Memoria e prevenzione ricordando il terremoto
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Protagonisti della ricerca, del volontariato e delle professioni si sono incontrati al liceo di Cervignano per un confronto con gli studenti
CERVIGNANO DEL FRIULI – A cinquant’anni dal terremoto del 1976, memoria, ricerca, volontariato e professioni si sono incontrati nell’Aula Magna “Loredana Marano” del Liceo Einstein, dove si è aperto “TerraeMotus. Memorie e professioni a 50 anni dal risveglio dell’Orcolat”.
L’iniziativa, rivolta alle classi quarte e quinte del Polo Liceale, ha proposto un percorso tra memoria del territorio, prevenzione e orientamento alle professioni.
Ad aprire la giornata è stata Carla Barnaba, ricercatrice del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.
Agli studenti ha illustrato come, negli ultimi cinquant’anni, sia cambiato lo studio dei terremoti: dalla conoscenza del fenomeno alla costruzione di sistemi di monitoraggio e prevenzione sempre più avanzati.
L’ex direttore sanitario dell’Ospedale Psichiatrico di San Daniele, Raffaele Calabria, dialogando con il docente di Scienze Umane Maurizio Boscarol, ha quindi ripercorso la gestione dell’emergenza all’interno della struttura psichiatrica, evidenziando le difficoltà organizzative e la necessità di garantire assistenza e attenzione alle persone più fragili.
Sergio Odoni, già Capo Gruppo AGESCI Cervignano 1, ha portato la testimonianza della mobilitazione di giovani e scout nei giorni successivi alla scossa. “Un grammo d’azione vale più di un quintale di parole” è stato il motto scelto per sottolineare il valore della solidarietà concreta.
Francesco Burba ha invece raccontato il proprio percorso: da giovane volontario tra le macerie a ingegnere civile, fino alla scelta di dedicare la propria attività alla sicurezza degli edifici e alla ricostruzione del Friuli.
A concludere gli interventi è stato Angelo Floramo, con “Il Friuli ringrazia e non dimentica? Note irriverenti sui rischi di una memoria retorica e selettiva”, una riflessione sul significato della memoria e sulla necessità di andare oltre i luoghi comuni.
La giornata è stata accompagnata dalla proiezione di un filmato sulla nascita della Protezione Civile, sviluppatasi anche grazie all’esperienza maturata con il terremoto del 1976, e dal trailer di Tracce. Le voci che restano del terremoto in Friuli, prodotto dal Messaggero Veneto. Particolarmente intenso il momento dedicato ai 59 secondi della scossa del 6 maggio: nella sala buia, lo scorrere del timer ha restituito agli studenti la percezione di un tempo brevissimo, ma capace di cambiare il destino di persone e comunità.
“TerraeMotus” ha così collegato la memoria del sisma alle sfide del presente, offrendo agli studenti un percorso tra geofisica, ingegneria, professioni sanitarie, Protezione Civile e volontariato.


