{"id":50349,"date":"2023-11-09T00:00:00","date_gmt":"2023-11-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/imagazine.it\/cambiamenti-climatici-dalle-alpi-monito-al-mondo\/"},"modified":"2023-11-09T00:00:00","modified_gmt":"2023-11-08T23:00:00","slug":"cambiamenti-climatici-dalle-alpi-monito-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/cambiamenti-climatici-dalle-alpi-monito-al-mondo\/","title":{"rendered":"Cambiamenti climatici, dalle Alpi monito al mondo"},"content":{"rendered":"<p> \tTRIESTE \u2013 <strong>Il riscaldamento sulle Alpi procede a velocit\u00e0 quasi doppia rispetto alla media globale<\/strong>: un processo dalle conseguenze molto impattanti che trova un precedente in senso opposto nell\u2019ultima glaciazione.<\/p>\n<p> \tLo studio condotto dall\u2019<strong>Universit\u00e0<\/strong> <strong>degli studi di Trieste<\/strong> appena pubblicato sulla rivista internazionale \u201c<strong><em>Climate of the Past<\/em><\/strong>\u201d dal titolo <u><a href=\"https:\/\/cp.copernicus.org\/articles\/19\/1805\/2023\/cp-19-1805-2023-discussion.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color:#0000cd;\">\u201c<em>Atmosphere\u2013cryosphere interactions during the last phase of the Last Glacial Maximum in the European Alps<\/em>\u201d<\/span><\/a><\/u> ha stimato come <strong>tra 26mila e 21mila anni fa il clima delle Alpi abbia registrato valori di raffreddamento quasi doppi rispetto alla scala globale<\/strong>.<\/p>\n<p> \tL\u2019equazione utilizzata per ricostruire il paleoclima \u2013 ossia, il clima di periodi geologici e storici precedenti lo sviluppo degli strumenti di misura delle componenti climatiche e del tempo atmosferico \u2013 in questa zona funziona anche in direzione opposta e offre utili indicazioni rispetto al futuro.<\/p>\n<p> \tCondotto da <strong>Costanza Del Gobbo<\/strong>, titolare del corso <em>Global and Regional Climate Change<\/em> all\u2019Universit\u00e0 degli studi di Trieste e assegnista di ricerca all\u2019Istituto di Scienze Polari del CNR, lo studio ha richiesto 4 anni di lavoro, \u00e8 stato finanziato dall\u2019International Centre for Theoretical Physics ed \u00e8 stato supervisionato dal Premio Nobel <strong>Filippo Giorgi<\/strong> (ICTP), da <strong>Renato R. Colucci<\/strong>, ricercatore all\u2019ISP-CNR e docente di Glaciologia all\u2019Universit\u00e0 degli studi di Trieste e da <strong>Giovanni Monegato<\/strong>, ricercatore all&#8217;Istituto di Geoscienze del CNR. \u00a0<\/p>\n<p> \tDurante l&#8217;Ultimo Massimo Glaciale (LGM) avvenuto sulle Alpi tra 26mila e 21mila anni fa, i ghiacciai si spinsero nelle pianure pedemontane e sono ancora oggi identificabili grazie alle grandi morene frontali ben conservate, ad esempio quelle del Tagliamento a Nord di Udine, del Garda a nord di Verona o nel comprensorio Ivrea-Verbano in Piemonte. \u00a0<\/p>\n<p> \tI ghiacciai sono fortemente controllati dalla temperatura e dalle precipitazioni e quindi sono eccellenti indicatori del cambiamento climatico. In questo lavoro \u00e8 stato utilizzato un modello climatico regionale (RCM) sviluppato dall\u2019ICTP innestato nel modello paleoclimatico del Max Planck Institute (Germania), che ha permesso di studiare alcuni dei processi fisici che hanno sostenuto i ghiacciai alpini 21mila anni fa. \u00a0<\/p>\n<p> \tIn particolare, il lavoro ha potuto ricostruire la linea di equilibrio glaciale (ELA) durante l&#8217;LGM, confrontandola con quella dei livelli preindustriali, ossia all\u2019inizio del 1800. \u00a0<\/p>\n<p> \tI risultati di questo lavoro sono riusciti, per la prima volta, a trovare ottima coerenza con le evidenze geomorfologiche e geologiche sul terreno, dove invece i modelli precedenti avevano grossi errori in diversi settori alpini a causa di errate stime legate alle precipitazioni.