{"id":71477,"date":"2026-02-11T11:41:37","date_gmt":"2026-02-11T10:41:37","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?p=71477"},"modified":"2026-02-16T16:19:12","modified_gmt":"2026-02-16T15:19:12","slug":"eleonora-cedaro-cambiare-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/eleonora-cedaro-cambiare-vita\/","title":{"rendered":"Eleonora Cedaro: cambiare vita"},"content":{"rendered":"<h6>Eleonora Cedaro (ph. Caterina Erica Shanta)<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da<strong> Moggio Udinese <\/strong>ai palchi dei teatri d\u2019avanguardia di <strong>New York<\/strong>, per poi ritornare con un bagaglio di esperienze di alto livello manageriale e creativo nella sua regione.<\/p>\n<p>La storia di <strong>Eleonora Cedaro <\/strong>\u00e8 emblema di come passione, competenze e visioni in continua evoluzione prendendo linfa da radici profonde, possano diventare professione e strumenti di crescita culturale e sociale.<\/p>\n<p>Ecco il suo racconto fatto di scelte coraggiose come lasciare un sicuro posto di lavoro per seguire le proprie aspirazioni, impegnandosi per fare di un sogno una realt\u00e0 condivisa.<\/p>\n<p><strong>Lasciare il certo per il possibile, com\u2019\u00e8 maturata la scelta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abEro appena rientrata in Italia dopo aver lavorato in teatro a New York per un anno e mezzo. Un\u2019importante multinazionale mi selezion\u00f2 proponendomi di lavorare per la direzione commerciale. Dissi di s\u00ec a cuor leggero, pensando \u201cmi faccio qualche mese di esperienza e poi riparto\u201d. Invece rimasi per quasi 9 anni. Nessun rimpianto, n\u00e9 per aver lasciato n\u00e9 per esserci rimasta cos\u00ec a lungo: ho imparato moltissimo e mi rendo conto che quell\u2019esperienza \u00e8 stata fondamentale per poter impostare tutto quanto \u00e8 seguito. Ho sempre saputo che il lavoro che aveva le caratteristiche del \u201ccerto\u201d per me era di passaggio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quale la molla?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUna bella mattina di sole di met\u00e0 febbraio stavo andando in ufficio e ricordo esattamente di aver pensato che non volevo passare la vita a fare un lavoro che non mi interessava. Avevo 33 anni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da cosa deriva la scelta di dedicarsi all\u2019arte contemporanea, spaziando in linguaggi diversi dopo il teatro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon sono certa di occuparmi di arte contemporanea, penso piuttosto di avere uno sguardo necessariamente multidisciplinare e sinceramente curioso nella progettazione culturale, specificatamente nell\u2019ambito dello spettacolo dal vivo. La mia formazione \u00e8 molto legata alle esperienze delle neoavanguardie del secondo Novecento, perci\u00f2 mi \u00e8 impossibile pensare per \u201ccompartimenti stagni\u201d. Arti visive, teatro, musica <em>performance<\/em>, danza sono sempre stati linguaggi che hanno necessariamente aperto uno all\u2019altro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nato il Festival Ephemera della Cultura Immateriale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGli <em>ephemera <\/em>sono frammenti che raccontano il processo, la genesi, la persistenza e la pragmatica dell\u2019accadimento artistico, culturale e umano. \u00c8 un\u2019idea che ho avuto assieme a Michela Lupieri nel 2022 e che abbiamo realizzato assieme a Rachele D\u2019Osualdo che attualmente guida il festival assieme a me. Stavamo uscendo dal periodo post pandemico e abbiamo colto l\u2019opportunit\u00e0 che, devo dire con grande lungimiranza, la Regione diede agli operatori culturali per rilanciare le attivit\u00e0 in presenza. Volevamo raccontare il contemporaneo partendo dai luoghi del territorio, proponendo una fruizione collettiva, consapevole, non d\u2019assalto. Grazie a una rete di partner prestigiosi, da Trieste Contemporanea a Vigne Museum di Rosazzo, passando per Palazzo Lantieri a Gorizia, Prato D\u2019Arte Marzona di Verzegnis, abbiamo fatto attraversare i luoghi del contemporaneo, inconsueti e spesso sconosciuti, a un pubblico ampio e variegato che ne ha cos\u00ec scoperto l\u2019incredibile valore artistico e naturalistico, oltre alla libera fruibilit\u00e0 in un calendario di eventi di musica, danza, teatro e arti visive\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I vostri progetti hanno anche a che fare con la memoria?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon penso sia possibile fare cultura senza memoria. Cultura \u00e8 col\u0115re \u00abcoltivare\u00bb: i frutti sono il risultato di un\u2019azione pregressa di semina. L\u2019importante, secondo me, \u00e8 che memoria non diventi nostalgia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le sue radici raccontano che il piccolo geograficamente, ma forte per tradizioni e cultura, dialoga con il grande\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPenso che il piccolo serva \u201ca prendere le misure\u201d per il grande, e che insegni a concentrarsi molto bene sui dettagli. Sono anche convinta che la parte migliore del grande sia, in realt\u00e0, il suo essere rete e cassa armonica di tanti piccoli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i progetti di cui va maggiormente fiera con il gruppo che ha fondato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSenza dubbio <em>Ephemera<\/em>, programma sperimentale aperto a tutti, rivolto alle comunit\u00e0 che abitano i luoghi, alle persone curiose di tutte le et\u00e0 e nazionalit\u00e0 in un approccio inclusivo