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Alla scoperta del Brasile

Turismo
26 agosto 2015

Il mondo verdeoro

di Claudio Pizzin
Dai simboli di Rio alla sconfinata Amazzonia, fino ai paesaggi mozzafiato di Salvador de Bahia. Tra distanze infinite e animali di ogni specie, un viaggio nella nuova potenza del Sud America.
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Favela a Rio de Janeiro (ph. C. Pizzin)
Turismo
26 agosto 2015 di Claudio Pizzin Image

La vista sull’orizzonte in cima al Cristo Redentore rappresenta meglio di ogni altra immagine l’immensità, il fascino e la religiosità del Brasile. È mattino presto, e dopo un breve viaggio in furgoncino dal nostro hotel nel centro di Rio de Janeiro e l’aiuto dell’ascensore, i nostri occhi ora dominano la città, osservando il grande affollamento di gente nel piazzale sottostante. Emozioni intense che continuiamo a vivere poco dopo all’interno del Bondinho, la cabinovia che ci conduce sul colle del Pan di Zucchero, altro simbolo di questa metropoli dalle infinite bellezze naturali. Come la spiaggia di Ipanema, che raggiungiamo assieme alla nostra guida Debora, per concederci un momento di relax. L’indomani ci muoviamo con l’autobus, il mezzo più economico (ma anche rapido), in direzione del Giardino Botanico: impossibile non restare affascinati di fronte ai fiori e alle piante che si schiudono davanti a noi.

Rio è anche la sua gente, quella che abita nei quartieri ricchi e quella che popola le povere favelas. A bordo di un combi raggiungiamo una di queste: tra le sue vie ci sentiamo osservati, ma nessuno si avvicina, concedendoci di scattare in tranquillità alcune foto suggestive. Così come suggestiva si rivela, poco dopo, la Scalinata Selarón, a cavallo tra i quartieri di Lapa e Santa Teresa, realizzata dall’omonimo artista cileno come suo personale omaggio al Brasile.

Il giorno seguente entriamo nel tempio del calcio: in una parola, Maracanà. Le gigantografie di Zico e Garrincha, gli spogliatoi, la tribuna stampa: immagine viste solo in tv diventano improvvisamente concrete. Come l’indescrivibile emozione provata entrando sul campo di gioco, calcato dai più grandi giocatori del mondo. Ci sediamo sulle panchine che hanno ospitato allenatori provenienti da tutto il pianeta: sembra quasi di sentire il boato della folla e le inconfondibili urla dei radio-telecronisti che accompagnano i gol segnati.

Musica a tutto ritmo, invece, accompagna le sfilate oceaniche del Carnevale di Rio. La visita al Sambodromo diventa quindi tappa obbligata per comprendere la cultura e il folklore carioca. Impossibile non provare alcuni dei vestiti utilizzati durante la kermesse… E mentre il giorno volge verso la sera, ci concediamo un giro per la mitica spiaggia di Copacabana. Essendo un giorno infrasettimanale non è molto affollata, regalandoci la possibilità di goderci una lunga passeggiata fino al forte, affascinati da un meraviglioso tramonto.

L’indomani lasciamo Rio con destinazione Cuiaba, da dove – dopo quattro ore di auto – iniziamo il tour verso il Pantanal, la pianura alluvionale più grande del mondo. Arriviamo nel tardo pomeriggio e, verso sera, ci concediamo un giro a cavallo di un’oretta. L’indomani inizia la nostra serie di incontri con gli animali del luogo: lungo la strada principale avvistiamo caimani, capibara e uccelli di varie specie. Ci addentriamo all’interno della foresta, ma le due ore di passeggiata sono un assalto continuo di mosquitos. La successiva escursione in uno degli innumerevoli canali ci regala angoli di natura speciali, come gli scatti ai falchi che dominano il cielo sopra di noi.