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p> \tI risultati mostrano come <strong>il clima delle Alpi fosse mediamente 6,8\u00b0C pi\u00f9 freddo rispetto ai livelli preindustriali<\/strong> (quindi circa 9\u00b0C pi\u00f9 freddo rispetto ad oggi) e in particolare nei settori orientali. <strong>Le precipitazioni annuali erano pi\u00f9 scarse di circa il 15%<\/strong>. \u00a0<\/p>\n<p> \tLa stagione a subire le variazioni pi\u00f9 significative fu l\u2019estate con una diminuzione di 7,3\u00b0C rispetto ai livelli preindustriali, ossia quasi <strong>10\u00b0C in meno rispetto alle estati attuali<\/strong>. Queste condizioni permettevano ricorrenti nevicate attorno ai 1000 metri di quota in piena estate, e a volte anche a quote inferiori, mentre le pianure del Nord Italia erano coperte di neve da novembre a maggio.<\/p>\n<p> \tLa distribuzione delle precipitazioni era molto diversa rispetto a oggi, con l\u2019estate come stagione pi\u00f9 piovosa (in particolare sul settore alpino settentrionale), mentre l\u2019inverno era verosimilmente molto freddo e secco a causa dell\u2019influenza di una vasta area di alta pressione estesa dalla Scandinavia, dove aveva sede una calotta glaciale simile a quella della Groenlandia attuale, alla Siberia. Solo sul settore meridionale delle Alpi le precipitazioni erano frequenti anche nel corso dell\u2019inverno, prevalentemente a carattere nevoso fino in pianura.\u00a0<\/p>\n<p> \t<strong>Questo studio ha aperto nuove prospettive sull&#8217;uso dei modelli climatici regionali per lo studio dei climi passati<\/strong>, in quanto tali modelli possono offrire un dettaglio spaziale che ci permette di capire meglio gli indicatori climatici rilevati sul campo soprattutto in aree, come quella Alpina, caratterizzate da morfologie molto complesse.<\/p>\n<p> \t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 di Trieste apre nuove prospettive sull\u2019uso dei modelli climatici. Confemato un riscaldamento a velocit\u00e0 quasi doppia rispetto alla media globale<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":50350,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"dwc-title":[],"dwc-content":[],"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-50349","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",1000,667,false],"landscape":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",1000,667,false],"portraits":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",1000,667,false],"thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-150x150.webp",150,150,true],"medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-300x200.webp",300,200,true],"large":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",640,427,false],"thumblist":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-300x300.webp",300,300,true],"thumbrelated":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-500x500.webp",500,500,true],"meccarouselthumb":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-474x324.webp",474,324,true],"gridsquare":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-391x260.webp",391,260,true],"tileview":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-300x400.webp",300,400,true],"1536x1536":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",1000,667,false],"2048x2048":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",1000,667,false],"newsup-slider-full":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",1000,667,false],"newsup-featured":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",1000,667,false],"newsup-medium":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1-720x380.webp",720,380,true],"tptn_thumbnail":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",250,167,false],"sow-carousel-default":["https:\/\/imagazine.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/55034-1.webp",272,182,false]},"rttpg_author":{"display_name":"redazione","author_link":"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/author\/redazione\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/imagazine.it\/home_desk\/category\/attualita\/\" rel=\"category tag\">ATTUALIT\u00c0<\/a>","rttpg_excerpt":"Una ricerca dell'Universit\u00e0 di Trieste apre nuove prospettive sull\u2019uso dei modelli climatici. 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