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Omar Rusin

Società
07 agosto 2017

Una storia da tramandare

di Andrea Doncovio
A Fiumicello opera un gruppo di appassionati di reperti agricoli. In attesa di realizzare un museo per renderli visibili, con loro fanno rivivere la faticosa vita contadina di un tempo
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(ph. Claudio Pizzin)
Società
07 agosto 2017 di Andrea Doncovio Image

Un piccolo gruppo di appassionati di reperti agricoli e di vecchi mestieri che, ormai da alcuni anni, raccoglie materiale e attrezzature del mondo rurale, dei tempi dei nostri nonni. Alcuni oggetti sono stati regalati da persone che li tenevano nelle cantine a fare la polvere. «Quando ce li hanno consegnati – racconta Omar Rusin, fondatore del gruppo “Non cancellare il tuo passato, mantieni viva la nostra storia” – ci hanno raccontato di chi erano e a cosa servivano. Noi li raccogliamo per poter ricreare i vari momenti della faticosa vita contadina ormai dimenticata con l’avvento delle comodità della meccanizzazione».

Omar Rusin, com’è nata l’idea di costituire questa aggregazione?

«Sono sempre stato appassionato di storia e mi sono sempre interessato e documentato sull’argomento. Grazie a questa mia passione ho avuto modo di conoscere il signor Diego Verzegnassi, anche lui amante di storia di oggetti e di cultura. Da qui è nata l’idea di creare questa aggregazione».

Da quante persone è composta?

«Io e Diego siamo gli ideatori ma ne fanno parte e ne possono far parte tutti coloro che, come noi, sono appassionati di storia».

Finora quanti reperti avete recuperato?

«Parliamo di circa 5.000 pezzi di vario genere: da attrezzatura agraria a quella per il bestiame, dai lavori di falegnameria a quelli di artigianato come il calzolaio o il sarto, fino ad arrivare al lavoro che svolgevano ai tempi le donne in casa».

Dove andate a recuperarli e, successivamente, dove li custodite?

«Gli oggetti vengono recuperati su tutto il territorio regionale. Per il momento vengono conservati in un deposito appartenente alla mia famiglia».

Con l’amministrazione comunale di Fiumicello avete avviato un percorso per la realizzazione di un piccolo museo: a che punto è la situazione?

«Trattandosi di un progetto in fase di realizzazione al momento non c’è ancora nulla di definito. Ma confidiamo di avere presto delle novità».

Oltre a recuperare reperti agricoli e di antichi mestieri organizzate anche rievocazioni a tema: in che cosa consistono esattamente?

«Io e Diego Verzegnassi, insieme ad altri appassionati, organizziamo una giornata di rievocazione lavorativa nei campi. L’evento consiste nella trebbiatura fatta come un tempo, con i cavalli, e la successiva balsatura del frumento. Per due anni questa rievocazione si è svolta nell’ azienda agricola appartenente alla mia famiglia, mentre l’anno scorso l’abbiamo realizzata in un’azienda di Perteole, nel comune di Ruda. Quest’anno abbiamo scelto di riproporla nuovamente nell’azienda della mia famiglia. Oltre a questo evento ci piacerebbe proporre una giornata per l’aratura e la semina del mais: “Il Ros di Aquileia”, una varietà di mais che veniva usata dai nostri nonni per fare la polenta».

La gente come risponde alle vostre iniziative?

«C’è stato molto entusiasmo da parte di tutti coloro che una volta lo facevano per mestiere: riuscire a condividere con i nipotini questo momento è stata per loro una grande soddisfazione; come tornare indietro nel tempo e dimostrare loro quello che i nonni riuscivano a fare senza tutta la tecnologia che ci ritroviamo al giorno d’oggi».

Perché è importante mantenere viva la storia delle nostre tradizioni?

«Perché possiamo trasmettere dei valori che oggi si sono persi».

In pochi decenni il nostro stile di vita ha subito un’evoluzione epocale: a suo avviso quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questo cambiamento?

«Questo cambiamento ci ha portato via le cose più importanti, come la comunicazione e la condivisione. Basti pensare a quando si lavoravano i campi: la gente era sicuramente più stanca ma era anche un momento dove si poteva parlare e discutere, perché si era tutti insieme. E magari dopo un’intensa giornata di lavoro si apriva un salame e lo si condivideva tutti insieme. Oggi questo non accade più. Per quanto riguarda i vantaggi, oggi una macchina fa il lavoro di dieci persone nella metà del tempo».

Piacevoli ricordi o nostalgici rimpianti: i membri della vostra aggregazione come guardano a quel passato che desiderano preservare?

«Con un piacevole ricordo, accompagnato da un nostalgico rimpianto».

Chi volesse consegnarvi vecchio materiale di attività artigianali o contadine, come deve comportarsi?

«Tutti gli interessati possono contattare telefonicamente sia me che Diego Verzegnassi, telefonando al numero 338 3112654».

Oltre alla realizzazione del museo, quali sono i futuri obiettivi del vostro sodalizio?

«Le idee non mancano, ma al momento cerchiamo di portare a termine quanto avviato».

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