Dal Cantico alla Comunicazione alternativa: gli studenti riscoprono San Francesco
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Al Liceo Einstein di Cervignano un confronto sul messaggio del santo assieme al teologo Bellavite. Nell'ambitpo del progetto FSL LAUDATE
Articolo a cura delle studentesse Giorgia Bagata e Susanna Delcuratolo della classe 5LSCA e della docente Rossella Marvulli
CERVIGNANO DEL FRIULI – In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia dal 1939, il Polo liceale “A. Einstein” di Cervignano del Friuli ha promosso, lunedì 5 ottobre 2026, una mattinata di approfondimento e confronto culturale.
L’evento ha avuto inizio con i saluti del dirigente Matteo Segatto, che ha sottolineato l’importanza della figura del santo e ha evidenziato la sua controversia e la sua capacità di emergere rispetto alle figure religiose dell’epoca.
L’evento ha poi lasciato spazio all’arte e alla musica, attraverso un laboratorio di lettura espressiva del Cantico delle creature affiancato da proiezioni fotografiche e dall’esecuzione del brano Fratello Sole, Sorella Luna condotti dagli studenti.
Il momento centrale è stato segnato dall’intervento del teologo e scrittore Andrea Bellavite, intitolato “Il Giullare di Dio, tra fede, ragione e natura”.
Bellavite ha ripercorso l’evoluzione storica della figura del santo, soffermandosi sul passaggio dalla profonda umanità raccontata da Tommaso da Celano alla santificazione della Legenda major di Bonaventura.
È stato inoltre ripercorso il legame tra Francesco e il Canto XI del Paradiso di Dante e analizzata la strumentalizzazione politica della sua figura nel Novecento, quando nel 1939 il regime fascista tentò di appropriarsi del suo messaggio.
Si è dato ampio spazio alla straordinaria attualità dei temi francescani, come l’ecologia, punto di riferimento fondamentale di fronte all’emergenza climatica, e la cultura della pace, simboleggiata dallo storico dialogo con il Sultano.
Nel dibattito finale sono emersi diversi spunti di riflessione, tra cui il significato della definizione “Giullare di Dio” come una persona capace di vivere una gioia così grande da volerla restituire a Dio attraverso la lode e la priorità del valore dell’essere umano (“sostantivo”) rispetto alle singole appartenenze culturali o religiose (“aggettivi”).
L’iniziativa si è avviata alla conclusione con un laboratorio sulla Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) dedicato al tema dell’inclusione, per poi chiudersi sulle note e sui versi dell’apertura, ribadendo l’importanza del pensiero di San Francesco nel mondo contemporaneo.
Dal Cantico alla Comunicazione Alternativa
Ad anticipare questo incontro, si è tenuto il 2 ottobre il primo evento espressivo del progetto FSL LAUDATE, nato nell’ambito dei percorsi Formazione scuola lavoro in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. L’evento di venerdì, intitolato “Il cantico delle creature, 800 anni dopo il messaggio è ancora vivo”, rappresenta una prima conclusione di un percorso che ha coinvolto studenti di varie classi del liceo Einstein di Cervignano del Friuli e li ha visti protagonisti di incontri pomeridiani, momenti di riflessione e di discussione, raccolte di fotografie, per giungere pronti alla restituzione di questo lavoro a compagni e docenti nell’aula magna dell’istituto.
L’evento ha visto susseguirsi gli interventi di docenti e studenti che in vario modo hanno contribuito alla costruzione del progetto e si è concluso con la recitazione del testo originale del Cantico delle creature e con una performance musicale degli studenti: perché scuola è anche imparare a entrare in rapporto con le proprie emozioni, e la musica in questo è uno strumento potente.
Con questo progetto e attraverso la figura di San Francesco, i ragazzi e le ragazze hanno toccato temi di grande attualità come il femminismo, la crisi climatica, il rispetto della Terra, l’inclusione delle marginalità, ma anche temi universali come il rapporto con la nostra corporeità e il valore politico dei nostri corpi.
Dopo questo flash back alla vita di un mendicante e di un predicatore, con quale sguardo torniamo all’oggi? È possibile riportare nel nostro rumoroso presente un germoglio della povertà francescana? In un presente soverchiante, dove la disponibilità apparentemente infinita di risorse, la fabbricazione di desideri indotti dalle logiche di mercato, l’infodemia ci fanno credere in una felicità realizzabile soltanto con il soddisfacimento di sempre nuovi bisogni, quale lezione possiamo recuperare dal paradigma dello svuotamento di San Francesco? Saremmo ancora in grado di denudarci, come Francesco, di ciò di cui non abbiamo bisogno, per accogliere e ascoltare il dolore e la gioia degli altri?
“Il primo modo per capire qualcosa è praticarlo”, ha detto Sofia durante l’evento parlando dell’esperienza, fatta da un piccolo gruppo di studenti durante il percorso LAUDATE, della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), un metodo educativo che vuole consentire a tutti di esercitare il proprio diritto di comunicare.
Se San Francesco può insegnare qualcosa a degli studenti di liceo nel 2026, senz’altro servirebbe per rispondere a una domanda che vivono nel loro quotidiano nelle aule di scuola: esistono linguaggi che possano includere anche chi non può usare il linguaggio verbale? “Comunicare”, spiegano i ragazzi durante la presentazione di questa metodologia didattica, “significa stabilire un dialogo con le altre persone, stringere legami con gli altri ed entrare nella società come soggetti attivi.” È in questo senso che la CAA è entrata nell’evento di venerdì sotto forma di laboratorio interattivo con il pubblico.
Forse la risposta risiede proprio in questa coincidenza non casuale: spogliarsi del superfluo non significa fare il vuoto, ma fare spazio. E fare spazio è l’unico modo per permettere all’altro di entrare, è rompere l’isolamento. Il paradigma dello svuotamento francescano smette così di essere un’astratta rinuncia e diventa un atto profondamente politico e civile: la decisione di disarmare le nostre sovrastrutture, di disattivare il rumore di fondo che ci isola per imparare ad ascoltare.
Se l’eredità di San Francesco conserva ancora una forza dirompente a distanza di otto secoli, è proprio perché ci ricorda che l’inclusione reale non si costruisce moltiplicando i consumi o alzando la voce, ma spogliandosi dei propri privilegi linguistici e culturali per andare incontro a chi resta ai margini.
Che si tratti di riscoprire un rapporto autentico con la Terra, di restituire dignità a qualsiasi corpo o di adottare strumenti alternativi per garantire a chiunque il diritto alla parola, la lezione che questi studenti portano in classe non è uno sguardo rivolto al passato. È un gesto concreto di cittadinanza: la prova che, persino in un mondo saturo di bisogni indotti, c’è ancora chi sceglie di fare il vuoto attorno a sé per consentire a tutti di esistere, di comunicare e di sentirsi parte della stessa comunità.


