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Giulia Mazza

Cultura e Spettacolo
01 luglio 2013

Il linguaggio della musica

di Giuliana Dalla Fior
Un’infezione congenita le provocò una profonda sordità bilaterale alla nascita. Ma la sua forza di volontà è stata più forte di tutto. E ora, con il suo violoncello, si esibisce in piccoli concerti.
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Giulia mentre suona il suo violoncello
Cultura e Spettacolo
01 luglio 2013 di Giuliana Dalla Fior Image

Carattere dolce e sensibile, una esistenza pari a quella delle sue coetanee: una studentessa universitaria che lavora e che coltiva hobby, passioni, sogni. Una giovane vita temprata dalla determinazione, che ha consentito a Giulia Mazza di superare non pochi ostacoli e di suonare ormai da anni il violoncello, strumento per lei essenziale, con cui ha un legame fortissimo, senza dubbio superiore a quello tra una musicista e il suo strumento, anche grazie alla musicoterapia.

Giulia è affetta da una sordità bilaterale profonda a causa di un’infezione congenita, eppure “sente” il suo violoncello, che dalla cassa armonica emette vibrazioni, onde sonore, e le trasmette al suo corpo mentre abbraccia lo strumento musicale.

La musicoterapia e le protesi hanno potenziato la sua capacità di sentire e di ascoltare. Non senza un duro impegno e una buona dose di coraggio Giulia Mazza è divenuta un’artista che si esibisce in pubblico con successo, come nello studio e nel lavoro manifesta tutto il suo giovanile entusiasmo, guardando alla vita con tutte le speranze e i dilemmi della sua età.

Laureata o laureanda?

«Sono laureanda in Scienze naturali presso l’Università di Padova».

Una musicista con la passione per la scienza…

«Avevo scelto questa facoltà per l’interesse che avvertivo nei confronti della natura biologica di ciò che ci circonda. La natura richiama i nostri istinti che ci portano a voler difendere l’ecologia sulla terra, a salvare ciò che l’uomo sta distruggendo. Dal canto mio sono convinta che dentro ogni realtà biologica ci sia una vita scesa sulla terra, pronta a viverla e a ritornare, un giorno, al luogo d’origine».

Il violoncello, invece, cosa significa per te?

«Per me il violoncello ha un enorme significato: vuol dire conoscenza, applicazione, perseveranza in qualcosa a cui credo. È uno strumento che trova spazio nella mia mente ogni giorno della mia vita; per questo potrei chiamarla passione vera e propria, pur suonandolo come un hobby nel tempo libero».

Come mai proprio il violoncello?

«Il violoncello è stato scelto per me dalla signora Giulia Cremaschi, docente di musicoterapia, che spiegò a mia madre come questo strumento mi avrebbe permesso di studiare meglio le vibrazioni, sentendole attraverso la cassa armonica appoggiata al corpo».

A quali generi ti dedichi?

«Io suono musica classica; nutro solo interesse verso altri generi, ma per far questo dovrei prima trovare gente con cui fare gruppo e suonare; fi no a oggi non ne ho sperimentato molti, semplicemente ascoltati».

Improvvisi mai un brano musicale che tu stessa componi?

«A volte mi capita di improvvisare melodie sul violoncello, dopo aver studiato, ma sono rimaste quasi tutte esecuzioni ascoltate solo da me stessa, per fortuna».

L’approccio con la musicoterapia quando è iniziato?

«Mi sono avvicinata alla musicoterapia all’età di vent’anni, quando ho recuperato i contatti con la signora Cremaschi, partecipando anche ai suoi convegni».

La tua famiglia ti è stata sempre vicina?

«Ho ricevuto da mia madre l’appoggio e l’incentivo ad accostarmi a tale disciplina; evidentemente lei apprezzava questo approccio di “contatto” con la musica, ritenendolo più adatto e concreto per me rispetto al tradizionale ascolto con l’orecchio, adottato da altre scuole musicali (conservatori, scuole private). Un approccio che a mio parere dovrebbe essere integrativo ma non sostitutivo».

Come trascorre una tua giornata tipo?

«La mattina lavoro presso una banca di Udine, con un contratto part time; il pomeriggio posso dedicarmi a tutto il resto.  Adoro disegnare e scrivere, anche se da qualche tempo mi dedico meno a questi ambiti».

Sei una donna totalmente indipendente. Ti è costato molto raggiungere questa meta?

«Raggiungere l’indipendenza è stato abbastanza faticoso; è avvenuto in maniera un po’ forzata a causa della scomparsa di mia madre: prima vivevo con lei e mia sorella, mentre adesso viviamo da sole in due appartamenti vicini, ma separati».

Prima accennavi alla passione per lo scrivere: quali valori ha per te la scrittura?

«Per me la scrittura è una cosa molto importante da coltivare, perché rappresenta il mezzo più efficace che finora conosco per elaborare e trasmettere il pensiero; è anche grazie a essa che sono riuscita a spiegare, prima di tutto a me stessa, la mia esperienza con i suoni. Ecco perché ritengo che riuscire a scrivere il meglio possibile sia fondamentale».

Una volta ottenuta la laurea in Scienze naturali, che lavoro ti piacerebbe svolgere?

«Mi piacerebbe continuare a fare il lavoro che sto già svolgendo, poiché la concretezza di questo tipo di impiego mi dona stabilità. Il mio contratto però ha una scadenza, quindi dovrò sostenere un’altra prova. O comunque attendere una decisione della banca per avere la proroga. Altri obiettivi che vorrei raggiungere hanno contorni più incerti».

Grazie alla tua tenacia, nonostante il tuo problema all’udito, svolgi una vita ricca di attività. Ti sei mai sentita discriminata?

«Non dubito che esistano discriminazioni da parte di qualcuno; probabilmente questo fa diminuire le occasioni, ma non impedisce di riuscire a raggiungere obiettivi, e mi sto riferendo sia al campo musicale sia alla vita in generale».

Torniamo alla musica: qual è la cosa più importante che ti ha fatto comprendere?

«Sicuramente l’esistenza di cose che all’inizio ignoriamo, come i suoni che non sentivo, come gli ultrasuoni che sentono solo alcune specie di animali, come l’anima di qualcuno che è dietro l’angolo».

Tu sei un esempio per molte donne: c’è un augurio che porgeresti a tutte loro?

«Alle mie coetanee augurerei che il futuro del nostro Paese possa essere più prospero di quanto non lo sembri ora. Secondo me ci vogliono più donne in politica: sarebbe una bella rivoluzione, un rovesciamento della situazione attuale, in cui le donne sembrano ancora messe da parte».

Domanda finale alla Giulia musicista: quale desiderio vorresti si avverasse?

«Il mio desiderio più grande è quello di riuscire un giorno a eseguire un brano completo di un autore classico assieme a un pianoforte. Inoltre vorrei poter sperimentare anche altri generi musicali».

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