario alle 20.45.


