{"id":68375,"date":"2025-09-29T10:34:35","date_gmt":"2025-09-29T08:34:35","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/?p=68375"},"modified":"2025-09-30T14:24:00","modified_gmt":"2025-09-30T12:24:00","slug":"marco-petean-siamo-noi-in-fuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/marco-petean-siamo-noi-in-fuga\/","title":{"rendered":"Marco Petean: siamo noi in fuga"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Marco Petean (\u00a9 Elia Falaschi)<\/em><\/span><\/p>\n<p>CERVIGNANO DEL FRIULI \u2013 L\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/marco-petean-modellando-emozioni\/\">artista cervignanese <strong>Marco Petean<\/strong><\/a><\/span> dallo scorso 21 settembre \u00e8 tra i protagonisti della mostra dei finalisti del <strong>Premio Suzzara<\/strong>, presso il Museo Galleria del Premio a Suzzara (Mantova).<\/p>\n<p>Il Premio Suzzara \u00e8 uno dei pi\u00f9 storici e prestigiosi premi d\u2019arte contemporanea in Italia, istituito nel 1948 grazie a Dino Villani, Cesare Zavattini e Tebe Mignoni ed oggi giunto alla sua 52\u00aa edizione.<\/p>\n<p>L\u2019edizione di quest\u2019anno dal titolo \u201c<em>Inferno riflesso. La guerra nello specchio dell\u2019arte<\/em>\u201d riprende un aspetto che caratterizzava la manifestazione fin dalle sue origini: la tradizione del Premio richiamava infatti per vocazione un\u2019arte impegnata, capace di interrogarsi e riflettere sui grandi temi che coinvolgono la societ\u00e0 nel corso della storia.<\/p>\n<p>Pertanto, in occasione dell\u2019edizione del 2025, promuovendo il tema dell\u2019impegno sociale degli artisti, \u00e8 stata chiesta una riflessione sul tema generale, ma pi\u00f9 che mai attuale, della guerra. Guerra combattuta sul fronte, in diverse parti del mondo non tanto distanti da noi, guerra quotidiana contro nemici invisibili, ma ugualmente mortali come la povert\u00e0, la discriminazione, l\u2019odio, guerra interiore, contro le angosce, la paura, l\u2019ansia.<\/p>\n<p>Petean ha presentato la sua opera inedita dal titolo \u201c<em>Siamo noi in fuga<\/em>\u201d, un dittico in terracotta policroma che raffigura <strong>trentatr\u00e9 persone, uomini, donne, bambini, neonati in cammino<\/strong>, costrette ad abbandonare la propria terra; l\u2019opera \u00e8 stata apprezzata dal folto pubblico che ha presenziato all\u2019inaugurazione e ai primi giorni di apertura del Premio e dalla critica e ambisce a entrare nella collezione permanente del Museo.<\/p>\n<p>\u201cIn questa mia scultura \u2013 spiega Petean \u2013 non \u00e8 rappresento semplicemente un esodo, ho modellato la disperazione collettiva, la dignit\u00e0 silenziosa, il peso materiale ed emotivo che grava sulle spalle di chi fugge, vuole essere una riflessione universale sulla fragilit\u00e0 umana e sulla forza che ci spinge a sopravvivere. Le mie figure, famiglie intere, madri velate, bambini stanchi, neonati trasportati anche all\u2019interno di valigie, uomini curvi sotto sacchi e silenzi, carri carichi di persone ed oggetti, portano con s\u00e9 le ferite invisibili della guerra. Siria, Afghanistan, Iraq, Ucraina, Palestina nomi diventati simboli di distruzione, ma che qui tornano a essere luoghi umani, concreti, abitati da vite che resistono\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_68377\" aria-describedby=\"caption-attachment-68377\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-68377\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione1.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"605\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione1.jpg 1000w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione1-300x182.jpg 300w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione1-768x465.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-68377\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;opera di Marco Petean, sezione 1<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u201cHo voluto rappresentare \u2013 aggiunge l\u2019artista \u2013 la migrazione non come evento lontano, ma come riflesso speculare, vivendo in una terra di confine, che oggi \u00e8 interessata dai flussi migratori della rotta Balcanica e ricordando i vissuti personali e famigliari di chi ha lasciato la propria patria alla ricerca di un futuro migliore. Perch\u00e9, a guardarli bene, quei volti ci somigliano. Non sono &#8220;loro&#8221;, siamo noi. Noi che fuggiamo da guerre evidenti o interiori, da notizie che non vogliamo vedere, da responsabilit\u00e0 che non vogliamo assumere. Noi, che abitiamo una modernit\u00e0 anestetizzata eppure ancora profondamente fragile\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIn un tempo in cui l\u2019immagine spesso consuma la realt\u00e0 \u2013 specifica Petean \u2013 ho voluto restituire presenza e memoria attraverso la materia. Il gesto plastico, denso e corale, invita a fermarsi: non per osservare, ma per riconoscere. Questa scultura non chiede piet\u00e0, ma coscienza. Non offre risposte, ma connessioni. Vuole ricordare che l\u2019arte, nel suo ruolo sociale pi\u00f9 profondo, non consola: inquieta. E nel farlo, ci rende umani. Ho voluto invitare lo spettatore a fermarsi, a guardare senza distacco, a cercare negli occhi di quei volti un riflesso possibile di s\u00e9\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_68378\" aria-describedby=\"caption-attachment-68378\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-68378\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione2.