{"id":72831,"date":"2026-04-02T18:23:34","date_gmt":"2026-04-02T16:23:34","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?p=72831"},"modified":"2026-04-02T18:24:26","modified_gmt":"2026-04-02T16:24:26","slug":"cosa-significa-essere-un-genitore-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/cosa-significa-essere-un-genitore-moderno\/","title":{"rendered":"Cosa significa essere un genitore moderno?"},"content":{"rendered":"<h6>L&#8217;incontro con Anna Nosella<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>GRADO \u2013 Si \u00e8 svolto al Ricreatorio SPES il terzo appuntamento del percorso \u201c<em>Genitori &amp; figli<\/em>\u201d, coordinato dalla psicologa e psicoterapeuta <strong>Anna Nosella<\/strong>, per educare i figli all\u2019uso corretto e responsabile della rete, interrogandosi anche sui comportamenti a rischio che oggi toccano tante famiglie.<\/p>\n<p>La serata ha aiutato anzitutto a prendere coscienza di quanto il mondo digitale non sia qualcosa di esterno alla vita quotidiana, ma un ambiente che entra dentro le relazioni, dentro i tempi familiari e anche dentro il modo stesso di crescere.<\/p>\n<p>Per questo non basta demonizzare internet, n\u00e9 tantomeno subirlo passivamente: occorre invece diventare adulti consapevoli, capaci di accompagnare.<\/p>\n<p>Tra gli spunti pi\u00f9 forti proposti vi \u00e8 stata una domanda tanto semplice quanto provocatoria: \u201c<em>Sono un genitore moderno?<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Una modernit\u00e0 che per\u00f2 non coincide con il riempire ogni attimo della vita dei figli di immagini, attivit\u00e0, esperienze organizzate, spiegazioni o connessioni continue. Il rischio, infatti, \u00e8 quello di voler essere sempre presenti, sempre raggiungibili, sempre \u201cagganciati\u201d, finendo per\u00f2 per lasciare meno spazio alla crescita reale, alla libert\u00e0, alla gradualit\u00e0, alla fatica buona del diventare grandi.<\/p>\n<p>\u00c8 stato evidenziato come oggi spesso si viva una situazione paradossale: lontani con il corpo, ma vicini con la mente.<\/p>\n<p>Nasce cos\u00ec il bisogno di essere sempre in contatto, quasi a compensare una presenza concreta che talvolta si assottiglia. Il telefonino diventa allora lo strumento che tiene tutti legati, ma non sempre davvero uniti.<\/p>\n<p>In questo contesto si assiste spesso a una delega precoce di funzioni educative e accuditive ad agenzie esterne, a una riduzione degli spazi di socializzazione spontanea e anche a un crescente timore del mondo esterno.<\/p>\n<p>I bambini e i ragazzi hanno meno cortili, meno strade, meno occasioni semplici di incontro; al loro posto crescono le piazze virtuali, i videogiochi, le relazioni mediate da uno schermo.<\/p>\n<p>Molto interessante \u00e8 stato anche il riferimento alle diverse generazioni, che mostrano come il rapporto con la tecnologia cambi profondamente da et\u00e0 a et\u00e0.<\/p>\n<p>I figli di oggi abitano il digitale con una naturalezza che spesso gli adulti non possiedono. Ma proprio qui emerge la responsabilit\u00e0 educativa dei genitori: non si tratta di rincorrere i figli sul loro terreno, n\u00e9 di arrendersi dicendo che \u201cloro ne sanno pi\u00f9 di noi\u201d, ma di offrire criteri, confini, dialogo, presenza ed esempio.<\/p>\n<p>Un passaggio particolarmente prezioso ha riguardato il tema del cervello neuroplastico.<\/p>\n<p>\u00c8 stato ricordato come il cervello si modifichi per adattarsi alle esperienze: ci\u00f2 che viviamo, ripetiamo, vediamo ed ascoltiamo lascia un segno. Proprio per questo il mondo digitale non \u00e8 neutro.<\/p>\n<p>Le abitudini costruiscono modi di pensare, tempi di attenzione, stili relazionali. In questa prospettiva \u00e8 risuonato anche un principio educativo importante: prima si parla, poi si scrive, poi si legge. Vale a dire: prima vengono la relazione, la parola viva, il dialogo, l\u2019esperienza condivisa; poi arrivano gli strumenti. Prima c\u2019\u00e8 l\u2019umano, poi il mezzo.<\/p>\n<p>Quando si capovolge questo ordine, il rischio \u00e8 che la tecnologia occupi spazi che non le appartengono.<\/p>\n<p>La serata non si \u00e8 fermata alla denuncia dei problemi, ma ha invitato i genitori a riscoprire il loro compito: non controllori ossessivi, n\u00e9 spettatori impotenti, ma adulti affidabili, capaci di educare con equilibrio. Accompagnare i figli nell\u2019uso della rete significa aiutarli a discernere, a riconoscere i pericoli, a non confondere visibilit\u00e0 e valore, connessione e amicizia, stimolo e crescita. Significa anche avere il coraggio di porre delle regole, spiegandole e restando presenti con fermezza e bene.<\/p>\n<p>In fondo, educare alla rete significa ancora una volta educare alla vita. Perch\u00e9 dietro a uno schermo ci sono sempre un cuore, una mente, una fragilit\u00e0, una domanda di senso.<\/p>\n<p>E il compito degli adulti resta quello di esserci davvero, non solo online, ma nella concretezza di una presenza che ascolta, orienta, corregge ed ama.<\/p>\n<p>L\u2019evento, inserito nel progetto \u201c<em>Fare i compiti insieme d\u00e0&#8230;SPES 2025&#8243; &#8211; accompagnare i genitori<\/em>&#8220;, si \u00e8 potuto realizzare grazie alla sinergia tra Parrocchia, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e Noi Spes Grado APS.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Grado il terzo appuntamento del percorso \u201cGenitori &#038; figli\u201d per affrontare i comportamenti a rischio che oggi toccano tante 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