{"id":73393,"date":"2026-04-23T10:30:19","date_gmt":"2026-04-23T08:30:19","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?p=73393"},"modified":"2026-04-23T10:30:19","modified_gmt":"2026-04-23T08:30:19","slug":"fattori-di-rischio-dal-burlo-primo-studio-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/fattori-di-rischio-dal-burlo-primo-studio-italiano\/","title":{"rendered":"Fattori di rischio: dal Burlo primo studio italiano"},"content":{"rendered":"<h6>Il gruppo di lavoro<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>TRIESTE \u2013 \u00c8 stata pubblicata su <em>Lancet Public Health <\/em>la ricerca <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lanpub\/article\/PIIS2468-2667(26)00048-4\/fulltext\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>National and subnational burden of disease attributable to risk factors in Italy, 1990-2023: a systematic analysis from the Global Burden of Disease Study 2023<\/em><\/a><\/span>\u00a0che rappresenta la <strong>prima analisi completa <\/strong><strong>del carico di malattia attribuibile ai fattori di rischio in Italia<\/strong>, basata sulle stime del <em>Global Burden of Disease Study 2023<\/em>.<\/p>\n<p>Dallo studio emerge come <strong>i problemi di salute legati a fattori di rischio noti<\/strong> si siano complessivamente<strong> ridotti nel tempo<\/strong>, segno della maggiore attenzione alla <strong>prevenzione<\/strong> e al <strong>cambiamento degli stili di vita<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma restano <strong>importanti disuguaglianze territoriali e di genere<\/strong>, che indicano come questi miglioramenti non abbiano raggiunto tutte le aree e tutti i gruppi della popolazione allo stesso modo.<\/p>\n<p>L\u2019indagine, che vede tra i principali autori la dottoressa <strong>Giulia Zamagni<\/strong> e il dottor <strong>Lorenzo Monasta <\/strong>dell\u2019<strong>Epidemiologia clinica e ricerca sui servizi sanitari <\/strong>dell\u2019<strong>IRCCS materno \u2013 infantile Burlo Garofolo<\/strong>, s\u2019inserisce nell\u2019ormai ultradecennale collaborazione dell\u2019istituto con il <strong><em>Global Burden of Disease (GBD)<\/em><\/strong>, il pi\u00f9 vasto tentativo globale di comprendere le tendenze e le sfide della salute, in modo da migliorare i sistemi sanitari ed eliminare le disparit\u00e0, del quale Monasta, dal 2016, \u00e8 coordinatore della rete italiana, che coinvolge oltre 180 ricercatori e una ventina di centri.<\/p>\n<h3>I PARAMETRI<\/h3>\n<p>Le stime del <em>Global Burden of Disease Study 2023<\/em> hanno permesso <strong>una ricostruzione sistematica dei trend dal 1990 al 2023<\/strong> a livello nazionale e nelle cinque macroaree (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole).<\/p>\n<p>Il <em>GBD <\/em>misura il carico di malattia in anni di vita vissuti aggiustati per disabilit\u00e0 (DALYs), un indicatore che combina gli anni persi per morte prematura o vissuti in condizioni di salute non ottimali.<\/p>\n<p>Questo approccio consente di cogliere un aspetto fondamentale: <strong>la salute non riguarda solo quanto, ma anche come si vive<\/strong>.<\/p>\n<p>Molte patologie croniche, infatti, determinano \u2013 per un tempo pi\u00f9 o meno lungo \u2013 una ridotta qualit\u00e0 di vita, con un forte impatto sui singoli individui, sul sistema sanitario e sulla societ\u00e0.<\/p>\n<p>Inoltre, il carico di malattia \u00e8 stato analizzato con due prospettive complementari. I <em>DALYs<\/em> calcolati su <strong>tutte le et\u00e0<\/strong> descrivono il peso attuale dei fattori di rischio nella popolazione cos\u00ec com\u2019\u00e8 oggi, con una struttura demografica sempre pi\u00f9 sbilanciata verso le classi pi\u00f9 anziane.<\/p>\n<p>I <em>DALYs<\/em> <strong>standardizzati per et\u00e0<\/strong>, invece, eliminano l\u2019effetto dell\u2019invecchiamento della popolazione e permettono di confrontare nel tempo e tra aree diverse il carico di malattia, rendendo pi\u00f9 chiari i reali progressi in termini di prevenzione e salute.<\/p>\n<h3>DIFFERENZE DI GENERE<\/h3>\n<p>Negli uomini il <strong>fumo<\/strong> <strong>resta il principale fattore di rischio<\/strong> per la perdita di salute, sia considerando tutte le et\u00e0, sia standardizzando per et\u00e0, anche se, negli ultimi decenni, si registra una chiara riduzione (meno marcata al Sud e nelle Isole), che dimostra l\u2019efficacia delle politiche di controllo del tabacco, ma indica anche la necessit\u00e0 di rafforzare interventi di prevenzione mirati per ridurre le disuguaglianze territoriali.<\/p>\n<p>Nelle <strong>donne<\/strong> predominano i <strong>fattori metabolici<\/strong>: <strong>l\u2019ipertensione<\/strong> \u00e8 il primo fattore di rischio nella popolazione, mentre <strong>l\u2019elevato indice di massa corporea<\/strong> \u00e8 il principale quando si considera la standardizzazione per et\u00e0.<\/p>\n<p>Nel complesso, quindi, gli uomini risultano pi\u00f9 colpiti dai fattori comportamentali (in particolare fumo e consumo di alcol), mentre le donne da quelli metabolici, confermando la necessit\u00e0 di <strong>strategie di prevenzione differenziate per genere<\/strong>.<\/p>\n<h3>CONDIZIONI SOCIOECONOMICHE<\/h3>\n<p>Accanto alle disparit\u00e0 uomo\/donna, lo studio ha fatto emergere anche <strong>importanti differenze in base alla situazione socioeconomica<\/strong>.