Al rientro a Cuiaba, la tappa successiva è Manaus. Dopo un giro nei luoghi caratteristici del centro cittadino, decidiamo di prelevare alcuni Reais (valuta brasiliana) al bancomat, scoprendo che le cifre giornaliere concesse sono però irrisorie. Poco male, nella foresta non ci serviranno soldi. L’indomani, infatti, partiamo per l’Amazzonia. Lasciata Manaus e il suo caldo afoso, attraversiamo il punto d’incontro tra il Rio delle Amazzoni e il Rio Negro, dove le rispettive acque dai colori diversi sembrano rifiutare di mescolarsi, dando vita a un vero e proprio confine visivo. Dopo aver cambiato diversi mezzi di trasporto, saliamo a bordo di una lancia leggera che, nonostante la pioggia battente, in 45 minuti ci conduce nel lodge che per alcuni giorni sarà la nostra casa. Arriviamo completamente inzuppati d’acqua, ma per fortuna nel pomeriggio il tempo migliora. Dopo un pasto frugale, accompagnati da un nativo iniziamo l’escursione su un braccio del Rio Negro. Temperatura e clima sono ottimi: avvistiamo il bradipo dal lento incedere, numerosi uccelli e, sorpresa delle sorprese, possiamo ammirare le evoluzioni di una famigliola di delfini rosa (padre, madre e quattro piccoli) che, saltando e riemergendo attorno a noi, sembrano farci le feste. Comincia a calare il sole e riusciamo goderci un tramonto stupendo. Al rientro al lodge bramiamo la meritata cena, ma le sorprese non sono finite: a metà del pasto manca improvvisamente la luce, che ritornerà solo l’indomani. Anche se è presto ci corichiamo per un lungo riposo, mentre fuori piove a dirotto. Ma questa è la foresta…

Il giorno successivo il tempo sembra tenere: ci avventuriamo i mezzo agli arbusti, dapprima avvistando una piccola rana velenosissima, quindi – dopo diverse peripezie – la guida ci fa ammirare alcune tarantole, anche loro velenose. Dopo tre ore rientriamo alla base per il pranzo. Il pomeriggio sembra non prospettare niente di buono: infatti piove a dirotto.

L’indomani la sveglia è alle 5 del mattino per poter ammirare uno spettacolo unico: l’alba in Amazzonia. Osserviamo incantati il sorgere del sole mentre il tempo scorre veloce. Dopo un’abbondante colazione ci rechiamo alla casa dei nativi. Seppur poveri, possiedono la grande dignità di chi lavora e fatica per un pezzo di pane. Ci attendono ansiosi di farci vedere come lavorano la manioca: ci ospitano nella loro umile casa dove conosciamo anche i tre figli che stanno guardando la televisione, il pane quotidiano dei brasiliani.

Nel pomeriggio prosegue il nostro giro sul Rio Negro; sugli alberi immortaliamo dapprima degli iguana poi un bradipo che si muove lentamente. La giornata giunge al termine: giusto il tempo per mettere assieme gli appunti che è già ora di coricarsi. Stanchi ma contenti per aver vissuto qualcosa di particolare.

Prima tappa del giorno seguente è l’Albero Grande: pianta antica di quasi 300 anni. Durante il tragitto si abbatte improvvisamente un forte temporale che ci costringe a sostare in un negozio in riva al fiume. Una casa galleggiante dove c’è in vendita di tutto. Finalmente giungiamo a destinazione, restando a bocca aperta: la maestosità dell’albero è impressionante, resa ancora più forte dalla prospettiva da sotto. Un’immagine che ci resta impressa durante tutto il viaggio di ritorno, interrotta solo dalla vista mi numerosi tucano. Sotto la pioggia che sembra non abbandonarci mai, riprendiamo la strada verso Manaus, per una nuova escursione nell’immensità dell’Amazzonia.

Si parte in barca di buon mattino per visitare le abitazioni flottanti. Una famiglia che vi abita all’interno ci fa vivere l’emozione di tenere in mano un giovane bradipo, un pitone e un caimano. Solo un assaggio di quello che ci attente addentrandoci nella foresta. Qui incontriamo curiose scimmiette e, soprattutto, un anaconda. Dopo tanti animali torniamo tra gli uomini, visitando una comunità di nativi che per noi eseguono balli tradizionali coinvolgendoci nelle danze. Una giornata così non può che chiudersi con un’emozione unica: il bagno con il delfino rosa. Ogni commento, in questo caso, sarebbe superfluo.

L’indomani ripartiamo da Manaus assieme a tre americani. Dopo circa due ore di viaggio raggiungiamo il punto di inizio escursione verso la caverna Maroaga. Il tragitto è impervio. A un certo punto la nostra guida ci avvisa che spegnerà la torcia. Per tre minuti restiamo avvolti dal buio, rapiti dallo scorrere dell’acqua e dal respiro dei nostri compagni. Un’emozione difficilmente ripetibile. Così come il fascino dei potenti vortici d’acqua e dei giochi di luce che ci regalano le cascate presso il Santuario di Figueiredo.

L’ultimo giorno a Manaus lo trascorriamo gironzolando tra le bancarelle del mercato artigianale nella zona del porto e visitando il locale centro commerciale. La sera degustiamo una Sopa Amazonica in un locale del centro, osservati dal maestoso teatro Amazon.

