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Mauro Buoro: da Trieste a Berlino in Mountain Bike

Sport
14 marzo 2017

Pedalando verso la vita

di Andrea Doncovio
Tre anni fa il suo peso raggiunse i 150 kg, mettendo seriamente a rischio la salute. L’aiuto di una dietologa e la passione per la bici hanno cambiato la sua vita. E ora affronterà una nuova sfida
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Mauro Buoro con la sua mountain bike
Sport
14 marzo 2017 di Andrea Doncovio Image

“Trovate una motivazione, vi cambierà la vita”. La frase conclusiva del cartellone realizzato per riassumere la sua prossima avventura spiega meglio di mille parole la storia di Mauro Buoro. Il 22 aprile compirà 60 anni, eppure la sua vita sembra iniziata poco fa. O forse è meglio dire ricominciata. Nato in Svizzera, da tempo vive a Perteole, frazione di Ruda. La sua rinascita inizia nel 2013, quando la bilancia sotto il suo peso raggiunge i 151 kg. La salute è seriamente in pericolo e la dietologa gli impone di perdere peso e cambiare stile di vita. La vicinanza della famiglia e dell’amata nipotina Denise fanno il resto. Fino al giorno in cui suo figlio lo invita a uscire in bici assieme.

All’epoca, nessuno dei due poteva sapere che Mauro non si sarebbe più fermato, percorrendo in sella chilometri su chilometri, perdendo la metà dei chili e trovando la pace e la serenità che credeva disperse. Ora entrambi raggiungeranno Berlino: Mauro pedalando, suo figlio seguendolo in auto. E sotto la Porta di Brandeburgo coroneranno un sogno che sembrava impossibile da realizzare.

Mauro Buoro, com’è nato il progetto di percorrere la tratta Trieste-Berlino in mountain bike?

«Andando più volte a Trieste per allenarmi, in una di queste occasioni scorsi una pietra militare vicino al Castello di Miramare con scritto Trieste-Berlino 1180 km. Mi sono detto: quando arrivo a 80 kg la proverò. Ora è giunto quel momento».

Non proprio una località dietro l’angolo…

«Berlino è una città che ha sofferto molto dalla Seconda guerra mondiale al crollo del Muro. Io poi sono nato in Svizzera e amo la lingua tedesca…»

Facciamo un passo indietro: la sua passione per la bici quando è scoccata?

«Ho sempre amato il ciclismo fin dai tempi in cui lo seguivo con mio padre. Però devo molto a mio figlio Michele: un giorno mi disse, “Papà vieni con me a fare un giro in bici, ti fa bene... Forse puoi dimagrire”. Da allora non mi sono più fermato».

Nella presentazione del suo progetto, rivolgendosi a coloro che come lei hanno problemi di peso, scrive testualmente: “Trovate una motivazione, vi cambierà la vita”. La sua motivazione qual è stata?

«Nel mio caso sono state due. Una il matrimonio di mio figlio: volevo dimagrire perché mi sentivo ridicolo in mezzo a gente “normale”. La seconda è mia nipote Denise: ho un rapporto incredibile con lei e mi dà la forza per andare avanti».

Grazie alla bici com’è cambiata la sua vita?

«Oltre a migliorare la mia salute in maniera incredibile, mi sento molto felice e sicuro di me stesso».

In sella alla sua mountain bike in tre anni ha percorso 19.500 km, raggiungendo perfino Roma e pedalando anche in Australia alla volta di Sydney. Tutti viaggi compiuti in solitaria: come mai?

«Mi ritengo una persona solare e altruista ma correre in bici è un’emozione grande. Puoi gestire da solo le situazioni e i tempi. Ti senti libero di decidere di te stesso».

A cosa pensa mentre pedala?

«Passano per la testa tanti pensieri: famiglia, amici, lavoro... Ma anche i dolori da sopportare  quando si percorrono strade che non terminano mai. Alla meta però tutto finisce».

Oltre alla passione e alla determinazione, serve anche allenamento: quanto tempo dedica alla bici?

«Nei weekend ci dedico diverse ore, ma anche durante la settimana vado al lavoro o a fare la spesa con il mio zaino. Riesco a percorrere anche 150-200 km al giorno».

La contrapposizione tra le immagini che la ritraggono 70 kg fa e adesso non lascia indifferenti: rivedendosi nelle foto del passato qual è il suo primo pensiero?

«Osservo quella foto molte volte, chiedendomi come ho fatto ad arrivare a pesare 151 kg. C’è sempre un dispiacere, una malattia, un disturbo alimentare che spinge a lasciarsi andare. Ma io ho capito che voglio vivere e vedere le famiglie dei mie figli».

Lei è nato in Svizzera e viaggiato in bici in tutta Italia e non solo: con il Friuli Venezia Giulia che rapporto ha?

«Ottimo. È una bellissima regione di frontiera: in pochi chilometri puoi raggiungere Austria e Slovenia, ma anche il mare e la montagna, transitando per la pianura dove sono state realizzate belle piste ciclabili».

Quando corre in bici nella nostra regione quali sono i percorsi che predilige?

«La mia base di partenza è Perteole. Da qui parto per Trieste lungo la strada costiera o verso Udine per proseguire in direzione Tarvisio. Spesso vado a trovare la zia a Conegliano: andata e ritorno 212 km. Ho fatto il Piancavallo, le Valli del Natisone, la salita del Porzus… Mi manca ancora il mitico Zoncolan, ma un giorno affronterò anche questa sfida».

A proposito di sfide, dopo Berlino ne ha già in mente di nuove?

«Entro fine anno percorrerò coast to coast il nord Italia, partendo da Muggia per andare a Bardonecchia, in Piemonte, al confine con la Francia: circa 670 km in quattro giorni. Il prossimo anno, invece, andrò in Nuova Zelanda per correre in Mountain Bike nell’isola di Waiheke, a un’ora di battello da Auckland. Quindi tappa a Sydney. Ma anche partire da Perteole, via Milano, per attraversare la Svizzera e arrivare a Zurigo, dove sono nato».

Proiettiamoci al viaggio in programma ad agosto: dopo 1.180 km e il passaggio attraverso città come Salisburgo, Monaco di Baviera, Norimberga e Lipsia, giungerà sotto la Porta di Brandeburgo nella capitale tedesca: che significato avrà per lei quell’arrivo?

«Il coronamento di un sogno. La consapevolezza che con grande forza di volontà ho lottato contro l’obesità che tanto mi ha fatto tanto soffrire nella vita».

Ha definito questa avventura “un sogno”: a chi lo dedica?

«A mio papà e mia mamma che da lassù mi guardano e mi proteggono. Ai miei figli Samuele e  Michele e alle loro famiglie. Ma anche ai tanti amici che credono in me, così come alla mia nipotina Denise che vive a Milano e che è tanto orgogliosa del nonno. Ma un pensiero va a tutte le persone che, come me, lottano contro l’obesità. A loro ribadisco: trovate una motivazione, vi può salvare la vita».

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