{"id":69431,"date":"2019-11-07T15:25:09","date_gmt":"2019-11-07T14:25:09","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?p=69431"},"modified":"2025-11-07T15:30:31","modified_gmt":"2025-11-07T14:30:31","slug":"abdon-pamich-il-riscatto-e-la-poesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/abdon-pamich-il-riscatto-e-la-poesia\/","title":{"rendered":"Abdon Pamich: il riscatto e la poesia"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Abdon Pamich ad Abbazia<\/em><\/span><\/p>\n<p><strong>Abdon Pamich<\/strong> ha nobilitato, pi\u00f9 di altri protagonisti del suo tempo, il motto latino &#8220;<em>per\u00a0aspera ad astra<\/em>&#8220;, perch\u00e9 ha trovato accomunati nella marcia la fatica e il sudore, la poesia\u00a0dello sport e il valore tangibile del riscatto.<\/p>\n<p>&#8220;Noi ci siamo divertiti tanto, pur faticando tantissimo e senza i mezzi che ci sono oggi&#8230; ma la marcia per me \u00e8 stato anche un riscatto: ero profugo, avevo tanta energia da sfogare. Poi \u00e8 diventata poesia e anche se arrivavamo quinti o sesti contro i mostri dell&#8217;Est, eravamo felici come se avessimo vinto &#8230;&#8221;<\/p>\n<p>\u00c8 l&#8217;emblematica riflessione del nostro campione, nato nel 1933 a Fiume, allora citt\u00e0 italiana, che abbandon\u00f2 nell&#8217;autunno del 1947, a neanche quattordici anni, in modo rocambolesco assieme al fratello maggiore Giovanni (che all\u2019epoca aveva quindici anni) per un anelito di libert\u00e0.<\/p>\n<p>Era il periodo buio di inizio dopoguerra, segnato dagli esiti del Trattato di Pace di Parigi (10 febbraio 1947) e dalle vessazioni e imposizioni del regime totalitario iugoslavo subentrato in Istria, a Fiume e in Dalmazia. L&#8217;aver saputo affrontare l&#8217;ignoto con estrema determinazione e cuore saldo, superando disagi e sofferenza, ostacoli, insidie e pure indifferenza e diffidenza, \u00e8 stata una prova da parte dei due giovani di assoluta fiducia nel futuro e di proverbiale maturit\u00e0.<\/p>\n<p>Abdon Pamich, attraverso questa intervista, tratteggia uno spaccato storicamente vivo su\u00a0Fiume, citt\u00e0 esemplare per l&#8217;integrazione tra &#8216;radici&#8217; diverse: una singolare testimonianza\u00a0con un richiamo struggente al passato, ma con lo sguardo rivolto al presente e aperto al\u00a0domani.<\/p>\n<p><strong>Fiume, il mare splendido del Quarnero, di Costabella e Abbazia, gli anni spensierati dell&#8217;infanzia prima della tempesta, la fuga verso la libert\u00e0 con Giovanni all&#8217;alba del 23 settembre 1947: quali sentimenti evoca in lei tutto ci\u00f2?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abRicordo di aver trascorso una splendida giovinezza in una citt\u00e0 che fino alla fine della seconda\u00a0guerra mondiale aveva conservato quelle che erano le sue prerogative, cultura e usi in essere\u00a0sotto l&#8217;Impero Austro-Ungarico. Una citt\u00e0 cosmopolita, punto d&#8217;incontro di genti di lingua, di\u00a0cultura e di religione diverse. Una citt\u00e0 che, nonostante sia stata assoggettata a varie\u00a0dominazioni, spiritualmente non \u00e8 mai appartenuta a nessuno, mantenendo sempre vivo il\u00a0suo patrimonio culturale, la sua lingua il suo dialetto. Questa caratteristica, tipica dei fiumani,\u00a0\u00e8 stata recepita dall&#8217;Ungheria, che le aveva concesso una certa autonomia nel contesto del Regno, proclamando con un editto la Citt\u00e0 &#8216;Corpus separatum&#8217; nell&#8217;ambito del Regno stesso.\u00a0I personaggi protagonisti della sua storia, che avevano studiato nelle principali Universit\u00e0\u00a0europee, da Vienna a Graz, da Budapest a Padova, da Bologna a Firenze, hanno accentuato la\u00a0vocazione cosmopolita di Fiume. Proprio per tale caratteristica le persone che vi affluivano da\u00a0tutte le parti dell&#8217;Impero (c&#8217;erano anche cittadini di religione ebraica) si integravano\u00a0perfettamente in meno di una generazione, considerandosi fiumani a tutti gli effetti,\u00a0parlandone il dialetto e acquisendo usi e costumi che hanno contribuito alle fortune della\u00a0Citt\u00e0. Caso emblematico il Senatore Leo Valiani. Fra i miei compagni di scuola c&#8217;erano ragazzi che a casa parlavano chi ungherese, chi tedesco, chi croato o pi\u00f9 di una lingua frequentando le scuole italiane e parlando il dialetto. In questo clima non mi sono mai posto il problema se fossero italiani, croati, oppure tedeschi. Tutto ci\u00f2 faceva parte della normalit\u00e0 in una piccola citt\u00e0, non una citt\u00e0 provinciale chiusa in se stessa. Devo dire che per noi fiumani questa \u00e8 stata una fortuna. Fiume, oltre a essere il secondo porto dell&#8217;Impero per traffico di merci e passeggeri, era sede dell&#8217;lmperial Regia Accademia Navale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come trascorrevate le vostre giornate?