L’indomani ci imbarchiamo sulla Mn Rondonia, nave che sarà la nostra casa per i successivi quattro giorni. A bordo si trova di tutto: dai venditori di cibo a quelli di cellulari, radio, corde, catene d’oro, orologi… Al momento della partenza, con le puntuali due ore di ritardo, i bambini sono emozionatissimi accanto ai loro genitori, qualcuno si è sistemato nelle amache sul ponte sfogliando distrattamente una rivista, altri inviano sms con il cellulare: nei prossimi quattro giorni saremo senza contatti con l’esterno nella più totale indifferenza gli uni dagli altri.

Dopo il primo attracco per operazioni di carico e scarico a Parintis, nello scalo successivo a Santarem decido di scendere. Mentre vengono imbarcati camion interi di banane e pomodori, tra le grida degli scaricatori e i rumori dei motori, improvvisamente appare la polizia per un’operazione di verifica e controllo nel battello vicino al nostro, dal quale scendono ammanettati tre giovani e una signora.

La mattinata scorre lenta; annoiati ci portiamo sul ponte di comando per prendere il sole. Il pomeriggio non ci riserva particolari emozioni: dopo una breve sosta a Monte Alegre, si riparte mentre iniziano a calare le ombre della sera. Ceniamo con arroz (pollo e riso) e un piatto che completo comprende anche improvvisati spaghetti, verdura e gli immancabili fagioli...

Il giorno successivo percorriamo un tratto molto stretto del Rio delle Amazzoni e sembra quasi di poter toccare con la punta delle dita la foresta. Mentre osserviamo la natura, vicino al nostro catamarano compaiono piccole imbarcazioni con bambini in attesa. Improvvisamente dalla nave vengono lanciate borse di nylon prontamente raccolte dai ragazzini che ringraziano felici. Questi lanci si susseguono lungo il tragitto, alternando alla felicità la pena per coloro che non riescono a prendere le borse. Ma le sorprese non sono finite. Alcune imbarcazioni si legano al nostro catamarano e, con manovre pericolosissime, aiutandosi con le corde alcuni ragazzini salgono a bordo per vendere gamberi e gamberoni in… sacchetti di nylon. Il più grande avrà 8 anni. Scorgo uno bambina che di anni non ne avrà più di 5. In un preciso istante, così rapidamente come sono saliti, tutti i piccoli ridiscendono avventurosamente verso le rispettive imbarcazioni. Quello che sembra essere il capo, dopo essersi accertato che la lancia sia stata messa in moto, decide di slegare la barca e tenendo ben stretta la fune si getta nel fiume. I suoi compagni, per evitare che possa essere risucchiato dal vortice delle eliche, lo recuperano con una manovra di traino, attendono che salga a bordo e si allontanano.

Dopo una notte per niente tranquilla arriviamo a Belem. Ci attende un bel sole e per prima cosa prenotiamo un volo per Salvador de Bahia per l’indomani, concedendoci poi una passeggiata nel mercatino domenicale e una visita in bus al giardino botanico.

L’indomani dopo 4 scali e un viaggio di circa 6 ore atterriamo a Salvador. Un taxi ci accompagna al Pelourinho, la zona storica della città che si trova nella parte alta. Nella piazza principale individuiamo un b&b grazie alle indicazioni di un’amica di Rio e iniziamo il nostro tour in centro. Visitiamo la chiesa di S. Francisco, tutta ricoperta d’oro, e ci addentriamo nelle viuzze della zona e nelle numerose botteghe artigiane mentre la sera inizia a calare.

Il giorno seguente piove. Visitiamo il Santuario Senhor do Bonfi m, famoso per i nastrini colorati annodati nella recinzione esterna e in alcune zone interne: segni di devozione e di richiesta d’aiuto. Raggiungiamo il mercato artesanal per le compere di rito. Ceniamo in uno dei locali del centro; la serata è calda e molto umida, dappertutto si sente musica. La gente passeggia tranquilla per le strade soffermandosi di tanto in tanto a curiosare fra le botteghe che propongono sempre gli stessi prodotti.

Dopo un giorno di relax arriviamo a Praia do Forte per visitare il progetto Tamar per la salvaguardia delle tartarughe e quindi dirigerci alla spiaggia di Guarajuba per un bagno ristoratore. Acqua splendida come quello dell’Avenida Oceanica a Ponta do Farrol, dove ci godiamo una passeggiata in riva al mare respirando il dolce sapore di salsedine. Giovani surfisti, intanto, sfidano le onde dell’Oceano. L’ultima immagine di un viaggio unico. Come questa terra dalle immense bellezze naturali.

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