<\/p>\n<p>Il carico dei fattori metabolici, ad esempio, \u00e8 pi\u00f9 basso nelle aree con un miglior contesto sociale, evidenziando l\u2019importanza di aspetti quali l\u2019accesso a un\u2019alimentazione sana, la possibilit\u00e0 di fare attivit\u00e0 fisica e la qualit\u00e0 dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p><strong>La prevenzione<\/strong>, dunque,<strong> non pu\u00f2 basarsi solo su scelte individuali<\/strong>, ma richiede<strong> politiche strutturali<\/strong>.<\/p>\n<p>Anche per i fattori comportamentali, si osserva una correlazione con lo sviluppo socioeconomico, ma solo negli <strong>uomini<\/strong>: nelle aree con migliori condizioni si registra una maggiore riduzione del fumo e degli altri comportamenti a rischio.<\/p>\n<p>Nelle <strong>donne<\/strong>, invece, questo rapporto non emerge perch\u00e9 il fumo e il consumo di alcol hanno avuto una diffusione storicamente pi\u00f9 precoce proprio nelle fasce socioeconomiche pi\u00f9 elevate, con andamenti diversi che attenuano l\u2019associazione complessiva.<\/p>\n<h3>FATTORI AMBIENTALI<\/h3>\n<p>L\u2019<strong>inquinamento<\/strong> <strong>da particolato<\/strong> continua a essere uno dei principali fattori di rischio ambientali per uomini e donne, pur se in netto calo negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Nel 1990 i problemi di salute ad esso attribuibili erano molto pi\u00f9 elevati nelle regioni del Nord, determinando forti differenze territoriali che si sono progressivamente attenuate fino a diventare, oggi, sostanzialmente comparabili tra le macroaree.<\/p>\n<p>A differenza dei fattori comportamentali e metabolici, in questo caso <strong>non emerge un\u2019associazione con il livello socioeconomico<\/strong>: si tratta, quindi, di <strong>un\u2019esposizione diffusa sull\u2019intero territorio nazionale<\/strong>, che pu\u00f2 essere ridotta soprattutto attraverso politiche ambientali ed energetiche su larga scala.<\/p>\n<h3>LE CONCLUSIONI<\/h3>\n<p>\u201cDal punto di vista della sanit\u00e0 pubblica \u00e8 incoraggiante vedere i progressi compiuti negli ultimi decenni, ma questi risultati non devono farci perdere di vista quanto resta ancora da fare\u201d commentano gli autori dello studio.<\/p>\n<p>\u201cQuesto lavoro \u2013 il primo a offrire una fotografia cos\u00ec completa \u2013 mostra in modo chiaro <strong>dove intervenire<\/strong>. Il fatto che il peso maggiore sia ancora legato a <strong>fattori comportamentali e metabolici<\/strong>, quindi a condizioni in larga parte prevenibili, ci dice una cosa fondamentale: esiste un ampio margine di azione, da un lato sulla crescita personale e sulla promozione di stili di vita sani e, dall\u2019altro, attraverso <strong>interventi strutturali<\/strong> che rendano le scelte salutari pi\u00f9 facili e accessibili per tutti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricerca pubblicata su Lancet Public Health. Crescono prevenzione e stili di vita sani, ma restano forti differenze territoriali, socioeconomiche e di genere<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":73394,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"image","meta":{"dwc-title":[""],"dwc-content":[""],"footnotes":""},"categories":[6,183],"tags":[160,98,97,65],"class_list":["post-73393","post","type-post","status-publish","format-image","has-post-thumbnail","hentry","category-societa","category-societa-prima-pagina","tag-burlo","tag-ricerca","tag-salute","tag-trieste","post_format-post-format-image"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio.jpg",1366,765,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio.jpg",1366,765,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio.jpg",1366,765,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-150x150.jpg",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-300x168.jpg",300,168,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-1024x573.jpg",640,358,true],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-300x300.jpg",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-500x500.jpg",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-474x324.jpg",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-391x260.jpg",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-300x400.jpg",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio.jpg",1366,765,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio.jpg",1366,765,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-1280x720.jpg",1280,720,true],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-1024x573.jpg",1024,573,true],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-720x380.jpg",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-250x210.jpg",250,210,true],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studiofattoririschio-272x182.jpg",272,182,true]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/societa\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0<\/a> <a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/prima-pagina\/societa-prima-pagina\/\" rel=\"category tag\">SOCIET\u00c0, PRIMA PAGINA<\/a>","rttpg_excerpt":"Ricerca pubblicata su Lancet Public Health. 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