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Intervista ad Andrea Nicolausig

Attualità
01 agosto 2019

Custodi della tradizione

di Livio Nonis
Dieci anni fa l’eredità dei Campanari del Goriziano sembrava destinata a un inesorabile declino. Un'apposita associazione ha invertito la rotta e avvicinato nuovi giovani
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I Campanari del Goriziano davanti alla Campana della Pace di Rovereto: in centro l'assistente dell'associazione, don Moris Tonso; alla sua sinistra
Attualità
01 agosto 2019 di Livio Nonis Image

Quando si parla di Campanari nell’isontino e nella bassa friulana l’attenzione non può che cadere sull’associazione «Campanari del Goriziano - Pritrkovalci Goriške – Scampanotadôrs dal Gurizan», nata ufficialmente nel 2009, sebbene già attiva dal 2007, come realtà di riferimento per tutti i gruppi di suonatori di campane del Goriziano, inteso nella sua natura storica e quindi comprendente tutta l’attuale Arcidiocesi di Gorizia e i territori già goriziani ora in Slovenia.

Il sodalizio coinvolge circa 150 campanari attivi e promuove ormai da oltre un decennio l’insegnamento dello scampanio a bambini e ragazzi, attraverso le scuole campanarie in diverse località del territorio. Appuntamento di ritrovo e di formazione annuale è la Festa dei Campanari il primo sabato di settembre di ogni anno. L’associazione è anche promotrice della manifestazione Campanili aperti che vede l’apertura di alcuni campanili ai visitatori e di pubblicazioni inerenti al proprio campo di attività.

In pochi anni questa realtà ha saputo recepire un patrimonio, solitamente di tradizione orale, aiutando e sostenendo la sua trasmissione dai più anziani alle nuove generazioni. Oggi il Goriziano può offrire molte nuove squadre di giovani scampanotadôrs che hanno appreso la tecnica e con passione allietano le ricorrenze religiose, portando quell’aria di festa che soltanto lo scampanio può dare. Incontriamo il presidente dell’associazione, Andrea Nicolausig, per capire chi è e cosa fa un campanaro.

Come ci si avvicina a questa tradizione?

«Si tratta di una passione che nasce spontanea o altrimenti è il risultato della volontà di conoscere e avvicinarsi a uno strumento particolare come la campana, che la persona vede lontano sul campanile ma che sente quotidianamente e quindi ritiene parte del proprio vivere. Il tutto poi si sviluppa come un servizio svolto per la comunità parrocchiale».

Molte tradizioni rischiano l’estinzione per mancanza di seguito: è anche il vostro caso?

«Fortunatamente posso dire di no, ma dieci anni fa la risposta sarebbe stata diversa. Con la nascita dell’associazione “Campanari del Goriziano”, che si occupa di preservare quest’antica e bella tradizione, possiamo affermare di essere riusciti a invertire una tendenza che pareva inesorabile. Molti sono i campanari di una certa età, che rappresentano le nostre radici e garantiscono il collegamento tra generazioni, ma altrettanti sono i giovani scampanotadôrs, che in questi anni sono vistosamente aumentati e rappresentano il nostro futuro».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quanto tempo ci vuole per diventare un campanaro?

«Ogni anno l’associazione organizza le Scuole Campanarie, ossia dei corsi di formazione per diventare scampanotadôrs. Il primo  corso è nato esattamente trent’anni fa a San Lorenzo Isontino per merito del cavalier Giovanni Marega, che ancora oggi lo guida, a conferma di come sia stata un’intuizione straordinaria. Quest’anno altri corsi vengono organizzati a San Pier d’Isonzo, Scodovacca, Gabria e Medea. Durano all’incirca un mese e rappresentano il primo passo per entrare nel mondo delle campane».

Una curiosità, quanto pesa una campana?

«Dipende, si va da concerti relativamente piccoli, con campane del peso di alcune centinaia di chilogrammi, a concerti più grandi. Nella Bassa sono notevoli i concerti di campane di Aiello, Fiumicello e Aquileia, per citare i più imponenti, con bronzi che possono superare i 2.000 chili».

Tanto sacrificio come viene ricompensato?

«Se va bene con un bicchiere di vino o una fetta di salame! La soddisfazione più grande è quella di poter contribuire alle feste religiose dei nostri paesi, portando quell’aria di festa che solo lo scampanio manuale è in grado di dare. Quando scendi dal campanile e le persone ti fermano per ringraziarti per l’emozione che hanno provato, è già un guadagno».

La tradizione riguarda anche la lingua?

«Certamente. Io ad esempio posso affermare di aver iniziato a parlare in friulano proprio frequentando assiduamente gli scampanotadôrs, che tra loro parlano solo in marilenghe. Agli incontri di campanari si sente parlare anche in sloveno o in bisiaco, raramente in italiano».

Come giudica la salute dei nostri campanili?

«Abbastanza buona. Come associazione cerchiamo di avere un referente per ogni campanile che si preoccupi di mantenerlo in ordine e di organizzare lo scampanio, almeno nelle occasioni più importanti. Ogni anno organizziamo la manifestazione Campanili aperti, la seconda domenica di maggio: cerchiamo in questo modo di aprire dei luoghi solitamente non accessibili dalla gente e il risultato è sempre molto apprezzato. Anche la Festa dei Campanari nel mese di settembre si svolge ogni anno in una località diversa».

Si dice che a suonare le campane si diventa sordi…

«In effetti un tempo bastava un po’ di ovatta e si saliva sul campanile. Oggi chiediamo ai nostri campanari di adottare delle precauzioni, come ad esempio tappi in lattice o meglio ancora delle cuffie per attutire il suono e proteggere l’udito».

Dal Goriziano al resto d’Italia, c’è un legame tra i campanari italiani?

«Ogni anno c’è un raduno nazionale e in diverse occasioni vi abbiamo partecipato. I campanari del resto d’Italia hanno tecniche di suono completamente differenti dalle nostre: più affinità c’è invece con i campanari sloveni, con cui condividiamo la stessa tradizione. Recentemente abbiamo pubblicato e ristampato, a cura del sodalizio, il volume Il campanaro sloveno di Ivan Mercina, stampato a Gorizia nel 1926. Si tratta di uno dei più antichi manuali sull’arte campanaria delle nostre terre, che era ormai  introvabile ed è stato edito in sloveno, friulano e italiano. Contiene anche numerose partiture per campane. Era scritto unicamente in lingua slovena e abbiamo desiderato curare la traduzione in friulano e italiano per renderlo nuovamente fruibile. Ci stiamo impegnando altresì a raccogliere altre melodie di tradizione orale, tramandate dagli anziani scampanotadôrs: lavoro non manca e invitiamo chi desidera avvicinarsi a questa bella tradizione a contattarci, le porte dei nostri campanili sono aperte».

L’associazione ha anche il suo sito web www. campanaridelgoriziano.eu dove si possono trovare gli orari di segreteria e tutto quello che concerne l’attività.

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