Il passato di Aquileia continua a riemergere
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Nuova ipotesi sulla Casa dei Putti danzanti: individuato un possibile muro perimetrale della Casa Ritter-Zàhony
AQUILEIA – Una nuova traccia potrebbe aiutare a ricostruire l’organizzazione di uno dei più importanti complessi residenziali dell’antica Aquileia.
È quanto emerge dalla campagna di scavo 2026 condotta in concessione ministeriale dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste nella Casa dei Putti danzanti, una delle più estese e lussuose residenze tardoantiche della città.
Le indagini hanno portato all’individuazione di quello che sembra essere il muro di chiusura perimetrale della Casa Ritter-Zàhony, struttura individuata negli anni Trenta da Giovanni Brusin e successivamente reinterrata.
Si tratta, al momento, di un’ipotesi che dovrà essere verificata nelle prossime campagne, ma che potrebbe chiarire il rapporto tra le abitazioni precedenti e la grande residenza costruita a partire dalla metà del IV secolo d.C.
Le ricerche dell’Università di Trieste, avviate oltre vent’anni fa su concessione del Ministero della Cultura, per il tramite della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Fondazione Aquileia, hanno progressivamente restituito l’immagine di una residenza di dimensioni eccezionali.
Le evidenze oggi disponibili permettono di stimarne l’estensione in circa 10.000 metri quadrati.
La monumentalità della Casa e la ricchezza dei suoi apparati decorativi – dai mosaici alle pitture, fino all’ampio impiego di marmi e al rinvenimento di una preziosa coppa diatreta in vetro dicroico, ovvero decorata con una tecnica molto raffinata che riproduce un motivo “a rete” – indicano una committenza di altissimo livello.
Le campagne 2024-2026 hanno avuto tra i principali obiettivi la ricostruzione dell’organizzazione dell’insula prima e dopo la costruzione della Casa dei Putti danzanti e la definizione delle diverse fasi edilizie.
In questo quadro si inserisce anche una recente riscoperta, finanziata da Fondazione Aquileia, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia: alla fine del 2025, nelle adiacenze dell’area archeologica dei fondi Cassis e della Casa dei Putti danzanti è stato rimesso in luce il mosaico del “Tappeto Fiorito”, la cui collocazione nel IV secolo d.C. sembra confermare l’ipotesi di una possibile relazione con la medesima committenza della Casa.
La campagna di quest’anno dell’Università di Trieste ha coinvolto 15 studentesse e studenti, tra cui due dell’Università di Rijeka, con la quale UniTS collabora da tempo. Il cantiere rappresenta un momento di formazione per studenti, specializzandi e dottorandi, chiamati a confrontarsi direttamente con metodi e strumenti della ricerca archeologica.
“È stata una prova faticosa, ma alla fine del tutto ripagata dalla curiosità che alimentava ogni picconata e dall’emozione di trovarsi davanti a una realtà nascosta da lunghissimo tempo”, commenta Irene Padova, studentessa di Lettere antiche a UniTS che ha partecipato alla campagna di scavi.


