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Capitale della Cultura, gli studenti ridisegnano Gorizia

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Presentati i lavori realizzati dagli universitari goriziani e di Lubiana. Installazioni e padiglioni che ripensano il confine

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GORIZIA – Presentati i lavori degli studenti del Corso di Architettura dell’Università di Trieste a Gorizia realizzati nel contesto del laboratorio che, da qualche anno, in collaborazione con la facoltà analoga di Lubiana, ripensa e ridisegna ambiti territoriali con situazioni critiche o di degrado o di vero e proprio abbandono con l’intento di riqualificarli e di rigenerarli.

Alcuni di questi spunti, negli anni scorsi, sono stati utilizzati nella programmazione urbanistica del Comune di Gorizia che ha attivato una proficua collaborazione in questo contesto.

Il tema del laboratorio di quest’anno non poteva che collegarsi al confine ma in chiave “Go!2025” attraverso installazioni e padiglioni che, dopo l’evento, potranno essere smantellati e ricollocati in forma diversa a Gorizia e Nova Gorica.

I lavori realizzati dagli studenti sono stati illustrati oggi ai sindaci Rodolfo Ziberna e Samo Turel, all’assessore alle politiche universitarie, Chiara Gatta, e ai direttori del Gect, Romina Kocina, e di Zavod Go2025, Gorazd Bozic, al presidente dell’Ater Gorizia Fabio Russiani e al presidente del Consorzio Universitario, Sergio Orzan.  

A fare gli onori di casa il responsabile del laboratorio, Giovanni Fraziano, insieme ai docenti Adriano Venudo, Thomas Bisiani, Luigi Di Dato, Claudio Meninno e Spela Hudnik della facoltà di Lubiana.

Diverse le proposte degli studenti: dalla Torre luminosa che getta fasci di luce sui colli che segnano lo skyline del territorio al percorso ad anello che lega il territorio senza confini. Dal ponte sopra i binari che riconnette le due città con il treno Borderless Express attraverso un itinerario che tocca diverse capitali europee al tipico giardino formale-romantico goriziano riprodotto all’interno di un padiglione. Dal ponte sull’Isonzo che va a creare una vera e propria piazza sospesa sul fiume a un esagono che collega i padiglioni collocati sui valichi che diventano delle “porte”. Dalla casa del tempo libero “Rock pavilion” situata lungo il fiume, a una passerella emozionale che connette vari luoghi, sull’asse Galleria Bombi-Transalpina, al padiglione che “abbraccia” il monumento ai 4 generali.

Per arrivare, infine, ad “A.ME.BO”, ovvero Active Metamorphic border che ha come obiettivo la creazione di un territorio per l’“homo ludens”, in cerca di nuovi stimoli e nuove possibilità di esperienza: il nomade che si sposta libero, rifiutando ogni tipo di barriera e itinerario convenzionale.