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Dati ai minimi da 15 anni

Attualità
03 febbraio 2015

Fvg, crolla il numero delle imprese

 a cura della redazione
In tutta la regione il saldo tra aperture e chiusure nel 2014 è stato negativo di mille unità.
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Giovanni Da Pozzo (ph. Foto Petrussi)
Attualità
03 febbraio 2015 della 
redazione

Mentre l’indagine congiunturale fa emergere, almeno con riferimento all’industria manifatturiera, segnali positivi riguardo alla produzione, agli ordini sia interni sia esteri e al fatturato, il sistema delle imprese friulane paga dazio alla lunga crisi, che coinvolge tutti i settori dell’economia. E che si legge soprattutto attraverso il drastico calo del tasso di iscrizione, cioè la nascita di nuove imprese, ma anche attraverso una quota sempre significativa di aperture fallimentari (che pure calano dell’8,7%) e altre procedure concorsuali (in crescita di circa il 10%). I dati Movimprese appena diffusi dall’Unioncamere nazionale, elaborati dal Centro studi della Cciaa udinese, registrano, nel corso del 2014 in provincia, la nascita di 2.556 imprese, mentre dal Registro se ne sono cancellate 3.310: il saldo è negativo di 754 imprese (ed è negativo di poco più di mille unità a livello Fvg). Il tasso di cancellazione resta sostanzialmente stabile, attorno al 6,3%, mentre si registra un drastico calo delle nuove iscrizioni, che nell’arco degli ultimi 15 anni raggiungono un minimo storico.

Il totale delle imprese registrate in provincia nel 2014 è così pari a 51.315 unità (con un calo dello stock dell'1,7% in un anno) e, di queste, 44.974 sono attive.

 «L’incertezza e le “rivoluzioni” subite dall’economia negli ultimi anni – commenta il presidente della Camera di Commercio di Udine Giovanni Da Pozzo – hanno pesato molto anche sulla vitalità del sistema produttivo locale, dove la crisi è arrivata dopo e si è protratta più a lungo che in altre zone d’Italia, che infatti nel complesso cresce, pur se di poco.  Le nostre imprese si sono prima adattate e poi hanno reagito, e sotto certi aspetti cominciamo a cogliere alcuni importanti segnali positivi che per esempio possiamo leggere dalla congiuntura dell’industria manifatturiera».

I dati evidenziano comunque il fatto che c’è ancora una quota importante di persone che credono nell’impresa: le nuove iscrizioni del 2014 riguardano soprattutto imprese di piccola dimensione e con forma giuridica semplificata (su 100 imprese nate, circa 70 sono ditte individuali), mentre resta più contenuta l’incidenza delle società di capitale (20%) e soprattutto delle società di persone (9%). Ma la forma delle società di capitali è quella che cresce, circa dell’1%, mentre le altre arretrano lentamente, segno che c’è una tendenza, per chi sta sul mercato e vuole restarci saldamente, a strutturarsi meglio e a rafforzarsi. Per quanto riguarda invece le cancellazioni, anche in questo caso si tratta di imprese soprattutto individuali, che nel 2014 rappresentano il 75% del totale. La causa principale della cessazione dell’attività può essere ricondotta sia a difficoltà di mercato, sia perché l’impresa è collocata ai margini del mercato oppure alla fine di un ciclo di vita; non è però trascurabile anche il problema del passaggio generazionale. Buona parte delle cancellazioni avviene soprattutto nel primario, nell’agricoltura, settore che registra una costante perdita di imprese attive e registrate proprio a causa della fine del ciclo di vita. Maggiore preoccupazione emerge nell’osservare che queste cancellazioni avvengono anche in settori strategici dell’economia, come la manifattura, l’edilizia e sotto certi aspetti anche il commercio.

La riduzione delle imprese attive riguarda quasi tutti i settori di attività economica, a eccezione dei servizi all’ospitalità (strutture recettive, ristorazione, pubblici esercizi) e dei servizi alle persone (quindi le attività di riparazione di computer, di beni per uso personale e per la casa e le attività di servizi alla persona). Con riferimento ai settori che perdono imprese attive, emerge il dato dell’edilizia, che ha perso in un anno 142 imprese attive, ma anche del commercio (che ne ha perse 134) e dell’industria manifatturiera (70).

Le aperture fallimentari: nel 2014, sono state aperte 95 procedure fallimentari, con una diminuzione dell’8,7% rispetto al 2013. Scioglimenti e liquidazioni: nel del 2014, sono state presentate 810 domande di scioglimento e liquidazione, un valore più alto del 10% di quello osservato nel 2013.

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