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abD&#8217;estate fra mare e montagna, il luogo si prestava a tali attivit\u00e0 data la conformazione orografica del territorio. Con nostalgia ricordo il tempo trascorso con entrambi i nonni, i cugini, gli zii, tra i quali zio Cesare grande appassionato di sport, che mi ha trasmesso la sua passione, specialmente per il pugilato. Con le vicissitudini seguite alla conclusione della guerra tutto questo ha avuto un inevitabile epilogo, la grande famiglia si \u00e8 smembrata, ognuno per la sua strada, sparsi nel mondo: dovemmo ricostruire la nostra vita dall&#8217;inizio. I giorni della fuga e quelli successivi mi evocano ricordi di un&#8217;immensa nostalgia e abbandono la fine di un sogno di un ragazzo non ancora quattordicenne\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo quella fuga, le peregrinazioni da un campo profughi all&#8217;altro, da una citt\u00e0 all&#8217;altra (Trieste, Milano, Udine, Novara), nell&#8217;autunno del 1947 riprendeste con profitto gli studi alle Superiori a Novara (Lei presso l&#8217;Istituto Tecnico per Geometri e Giovanni al Liceo Classico) e l&#8217;anno successivo la famiglia (pap\u00e0 Giovanni, mamma Irene e i quattro figli Giovanni, Abdon, Raoul, Irma) pot\u00e9 finalmente ricomporsi a Genova, dove vostro padre aveva trovato un nuovo impiego e una sistemazione abitativa accettabile. Quale fu l&#8217;impatto con la realt\u00e0 genovese per una famiglia che aveva perso praticamente tutto, tranne la speranza e la fiducia nel domani?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;impatto non fu facile, poich\u00e9 c&#8217;era molta diffidenza nei nostri confronti, quando non c&#8217;era\u00a0ostilit\u00e0. Dopo il campo profughi di Novara, la nostra prima sistemazione fu in una frazione del\u00a0Comune di Serra Ric\u00f2 a circa dieci chilometri da Genova. Nel paese l&#8217;unico punto di incontro\u00a0era la sede del Partito Comunista e un circolo famigliare sempre di colore rosso. Noi eravamo fuggiti da quello che loro consideravano il paradiso socialista, di conseguenza eravamo\u00a0considerati dei fascisti. Col tempo capirono chi eravamo veramente e ci accettarono. Dopo\u00a0qualche anno, ci trasferimmo a Genova, cosicch\u00e9 la sistemazione fu pi\u00f9 confortevole. Pure l\u00e0\u00a0incontrammo qualche diffidenza, superata subito, per cui fummo rispettati e stimati. Genova\u00a0fu la mia seconda patria, che ancora rimpiango di averla dovuta abbandonare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ora parliamo di sport: come avvenne il suo approccio a una disciplina molto impegnativa come la &#8216;marcia&#8217;? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDevo l&#8217;approccio alla marcia puramente al caso. Nella mia testa c&#8217;erano tanti sport, ma non\u00a0avevo mai pensato a quella disciplina. Seguii le orme di mio fratello Giovanni, anche qui\u00a0casualmente. Infatti, recatomi al campo sportivo per allenarmi per la corsa campestre, fui\u00a0contattato da un allenatore: chiedendomi il nome, in analogia con quello che faceva mio\u00a0fratello, mi indirizz\u00f2 all&#8217;allenatore della marcia, Giuseppe Malaspina, col quale stabilii un\u00a0sodalizio che dur\u00f2 tutta la mia carriera. A lui devo tutto ci\u00f2 che ho fatto dopo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>II suo palmar\u00e8s \u00e8 straordinario, frutto di prestigiosi risultati conseguiti in tutto il mondo. Dal 1955 al 1971 ha partecipato a 5 Olimpiadi, a 3 Giochi Europei, a 3 Giochi del Mediterraneo e a oltre 40 Campionati italiani assoluti, con riscontri eccezionali. Ha gareggiato su distanze diverse, 10-20-50 Km\u2026 Ma possiamo affermare che proprio la 50 Km \u00e8 la sua gara?