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Giovani e social

Psicologia
19 agosto 2016

Condivisioni pericolose

di Andrea Fiore
Molti adolescenti di oggi cedono alla tentazione di condividere sul web la loro intimità, inconsapevoli dei rischi e delle reazioni a catena che ciò comporta
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Psicologia
19 agosto 2016 di Andrea Fiore Image

Giudicare situazioni apparentemente deplorevoli senza comprendere il contesto in cui si sviluppano rappresenta sempre un errore da evitare. Ancor di più se il contesto in questione è il risultato di un mutamento ineluttabile che ha già coinvolto una fetta consistente della popolazione, nel nostro caso quella dei giovani e giovanissimi, i cosiddetti “nativi digitali”.

Ragazzi e ragazze che, a differenza dei loro genitori e dei loro nonni, utilizzano i social network e le chat come principali strumenti di comunicazione. Una tendenza – e lo sottolineiamo senza giudizi, ma come mera constatazione della realtà – destinata a consolidarsi in futuro. E di fronte a questo dato di fatto, è inevitabile che i genitori e gli educatori delle giovani generazioni debbano adattarsi al nuovo scenario, perché immaginare che i “nativi digitali” smettano di utilizzare questi strumenti di comunicazione sarebbe ipotesi semplicemente illusoria.

Smartphone, il mio migliore amico

Per completare l’ampio ragionamento di partenza, giungiamo dritti allo strumento che sta cambiando il modo di relazionarsi dei giovani: lo smartphone, ovvero il telefonino di ultima generazione che consente di realizzare e condividere foto e video. Per loro non un semplice cellulare, ma quasi una parte di sé. Attraverso lo smartphone i ragazzi infatti si danno appuntamenti, trasmettono le rispettive emozioni, si informano. Lo smartphone non è solo uno strumento di comunicazione, ma il loro contatto con il mondo circostante.

Vietarlo non serve

In tale contesto privare i giovani del principale contatto con il resto del mondo in generale e con i propri amici e coetanei in particolare rischia di essere una scelta con ricadute più negative che positive. Ecco perché diventa importante porre in essere delle regole per il suo utilizzo in casa, come ad esempio spegnerlo o lasciarlo in un’altra stanza durante i pasti o durante le ore dedicate allo studio.

Come tutti gli strumenti, anche lo smartphone da utile e piacevole può diventare pericoloso qualora usato in maniera inappropriata. Per evitare che ciò possa accadere, spetta proprio ai genitori “digitalizzarsi”, anche chiedendo consigli ai propri figli, trovando così il modo di “visionare” lo smartphone assieme a loro, cogliendo magari l’occasione per far comprendere ai ragazzi quali possano essere i contenuti più adatti da condividere e, di riflesso, quelli da evitare.

Ingenuità adolescenziale e perversioni adulte

L’adolescenza è il momento dello scoppio della sessualità. Un momento di scoperta del proprio corpo e delle proprie pulsioni che, come le altre cose che fanno quotidianamente, sempre più spesso i ragazzi sentono il bisogno di condividere attraverso questi nuovi strumenti, senza rendersi pienamente conto che inviare agli altri immagini della propria intimità equivale a renderle visibili al mondo.

Un adolescente, infatti, tende a vivere la propria esistenza con leggerezza, senza una completa percezione del limite. Come un bimbo che insegue un pallone in strada senza preoccuparsi del potenziale pericolo rappresentato dalle automobili, così i ragazzini si esibiscono senza capire la portata del loro gesto, non comprendendo che social network, chat o altri tipi di messaggi non conoscono la protezione delle mura della propria camera, mettendoli con un click alla mercé del mondo.

Un mondo in cui proliferano strumenti aberranti come siti pornografici o di adescamenti, non certo creati dagli adolescenti, bensì dagli adulti.

Indietro non si torna

Come scritto in apertura, lo sviluppo tecnologico e la conseguente diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione sono processi ineluttabili. Perfino il mondo della scuola utilizza sempre più i social network e altre piattaforme di condivisione on line per divulgare materiale didattico e formativo. Ecco perché, come in altri casi della vita, il focus del problema non è rappresentato dallo strumento, ma dal suo utilizzo. E proprio come per gli altri casi, anche in questo la famiglia ha un ruolo fondamentale nell’educare e formare i propri figli: affermare “non voglio saperne nulla di questi nuovi strumenti tecnologici” per i genitori di oggi, quindi, non è più una giustificazione valida.

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