e libero alla cultura. E poi <em>PerForm<\/em>, ideato con Gary Brackett, spazio fisico di un progetto culturale e sportivo che abbiamo realizzato per essere bello, accogliente accessibile, internazionale, convintamente non profit. Accoglie ogni giorno dell\u2019anno le proposte dedicate alle discipline del corpo per soci praticanti ma \u00e8 anche luogo di progettazione, spazio di ricerca e di messa in prova, partner progettuale e punto di riferimento sul territorio. Anche se, a dirla tutta, quello che mi rende particolarmente fiera sono proprio i gruppi con cui porto avanti questi progetti: lavorare bene collettivamente secondo me, specialmente oggi e in contesti extra istituzionali, \u00e8 davvero qualcosa per cui andare fieri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dai numeri della multinazionale alla passione e bellezza, dal far <em>business <\/em>alla sperimentazione condividendo contenuti, valori e<\/strong><strong> cultura. Un passaggio possibile anche a livello di sostenibilit\u00e0 di reddito?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abChi lavora nella cultura guadagna troppo poco e lavora in condizioni contrattuali spesso non eque. Diciamolo sempre e continuiamo a pretendere che cambi. Penso che la principale ragione stia nel fatto che l\u2019arte \u00e8 ancora ingiustamente condannata al \u201cdopolavorismo\u201d nonostante ci siamo tantissime persone brave, preparate e titolate. Ritengo stia pian piano cambiando, anche grazie alla presa di coscienza di chi lavora in questi settori \u2013 e cito AWI Art Workers Italia, la prima associazione, autonoma e apartitica, nata con l\u2019obiettivo di dare voce a chi lavora nell\u2019arte contemporanea in Italia. Cambia troppo lentamente e con una vergognosa disuguaglianza in termini di genere e di generazione. Tornando alla domanda: la risposta \u00e8 s\u00ec, ma con tantissimi sacrifici non giustificati\u00bb.<\/p>\n<figure id=\"attachment_71479\" aria-describedby=\"caption-attachment-71479\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-71479\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"534\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_03-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-71479\" class=\"wp-caption-text\">Eleonora Cedaro durante un evento al Vigne Museum (ph. Caterina Erica Shanta)<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Come sono cambiati i compagni di viaggio nella vita di lavoro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSecondo me in meglio. Si impara a scegliere, si diventa pi\u00f9 maturi e professionalmente pi\u00f9 preparati. Oggi i miei colleghi sono innanzitutto colleghe, spesso coetanee o poco pi\u00f9 grandi. Mi dispiace non riuscire a lavorare maggiormente con persone pi\u00f9 giovani di me, penso sia molto arricchente e stimolante per tutti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Conosce altre persone che hanno cambiato vita?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, specialmente dopo la pandemia e soprattutto donne. \u00c8 una scelta difficile, lo \u00e8 sempre. Ma una volta fatta non lascia dubbi o rimpianti per \u201cil certo\u201d che certo, in fondo, non \u00e8\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanto ha contatto il sostegno della famiglia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMoltissimo perch\u00e9 mi ha lasciata libera di essere responsabile delle mie scelte: non mi ha mai n\u00e9 spinta n\u00e9 contrastata e, soprattutto, pur essendo nata in un piccolo paese, mi ha da subito insegnato che il mondo \u00e8 grande e capire cosa e come scegliere passa anche per la conoscenza del mondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un sogno da realizzare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLavorare facendo ci\u00f2 in cui credo, con persone che stimo, preferibilmente non per intrattenere il pubblico delle grandi citt\u00e0\u00bb.<\/p>\n<figure id=\"attachment_71478\" aria-describedby=\"caption-attachment-71478\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-71478\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"534\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta.jpg 800w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-300x200.jpg 300w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-768x513.jpg 768w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-391x260.jpg 391w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lowz_05-Ephemera-ph.-C.-E.-Shanta-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-71478\" class=\"wp-caption-text\">Cedaro in centro nella foto mentre spiega un allestimento artistico (ph. Caterina Erica Shanta)<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Eleonora Cedaro si occupa di organizzazione e management culturale, sviluppo progetti di performing arts, ricerca e pratiche del corpo. Ha collaborato con il Teatro Miela di Trieste, curando Satierose, rassegna multidisciplinare dedicata a Erik Satie. Insieme al regista e attore Gary Brackett ha fondato sempre nel capoluogo giuliano PerForm, centro di arti performative, seminari internazionali, unendo somatica, comunit\u00e0 e ricerca. Dal 2022 collabora con l\u2019Associazione Etrarte e dirige Ephemera.Festival di Cultura Immateriale, curandone con Rachele D\u2019Osualdo progetti di arte di comunit\u00e0, ricerca storica ed etnografica e sviluppo del territorio, in particolare in aree interne e montane.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per nove anni ha lavorato nella direzione commerciale di una multinazionale. 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