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, anche se ho gareggiato su tutte le distanze, dai 1500 indoor alla Londra-Brighton di 83 Km fino alla 100 Km. La ritenevo la distanza ideale per le mie qualit\u00e0, sia fisiche che psicologiche\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo il matrimonio con Maura e la nascita di Tamara e Sennen, lei ha saputo conciliare il tempo professionale e famigliare con quello sportivo (allenamenti quotidiani, \u00a0trasferte, gare), dedicandosi pure agli studi superiori con lauree in Sociologia e in psicologia, trovando anche il tempo per l&#8217;insegnamento. Quante ore aveva la sua giornata?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAvendo tanti impegni non posso dire di essere stato un marito e un genitore ideale e\u00a0nemmeno un uomo in carriera lavorativa: ero troppo assorbito da questa passione, per la\u00a0quale ho dato il massimo di me stesso. La mia giornata mediamente era di diciassette, diciotto\u00a0ore\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il prossimo anno, il 2020, la citt\u00e0 di Fiume sar\u00e0 capitale europea della Cultura: che sensazioni prova per questo prestigioso riconoscimento a una realt\u00e0 complessa e composita come la Citt\u00e0 di San Vito che annovera tra I propri figli del passato eminenti protagonisti delle scienze, della medicina, della storia, della letteratura, dell&#8217;industria e dello sport?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNe sono molto fiero come fiumano, poich\u00e9 penso che questo riconoscimento sia dovuto\u00a0soprattutto al passato culturale delta citt\u00e0: passato che certi nazionalismi hanno un po&#8217;\u00a0oscurato. Gioisco insieme ai cittadini attuali con i quali ci sentiamo uniti, perch\u00e9 a loro \u00e8\u00a0affidata la storia passata e il futuro di Fiume\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Pap\u00e0 e mamma ora sono &#8216;ritornati a casa\u2019 (come riporta l&#8217;iscrizione posta sulla tomba) e riposano per sempre assieme ai loro vecchi nel cimitero monumentale di Cosala.\u00a0 Anche per questo motivo il suo legame con Fiume \u00e8 diventato ancora pi\u00f9 forte e struggente. Cosa significa per lei essere fiumano?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOltre all&#8217;orgoglio di essere tra i pochi sopravvissuti di quella cultura di cui ci siamo abbeverati nella nostra fanciullezza, significa essere un cittadino del mondo con quell&#8217;impronta di fiumanit\u00e0 che non posso cancellare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia fu matrigna nei confronti degli esuli fiumani, istriani e dalmati: indifferenza, timore del foresto, oppure oblio sul dramma e sulle sofferenze della gente\u2026 Ma come lei ha affermato pi\u00f9 volte, &#8220;Nonostante fossi un esule non mi sono mai sentito diverso dai miei compagni. Lo sport appiana tutte le differenze&#8221;. Anche oggi lo sport \u00e8 in grado di esprimere quell&#8217;esemplare forza morale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon mi sono mai sentito diverso, almeno nell&#8217;accezione che comunemente si d\u00e0 a questo\u00a0Termine, indipendentemente dallo sport. Quello che si \u00e8 nella vita, si \u00e8 nello sport. Cosa molto\u00a0pi\u00f9 evidente nello sport moderno, inquinato dal denaro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Siamo in chiusura: quale messaggio desidera rivolgere ai giovani?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 difficile dare un consiglio ai giovani che venga accettato, poich\u00e9 considerano gli anziani\u00a0degli extraterrestri. Ma, vista la domanda, mi sento di dire che in questo mondo, dove si vuole\u00a0tutto e subito, le sole cose che contano veramente sono quelle che si ottengono con la lotta e\u00a0il sacrificio. La &#8216;manna dal cielo&#8217; crea solo insoddisfazione e noia. Per quanto riguarda lo sport, dico che va fatto con gioia, senza pensare necessariamente al risultato o ai guadagni, che possono anche venire, ma sempre come conseguenza della passione, delle capacita e della dedizione: non mi sento di parlare di sacrificio in quanto, se lo sport \u00e8 un piacere, non \u00e8 sacrificio\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato uno dei pi\u00f9 grandi marciatori italiani di tutti i tempi, conquistando anche l\u2019oro olimpico. Originario di Fiume, con i suoi successi \u00e8 divenuto un simbolo per gli esuli istriani. \u00abAi giovani dico: la &#8216;manna dal cielo&#8217; crea solo insoddisfazione e noia. 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