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Il Museo Ferrari

Sport
10 ottobre 2019

Alle radici del mito

di Livio Nonis
A Maranello l'epopea del Cavallino rampante vive in una esposizione che ne ripercorre i 90 anni di storia. Dalla Formula uno alle vetture su strada
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Il nostro collaboratore Livio Nonis all'ingresso del Museo Ferrari
Sport
10 ottobre 2019 di Livio Nonis Image

L'eccellenza motoristica italiana, la bellezza mixata alla perfezione ha il colore “rosso Ferrari”. Per chi ama velocità, bellezza e vittoria, se si trova nel modenese non può non fare una sosta al museo della Ferrari a Maranello.

Già all'ingresso dello stabile il simbolo del “cavallino rampante” dà un segnale di potenza: qualcosa che per uno sportivo e tifoso come me è indescrivibile. Nell’atrio, “appesa” come un quadro un’auto di Formula uno dà il benvenuto ai visitatori.

Appena si entra c'è da sgranare gli occhi: davanti a noi ci sono le più belle, conturbanti, favolose autovetture che la scuderia Ferrari ha messo in strada. Il Museo di Maranello ospita la mostra “Hypercars”, dedicata a quelle Ferrari che hanno svolto un ruolo di apripista nell’evoluzione tecnologica della Casa. Un evento speciale in occasione dei 90 anni dalla fondazione della Ferrari che ricorrono quest’anni.

Mi soffermo sulla F40, quella che da ragazzo mi ha più impressionato. Si tratta della prima auto stradale nella storia Ferrari a essere costruita con svariati materiali compositi quali il kevlar per il telaio, le fibre di vetro per la carrozzeria, resine aeronautiche per i serbatoi e plexiglas per i finestrini laterali; al momento della sua presentazione era l'auto stradale più veloce mai costruita, con i suoi 324 km/h dichiarati.

Nelle stanze seguente mi imbatto prima nelle altre autovetture con eccellenze tecnologiche – GTO,  F50, Ferrari Enzo, LaFerrar – e quindi in quelle che hanno vinto i titoli mondiali. Sulla parete i volti di tutti i campioni mondiali che hanno ottenuto il titolo ci osservano in silenzio: da Alberto Ascari, unico italiano ad aver conquistato il titolo mondiale piloti, a Juan Manuel Fangio, Phil Hill, John Surtees, Niki Lauda, Jody Scheckter, Michael Schumacher, fino all'ultimo Kimi Räikkönen.

I miei ricordi tornano al 1975, quando a Monza assistetti dal vivo al Gran Premio d'Italia. Vinse Clay Regazzoni e Niki Lauda conquistò il suo primo titolo mondiale. Nell’occasione fui ripreso dalle telecamere della Rai, mandando in estasi mia mamma che stava guardando il Gp.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proseguo il mio peregrinare fino a raggiungere lo spazio dedicato ai tessuti usati per gli interni, abbinati al colore rosso Ferrari delle vetture: la qualità è estrema, pelli di pregio impensabili per un’auto da tutti i giorni.

Osservo la Ferrari FXXK, un gioiello di tecnologia e potenza, costruita nel 2014 nel numero limitato di 30 autovetture (solo per la pista). Ha una cilindrata di 6262 cm3, con una potenza di 1050 Cv. C'è anche l’Alfa Romeo 8C 2300 Spider, che nel 1932 fu la prima a portare il Cavallino Rampante sulla sua livrea, e anche la SF71H, la monoposto con cui lo scorso anno hanno gareggiato Sebastian Vettel e Kimi Räikkönen.

Da queste vetture traspare il sogno del fondatore, Enzo Ferrari, e l’impegno, la determinazione e la spinta per l’innovazione di una squadra che è riuscita a legare per sempre la sua storia a quella della Formula uno: 31 titoli mondiali, di cui 15 titoli piloti e 16 costruttori, sono un primato ineguagliato che il team di Maranello è chiamato ogni anno a difendere e onorare, con la stessa passione di 90 anni fa.

Mi dirigo all’uscita. Due simulatori di Formula uno consentono, a chi lo desidera, di provare anche solo virtualmente l’ebbrezza della velocità estrema. Un’esperienza da brividi, come l’intera visita a questo luogo speciale.

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