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Nuova visione del trasporto

Attualità
01 luglio 2016

Mobilità policentrica per la Udine del futuro

a cura della redazione
Riconsiderare il capoluogo friulano in un’area di peso europeo da 400 mila abitanti interconnessa a San Daniele, Gemona, Cividale e Cervignano e un sistema di metropolitane leggere
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I relatori del Tavolo di lavoro interistituzionale (ph. CCIAA UD)
Attualità
01 luglio 2016 della redazione

Un nuovo modello di mobilità, per Udine e il Friuli. Un sistema “post-urbano”. L’invito rivolto a Udine a non pensare ai problemi di mobilità riferendoli solo al perimetro storico del capoluogo, ma allargando lo sguardo al territorio che lo circonda. Ripensare la mobilità urbana significa oggi garantire accesso e facilitare il movimento in un’area di 80 chilometri per 80, con circa 400 mila abitanti, di “peso” e competitività europei, in grado di appoggiarsi su poli come Gemona, San Daniele, Cervignano e Cividale, oltre che sul capoluogo, poli che portano in dote, ciascuno, competenze e specializzazioni economiche e culturali precise.

Un sistema policentrico, dunque, che riveda l’attuale rapporto “a stella” (il centro è cuore-le periferie sono i confini estremi) e lo converta in una rete “a maglia”, infra-periferie e tra periferie e il centro, per collegare meglio i diversi punti d’interesse, sia per i visitatori sia per i residenti e chi si sposta per studio e lavoro. E che utilizzi, poi, anche recuperando vecchi tracciati come per esempio l’Udine-San Daniele in prosecuzione del Cividale-Udine, un complesso di metropolitane leggere o people mover, connessi alle stazioni ferro-gomma, alle grandi aree di parcheggio degli snodi commerciali, alle piste ciclabili, alle grandi aree verdi.

La proposta per la “mobilità del futuro” emerge da uno dei tavoli di coordinamento tematici che hanno lavorato nel 2014 preparando “Agenda del futuro - Udine 2024” ed è stata presentata in una riunione aperta del Tavolo di lavoro interistituzionale, tenuta nell’ambito della manifestazione Conoscenza in festa, nella Sala Convegni della Fondazione Crup. L’ipotesi progettuale, illustrata dall’architetto Alessandro Verona, coordinatore del Tavolo tematico sulla mobilità, considera la trasformazione in atto in questi ultimi e nei prossimi anni, con l’affermazione di nuovi poli attrattori, con le connessioni tra aree industriali, ma anche con la nuova viabilità, e con le aree di parcheggio esistenti, reti ferroviarie e ciclabili.  E segue le raccomandazioni che gli esperti internazionali dell’Ocse, a conclusione di un lavoro durato diversi mesi e promosso dalla Cciaa di Udine attraverso il suo Friuli Future Forum, avevano indirizzato alla città: Udine, scrivevano, deve riconoscere il ruolo di un hinterland più ampio e con esso essere in grado di fare rete. Con Verona, all’incontro sono intervenuti il presidente della Cciaa e Friuli Future Forum Giovanni Da Pozzo, il sindaco di Udine Furio Honsell, il rettore Alberto Felice De Toni, ospiti del presidente della Fondazione Crup Lionello D’Agostini.

Per Verona (che ha lavorato con i maggiori responsabili delle strategie di mobilità urbana e territoriale), «i diversi poli vanno collegati materialmente e anche immaterialmente. Oltre a chi si muove per studio e lavoro, un turista o chi viaggia sulle grandi direttrici d’ingresso/uscita dalla regione, deve essere intercettato e potersi muovere tra questi poli e Udine con facilità. Significa lavorare molto più sul servizio che sulle infrastrutture». La dimensione dell’area individuata, di 6.400 chilometri quadrati, è «considerata, anche dalle indicazioni europee, una misura significativa per dialogare con il mondo». Un “tassello” in grado di intercettare e interrompere i grandi flussi di persone e merci europei in attraversamento, per somministrare servizi e competenze generando valore.

La realizzazione dell’idea prende spunto anche dalle riorganizzazioni in atto, come per esempio il percorso di riunificazione dei consorzi industriali, che cambierà e metterà a sistema l’attuale assetto, anche della mobilità. O come «il raddoppio della circonvallazione di Rfi (stanziamento di 80 milioni di euro) e la prossima realizzazione del nuovo scalo merci alla Ziu – precisa Verona –, che elimineranno l’attraversamento delle merci su ferro nel contesto urbano. Questo permetterà interventi di compensazione sulla città come “welfare urbano”, con il recupero dei dismessi scali ferroviari e dell’attraversamento ferroviario di viale Trieste con corridoi “verdi” di connessione e attraversamento. Un prossimo, organizzato Parco del Torre, per esempio, in grado di diventare nuovo polmone verde a Est, come lo è il Parco del Cormôr a Ovest».

Le proposte di connessioni come metropolitana leggera o people mover comprenderebbero varie direttrici. Innanzitutto, come detto, una prosecuzione della Cividale-Udine fino a San Daniele, passando per il centro di Udine e muovendosi verso l’ospedale, l’area fiera e Fagagna-San Daniele, in questo caso recuperando anche il vecchio tracciato del tram. Ma si intercetterebbe pure l’asse nord-sud, integrato con il Tpl e mettendo a fattore comune il capitale spaziale dei parcheggi delle aree commerciali, con un collegamento Cervignano-Palmanova-Udine-Gemona che si avvantaggi, sempre con un tram o metropolitana leggera, del raddoppio della Udine-Cervignano e poi, passando tramite stazione ferroviaria, le vie Aquileia e Mercatovecchio, piazzale Osoppo e l’ospedale, proceda verso il Terminal Nord e Tricesimo-Gemona.

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