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"592\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione2.jpg 1000w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione2-300x178.jpg 300w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Marco-Petean-sezione2-768x455.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-68378\" class=\"wp-caption-text\">La seconda sezione dell&#8217;opera<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u201cL\u2019intento della mia opera \u2013 sottolinea ancora \u2013 \u00e8 quello di rendere visibile ci\u00f2 che si preferisce ignorare, toccare il cuore prima della ragione, creare empatia. Ogni figura scolpita \u00e8 un racconto muto, ma eloquente. Chi osserva l\u2019opera non resta fuori dalla scena: \u00e8 dentro, cammina insieme a loro, tutti possiamo essere quella madre che tiene stretto un neonato, quel padre con il sacco sulle spalle, quella bambina in maglia rossa che cammina. Perch\u00e9 siamo tutti, in fondo, in fuga da qualcosa\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMi sono approcciato al tema proposto quest\u2019anno dal Premio di Suzzara \u2013 conclude Petean \u2013 con un linguaggio realista, restando fedele alle immagini delle migrazioni contemporanee. Ogni dettaglio, dagli sguardi abbassati ai corpi accalcati, nasce da fotografie e reportage di guerra. Ho posto molta attenzione all\u2019uso del colore: infatti se il paesaggio della fuga \u00e8 spesso fatto di macerie grigie e polveri nere, in queste sculture i colori riemergono, vibranti, negli abiti, nei volti, nelle mani strette. Sono i colori della vita che resiste, che continua a camminare anche in mezzo alla distruzione; ho cercato di restituire umanit\u00e0 a chi ne \u00e8 stato spogliato. E ho voluto ricordare che ogni volto in cammino ha una storia che merita di essere vista, compresa, accolta\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_68379\" aria-describedby=\"caption-attachment-68379\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-68379\" src=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/foto-Museo-Premio-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"771\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/foto-Museo-Premio-1.jpg 1000w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/foto-Museo-Premio-1-300x231.jpg 300w, https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/foto-Museo-Premio-1-768x592.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-68379\" class=\"wp-caption-text\">Il pubblico in mostra a Suzzara davanti alle sculture di Petean<\/figcaption><\/figure>\n<p>Marco Petean prosegue la tradizione di artisti friulani che negli anni hanno preso parte al Premio Suzzara come <strong>Armando Pizzinato<\/strong>, che fu tra i protagonisti del realismo sociale e partecip\u00f2 a varie edizioni del Premio, in linea con l\u2019ideologia del lavoro e dell\u2019impegno civile; <strong>Sergio Altieri<\/strong>, artista attivo nel panorama regionale e nazionale, anche lui da sempre vicino alle istanze sociali e del linguaggio del realismo, <strong>Cesare Mocchiutti<\/strong>, <strong>Franco Dugo<\/strong>, fino a <strong>Giuseppe Zigaina<\/strong>, suo illustre concittadino\u00a0 che vinse l\u2019edizione del 1950 con l\u2019opera <em>Bracciante (Erba ai conigli)<\/em> ottenendo in premio una barca a remi, in linea con la caratteristica distintiva del Premio Suzzara che era di premiare gli artisti vincitori non in denaro, ma con beni tangibili, come salami, forme di formaggio, vino, frumento, maiali, vitelli, mattoni, riflettendo lo spirito dello \u201cscambio\u201d tra arte e lavoro.<\/p>\n<p>Zigaina inoltre, ottenne anche nel 1956 un riconoscimento con l\u2019opera \u201c<em>Operai che escono dalla fabbrica<\/em>\u201d, contribuendo cos\u00ec al prestigio storico della manifestazione che attualmente annovera nella collezione permanente del Museo Galleria del Premio opere tra gli altri di Renato Guttuso, Aligi Sassu, Antonio Ligabue, Renato Birolli, Remo Brindisi e di prestigiosi scultori come Agenore Fabbri, Alik Cavaliere, Augusto Murer e il pi\u00f9 recente Giuseppe Bergomi.<\/p>\n<p>La mostra dei finalisti del Premio Suzzara rimarr\u00e0 aperta <strong>fino a gennaio 2026<\/strong> presso il Museo Galleria del Premio a Suzzara (Mantova).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scultura dell&#8217;artista cervignanese esposta nella mostra dei finalisti del Premio Suzzara. &#8220;Ho modellato la dignit\u00e0 silenziosa che grava sulle spalle di chi 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